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Evoluzione digitale

Il robot Pepper

Pepper: il robot socievole per la famiglia e non solo

Poco tempo fa parlai delle previsioni di James Bellini sulle tecnologie che esploderanno nel 2015. Tra queste vi era il robot domestico, un robot in grado di interagire con i componenti della famiglia e di sbrigare le faccende di casa. Ebbene, la SoftBank Corporation, azienda giapponese di telecomunicazioni, e l’Aldebaran  Robotics, società francese specializzata in robotica, hanno lavorato in segreto per due anni per la costruzione di Pepper, il primo robot umanoide progettato per vivere tra le persone. Non è proprio un robot domestico: ovvero non ti può aiutare nelle faccende di casa, ma può fare altre cose interessanti.

Inoltre, di recente Pepper è stato adottato anche da diverse società a scopo di marketing e di assistenza. Ha superato gli usci domestici per entrare in realtà aziendali e pubbliche molto interessanti. Vediamo allora cosa può fare, a chi può essere davvero utile, quali sono i suoi limiti e le sue potenzialità.
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Ray Kurzweil

Kurzweil: entro il 2029 i computer saranno intelligenti quanto noi

Spesso ci ha azzeccato e la sua nuova previsione non è più azzardata rispetto ai suoi precedenti presagi. Ray Kurzweil, autore di 5 libri sull’intelligenza artificiale e fondatore della Singularity Universitysembra abbastanza sicuro di sé: entro il 2029 i computer saranno intelligenti quanto noi, forse anche di più. Rispetto ad altri suoi colleghi scienziati, Kurzweil è abbastanza ottimista, ma allo stesso tempo non trascura la possibilità di rischi.
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11 tecnologie per le città del futuro

Su wired.com è stato pubblicato un articolo in cui sono elencate 11 tecnologie futuristiche che miglioreranno le città. Questo sguardo verso il futuro potrebbe riguardare tutte le città, ma sappiamo benissimo che ogni città è diversa e ha problemi diversi. Proviamo quindi ad evidenziare qualche punto critico o di approfondire qualche aspetto.

Immagine descrittiva della città del futuro
Immagine di Chris Philpot

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Project Wing - Quelli di Google X sperimentano il drone in California

Project Wing: i droni di Google per le consegne

Fino a qualche anno fa, pensare di usare droni per le consegne suonava strano e forse a qualcuno ha fatto addirittura ridere. Ma di recente molte aziende stanno lavorando seriamente su quest’idea. Prima Amazon, ora anche Google con il suo Project Wing, nonostante la Federal Administration Aviation (FAA) abbia vietato l’uso di droni per fini commerciali in America. Considerate le ultime tendenze, però, è probabile che presto la FAA apporterà qualche modifica alla normativa.
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Robotica sociale per l'autismo

Robotica sociale per aiutare i bambini autistici

La robotica sociale è una disciplina che studia e sviluppa modalità che permettono ai robot di svolgere compiti specifici, imitando il comportamento degli esseri umani ai fini di migliorare la salute di persone che soffrono di alcune sindromi. Una disciplina in cui convergono ingegneria, psicologia, informatica, linguistica, automazione, meccanica, fisiologia ed elettronica: insomma, un po’ di tutto. Una delle recenti applicazioni di questa scienza riguarda, appunto, l’utilizzo di robot a scopi terapeutici nei confronti di bambini autistici. Infatti, questi robot interagiscono molto più semplicemente ed efficacemente rispetto alle persone: le loro azioni sono ripetibili e modificabili in base alle esigenze specifiche dei bambini.

L’autismo è un disturbo che interessa l’attività cerebrale e gli individui che ne soffrono sono incapaci di relazionarsi con gli altri e di comunicare. Le cause sono ancora sconosciute e purtroppo questo malanno dura per tutta la vita. Ma c’è anche qualche buona notizia: nuovi studi sostengono che un intervento precoce potrebbe rendere la patologia meno problematica. Ed è proprio qui che entrano in gioco i robot sociali, molto utili nel diagnosticare efficacemente, anche prima dei tre anni, l’autismo nei bambini.

Una delle metodologie utilizzate è quella del controllo del contatto visivo, per un determinato periodo, mediante delle telecamere piazzate negli occhi dei piccoli robot. Un’altra riguarda proprio esercizi fisici per migliorare le capacità cognitive, motorie e sensoriali, come “insegnamenti su come salutare, aspettare il proprio turno per lanciare la palla, seguire lo sguardo del robot verso un oggetto d’interesse e copiare i movimenti dei robot mentre balla”, afferma Cabibihan, assistente Professore al Department of Electrical and Computer Engineering of the National University di Singapore. In questo modo, il robot non è più un manichino costituito da parti elettroniche e meccaniche, ma un vero e proprio compagno di giochi, cioè un ruolo che difficilmente un terapista può assumere.

Naturalmente, non bisogna dimenticare che lo scopo principale è quello di migliorare le relazioni e le interazioni dei bambini con altre persone e non solo con i robot. Quindi c’è ancora molto su cui lavorare: ogni bambino che soffre d’autismo necessita di particolari attenzioni, non ci si può limitare a teorie generali. Ma siamo sulla strada giusta. Magari un giorno saremo in grado di ottenere buoni risultati grazie alla terapia della robotica sociale e di conseguenza di limitare i problemi di questa brutta patologia.

Fonti: technologyreview, wikipedia