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Inquinamento

Australia: approvato lo scarico di fanghi di dragaggio nei pressi della barriera corallina

Venerdì scorso, la Great Barrier Reef Marine Park Authority dell’Australia ha approvato lo scarico di circa tre milioni di metri cubi di fanghi di dragaggio nei pressi della barriera corallina, con lo scopo di ampliare la stazione di estrazione del carbone di Abbot Point, proprietà di Adani Group, compagnia indiana che si occupa principalmente di energia e logistica. Il dragaggio è un’operazione di scavo del fondo marino che può essere effettuato per asportare sabbia e detriti. Gli scopi di questi scavi possono essere diversi: mantenere navigabile un corso d’acqua, riempire di sabbia le spiagge minacciate dell’erosione e anche pescare. Queste operazioni, però, producono anche materiale di scarto che generalmente viene trasportato lontano dalla zona di dragaggio e utilizzato per ricavare materiale edilizio. Ma non sempre gli utilizzi degli scarti vengono presi in considerazione dalle aziende.

Con questa approvazione, Abbot Point aumenterebbe la propria produzione di carbone del 70% e diventerebbe uno dei porti carboniferi più grandi del mondo. Gli ambientalisti sono molto preoccupati, perché temono che simili operazioni potranno accelerare la scomparsa della barriera corallina, considerata Patrimonio dell’Umanità. L’attivista del WWF per la Grande Barriera Corallina Richard Leck ha dichiarato: “Questo è un giorno triste per la barriera corallina e chiunque abbia a cuore il suo futuro. Il Comitato del Patrimonio Mondiale avrà una visione fioca di questa decisione, che è in diretta violazione di una delle sue raccomandazioni“. Invece, il presidente della Great Barrier Reef Marine Authority, Russel Reichelt, ha detto che detto l’espansione di Abbot Point richiederebbe molto meno dragaggio rispetto ad altre opzioni lungo la barriera corallina, che si estende su un’area più grande del Regno Unito, Paesi Bassi e Svizzera combinati: “E ‘importante notare che il fondo marino della zona di smaltimento approvato è costituito da sabbia, limo e argilla e non contiene barriere coralline o le praterie di fanerogame“. Anche l‘UNESCO è preoccupata per questo permesso che consente lo scarico di tre milioni di metri cubi di fango a ridosso della barriera corallina che è una delle principali attrazioni turistiche dell’Australia. Reichelt ha risposto all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura sostenendo che le misure stabilite per quanto riguarda lo scarico sono tali che non procureranno nessun danno all’ambiente e al patrimonio culturale in un’area che si estende per 20 km dal sito di smaltimento.

La situazione è ancora intricata, tanto è vero che il permesso è stato sì approvato, ma ancora non è chiaro come i lavori effettivi proseguiranno, visto che sembrerebbe ci siano dei problemi che bloccano lo sviluppo del progetto, come il cambiamento del prezzo del carbone e gli sforzi della Cina per ridurre il suo utilizzo per diminuire il tasso di smog. Insomma, gli attivisti e l’UNESCO hanno mostrato i loro dubbi, il presidente Reichelt ha cercato di rassicurare tutti, ma pare sia ancora troppo presto per trarre delle precise conclusioni.

Fonti: http://www.businessinsider.com/australia-to-dump-waste-onto-great-barrier-reef-to-make-room-for-coal-port-2014-1
http://www.reuters.com/article/2014/01/31/us-australia-reef-permit-idUSBREA0U06W20140131

Scienziati monitoreranno le laminariali della California per le radiazioni di Fukushima

L’allarme è ormai confermato: le radiazioni provenienti dall’impianto nucleare di Fukushima ora sono un pericolo anche per la California. I media stanno continuando a sminuire la reale entità della situazione e intanto diversi scienziati del governo americano si stanno preparando per un monitoraggio delle laminariali californiane, ossia un genere di alghe riconoscibili soprattutto per la loro lunghezza che può arrivare anche a 50 metri.
Al progetto, soprannominato Kelp Watch 2014, parteciperanno 19 istituzioni accademiche e governative che raccoglieranno numerosi campioni di laminariali in tutta l’area della California. L’operazione inizierà il mese prossimo e dovrebbe concludersi entro il prossimo inverno, se tutto procede senza intoppi. Ma gli intoppi, purtroppo, già ci sono e probabilmente ce ne saranno altri. Questo perché, mentre molti scienziati indipendenti provavano ad avvertire del pericolo riguardo il probabile arrivo delle acque contaminate sulle coste californiane, i media non ne hanno fatto minimamente accenno e, contemporaneamente, il governo americano non ha preso immediati provvedimenti. Gli scienziati esperti dell’Istituto di Fisica Interdisciplinare e di Sistemi Complessi in Spagna avevano confermato già da tempo che il cesio-137, prodotto dal disastro nucleare di Fukushima, avrebbe raggiunto anche la costa occidentale degli USA nei primi mesi del 2014. Inoltre, circa un paio di settimane fa, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (DHH) ha ordinato 14 milioni di dosi di ioduro di potassio, una sostanza che solitamente si utilizza per proteggere il corpo da radiazioni. Che sia stato un caso? I responsabili del DHH hanno però negato che tale ordine fosse collegato al disastro di Fukushima. 
È un bene che si inizi questo monitoraggio delle laminariali presenti nei fondi marini della California, perché bisogna capirne di più ed iniziare a rimediare sul serio. Forse una tale decisione andava presa prima: la fase operativa inizierà solo il mese prossimo. Vorrei tanto che l’espressione “meglio tardi che mai” abbia un sapore meno amaro per riassumere questa vicenda, che di sicuro non si concluderà in tempi brevi.

Le acque contaminate di Fukushima potrebbero essere arrivate in California

Estensione delle radiazioni di Fukushima entro il 2014
(Rossi et al./Deep-Sea Research)

Un video caricato poco tempo fa su Youtube mostra un uomo che, attraverso un contatore Geiger, misura il livello di radiazioni contenute nelle acque di una spiaggia a San Francisco: tale livello è risultato essere poco più di 5 volte superiore rispetto a quello di sicurezza. Alcuni esperti avevano pronosticato che nei primi giorni del 2014 l’acqua contaminata dalle radiazioni dell’impianto di Fukushima sarebbe arrivata a toccare le coste della California; tuttavia, i funzionari pubblici hanno respinto questa ipotesi. Il professor Edward Morse, invece, afferma semplicemente che il video non può accertare nulla: “Qualcuno che va in giro con un contatore Geiger è probabile che scopra queste grandi variazioni nei livelli di volta in volta. Questo non ha assolutamente alcuna correlazione con tutto ciò che è accaduto a Fukushima“.
Ecco il video che poi ha suggerito ad altri utenti di registrarne e pubblicarne altri sul web:

L’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (United States Enviromental Protection Agency) e il Dipartimento di stato della Salute Pubblica americano stanno analizzando la causa della presenza di radiazioni nelle acque californiane e probabilmente se ne saprà di più entro questa settimana, o almeno si spera, visto che in questi casi i funzionari pubblici fanno di tutto per sminuire la situazione e non creare panico. Intanto, la preoccupazione della popolazione locale aumenta sempre più a causa della notizia relativa all’ordine di 14 milioni di dosi di ioduro di potassio da parte del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani, da consegnare entro il primo giorno di febbraio. Lo ioduro di potassio, infatti, è un composto che dovrebbe proteggere il corpo dall’avvelenamento radioattivo. 
Al di là del fatto se le acque contaminate della costa della California siano conseguenza del disastro di Fukushima o meno, le radiazioni ci sono, e anche a un livello abbastanza superiore rispetto alla norma. Ciò rappresenta comunque un problema non di poco conto per l’ecosistema e per tutte le attività non invasive dell’uomo ad esso correlate. Si spera possano arrivare presto notizie più specifiche in merito alla reale causa, così da poter preparare il più rapidamente possibile un efficace intervento di risanamento della zona.

Fukushima: il disastro nucleare è possibile?

La situazione dell’impianto nucleare di Fukushima è molto preoccupante: la possibilità che le radiazioni si diffondano e invadano altre nazioni è alta. A confermare ciò, ci sono alcuni esperti come David Suzuki, il quale ha ipotizzato che anche i cittadini del Nord America, se la situazione dovesse complicarsi ulteriormente, dovranno evacuare per evitare di subire danni dalle radiazioni. Anche il professor Charles Perrow si è espresso in merito con un articolo intitolato “Fukushima Forever“, in cui mette tutti in guardia da un eventuale disastro nucleare che gli USA si stanno preparando ad affrontare molto silenziosamente, senza far trapelare maggiori informazioni a riguardo.
Il Department of Health and Human Services (Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti d’America) ha ordinato 14 milioni di dosi di ioduro di potassio da consegnare entro il primo febbraio: probabilmente il governo federale si sente responsabile per aver consentito il superamento dei limiti di radioattività nei cibi e per la disattivazione dei punti di controllo primari sulle radiazioni nucleari situati sulla costa occidentale. Non se ne sta parlando molto attraverso i media, forse proprio perché il dipartimento americano non vuole creare allarmismi; d’altra parte, però, ciò non sarebbe molto giusto nei confronti delle popolazioni, non solo locali, le quali sono sempre più consapevoli della pericolosità delle radiazioni scaturite dagli incidenti subiti dall’impianto di Fukushima. Inoltre, molti produttori di iodio greggio stanno pensando di trattare questo materiale come una forma di investimento: un ulteriore segnale della percezione che si sta avendo nei confronti della vicenda della centrale nucleare.
Stando a queste ultime notizie rintracciabili dal web e dagli interventi dei suddetti esperti, quindi, risulta facile pensare che da qui a qualche mese la “situazione Fukushima” potrebbe esplodere e le probabilità di un disastro nucleare sono più alte di quanto si possa pensare. Lo stesso Perrow scrive nell’articolo precedentemente segnalato: “Proprio per l’emanazione di queste radiazioni,  6.375 barre di combustibile che sono conservate nella piscina non hanno potuto essere raffreddate in continuazione; se per questo motivo si realizzasse una fissione nucleare, tutta l’umanità sarebbe minacciata per migliaia di anni“.

Uno sguardo sulla geoingegneria

Di recente accade molto spesso che chi parla di scie chimiche, manipolazione del tempo atmosferico o di accordi internazionali sulla gestione di sostanze chimiche per la modifica del meteo viene inevitabilmente etichettato dai demistificatori come complottista, visionario o cospirazionista. Ma la maggior parte delle volte sono semplicemente persone che si pongono qualche domanda in più e non si bevono qualsiasi informazione trasmessa loro da tv, radio e giornali. Insomma, cercano di ragionarci su più del solito, cercando di trovare risposte che difficilmente i tradizionali media concedono ai cittadini. Per questo motivo sarebbe meglio iniziare da questo momento ad approfondire l’argomento “geoingegneria“, termine tecnico utilizzato per designare tutto ciò che ho accennato sopra e molto altro ancora.
La geoingegneria – detta anche ingegneria del clima – è un vasto insieme di metodi e tecnologie che mirano ad alterare deliberatamente il sistema climatico al fine di alleviare l’impatto dei cambiamenti climatici“. Questa è la definizione contenuta nel rapporto AR5, uno dei cinque fino ad ora pubblicati dall’IPCC, ovvero Intergovernmental Panel on Climate Change, l’organizzazione scientifica che si occupa del riscaldamento globale e più in generale del cambiamento climatico. L’IPCC, a sua volta, è suddiviso in tre gruppi di lavoro: WG I, scienza dei cambiamenti climatici; WG II, impatti, adattamenti e vulnerabilità; WG III, mitigazione dei cambiamenti climatici. Proprio l’ultimo rapporto AR5 disponibile solo in parte come bozza, prodotto del gruppo WG I, contiene un capitolo intitolato “Nuvole e Aerosol“: forse gli aerei che volano sulle nostre teste lasciando scie particolarmente insistenti, dopo tutto, non sono oggetto di pura fantasia. Lo scopo è essenzialmente questo: provare ad oscurare il sole creando una barriera “naturale” e aumentare la riflettività della Terra. Ma perché tutto questo? La risposta più comune è “Per la salvaguardia dell’ambiente e quindi della vita dell’uomo”. Quindi, in sintesi, proteggere i raccolti e mantenere l’equilibrio delle temperature. Ma i dati dicono tutt’altro: negli ultimi anni, a livello mondiale, sono diminuite in maniera considerevole le precipitazioni a discapito della vegetazione e della fauna; le temperature sono aumentate e l’incremento della produzione di CO2 da parte dell’uomo di sicuro non aiuta a migliorare la situazione. Tra l’altro, è diventato inutile chiedere spiegazioni agli scienziati dell’IPCC e ai governi annessi, perché non rispondono o comunque negano che ci sia qualcosa di losco dietro queste operazioni che però si possono notare benissimo alzando semplicemente gli occhi al cielo. Allora questo significa che qualcosa di segreto c’è, altro che complottismo: probabilmente intelligence militare. Ciò significa potere e denaro per le grandi multinazionali e le diverse lobbies che hanno interesse in questo specifico ambito: ancora una volta il potere e il denaro hanno la meglio sulle vite umane.
Per approfondire ancora di più l’argomento, invito alla lettura dell’articolo pubblicato su Come Don Chisciotte, di quest’altro articolo su Informarexresistere e a visitare il sito più attrezzato in merito alla geoingegneria e a tutto ciò che ne consegue: http://www.sciechimiche.org/scie_chimiche/. In un altro post accennai invece alle scie chimiche e ai motivi per cui non possono essere considerate scie di condensazione. 
Se ascoltate o leggete altre storie simili, pensateci un attimo prima di catalogare le persone come allucinate o paranoiche: qualcuno si limita a raccontarle, altri invece possono mettervi a disposizione documenti interessanti e affidabili.