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Crisi Ucraina

Bombe incendiare su Slavyansk, ma le autorità di Kiev negano

L’uso di bombe incendiarie costituite da napalm, fosforo bianco e altre sostanze chimiche è stato vietato dall’ONU. Ma gli abitanti di Slavyansk, una città industriale nel sud-est dell’Ucraina, raccontano che nella notte di giovedì scorso hanno visto lanciare dalle forze armate di Kiev delle bombe incendiarie, probabilmente al fosforo bianco.

Di seguito sono riportate alcune dichiarazioni dei residenti di Slavyansk. Questa è la dichiarazione fatta a RT da Roman Litvinov:

Lo abbiamo visto tutti, quel che è successo qui, ieri. Hanno usato lanciarazzi e bombe incendiarie contro di noi. Il suolo era in fiamme. Come può la terra bruciare da sola? È bruciata per circa quaranta minuti“.

Tayana, una signora del posto, ha riferito: “A partire dalle due del mattino, tutti quelli che ho incontrato accusavano mal di gola e tosse per tutto il tempo. Penso che sia dovuto alla combustione. Temo che proveremo le vere conseguenze più avanti. Ci sono ancora un sacco di persone qui, tra cui molti bambini che ancora non siamo riusciti a mandare da qualche altra parte“.
Charles Shoebridge, ex ufficiale dell’esercito, detective di Scotland Yard, nonché funzionario non affiliato per l’intelligence e per l’antiterrorismo ha così dichiarato: “All’apparenza qualcosa di almeno simile, se non proprio lo stesso fosforo bianco, è stata utilizzata nel corso della nottata di giovedì. Ho visto il video e l’ho osservato da vicino… Ci sono tutti i segni e gli indizi sull’uso di fosforo bianco. Ad esempio, i fortissimi bagliori legati agli incendi che calavano dal cielo. È stata certo usata un’arma airburst, lanciata da un mortaio o da un aero con equipaggio“. E aggiunge: “Il fosforo bianco non può essere spento con l’acqua. Nel caso che se ne usino grandi quantità può essere anche un veleno. Grandi quantità sono in grado di contaminare anche l’approvvigionamento idrico“.
Invece, le autorità di Kiev hanno smentito tutte le notizie giornalistiche che denunciavano l’impiego di armi incendiarie contro i civili. Per fortuna sono stati girati video e scattate fotografie che possono testimoniare che, effettivamente, delle armi sono state utilizzate: bisogna solo capire bene quali.

Fonte: controinformazione.info

Referendum Crimea: il 95% sostiene l’unione con la Russia

Erano due le opzioni contenute nel referendum del 16 marzo in Crimea. La prima era: “Sei a favore della riunificazione della Crimea con la Russia come parte della Federazione Russa?“. L’altra, invece, recitava: “Sei a favore del ripristino della Costituzione del 1992 e della condizione della Crimea come parte dell’Ucraina?“. I cittadini hanno votato e il capo della commissione referendaria della Crimea, Mikhail Malyshev, ha dichiarato che circa il 95% degli elettori ha sostenuto l’unione con la Russia. La maggior parte delle persone che vivono in Russia sono contente di questo risultato, insieme ovviamente al presidente russo Vladimir Putin che ha raggiunto il livello di gradimento più alto degli ultimi 3 anni; meno felici sembrano essere gli Stati Uniti e l’Unione Europea, i quali hanno accennato a probabili sanzioni.

Ed ecco che riemergono immediatamente in superficie i tradizionali contrasti: il presidente americano Barack Obama, ritenendo che le azioni della Russia violassero la sovranità dell’Ucraina e l’integrità del territorio, ha telefonato Putin dicendogli che ha respinto i risultati del referendum e che ha avvertito Washington per procedere verso l’imposizione di sanzioni a Mosca. Inoltre, ha riferito al presidente russo che la crisi potrebbe essere risolta diplomaticamente se solo l’esercito russo fermasse le sue incursioni in Ucraina. Arseniy Yatsenyuk invece, il nuovo primo ministro dell’Ucraina, ha detto che né Kiev, né l’Occidente avrebbero riconosciuto i risultati di un referendum controllato attraverso le armi: “Ora, sul territorio della repubblica autonoma di Crimea sotto la direzione della Federazione Russa, uno spettacolo circense è in corso: il cosiddetto referendum. Anche se a prendere parte alla performance sono 21.000 soldati russi, che con i loro fucili stanno cercando di dimostrare la legittimità del referendum“.

Da una parte c’è il referendum, strumento di democrazia diretta; dall’altra ci sono invece gli eserciti e le armi; dall’altra parte ancora gli interessi dei poteri forti. Dispiace dirlo, ma chi pensava che dopo il voto, a prescindere dai risultati, la situazione sarebbe cambiata positivamente si è sbagliato di grosso; la situazione si è ulteriormente complicata e sarebbe un grave errore continuare a sottovalutarla.

Fonte: www.aljazeera.com

La Crimea tra Ucraina e Russia

Le autorità della Crimea, dopo una votazione in parlamento, hanno annunciato che considerano il loro territorio come parte integrante della Russia. Il referendum previsto per il 30 marzo che avrebbe dovuto chiedere agli elettori se desideravano maggiore autonomia da Kiev (Ucraina) è stato anticipato al 16 marzo.

La votazione che avverrà il 16 marzo dovrebbe essere una formalità, visto che a quanto pare la decisione in parlamento di unirsi alla Russia sia già stata presa. Inoltre, tale decisione è avvenuta in concomitanza al vertice di emergenza dell’Unione europea dedicato all’Ucraina e svoltosi a Bruxelles: alcuni funzionari europei hanno considerato l’idea delle autorità della Crimea “completamente illegale“; i funzionari britannici hanno affermato che sosterranno le intenzioni del governo ucraino, il quale considera il referendum anticostituzionale; il primo ministro ucraino, Arseniy Yatseniuk, ha respinto fermamente la proposta di referendum: “Questa è una decisione illegittima. Questo cosiddetto referendum non ha alcun fondamento giuridico dopo tutto. La Crimea era, è e sarà parte integrante dell’Ucraina. In caso di un’ulteriore escalation e di intervento militare in territorio ucraino da parte di forze straniere, il governo ucraino e i militari agiranno in conformità con la Costituzione e le leggi.” Dall’altra parte, in una conferenza stampa tenutasi in Simferopoli, capitale della Crimea, il vice primo ministro della regione Rustam Temirgaliev ha affermato che, per quanto riguarda il referendum del 16 marzo, il parlamento ha votato con 78 voti positivi, 0 contrari e 8 astensioni: quindi il referendum si terrà “solo per confermare” la decisione.

La situazione è molto contorta. La Crimea ha una grande popolazione filo-russa, ma è anche vero che molte persone vogliono più autonomia, piuttosto che una vera e propria unione con la Russia. Questa divisione, molto probabilmente, creerà ulteriori divergenze all’interno della politica ucraina e anche di quella europea, visto che ormai anche altri paesi dell’Unione europea sono coinvolti in questa vicenda.

Ucraina: cecchini assunti dai leader di Maidan

È stata intercettata una telefonata tra il ministro degli esteri dell’Estonia, Urmas Paet, e il capo della politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton, nella quale si evince che i cecchini che hanno sparato contro i manifestanti e i poliziotti a Kiev sarebbero stati assunti dai leader della protesta di Maidan. La chiamata è stata effettuata dopo la visita a Kiev del ministro estone del 25 febbraio. Di seguito è riportato il video della registrazione telefonica:

Paet: “Vi è ora la più forte conoscenza che dietro i cecchini, non c’era Yanukovich, ma una persona dalla nuova coalizione“. Risponde la Ashton: “Penso che noi vogliamo indagare, ciò è interessante“. Tra i vari fatti che emergono, è opportuno sottolineare la vicenda raccontata da Paet in merito al medico che, curando manifestanti e poliziotti, ha sostenuto che erano stati tutti colpiti dalle stesse persone. La reazione della Ashton è stata: “Beh, sì… Ecco, è terribile“.  La conversazione è stata intercettata e poi pubblicata sul web da alcuni funzionari del servizio di sicurezza dell’Ucraina, sostenitori dell’ormai ex presidente ucraino Victor Yanukovich. Sorge la necessità di avere altre risposte, magari più chiare, per comprendere meglio il ruolo dei cecchini in questa vicenda. Nel mese scorso a Kiev, precisamente a piazza Maidan, sono morte 94 persone e ben 900 sono state ferite durante gli scontri tra manifestanti e polizia; la situazione attuale, visti anche gli ultimi movimenti in Crimea da parte della Russia, rimane ancora molto delicata.

Il primo ministro ucraino: la Russia ha dichiarato guerra all’Ucraina

Secondo Arseniy Yatseniuk, primo ministro ucraino, la mossa di Mosca di aver occupato la Crimea con le truppe russe è una vera e propria dichiarazione di guerra contro l’Ucraina: “Questa è in realtà una dichiarazione di guerra al mio paese. Esortiamo Putin a ritirare le sue truppe da questo paese e ad onorare i patti bilaterali. Se voleva essere il presidente che ha iniziato una guerra tra due paesi vicini e amici, ha raggiunto l’obiettivo nel raggio di pochi centimetri. Siamo sull’orlo del disastro“. Non c’è stata ancora alcuna violenza in Crimea, ma nel frattempo le truppe russe hanno occupato le posizioni strategiche di tutto il territorio. In risposta il governo ucraino ha ordinato la mobilitazione militare del suo esercito.

Il segretario di Stato americano John Kerry, invece, avverte la Russia della possibilità che possa essere espulsa dal prossimo G8, o che gli Stati Uniti potrebbero congelare i beni aziendali russi provocando un precipitoso calo del valore de rublo russo. 
Minacce, rivendicazioni di appartenenza, vecchie rivalità che tornano in superficie: insomma, ci sono tutti gli ingredienti necessari per far esplodere questa situazione molto delicata. Intanto, tra gennaio e febbraio, circa 675.000 ucraini hanno lasciato il loro paese per trasferirsi in Russia temendo che da un momento all’altro possa scoppiare un conflitto.