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DARPA

Janus: un software per il riconoscimento facciale

L’Intelligence USA sta esortando la sua comunità a sviluppare  un software per il riconoscimento facciale che permetterà di determinare meglio l’identità delle persone attraverso foto, video e altre immagini. Il programma è denominato Janus ed è gestito dalla IARPA (Advanced Research Agency Intelligence). Una volta implementato, il software sarà in grado di migliorare le prestazioni di riconoscimento facciale utilizzando le immagini di videocamere. Quotidianamente le persone producono una vasta e diversificata serie di espressioni facciali in base allo stato d’animo: ognuna di queste è personalizzata grazie alle caratteristiche scheletriche e muscolari che le contraddistinguono. Quindi, le rappresentazioni di Janus sfrutteranno pienamente le dinamiche morfologiche del viso per riconoscere velocemente ed efficacemente le corrispondenze.
IARPA è stata creata nel 2006 secondo il modello della DARPA, l’agenzia del Pentagono che si occupa dello studio della tecnologia per futuri usi militari. Il programma Janus inizierà nell’aprile 2014 e durerà 4 anni. Durante questo periodo l’agenzia spera di “espandere radicalmente le condizioni grazie alle quali il riconoscimento facciale automatizzato  possa stabilire l’identità“. Alcuni gruppi per le libertà civili, come l’American Civil Liberties Union e l‘Electronic Privacy Information Center, hanno sollevato preoccupazioni in merito agli utilizzi incontrollati di software per il riconoscimento facciale. Infatti Janus suscita problemi di privacy significativi in un periodo in cui, ultimamente, nelle città americane le postazioni di videosorveglianza stanno nascendo come funghi.
In questo modo le autorità potrebbero procedere verso un programma di riconoscimento facciale su videosorveglianza e pertanto identificare le identità delle persone che si trovano in determinati luoghi pubblici mentre svolgono le loro attività quotidiane, senza alcuna motivazione precisa e senza alcun rispetto per la loro vita privata.

La DARPA lancia un nuovo progetto: SUBNETS

Il nuovo obiettivo tecnologico della DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), che richiede circa 70 milioni di dollari, è denominato SUBNETS: ovvero Systems-Based Neurotechnology for Emerging Therapies. Lo scopo di questo progetto è quello di poter monitorare l’attività neuronale e salvare la salute dei soldati e dei veterani. Infatti, spesso gli orrori della guerra causano gravi traumi psicologici e malattie mentali che destabilizzano, a volte in maniera irreversibile, la vita di molte persone.

Forse, per risolvere questo tipo di problemi, si dovrebbe sradicare il male peggiore: la guerra. Più facile dirsi che a farsi, è vero; ma questo sarebbe un altro discorso. Ora limitiamoci a cercare di capire in cosa consiste questa idea di sviluppo dell’agenzia americana.

La DARPA è molto interessata a comprendere meglio il funzionamento del cervello umano, in modo da poter implementare, in futuro, terapie efficienti per curare gli individui che hanno subìto intensi turbamenti. SUBNETS si rifà alla stimolazione cerebrale profonda (DBS) e quindi al funzionamento tipico del pacemaker cerebrale, cioè un apparecchio che, una volta impiantato nel cranio del paziente, è in grado di sovrapporsi all’azione del cervello per scongiurare malattie come il morbo di Parkinson e l’epilessia.

Più in generale, pertanto, questa specie di pacemaker potrà tenere sotto controllo e analizzare in tempo reale tutti i dati che il cervello trasmette e quindi fornire un quadro generale di elementi utili che suggeriranno eventuali interventi specifici successivi. Si tratta di una neuro-tecnologia davvero innovativa che migliorerà la qualità della vita dei soldati, o almeno così dicono gli esperti dell’agenzia. Justin Sanchez, program manager della DARPA, afferma: “Stiamo parlando di un approccio a tutto il sistema del cervello, non dell’esame di una sola malattia o di un solo processo o di una sola serie di processi“.

 Per la sperimentazione di questo progetto si faranno avanti volontari che si sottoporranno a trattamenti contro determinati disturbi neurologici, ma anche individui che fanno parte di diversi gruppi di ricerca clinica per la costruzione di modelli di comportamento del cervello, i quali si concentrano particolarmente su problemi come disturbo da stress post-traumatico, depressione, disturbo della personalità, ansia e traumi cerebrali di diverso genere. Questo progetto produrrà risultati utili entro 5 anni di lavoro.

Insomma, ciò rappresenterebbe un ulteriore passo verso la comprensione del cervello umano, l’organo più misterioso e che affascina più di tutti. Se ci dovessero essere scoperte relative a terapie efficaci, allora non ci sarebbe niente da dire; il dubbi sorgono nel momento in cui si pensa che l’origine di tutto è la DARPA, un’agenzia governativa americana che orienta tutte le sue energie verso scopi prettamente militari: ci presentano il progetto come “possibile efficace terapia per soldati e veterani traumatizzati”, ma dietro potrebbe esserci molto di più.

Aggiornamento del 6/12/’15: sono arrivati i risultati del primo test effettuato all’Università di San Francisco in cui sono stati coinvolti 7 pazienti: la stimolazione in un’area del loro cervello ha ridotto notevolmente i livelli di ansia. L’ingegnere che dirige il progetto, Justin Sanchez, ha dichiarato: “Col Miglioramento di questa tecnologia saremo in grado di stimolare il cervello in modo molto più mirato e preciso, inviando impulsi a zone sempre più circoscritte. E’ una frontiera davvero difficile da raggiungere, ma stiamo facendo passi da gigante.“.

Pare dunque che la DARPA si stia muovendo nella direzione giusta e che nei prossimi 3 anni otterrà altri risultati sorprendenti. Staremo a vedere.

Fonti:
cnet
futuroprossimo

Atlas: il robot del Pentagono in fase di potenziamento

Atlas, ovvero Atlante, nella mitologia greca era il titano condannato da Zeus a sostenere il mondo sulle proprie spalle, colpevole di aver partecipato alla rivolta contro gli dei dell’Olimpo. Ma è anche il nome di un robot progettato e realizzato dal Pentagono.

Questo robot è stato programmato per attraversare terreni difficili, zone inospitali e per compiere diverse azioni, come gestire manopole di impianti nucleari o guidare veicoli. La prima versione pesava circa 150 Kg, aveva gli arti molto simili a quelli dell’essere umano e la sua testa era dotata di un laser.

Per le sue caratteristiche, Atlas potrebbe essere utilizzato anche per scopi militari: la DARPA (Defense Advanced Research Project Agency), infatti, non nasconde questa eventualità. L’agenzia ha inoltre offerto un premio di circa 34 milioni di dollari agli sviluppatori di software e agli ingegneri che si occuperanno della creazione del sistema operativo di questa futura tipologia di robot.

Si tratta, a questo punto, soprattutto di lanciare un messaggio chiaro a tutto il mondo: gli USA puntano molto sull’innovazione tecnologica, sulla robotica e sulle scienze cognitive in campo militare. E i droni, oggi, rappresentano un esempio molto evidente.

Dall’altro lato, c’è anche chi si preoccupa dal punto di vista morale: quest’eccessiva tecnologizzazione bellica potrebbe portare a un disumano sentimento di indifferenza nei confronti dei morti civili: non partecipando direttamente all’azione sarebbe come “stare seduti a casa, con una Coca Cola in mano, a guardare un film di guerra“, come ha affermato il tenente colonnello dell’esercito americano Douglas Pryer.

La guerra è una brutta cosa. L’unico pensiero che, forse, potrebbe far sperare in esiti non dannosi per l’umanità è quello del passato di Internet: una tecnologia nata proprio da un progetto della DARPA, e quindi in ambiente militare. Sarà indispensabile scaricare il peso delle nostre azioni e dei nostri pensieri sulle spalle di molti Atlas diversi sparsi per il mondo? O sarebbe meglio affidare solo parte dei nostri problemi, magari quelli più seri, sulle loro spalle meccaniche? Sempre se un giorno saranno accessibili a tutti e per scopi non distruttivi. Probabilmente sarà un giorno ancora lontano.

 

Il nuovo Atlas

La nuova versione del robot Atlas

Aggiornamento dell’8/03/2016: la Boston Dynamics ha presentato la nuova versione del robot umanoide ATLAS. È più leggero (82 kg), più basso (175 cm), dotato di diverse videocamere e un sensore lidar per il rilevamento degli ostacoli e non è più legato ai cavi di alimentazione. Riesce a camminare su diverse superfici, persino sulla neve. e ad ordinare scatole di 4,5 kg su degli scaffali con buona precisione. Ottimi miglioramenti effettuati anche per il suo equilibrio, messo a dura prova durante alcuni test osservabili nel video qui sotto:

Fonte: guardian