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Un’intervista a Scott Huffman, direttore tecnico di Google

Il quotidiano britannico The Indipendent ha pubblicato un’intervista a Scott Huffman, direttore tecnico di Google. Secondo l’ingegnere, tra circa cinque anni le persone si ritroveranno con i microfoni attaccati ai soffitti delle loro case e dei microchip integrati nel loro cervello, il tutto per eseguire ricerche su Internet molto più velocemente. L’intento, quindi, sarebbe quello di prevedere automaticamente le esigenze degli utenti per presentare loro, in maniera rapida ed efficace, tutti i dati di cui hanno bisogno per le loro ricerche.
Il computing sta diventando così poco costoso che sarà inevitabile l’ubiquità di dispositivi collegati intorno a noi […]” dichiara Huffman. Poi aggiunge: “Come un grande assistente personale, ti interromperà e diràDevi andare, ora -. Inoltre egli ritiene che l’atto della digitazione, col passare degli anni, tenderà a scomparire a favore di dispositivi indossabili (in questo Google Glass rappresenta già una buona anteprima). L’obiettivo è quello rendere disponibili queste tecnologie sia per il lavoro sia per il tempo libero; a proposito di ciò Huffman dice: “Immaginate che possa dire al microfono del soffitto di una stanza – Puoi estrarre un video delle azioni salienti della partita di ieri dei Pittsburgh Steelers e riprodurlo su una tv nel soggiorno? – e ciò funziona perché Cloud significa che tutto è connesso“. E ancora: “Potrei chiedere al mio assistente Google – In quale luogo potremmo pranzare per essere serviti con cibo francese e che non sia troppo costoso?E Google risponderàOk, andremo in quel postoe quando salirò nella mia auto questa sarà già pronta a guidarmi verso quel ristorante. Siamo molto eccitati all’idea di dispositivi multipli in grado di comunicare tra loro“. Tutto questo, naturalmente, sta assumendo maggiore rilevanza in concomitanza con lo scandalo che ha scosso il mondo intero, ovvero Datagate. In merito a ciò, il direttore tecnico dichiara: “Consideriamo la privacy e la sicurezza molto seriamente. Il nostro obiettivo è quello di tenere privata l’informazione degli utenti ed usarla in un modo che possa aiutare quell’utente stesso“. Inoltre, l’azienda Google crede che potrà soddisfare le esigenze dei consumatori anche in un altro modo: inviando informazioni direttamente a microchip impiantati nel cervello degli utenti. “Se pensate intensamente a certe parole, queste potranno essere rilevate dai sensori molto facilmente. Sarà interessante vedere come ciò si svilupperà“.

Sicuramente tutto ciò sarà intrigante. In questi casi, la trasparenza è fondamentale: un altro scandalo come quello dell’NSA denunciato da Edward Snowden e non si potrà più fare totale affidamento a queste tecnologie. Google ormai è il leader dei motori di ricerca per Internet e offre numerosissimi servizi di vario genere molto utili: speriamo che continui a meravigliarci positivamente e che in futuro non ci faccia qualche brutta sorpresa.

La NSA ha spiato 50.000 PC attraverso dei malware

Edward Snowden, l’ex tecnico della CIA ormai divenuto famoso per ciò che in Italia è stato definito  scandalo Datagate, attraverso il quotidiano olandese NRC, ha rilasciato dei documenti che riguardano altre operazioni della NSA (National Security Agency). L’agenzia statunitense, infatti, avrebbe usato dei malware (software ostili) per spiare circa 50.000 PC in tutto il mondo. Il numero dei PC in questione è relativamente basso se si pensa al numero totale delle connessioni che ci sono nel mondo; però Snowden, in un altro documento, precisò che i computer spiati spesso rientrano nella rete delle principali aziende di telecomunicazioni, come ad esempio la Belgacom Network, in cui avvengono numerosi scambi comunicativi.
Snowden ha spiegato diverse volte i metodi utilizzati dall’NSA per spiare i propri bersagli e in questo caso ha descritto come l’agenzia ha infettato dei computer grazie a dei trojan (un tipo di malware) trasmessi attraverso delle false email di conferma dei dati. Tali malware sono anche definiti “cellule dormienti“, cioè possono anche essere trasferiti nei PC assumendo uno stato passivo, non pienamente funzionante, per poi essere attivati con un comando remoto e quindi per controllare il computer infettato nei momenti ritenuti più opportuni. Inoltre, nel documento si fa riferimento ad altre agenzie di sicurezza considerate privilegiate per quanto riguarda la condivisione delle informazioni recuperate: sono quelle degli Stati Uniti, dell’Australia, del Canada, della Nuova Zelanda e del Regno Unito. Si tratta di una vera e propria rete denominata “i cinque occhi“.
Intanto, le proteste aumentano non solo da parte dei cittadini, ma anche da parte di alcune aziende molto famose, come Google ed Apple; anche Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, ha condannato l’operato della NSA ed ha chiesto maggiore trasparenza; Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web, ha dichiarato che simili livelli di sorveglianza possono uccidere la democrazia. Insomma, lo scandalo Datagate continua a sorprendere e a far riflettere: non possiamo fare altro che aspettare qualche altra notizia dal buon Snowden.
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Google riconosce la Palestina

Qualche giorno fa Google ha cambiato l’intestazione della sua hompage all’indirizzo http://www.google.ps./ da “Palestinian Territories” a “Palestine“.

L’aggiornamento è stato effettuato sulla base della decisione, dell’anno scorso, delle Nazioni Unite dopo una votazione che vide 138 favorevoli, 9 contrari e 41 astenuti per la definizione della Palestina come stato osservatore non-membro.
Il ministro degli esteri israeliano Yiga Palmor ha reagito alla notizia affermando: “Google non è un’entità diplomatica che si chiede perché loro sono coinvolti nelle politiche internazionali e sono schierate dal lato controverso“.
I palestinesi, invece, accettano volentieri questa mossa e il capo delle telecomunicazioni dell’Autorità palestinese di Mahmud Abbas, Sabri Saidam, sostiene che la mossa di Google è “un passo nella giusta direzione” e afferma: “Noi speriamo che anche Google Maps mostrerà il fatto che la terra palestinese è stata rubata dalla colonizzazione israeliana“.

In ogni caso, l’azione di Google ha sicuramente fornito un impatto mediatico non indifferente, soprattutto per il vasto numero di utenti che utilizzano questo motore di ricerca che dal 1997 sta sempre più consolidandosi e assumendo una posizione dominante rispetto ai suoi rivali.