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Demis Hassabis

Demis Hassabis (Google) e l’etica per l’intelligenza artificiale

I progressi dell’intelligenza artificiale (IA) sono così significativi che molti esperti credono che questa tecnologia in futuro ci potrà fornire preziosi consigli. Del tipo come curare i pazienti, affrontare il cambiamento climatico e risolvere il problema della povertà. Sarebbe davvero grandioso. Ma un’IA così potente significherebbe anche avere un’enorme responsabilità sugli impatti economici e sociali sulla società.

Come far fronte a una simile responsabilità? Demis Hassabis, co-fondatore e CEO di DeepMind, startup inglese che si occupa di machine learning  (che nel 2011 è stata acquisita da Google) ritiene che è giunto il momento di discutere dell’aspetto etico relativo dell’IA.

Hassabis non è della stessa idea di Elon Musk e Stephen Hawking, secondo i quali lo sviluppo di IA in futuro ci porterà alla creazione di macchine che ci distruggeranno. Ecco perché hanno anche firmato la prima e la seconda lettera aperta sui rischi dell’IA. Ma Hassabis sostiene comunque che sarà necessario stabilire delle linee-guida che ci aiuteranno a costruire IA sicure e benefiche.

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WikiLeaks: “Abbiamo bisogno di più trasparenza per quelli al potere”

Kristinn Hrafnsson, rappresentante ufficiale di Wikileaks
Kristinn Hrafnsson
Fonte: Flickr

L’agenzia Sputnik ha intervistato il rappresentante di WikiLeaks e giornalista investigativo Kristinn Hrafnsson. Gli argomenti toccati sono stati il passato e il futuro dell’organizzazione, il destino di Julian Assange e la minaccia alla privacy.

Puoi citare alcune delle più suggestive pubblicazioni di WikiLeaks degli ultimi 4 anni?
Penso che la pubblicazione dei dispacci diplomatici che abbiamo iniziato circa 4 anni fa è stata quella di più alto profilo. L’importanza delle altre rivelazioni è abbastanza alta, anche i documenti militari, appartenenti all’Iraq e all’Afghanistan, e altre informazioni che abbiamo pubblicato sulla sorveglianza attraverso le aziende private e i file di spionaggio. Ultimamente, si possono citare le informazioni sui negoziati di stato segreti in corso con l’accordo Transpacific Partnership (TPP). Ma penso che i dispacci diplomatici siano probabilmente il più alto profilo delle nostre uscite in questo periodo.

Recentemente ci sono stati dei rumori riguardo il lancio da parte di WikiLeaks di un nuovo progetto multimediale in America Latina. È vero?
Di recentemente ci siamo dedicati al proseguimento del nostro percorso e alla cooperazione con i media affermati.Per quanto riguarda le nuove iniziative mediatiche, non posso menzionare nessun particolare in questo caso, ma ovviamente continueranno. Vale la pena ricordare, naturalmente, i libri che sono stati pubblicati da Julian Assange sui vari argomenti. E l’ultimo è stato, ovviamente, su Google e sulle rivelazioni relative a tale società, e come sta diventando un elemento chiave e il centro di lavoro per il complesso delle informazioni militari. E ci sono altre rivelazioni che riguardano la tutela della privacy, come è stato accennato in precedenza – gli spy files.

Google lavora davvero per il Dipartimento di Stato?
Google contratta con il governo degli Stati Uniti su vari fronti. Il libro si basa su una discussione a partire dal 2010 tra Julian Assange e Eric Schmidt, CEO di Google, è rivelatore di come Google veda il mondo, secondo Eric Schmidt, e di come vuole collocarsi al centro della raccolta di informazioni e della dissimulazione, che naturalmente è al centro della nostra visione moderna sui problemi di sicurezza e di sicurezza nazionale. Eric Schmidt stesso ha detto, come indicato nel libro, che vuole che Google sia la Lockheed Martin del 21° secolo. Lockheed Martin, ovviamente, è uno dei più grandi produttori di armi, nel cuore del vecchio complesso militare e industriale.

Se Google è pericoloso, pensi che i social network stiano trascurando la privacy delle persone?
Lo fanno quando sono costretti o propongono un’iniziativa, collaborando con agenzie di spionaggio nella raccolta di informazioni sulle persone, e analizzandole, come sappiamo grazie a Edward Snowden, nella NSA. È davvero strano che viviamo in tempi in cui la privacy degli individui sta diventando praticamente inesistente, ma la segretezza di quelli al potere sta crescendo giorno dopo giorno. Questa è una cosa che è totalmente contro ogni principio e valore della società, e certamente andrebbe invertita. Abbiamo bisogno di più trasparenza per quelli al potere. Abbiamo bisogno di più privacy per chi non ha potere – l’individuo.

Quali sono le condizioni sotto le quali Julian Assange può lasciare l’ambasciata?
Julian ha sostenuto e ha detto che se il governo svedese gli dà la garanzia che non verrà estradato verso gli Stati Uniti per il suo lavoro di redattore ed editore di WikiLeaks, sarebbe disposto a viaggiare in Svezia. Ciò è stato negato. La Svezia non vuole dare questo tipo di garanzia. Certo, lui ha l’asilo in Ecuador e gli dovrebbe essere consentito di godere dell’asilo, che è totalmente legittimo e che dovrebbe essere rispettato secondo il trattato sull’asilo dei rifugiati del 1951. Il governo britannico dovrebbe dargli un passaggio sicuro verso l’Ecuador. Le autorità svedesi dovrebbero viaggiare a Londra per porre fine a questa curiosa fase e continuare con questo caso. Il governo degli Stati Uniti dovrebbe lasciare la ridicola, ininterrotta investigazione criminale su vasta scala al lavoro di WikiLeaks che, noi crediamo, abbia solo uno scopo – di portare a un’accusa contro Julian Assange e tutti quelli che lavorano per l’organizzazione.

Pensi ci sia una possibilità che Assange possa davvero arrendersi?
No, non vedo nessuna possibilità per questo e non ce n’è bisogno. Lui ha diritto da individuo di godere dell’asilo che gli è stato garantito e lui semplicemente continuerà la lotta. Naturalmente deve trascorrere parte del tempo per la propria battaglia per uscire fuori da questa assurda situazione che sta diventando quasi di natura kafkiana. Ma a parte questo, il suo lavoro a WikiLeaks prosegue e lui è un uomo molto indaffarato e lavora dirigendo l’organizzazione. È naturale che essere rinchiuso per tutto quel tempo (più di due anni – quasi due anni e mezzo) lo abbia toccato come individuo.

Logo di WikiLeaks

Quali misure si stanno prendendo per proteggere il logo di WikiLeaks e l’immagine complessiva di Julian Assange?
Il logo di WikiLeaks e l’immagine di Julian Assange sono sempre più utilizzati su tutti i tipi di icone, non per il bene dell’organizzazione. E spesso in un contesto alquanto strano e che non ha nessuna rilevanza per il lavoro di WikiLeaks. Quindi WikiLeaks ha fatto un accordo per supervisionare l’autorizzazione del logo e l’immagine di Julian. Se c’è interesse nell’usarli per un marchio di vestiti bisogna vedere. Ma questo ha un duplice scopo. Uno è quello di dare ai sostenitori un’opportunità per aiutare l’organizzazione, sapendo che il ricavato di ciò che stanno acquistando va all’organizzazione e mostrando il sostegno attraverso i prodotti con il logo del marchio. Il secondo obiettivo è quello di garantire l’integrità dell’immagine e del marchio e assicurarsi che non ci siano abusi o qualsiasi utilizzo di questi elementi.

Alle persone è concesso visitare Julian Assange all’ambasciata?
Ha molti visitatori, lui è un uomo libero all’interno dell’ambasciata. Ci sono visite frequenti e molte persone vengono sia per lavoro sia per amicizia. E così per la socializzazione e il lavoro ci sono persone che entrano ed escono quasi ogni giorno.

Può cortesemente fare un riassunto dell’intera situazione intorno Julian Assange?
[La situazione] è andata ben oltre dall’essere tutt’altro che una violazione totale dei diritti umani di un individuo. Questa è una persona che è fondamentalmente bloccata in un limbo, che non ha possibilità di uscire fuori da questa situazione con diversi paesi coinvolti. Nessuno dei paesi farà un passo avanti per assicurarsi alcuni casi formidabili – ciò è di per sé una grossa violazione dei diritti umani. Le opportunità ci sono, i paesi e i governi stanno semplicemente passando la patata bollente o rifiutando di muoversi e questa è una situazione totalmente inaccettabile e ovviamente deve essere fermata al più presto.


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Elon Musk pensa a dei satelliti per internet

Elon Musk
Elon Musk
Fonte immagine: Flickr

Il fondatore di SpaceX e Tesla Motors, Elon Musk, sta pensando alla progettazione di satelliti che possano rendere internet accessibile in tutto il mondo. Per raggiungere questo obiettivo, Musk ha deciso di lavorare con Greg Wyler, un esperto dell’industria satellitare (WorldVu Satellites Ltd) ed ex dirigente di Google. Per ora queste rimangono solo idee: non è ancora certa l’adesione di Musk, ma alcune fonti del Wall Street Journal sostengono che l’argomento è stato affrontato diverse volte.

Il piano
Il progetto prevede il lancio di 700 satelliti di circa 113 kg ciascuno e costerebbe intorno a un miliardo di dollari, una cifra enorme, Lo scopo è quello di diffondere la connettività anche in quei paesi dove l’offerta è inesistente o dove i prezzi non sono accessibili a tutti. In quest’operazione qualcuno vede un modo per democratizzare l’accesso all’informazione, qualcun altro un modo astuto per incrementare il numero di registrazioni degli utenti a servizi online, siti web e social netowork. Ma forse sono valide entrambe le ipotesi.

Il passato recente
Non si tratta di un piano originale, bisogna ammetterlo. Google ci pensò un po’ di tempo fa volgendo lo sguardo in particolar modo verso l’Africa, proprio quando Wyler lavorava per l’azienda di Mountain View. Anche Facebook pensò di estendere la connettività in paesi dove questa non era disponibile, partendo dalla Zambia: Internet.org, è un’applicazione per gli utenti di Airtel che prevede l’accesso a Facebook, a un servizio meteo, a Wikipedia, a notizie locali e a servizi per l’impiego.

Costruire laboratori e satelliti, però, richiede molto tempo e molto denaro. Non c’è da sorprendersi, quindi, se fino ad ora nessuno ha fatto davvero il primo passo. Ma i presupposti per iniziare a fare sul serio ci sono tutti: altre aziende sono interessate a realizzare progetti simili, come la Sierra Nevada Corp. e la Britain’s Surrey Satellite Technology Ltd. La competitività aiuta il mercato e lo sviluppo di nuove tecnologie, su questo non ci sono dubbi. Inoltre, alcuni investimenti sono stati fatti, dunque prima o poi vedremo qualcosa di più concreto riguardo satelliti che diffondono la connessione internet in tutto il mondo.

La domanda
Ci si può giustamente chiedere: “Lo scopo reale è democratizzare l’accesso ad internet o registrare nuovi utenti?“. Anche io me lo chiedo e, come ho scritto prima, gli obiettivi di Musk e delle altre aziende possono essere entrambi. Qualcuno potrebbe obiettare che in Africa le persone hanno bisogno di beni di prima necessità e non di queste tecnologie. Oppure che hanno bisogno di tecnologie più utili per migliorare le loro condizioni di vita. E su questo anche io sono d’accordo, ma allo stesso tempo credo non sia giusto demonizzare questi tentativi di innovazione, soprattutto nel caso in cui non vi siano sfruttamenti deplorevoli.

Secondo te qual è la risposta alla domanda? Fammelo sapere nei commenti.

Fonti:
online.wsj.com
punto-informatico.it
recode.net
techeconomy.it