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Fukushima

Il settimo robot usato per una missione nella centrale nucleare di Fukushima

Fukushima: fallisce anche il settimo robot

La situazione dell’impianto nucleare di Fukushima, andato distrutto dopo il maremoto avvenuto nel marzo 2011, continua ad essere complicata. Dopo 6 anni e diversi tentativi di riparazione che hanno visto l’intervento di diversi robot, non ci sono stati grandi miglioramenti.

L’ultimo robot usato per scovare le 600 tonnellate di combustibile nucleare e detriti è durato meno di un giorno.
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Un robot per operare nell'impianto di Fukushima

Toshiba ha presentato il robot che smantellerà l’impianto nucleare di Fukushima

Sono trascorsi 5 anni dal disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi a seguito del terremoto e maremoto del Tōhoku. Dopo che il direttore della centrale nucleare ha dichiarato che la situazione era fuori controllo e dopo l’impiego di scarsa tecnologia, finalmente sembra essere stata trovata una soluzione più efficace per ripulire l’area contaminata. Si tratta un robot sviluppato dalla società giapponese Toshiba. Potrà iniziare a svolgere il suo lavoro di smantellamento a partire dal 2017.
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Il robot Octopus

Octopus: il robot per le missioni di salvataggio

Un team di ricercatori giapponesi ha costruito un robot chiamato Octopus. Il nome già potrebbe suggerirci di cosa si tratta. È un robot con 8 “tentacoli” progettato per eliminare macerie e salvare vite umane.

Octopus è il frutto della collaborazione tra le giapponesi Future Robotic Organization dell’Università di Waseda e la Kikuchi Corporation. Il disastro nucleare di Fukushima avvenuto nel 2011 è stato il motivo principale che ha spinto i ricercatori a costruirlo.
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Operai al lavoro alla centrale nucleare di Fukushima

Fukushima: centinaia di milioni di dollari sprecati per scarsa tecnologia

Come se non bastassero tutti i problemi causati dal disastro nucleare di Fukushima, gli ispettori del governo giapponese hanno confermato che il gestore dell’impianto Dai-ichi ha perso più di un terzo dei 190 miliardi di yen (1,6 miliardi di dollari) stanziati per ripulirlo. Una commissione per la revisione ha descritto in un rapporto le misure e le tecnologie adottate come fallimentari.

La TEPCO (Tokyo Electric Power Company), la società responsabile della pulizia dell’impianto di Fukushima, respinge ogni accusa di fallimento sostenendo che tutte le tecnologia usate, anche quelle che sono durate di meno, hanno contribuito a stabilizzare la centrale nucleare. Difficile crederlo. Se si spendono milioni di dollari per delle tecnologie, il minimo che possiamo aspettarci è che funzionino e che risolvano almeno minimamente il problema. Ma non è andata così.
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