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Nanotecnologia

La nanotecnologia per la medicina

La nanotecnologia rivoluzionerà la medicina?

Grazie ai recenti sviluppi nella costruzione di micro-robot, gli scienziati hanno sempre più possibilità di lavorare su tecnologie minuscole. Così minuscole da farle entrare in circolazione nel corpo umano. Queste tecnologie sono già state testate su animali. Molti scienziati sostengono che un giorno saranno applicabili anche nell’uomo. Si aprirà così un nuovo scenario per la medicina.
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Testati nanobot in un vivente per la prima volta

Alcuni ricercatori dell’University of California hanno sviluppato delle micro-macchine alimentate ad acido in grado di viaggiare e rilasciare sostanze nel corpo di un essere vivente. Fino ad ora, sistemi simili erano stati testati solo in vitro. Questa scoperta segna un momento decisivo per la scienza e potrà aprire nuove strade verso la medicina nanorobotica.

Un nanobot allo stato normale e un nanobot con reazione all'acido dello stomaco del topo
A sinistra un nanobot allo stato normale; a destra un nanobot che reagisce all’acido dello stomaco

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Ray Kurzweil: nanobot connetteranno il cervello al Cloud Computing

Informatico, scrittore, inventore, direttore del settore ingegneristico di Google e anticipatore delle tendenze tecnologiche sul riconoscimento del parlato e tastiere elettroniche, Ray Kurzweil possiede quella che solitamente si definisce un’intelligenza fuori dal comune. Un’intelligenza che molto spesso fa di lui un genio visionario, una persona in grado di analizzare le dinamiche dell’innovazione tecnologica in corso, elaborarle e quindi di offrire ai comuni mortali un possibile spaccato futuristico della società: in sintesi, è un transumanista, uno di quelli più affiatati.

Recentemente Kurzweil ha accennato al progetto Human Body Version 2.0, il cui nucleo è riassumibile nell’introduzione: “Nei prossimi decenni, un miglioramento radicale dei sistemi fisici e mentali del nostro corpo, già in corso, ci permetterà di usare nanobot per aumentare e, infine, sostituire i nostri organi. Sappiamo già come prevenire le malattie più degenerative attraverso la nutrizione e la supplementazione, questo sarà un ponte verso la rivoluzione biotecnologica emergente, che a sua volta sarà un ponte verso la rivoluzione delle nanotecnologie. Entro il 2030, il reverse-engineering del cervello umano sarà stato completato e l’intelligenza non-biologica si fonderà con il nostro cervello biologico“.

I nanobot, forse più conosciuti come nanorobot, sono dei robot o dispositivi la cui grandezza solitamente varia, da 0,1 a 10 micrometri e sono in grado di applicare modifiche all’ambiente in cui sono inseriti. In un’intervista del Wall Street Journal Kurzweil ha specificato che la nostra estensione in contesti biologici includerà proprio i nanobot che verranno inseriti nel nostro cervello in modo tale da connetterlo al Cloud Computing, la nuvola informatica, l’insieme delle tecnologie che permettono l’archiviazione, memorizzazione ed elaborazione di dati grazie alla distribuzione in rete di hardware e/o software.

Inoltre, ha aggiunto che stesso Google negli ultimi tempi sta mostrando un particolare interesse per la nanotecnologia: infatti, nel momento in cui il Cloud verrà caricato nella neocorteccia, i servizi del colosso di Mountain View saranno in grado di connettersi direttamente con i nostri pensieri e offrirci le risposte che cerchiamo in tempo reale. Ormai ci stiamo sempre più avvicinando a quella che Kurzweil definisce “The Singularity“, ovvero la totale fusione tra uomo e macchina.

Ed ora iniziano gli interrogativi. Ci si chiede: quelle di Kurzweil sono delle previsioni? O sono solo delle profezie di una persona che ama la fantascienza? Qualcuno considera quest’uomo un tipo un po’ fuori di testa, soprattutto quando parla del futuro della tecnologia. Ma non dimentichiamoci che quest’uomo all’età di 15 anni ha creato il suo primo programma per computer, il primo di una lunga serie; e che considera la religione come ostacolo all’immortalità.

È sufficiente leggere la pagina di Wikipedia a lui dedicata per farsi un’idea generale sul suo conto. Ora, non possiamo sapere se ciò che dice Kurzweil si realizzerà o meno; piuttosto, le sue idee ci potrebbero aiutare a comprendere le potenzialità della tecnologia e le diverse opportunità che potrà offrirci. Allo stesso tempo, ci permetterebbe di avviare anticipatamente una riflessione etica: sarà positivo questo livello di invasività delle tecnologie? Qui le risposte saranno inevitabilmente sia negative sia positive. Io sposterei la questione su un altro punto, a mio parere, fondamentale: se ciò dovesse effettivamente accadere, saremmo noi gli unici controllori di questo tipo di tecnologia? 

Fonte: activistpost
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