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Monsanto

La storia della Monsanto

La Monsanto è una multinazionale americana che si occupa di biotecnologie agricole. È una delle principali produttrici di sementi geneticamente modificate e del glifosato, cioè la componente chimica primaria  in grado di distruggere o inibire la crescita delle piante. RoundUp è solo uno dei prodotti che questa società commercializza. Recentemente molti cittadini, venuti a conoscenza delle pratiche dell’azienda americana, si stanno ribellando. Ma la storia della Monsanto inizia nei primi anni del ‘900: fare luce sul suo oscuro passato fornisce migliori spiegazioni per quello che sta accadendo in questi ultimi tempi.
Uno dei primi prodotti messi sul mercato dalla Monsanto è la saccarina, ovvero un dolcificante artificiale che poi è stato venduto alla Coca-Cola. La saccarina non ha alcun valore alimentare: anzi, alcuni studi degli anni ’70 hanno dimostrato un collegamento con lo sviluppo del cancro della vescica nei roditori. Fu solo applicata un’etichetta di avvertimento nei prodotti contenenti il dolcificante e nulla di più. Nel 2000 queste etichette furono rimosse perché gli scienziati avevano specificato che i roditori possedevano una combinazione di ph, livelli di fosfato di calcio e di urine elevati che hanno consentito alla saccarina di danneggiare le loro vesciche.
Nel 1935 Monsanto acquisì la Swan Chemical Company, azienda produttrice di PCB (policlorobifenili), cioè composti organici che vennero utilizzati come fluidi dielettrici e refrigeranti nei trasformatori, condensatori e motori elettrici. Si sapeva già da allora che il PCB fosse tossico, ma la produzione continuò senza sosta essendo stato considerato un problema trascurabile. Il contatto con PCB causava cancro al fegato, problemi di sviluppo dei feti soprattutto per quanto riguarda gli organi sessuali. Il commercio nazionale del PCB fu vietato solo nel 1979:
Nel 1944 la società americana introdusse nel mercato l’insetticida DDT, ampiamente utilizzato dagli Stati Uniti nella seconda metà della seconda guerra mondiale per il controllo della malaria e del tifo tra la popolazione civile e i militari. A guerra conclusa, il DDT fu reso disponibile anche come insetticida per l’agricoltura tradizionale: il suo utilizzo aumentò, insieme ai problemi. Nel 1962 Rachel Carson pubblicò il libro “Primavera silenziosa“, nel quale denunciò l’impatto ambientale che l’insetticida in questione provocava attraverso le sue sostanze chimiche. Il libro ebbe molto successo, la popolazione si indignò e nel 1972 l’uso del DDT fu vietato negli Stati Uniti. Solo nel 2004, dopo la Convenzione di Stoccolma, l’insetticida fu vietato a livello mondiale. Pare che il DDT fosse associabile al diabete,  all’asma, al parto prematuro, al morbo di Parkinson e a problemi di sviluppo del feto durante la gravidanza.
Sempre nel 1944, iniziò anche la produzione di sematotropina bovina ricombinante (rBST) per aumentare la produzione di latte delle mucche. Il latte prodotto in questo modo conteneva livelli leggermente più alti di alcuni ormoni e le mucche che subivano questo trattamento, molto spesso, avevano più probabilità di contrarre la mastite, un’infiammazione delle mammelle la cui cura prevedeva l’utilizzo di antibiotici.
Tra gli anni ’60 e ’70 fu la volta dell’Agente Arancio, un erbicida utilizzato soprattutto negli anni della guerra del Vietnam. Le autorità vietnamite stimano che, a causa dell’utilizzo di tali sostanze chimiche, circa 400.000 persone furono uccise o mutilate e che circa 500.000 bambini nacquero con malformazione e diversi difetti genetici; inoltre la Croce Rossa del Vietnam stima che circa un milione di persone sono disabili proprio a causa dell’Agente Arancio.
Insomma, la Monsanto non sembra essere molto interessata alla salute delle persone, ma piuttosto ai guadagni che può trarre attraverso delle politiche quasi sempre ingiuste. Come ho ricordato in alcuni post precedenti, negli ultimi tempi molte famiglie hanno iniziato a ribellarsi e a manifestare la propria rabbia nei confronti dell’azienda americana che sembra disinteressarsi di tutto e di tutti. Il problema non riguarda solo gli USA: i prodotti della Monsanto circolano in tutto il mondo. Quindi, se doveste trovarvi di fronte un loro prodotto, pensateci su. Io non comprerei del veleno, perché alla fine di questo si tratta.
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RoundUp della Monsanto come l’Agente Arancio

Agente Arancio (Agent Orange) era il nome in codice che l’esercito americano utilizzava per indicare un defogliante che fu largamente disperso per tutta la regione del Vietnam del Sud durante la guerra tra il 1961 e il 1971. Migliaia di vietnamiti, thailandesi, coreani e gli stessi americani furono avvelenati da quella sostanza prodotta dalla Monsanto per decenni, e solo ora ricevono compensi (decine di milioni di dollari) per gli effetti disastrosi che hanno procurato a tutte quelle povere persone. Un pericolo ancora presente se si pensa che in molti paesi asiatici se ne fa ancora uso. Ma il prodotto prevalentemente utilizzato oggi dalla Monsanto è RoundUp, un erbicida costituito da glifosato, una sostanza particolarmente dannosa. Infatti, le etichette di questi prodotti presentano delle avvertenze inerenti all’utilizzo: maneggiare con guanti, evitare il contatto con gli occhi e la pelle. È normale allora  che gli alimenti che subiscono questo trattamento arrivino  sulle nostre tavole per essere mangiati?
Ecco come funziona RoundUp: il glifosato inibisce le vie enzimatiche, impedendo alle piante di sintetizzare gli amminoacidi necessari per la crescita. In pratica, bloccano il nutrimento delle piante che sono quindi destinate a morire. E pare che l’utilizzo di questo erbicida sia triplicato dal 1990. Le discussioni intorno agli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) sono sempre molto attive, ma raramente portano a dati conclusivi. Questo perché da una parte c’è chi sostiene che la scienza non è determinante nello stabilire che gli erbicidi sono pericolosi; dall’altra ci sono scienziati, anche ex sostenitori degli OGM, che invece sostengono l’inefficacia e la pericolosità di tale sostanza. Basta effettuare una semplice ricerca nel web per rendersi conto di cosa abbiamo di fronte: è singolare il fatto che la Monsanto abbia un potere così enorme nei mercati e che, allo stesso tempo, delle conseguenze in tv, in radio e sui giornali non se ne discuta. Alcuni studi indipendenti da anni raccolgono dati e alcuni esperti sono convinti che le sostanze contenute nel RoundUp potrebbero causare terribili conseguenze come disturbi gastrointestinali, obesità, diabete, malattie del cuore, depressione, autismo, infertilità, cancro e Alzheimer.
Questo si aggiunge ai numerosi motivi che spingono le persone a inveire contro Monsanto. Un’altra questione che dovrebbe far riflettere è quella relativa alla posizione dell’azienda per quanto riguarda l’etichettatura: ovvero, spende milioni di dollari illegalmente per evitare questa operazione sui prodotti OGM. Se tali prodotti sono puliti e genuini, perché impedire ciò? Forse la verità è che ci troviamo di fronte a un derivato dell’Agente Arancio. La multinazionale si arricchisce e molte persone si ammalano a causa della disinformazione. E non si fa nulla a livello governativo per impedire tutto questo; intanto, per fortuna, qualche protesta continua a farsi spazio tra l’indifferenza generale.
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Monsanto: salute, ambiente ed economia in pericolo

La Monsanto è una multinazionale produttrice di mezzi tecnici per l’agricoltura, sementi transgeniche (OGM) e, dal 2005, anche di sementi convenzionali. Da circa 90 anni è tra le industrie chimiche più importanti degli Stati Uniti: ma questo non vuol dire che sia anche tra quelle più affidabili.
Infatti, è stato dimostrato diverse volte nel corso degli anni che le principali sostanze utilizzate dall’azienda sono tossiche. Ad esempio: policlorobifenili (oppure PCB), diossine, erbicida glifosato, pesticidi aventi svariate tossine; tutte sostanze cancerogene e cause di malattie che poi vengono scaricate illegalmente nei corsi d’acqua che bagnano piante e terreni, e in cui vivono pesci e altri organismi che possono finire direttamente nei nostri cibi. Ma la Monsanto non si assume nessuna responsabilità: per evitare contrasti con ricercatori onesti, procede all’acquisto di compagnie che operano nello stesso campo per poterle poi sfruttare secondo i propri interessi (vedi, tra le più recenti, la Beeologics nel 2011). Inoltre, di solito si pensa che gli OGM (responsabili di danni al fegato e ai reni) necessitino di poca acqua, ma è l’esatto contrario: ce ne vuole il doppio, insieme a un enorme consumo di combustibili fossili. Così, vi è un enorme impatto sul cambiamento climatico e  l’agricoltura sostenibile va a farsi benedire insieme alla biodiversità. La concorrenza poi è scarsa, proprio a causa della tipologia di contratto che la Monsanto offre: per esempio, una delle numerose clausole impone il divieto di conservazione e riutilizzo dei suoi semi. Insomma, si tratta di un monopolio che se non compra i competitori, allora li disintegra, anche grazie ad alcuni potenti individui che ne fanno parte e che ricoprono ruoli politici di un certo spessore.
Questa situazione non riguarda solo gli Stati Uniti, perciò bisogna fare molta attenzione. Cinque anni di intercettazioni di WikiLeaks hanno dimostrato che il Dipartimento di Stato ha insistito per diffondere i prodotti della Monsanto in tutto il mondo. Ma allora come si può evitare l’avvelenamento? Prima di tutto, bisognerebbe adottare un preciso sistema di etichettatura dei prodotti; poi informarsi e informare è indispensabile per fare in modo che ci sia maggiore chiarezza e conoscenza della situazione; infine, concretizzare la possibilità di fare causa a industrie che con gli OGM causano danni all’ambiente e alla salute. Lo scorso 25 maggio c’è stata la “Marcia contro la Monsanto” in circa 300 paesi in tutto il mondo, un civile movimento di protesta che ha avuto una buona risonanza negli USA ma che altrove, come al solito, non ha avuto lo stesso effetto. Quindi ora lo sai e se non vuoi intossicarti dai un’occhiata nel web per vedere cosa ci stanno facendo.

La Commissione europea propone una legge per controllare la coltivazione dei semi

La Commissione europea ha recentemente proposto una nuova legge tale da non consentire la coltivazione, la riproduzione e il commercio di semi che non sono stati “approvati” da quella macchina burocratica denominata Agenzia delle Varietà Vegetali europeeQuesta legge è chiamata “Plant Reproductive Material Law: i governi si interesseranno della   gestione per la coltivazione di tutte le piante e di tutti i semi da essi catalogati. Quindi, un contadino che decide di coltivare con semi non regolamentari, potrà essere condannato senza tanti problemi. Il progetto di legge può essere letto qui. E ciò che si evince, dopo una lettura approfondita, è che ci troviamo di fronte a un altro caso di controllo governativo.

Questa legge intende interrompere immediatamente la coltivazione professionale di varietà vegetali ad uso di piccoli coltivatori, di coltivatori biologici, e di agricoltori che operano su piccola scala. I piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali – per esempio, coltivano senza usare macchine e non possono o non vogliono utilizzare spray chimici potenti. Non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali. ” Così ha detto Ben Gabel, coltivatore di verdure e direttore del The Real Seed Catalogue. 
Da sottolineare il titolo IV della legge, che recita così: “Le varietà, per essere disponibili sul mercato in tutta l’Unione, devono essere incluse nel registro nazionale o nel registro dell’Unione registrate con procedura da indirizzare all’Ufficio Comunitario della Varietà delle Piante“. Tutti i prodotti devono quindi essere registrati e la maggior parte dei governi saranno contenti di poter attuare una simile iniziativa: se si registra tutto, tutto è sotto controllo. Compresi i coltivatori commerciali, ma molto probabilmente tale normativa verrà successivamente indirizzata anche contro i piccoli coltivatori.

Ciò che non torna, inoltre, è l’intestazione della legge che rende tutto apparentemente semplice e rispettoso della natura. In realtà, più ci si addentra nell’articolo, e più si riscontra il contrario di quanto riportato nell’introduzione. Lo scopo di tale legge è un altro: mettendo fuori gioco i piccoli commercianti e i piccoli contadini indipendenti, le grandi corporations (come ad esempio la Monsanto) ne potranno trarre grandi guadagni. Le imprese monopolistiche si consolideranno sempre più, mentre gli umili e onesti lavoratori rischieranno di ritrovarsi in carcere o di vivere in povertà.
Questa non è democrazia, come molti paesi si vantano di proferire. Questo è il dominio burocratico del settore alimentare (non l’unico) da parte di quei governi che desiderano un accentramento del potere. Un potere che col trascorrere del tempo è sempre più globale.
E le conseguenze di simili tendenze potrebbero essere disastrose sul piano della libertà individuale: i diritti universali dell’uomo sembrano annegare sempre di più nell’oblio…

Il Codex Alimentarius: una dittatura alimentare

Il Codex Alimentarius è un insieme di regole inerenti all’alimentazione e fu istituito nel 1963 dalla FAO (organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e dall’OMS (organizzazione mondiale della sanità). Lo scopo di questa istituzione sovranazionale dovrebbe essere quello di semplificare gli scambi internazionali dei prodotti alimentari, etichettare tutte le sostanze chimche permesse (come additivi, pesticidi, ecc.) e regolamentare i trasporti e le norme igieniche. Sembrerebbe un meccanismo utile per la salute delle persone ma, prestando più attenzione, si può capire benissimo che si tratta di una vera e propria dittatura sugli alimenti a livello globale. I paesi aderenti al codice sono ben 181.

L’intero ciclo di produzione, trattamento, trasporto e consumo è controllato dalla Codex Alimentarius Commission, una commisione costituita da 21 comitati specializzati, ognuno dei quali ha sede nel territorio più pertinente alle loro esigenze economiche. Ad esempio:

– Comitato di Igiene Alimentare, con sede in USA;

– Comitato delle Etichettature Alimentari, con sede in Canada;
– Comitato del Cacao e prodotti a base di cioccolata, con sede in Svizzera (guarda caso);
Ma ce ne sono molti altri in varie parti del mondo come in Olanda, Inghilterra, Nuova Zelanda, Australia, Danimarca, Norvegia e Francia.
Industrie agroalimentari, chimiche e farmaceutiche la fanno da padrone, decidono quali e quante sostanze possono essere utilizzate per “rendere più sani” gli alimenti, modificandoli e rendendoli più saporiti e innaturali. Ecco da dove spuntano le malattie più disparate nella maggior parte dei casi. E ovviamente le lobbies farmaceutiche ne approfittano, traendo notevoli guadagni grazie alla vendita degli strumenti e dei medicinali “utili per curarci”. Questa non è una debole teoria campata in aria; infatti intendo sottolineare che coloro i quali offrono soluzioni per guarire dai mali più estremi sono in gran parte gli stessi che fanno parte della Commissione e che hanno approvato il Codex Alimentarius. In questo modo le malattie non scompaiono, ma sono trattenute o addirittura incrementate. A questo punto vi chiederete perché mai questi individui dovrebbero progettare una cosa del genere; la risposta è semplice: le persone malate sono deboli, e i deboli sono facilmente manipolabili. Grazie a questa manipolazione si arricchiscono enormemente e ottengono sempre più potere: ed è proprio quello che vogliono.

La soluzione è evitare di fare il loro gioco. Fare a meno di prodotti alimentari industriali, quelli pieni di additivi, aromi, coloranti, ecc., sarebbe già un buon passo in avanti; se proprio non se ne riesce a fare a meno, diminuirne la quantità di consumo sarebbe la soluzione alternativa. Bisogna informarsi su ogni cosa e non accettare tutto così come ci viene raccontato. Oggi, prestando particolare attenzione, questo è diventato più semplice grazie al web. Se quello che ho scritto fin qui non vi convince, vi invito ad effettuare una piccola ricerca sull’argomento. Con “piccola ricerca” non mi riferisco alla quantità del tempo speso per svolgerla, ma piuttosto alla significatività di quei piccoli risultati ottenuti che potrebbero essere l’inizio di una catena di domande, le quali magari vi guideranno verso una curiosità che non potrà che farvi bene, psicologicamente e soprattutto biologicamente. Un indizio: il modus operandi della Monsanto.

Per un ulteriore approfondimento, vi consiglio la lettura di questo articolo molto interessante: http://www.disinformazione.it/codex_alimentarius.htm