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Catastrofe naturale

4 tecnologie per sopravvivere alle catastrofi naturali secondo Zoltan Istvan

I rifiuti e i gas di scarico stanno rovinando il nostro pianeta. E ciò è un grosso problema. Alcuni scienziati provano a sviluppare nuove tecnologie per ridurre l’inquinamento e tutelare l’ambiente. Parte di queste tecnologie già esistono: macchine per il riciclaggio, automobili elettriche e altri sistemi per ridurre la produzione di gas ad effetto serra.

Ma forse siamo arrivati a un punto critico in cui è impossibile ripristinare l’equilibrio ambientale affidandoci solo a queste tecnologie. Zoltan Istvan, futurista e filosofo transumanista americano, sostiene che la vera sfida degli umani è quella di adattarsi a quelle tecnologie che ci consentiranno di oltrepassare i nostri limiti biologici. Propone cioè un’evoluzione transumana in cyborg, uno stato molto meno vulnerabile alle sfavorevoli condizioni ambientali.

Istvan propone dunque 4 tecnologie di cui gli esseri umano avranno bisogno per sopravvivere alle catastrofi naturali. Catastrofi come il cambiamento climatico, la caduta di un asteroide sulla terra o le conseguenze di una guerra nucleare. Vediamo quali sono queste tecnologie.

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Patrick Moore sostiene che il riscaldamento globale non è causato dall’uomo

Patrick Moore, ecologista ed ex co-fondatore di Greenpeace

L’ecologista canaedese ed ex co-fondatore di Greenpeace, Patrick Moore, sostiene che non esistono prove scientifiche in merito al fatto che il riscaldamento globale sia causato dall’uomo. Rivolgendosi al Senate Environment and Public Works Committee ha affermato: “Non vi è alcuna prova scientifica che le emissioni umane di anidride carbonica siano la causa dominante del minore riscaldamento dell’atmosfera terrestre negli ultimi cento anni. Se ci fosse una tale prova, sarebbe stata documentata per mostrarla a tutti. Nessuna prova vera e propria, così come è intesa dalla scienza, esiste“. Moore abbandonò Greenpeace perché, a sua detta, l’associazione aveva preso una brusca virata verso la politica di sinistra.

Moore ha voluto sottolineare che 450 milioni di anni fa, ovvero nell’era glaciale, la presenza di anidride carbonica era 10 volte superiore rispetto a quella attuale: “C’è qualche correlazione, ma poche prove, a sostegno di una relazione causale diretta tra CO2 e la temperatura globale durante i millenni. Il fatto che abbiamo avuto sia le temperature più elevate, sia un’era glaciale in un momento in cui le emissioni di CO2 erano 10 volte superiori a quelle che ci sono oggi, contraddice fondamentalmente la certezza che le emissioni di CO2 prodotte dall’uomo siano la principale causa del riscaldamento globale“. Moore ha poi sostenuto nel caso un un riscaldamento ci sarebbe un vantaggio per la specie umana, dato che “gli umani sono specie tropicale“.
Dall’altra parte, invece, ci sono le dichiarazioni al MailOnline del dottor Doug Parr, capo scienziato di Greenpeace del Regno Unito: “Il cambiamento climatico sta accadendo, è causato principalmente dall’attività umana, ed è altamente pericoloso per il benessere futuro delle persone su questo pianeta“. L’Accademia Nazionale delle Scienze degli USA e la Royal Society, che è l’accademia scientifica nazionale del Regno Unito, hanno rilasciato un rapporto nel quale vengono affrontate nuove tematiche come il recente rallentamento della crescita delle temperature mondiali e il collegamento dell’azione dei gas che intrappolano il calore con le situazioni meteorologiche estreme (in primis lo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento del livello dei mari che sono più acidi).

Dov’è la verità? In generale, non conviene mai fare di tutta l’erba un fascio. La comunità scientifica ha molto spesso contribuito a migliorare le condizioni della vita umana, ma non sono rari i casi in cui la politica ha giocato un ruolo influente nel mondo della scienza. Temo che tutta la verità non si saprà mai in questi casi, soprattutto per gli interessi che circolano intorno alla vendita delle risorse energetiche. Perciò, la comunità scientifica indipendente potrebbe a questo punto rappresentare un miglior punto di riferimento.

Fonte: http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2569215/Humans-not-blame-global-warming-says-Greenpeace-founder-Patrick-Moore.html

Fukushima: nuova perdita di acqua contaminata

La TEPCO (Tokyo Electric Power Company), con una nota ufficiale, ha reso noto che dopo la mezzanotte del 19 febbraio c’è stata una perdita di circa 100 tonnellate di acqua contaminata da uno dei serbatoi dell’impianto nucleare di Fukushima. La causa, a quanto pare, è stata attribuita a un riempimento eccessivo con acqua del serbatoio che ad un certo punto non ha retto la pressione. Così, l’acqua radiattiva si è riversata ed è stata assorbita dal terreno. La società giapponese precisa, però, che tale perdita è stata limitata e che le indagini per la corretta determinazione della causa del riversamento sono ancora in corso; inoltre, rassicurano che l’acqua contaminata non ha raggiunto l’oceano perché la distanza del serbatoio è di circa 700 metri, una misura considerevole per casi di questo tipo.

Il Direttore e Vice Presidente Esecutivo della TEPCO, Zango Izawa, ha dichiarato: “Siamo profondamente imbarazzati che questo tipo di evento inaccettabile si sia verificato dopo i tanti passi che abbiamo intrapreso per migliorare la gestione dell’acqua immagazzinata. Faremo dunque condurre un’indagine approfondita su ciò che è accaduto e determineremo quali misure supplementari devono essere prese per prevenire qualsiasi evento simile in futuro, rafforzando ulteriormente la gestione dell’acqua immagazzinata“.

Bisogna fidarsi? La TEPCO non sta compiendo un gran lavoro da quando è successo il disastro (marzo 2011). Questo sicuramente incide sulla fiducia che potremmo avere in questa società. Tra l’altro, alcuni esperti hanno criticato l’operato della TEPCO accusandola di muoversi troppo lentamente, di trovare soluzioni inefficaci e di aver occultato dati importanti relativi alla reale portata dei danni alla centrale nucleare di Fukushima. Insomma, il problema non lo hanno saputo gestire bene sin dall’inizio. E intanto continuiamo ad avvelenarci.

Fonte: http://www.informarexresistere.fr/2014/02/22/fukushima-nuova-perdita-di-acqua-radioattiva/

Monsanto: nuove prove sulla pericolosità del RoundUp

L’erbicida RoundUp, prodotto dalla società americana Monsanto, viene da sempre pubblicizzato come la pietra angolare delle colture alimentari degli organismi geneticamente modificati (OGM). In realtà, questo prodotto provoca seri problemi alle colture e quindi, di conseguenza, anche alle persone che consumano cibi che sono entrati in contatto con questo erbicida. Un nuovo studio infatti, che verrà pubblicato questo mese, mostrerà ulteriori prove della dannosità del RoundUp sulla base degli effetti degli ingredienti coadiuvanti.

I test di sicurezza su insetticidi ed erbicidi tengono conto solo dei suoi principi attivi, tossici anche loro, ma gli effetti dei coadiuvanti consentono un aumento della loro velenosità: il RoundUp conterrebbe dei coadiuvanti molto potenti. Per comprenderne meglio le conseguenze, è utile riportare alcune citazioni dell’articolo “Approvazioni antiparassitari ingannevoli – e Roundup è il più tossico di 9 pesticidi testati“, pubblicato dall’organizzazione anti-OGM, indipendente e non-profit GM Watch:

“… le formulazioni complete dei pesticidi tanto venduti quanto utilizzati, contengono anche additivi (adiuvanti), che aumentano l’attività dei parassiti o di diserbo del pesticida. Queste formulazioni complete non devono essere testate nelle prove a medio e lungo termine – anche se sono le sostanze a cui gli agricoltori e i cittadini sono esposti.”

“Questo è un grave difetto del processo di regolamentazione, secondo uno studio recentemente pubblicato dal team del professor Séralini (Mesnage et al. 2014, Biomedical Research International). Lo studio ha rilevato che per otto pesticidi importanti (su un totale di nove analizzati), la formulazione commerciale è fino a 1000 volte più tossica del principio attivo valutato per la sicurezza dalle autorità di regolamentazione.”

“Lo studio è stato condotto in vitro su tre tipi di cellule umane.”

“Lo studio ha prodotto un altro risultato a sorpresa. Roundup è spesso propagandato come un erbicida benigno che è ampiamente utilizzato in spazi pubblici e da giardinieri domestici, così come da parte degli agricoltori. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che era di gran lunga il più tossico di tutti gli erbicidi e insetticidi che hanno provato.”

La nuova ricerca che espone la pericolosità di un prodotto come RoundUp è stata condotta dallo scienziato francese Gilles Eric Seralini, il quale tempo fa ha pubblicato uno studio che mostra ratti che, alimentati con OGM, hanno contratto dei tumori. Sembrerebbe quindi che le prove dei rischi legati a questi erbicidi ci siano tutte, solo che il potere della multinazionale Monsanto, insieme a quello dei media soggiogati, rendono poco accessibili tali informazioni.

Australia: approvato lo scarico di fanghi di dragaggio nei pressi della barriera corallina

Venerdì scorso, la Great Barrier Reef Marine Park Authority dell’Australia ha approvato lo scarico di circa tre milioni di metri cubi di fanghi di dragaggio nei pressi della barriera corallina, con lo scopo di ampliare la stazione di estrazione del carbone di Abbot Point, proprietà di Adani Group, compagnia indiana che si occupa principalmente di energia e logistica. Il dragaggio è un’operazione di scavo del fondo marino che può essere effettuato per asportare sabbia e detriti. Gli scopi di questi scavi possono essere diversi: mantenere navigabile un corso d’acqua, riempire di sabbia le spiagge minacciate dell’erosione e anche pescare. Queste operazioni, però, producono anche materiale di scarto che generalmente viene trasportato lontano dalla zona di dragaggio e utilizzato per ricavare materiale edilizio. Ma non sempre gli utilizzi degli scarti vengono presi in considerazione dalle aziende.

Con questa approvazione, Abbot Point aumenterebbe la propria produzione di carbone del 70% e diventerebbe uno dei porti carboniferi più grandi del mondo. Gli ambientalisti sono molto preoccupati, perché temono che simili operazioni potranno accelerare la scomparsa della barriera corallina, considerata Patrimonio dell’Umanità. L’attivista del WWF per la Grande Barriera Corallina Richard Leck ha dichiarato: “Questo è un giorno triste per la barriera corallina e chiunque abbia a cuore il suo futuro. Il Comitato del Patrimonio Mondiale avrà una visione fioca di questa decisione, che è in diretta violazione di una delle sue raccomandazioni“. Invece, il presidente della Great Barrier Reef Marine Authority, Russel Reichelt, ha detto che detto l’espansione di Abbot Point richiederebbe molto meno dragaggio rispetto ad altre opzioni lungo la barriera corallina, che si estende su un’area più grande del Regno Unito, Paesi Bassi e Svizzera combinati: “E ‘importante notare che il fondo marino della zona di smaltimento approvato è costituito da sabbia, limo e argilla e non contiene barriere coralline o le praterie di fanerogame“. Anche l‘UNESCO è preoccupata per questo permesso che consente lo scarico di tre milioni di metri cubi di fango a ridosso della barriera corallina che è una delle principali attrazioni turistiche dell’Australia. Reichelt ha risposto all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura sostenendo che le misure stabilite per quanto riguarda lo scarico sono tali che non procureranno nessun danno all’ambiente e al patrimonio culturale in un’area che si estende per 20 km dal sito di smaltimento.

La situazione è ancora intricata, tanto è vero che il permesso è stato sì approvato, ma ancora non è chiaro come i lavori effettivi proseguiranno, visto che sembrerebbe ci siano dei problemi che bloccano lo sviluppo del progetto, come il cambiamento del prezzo del carbone e gli sforzi della Cina per ridurre il suo utilizzo per diminuire il tasso di smog. Insomma, gli attivisti e l’UNESCO hanno mostrato i loro dubbi, il presidente Reichelt ha cercato di rassicurare tutti, ma pare sia ancora troppo presto per trarre delle precise conclusioni.

Fonti: http://www.businessinsider.com/australia-to-dump-waste-onto-great-barrier-reef-to-make-room-for-coal-port-2014-1
http://www.reuters.com/article/2014/01/31/us-australia-reef-permit-idUSBREA0U06W20140131