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Ambiente

Ucraina e OGM: intervista a Frederic Mousseau

L’offerta dell’Ucraina per stringere legami più forti con l’Occidente potrebbe avvenire attraverso un particolare scambio. Secondo Frederic Mousseau, Policy Director all’Oakland Institute, l’Ucraina potrebbe diventare un terreno di prova per le colture di OGM in cambio di denaro. L’affare sembra essere stato intavolato dalla Monsanto, multinazionale americana di biotecnologie. RT ha intervistato Mousseau, il quale ha espresso tutta la sua preoccupazione nel caso in cui dovesse avvenire l’accordo.

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L’intervista

RT: Se questo affare di 17 miliardi di dollari è stato approvato dall’FMI e il divieto ucraino sulle colture OGM è stato sollevato, vuol dire che è solo una questione di tempo prima che i contadini crescano coltivazioni modificate?

FM: Questo è molto probabile perché c’è molta pressione da parte dell’industria biotecnologica, come la Monsanto, per far sì che ciò venga approvato in Ucraina. È anche parte dell’Accordo di Associazione UE che ha un particolare articolo che prevede l’espansione della biotecnologia e degli OGM in Ucraina.

RT: Se era una delle pre-condizioni del prestito multi-miliardario, pensi che sia giusto dire che la Monsanto ha una notevole influenza sull’FMI e la Banca Mondiale e che detta loro anche delle condizioni?

FM: Abbiamo visto nel 2013 che la Monsanto ha investito 140 milioni di dollari per progettare nuovi semi in Ucraina. È chiaramente il cestino del pane d’Europa ed è un obiettivo fondamentale per una società come la Monsanto, che vede questo enorme potenziale per la produzione e questo enorme mercato. L’Europa è stata abbastanza contraria nel consentire gli OGM, ma se hanno successo in Ucraina, allora ci potrebbe essere un effetto domino in Europa.

RTÈ stata una coincidenza o un’azione pre-programmata quella nel dicembre 2013, quando il divieto sui beni OGM è stato sollevato in Ucraina poche settimane prima che l’FMI avrebbe dovuto dare un prestito al paese?

FM: Non può essere una coincidenza, perché abbiamo visto una forte mobilitazione dell’industria e dell’attività agricola nel lobbismo presso il governo e l’Unione europea per avere questi cambiamenti nella legislazione. Inoltre abbiamo visto questo investimento in arrivo prima di qualsiasi approvazione degli OGM. Quindi chiaramente questa pressione era lì e avere una tale clausola nell’Accordo di Associazione UE significa che i lobbisti del settore dovevano essere al lavoro già da mesi prima.

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RT: Il presidente del Business Council USA-Ucraina ha detto che è necessario tenere il governo ucraino fuori del business dell’agricoltura e trasformarlo in un’industria del settore privato. Possiamo dire che l’America ha messo gli occhi sui vasti campi che potrebbero essere una miniera d’oro per l’agricoltura?


FM: Ci sono queste aziende di semi come la Monsanto e aziende di pesticidi, ma vi è anche la terra dell’Ucraina che finora è stata sotto il controllo del governo ucraino e non è stata disponibile per la vendita. Ci sarà una grande spinta nel privatizzare questa terra e nel farne un bene prezioso, che può essere acquistato da società straniere. Quello che abbiamo visto negli ultimi anni è che, anche se la terra non poteva essere acquistata, è stato affittata su vasta scala. Già 1,6 milioni di ettari sono stati acquistati da soggetti stranieri ed è molto probabile che, se i programmi di riforma continueranno, ci saranno più aziende, più interesse e queste cercheranno di stringere accordi per la terra ucraina.

RT: Vi è un notevole sentimento anti-OGM in tutto il mondo. Se si prende questo in considerazione, quanto benefico sarebbe per l’Ucraina fare affidamento sul settore delle colture OGM con sede negli Stati Uniti?


FM: Si presenta come parte di un accordo con l’Unione europea e sappiamo che i cittadini e gli agricoltori europei sono contro gli OGM, ma comunque abbiamo un accordo con l’Unione Europea, la quale ha elaborato un accordo con l’Ucraina per espandere l’uso di OGM. Sembra qualcosa che è stata organizzata dai lobbisti delle multinazionali e dei funzionari in seno alla Commissione europea. Abbiamo visto in tutto il mondo che questo non è vantaggioso per gli agricoltori, non è vantaggioso per i cittadini. È proprio nell’interesse delle imprese che stanno assumendo il controllo dei semi utilizzati dagli agricoltori di tutto il mondo. Il cibo così prodotto non diventa migliore o più economico.

RT: Quanto potenzialmente nociva pensi che la coltivazione di OGM possa essere per quei ricchi e fertili terreni ucraini?


FM: Abbiamo visto negli Stati Uniti, dove sono state coltivati OGM per un paio di decenni. Abbiamo preoccupazioni circa la qualità del suolo perché l’uso di OGM viene fornito con un elevato livello di di fertilizzanti e questo distrugge molti dei materiali organici nei terreni. Vi è anche un rischio molto elevato di contaminazione per quegli agricoltori che scelgono di non utilizzare OGM e lo abbiamo visto molto chiaramente in Nord America, dove vi è stata tanta contaminazione.

OGM o non OGM?
Molto probabilmente questa storia proseguirà per le lunghe e non si saprà come andrà a finire fin quando non si prenderanno delle decisioni definitive. Il Fondo Monetario Internazionale, la Monsanto, aziende di pesticidi, terreni “affittati”: difficile credere che gli organismi geneticamente modificati non siano prettamente un business. L’Ucraina si trova attualmente in una situazione molto complicata e forse questo degli OGM è un problema secondario, ma non per questo da trascurare.

Scienziati lavorano sul latte artificiale

Tre bio-ingegneri della startup Muufri stanno lavorando sulla produzione di latte artificiale privo di lattosio e colesterolo, senza coinvolgere direttamente le mucche. Sembra un obiettivo irraggiungibile, ma Ryan Pandya, Perumal Gandhi e Isha Datar fanno sul serio e hanno intenzione di ottenere un risultato rivoluzionario.

Scopo della startup non è solo quello di produrre una bevanda che sia consumabile anche da chi è intollerante al lattosio ( circa il 75% della popolazione mondiale ), ma anche quello di ridurre la dipendenza dell’uomo dagli animali e quindi impedire un eccessivo sfruttamento di questi ultimi. Di conseguenza, ne beneficerebbe anche l’ambiente naturale, un tema che, insieme a quello delle grandi operazioni agricole industriali del Nord America, è centrale per i tre bio-ingegneri:

È sconvolgente per noi perché si traduce in una ridotta qualità del latte e provoca così tanti problemi in termini di danni ambientali, gas serra e inquinamento delle acque“.

Questi sono grandi problemi che iniziano ad accadere quando si ammassano gli animali insieme“. “Ci siamo chiesti, qual è il prodotto? Non è la mucca, è il latte che la mucca produce“.

Così, i tre scienziati sono partiti per studiare la composizione del latte e hanno scoperto che è molto semplice. I componenti principali del latte che forniscono il suo sapore e le sue funzioni sono sei proteine e otto grassi. Inoltre, i tre scienziati stanno progettando un kit fai-da-te che includerà le proteine e altri ingredienti necessari per la produzione del latte artificiale.

Qui si aprono degli interrogativi: come la prenderà l’industria del latte tradizionale? Questo latte artificiale davvero non sarà pericoloso per la nostra salute? Sono domande importanti, ma che si inseriscono in una discussione molto più ampia e complicata che vede, da una parte, chi sostiene che il latte genuino è solo quello materno, dall’altra chi sostiene che almeno un bicchiere di latte al giorno possa aiutare chi ha problemi di artrite. Aprire un dibattito su questo punto non è mia intenzione. Piuttosto, vorrei porre l’attenzione su eventuali pro e contro per la salute, l’ambiente e gli animali nel caso in cui un giorno avremo la possibilità di mettere confezioni di latte artificiale nel carrello della spesa.

Fonte: dailymail.co.uk

Il direttore di Fukushima ammette che la situazione è fuori controllo

La situazione di Fukushima, al contrario di quanto hanno detto alcuni tecnici della TEPCO (la compagnia elettrica giapponese che si sta occupando del problema), è molto critica. Il responsabile dell’impianto, Akira Ono, ha ammesso che i vari tentativi di tappare le falle del centro nucleare sono stati inutili. Questi fallimenti sono molto preoccupanti: possibile non si riescano a trovare delle soluzioni efficaci?

Akira Ono ha affermato: “È imbarazzante ammetterlo, ma ci sono alcune parti del sito in cui non abbiamo il pieno controllo“. Fino ad ora enormi quantità d’acqua sono state pompate negli impianti dei reattori danneggiati, con lo scopo di evitare un  loro surriscaldamento. Ma questo processo produce altrettante quantità di acqua contaminata che deve essere depositata all’interno di serbatoi nei pressi dell’impianto nucleare. Altre dichiarazioni del direttore sono stranamente esplicative: “Può sembrare strano, ma questo è il conto che dobbiamo pagare per quello che abbiamo fatto negli ultimi tre anni. Ma siamo stati eccessivamente pressati dal costruire serbatoi in fretta e forse non abbiamo prestato sufficiente attenzione alla qualità. Dobbiamo migliorare la qualità partendo da qui“. Migliorare partendo da un disastro che si poteva evitare? Qui Ono ha cercato di far passare in secondo piano le responsabilità da lui stesso descritte poco prima.

Secondo gli esperti lo smantellamento completo dell’impianto nucleare richiederà decenni e costerà alla nazione miliardi di dollari. Ma se i tecnici della TEPCO fino a questo momento hanno lavorato ottenendo solo fallimenti, come si può sperare di risolvere la situazione nell’arco di decenni? Si tratta di un disastro nucleare e i danni si potrebbero ripercuotere anche oltre i confini giapponesi. Anzi, già sta succedendo. Secondo alcuni scienziati le acque contaminate hanno ormai raggiunto anche le cose occidentali americane. Bisogna trovare delle soluzioni risolutive quanto prima.

Fonte: http://www.infowars.com/out-of-control-fukushima-manager-admits-to-embarrassing-failure/

#ItaliaNOogm: Legambiente organizza un evento contro gli OGM

Il  5 aprile Legambiente sarà presente in alcune piazze italiane per proporre un referendum riguardo la questione degli OGM: sei favorevole alla coltivazione degli organismi geneticamente modificati oppure no? Il 9 aprile il Tar si pronuncerà sul ricorso presentato da un agricoltore friulano contro il decreto che proibisce la semina di mais OGM. Se il ricorso verrà accolto, le industrie biotecnologiche avranno campo libero per i loro affari. Legambiente si è schierata nettamente contro tali prodotti e sta tentando di informare e sensibilizzare. Vediamo perché.

Situazione italiana

In Italia la coltivazione di OGM è vietata, ma è possibile l’importazione e la vendita di questi prodotti quando sono destinati alla creazione di mangimi per animali. I prodotti che contengono più dello 0,9% di OGM devono avere un’etichetta. Tali etichette però, da sole, non bastano: infatti, queste non contengono informazioni riguardo le filiere di produzione. E questo è un primo campanello d’allarme.

Gli OGM sono sicuri per la salute dell’uomo?

Qualcuno che guarda più verso gli interessi economici risponde di si; altri che mettono la salute al primo posto sostengono di no. Questa è una brutale sintesi, ma è necessaria affinché si comprenda in che situazione ci troviamo. Di sicuro c’è questo: il trasferimento di geni da una specie all’altra può comportare mutazioni genetiche e quindi dei rischi per la salute. Un altro problema è legato alla perdita della biodiversità a causa della contaminazione di piante da parte di pesticidi legati alla coltivazione di OGM. Questi processi determinano la morte di insetti e l’inquinamento delle acque.

E allora cosa bisogna fare?

Innanzitutto bisogna informarsi. Il web offre tantissime opportunità:  facendo particolare attenzione alle fonti e acquisendo una certa esperienza col tempo, si sarà in grado di trovare le giuste informazioni, o almeno quelle che offrono un punto di vista più critico su determinati argomenti. Per quanto riguarda gli OGM, questa sezione del sito di Legambiente offre diverse informazioni.

Quindi, molto dipende da ciò che sappiamo. Se sei intenzionato a vietare la coltivazione di OGM in Italia e ad acquistare solo prodotti biologici certificati, allora condividi queste informazioni. Legambiente ha proposto l’hashtag #italiaNOogm per condividere l’evento e le foto di prodotti tipici più amati sui social network. Magari potresti iniziare da lì.

Monsanto ammette: i semi sono “velenosi”

Foto da Facebook.com
Attenzione
Semi trattati con veleno.
Non usare per cibo, alimentare 
o produrre olio.”
Questa è la scritta dell’etichetta ( foto sopra ) di un pacchetto di semi distribuito dalla Monsanto, multinazionale americana specializzata nella produzione di biotecnologie. Ciò in un primo momento è spiazzante: perché producono semi velenosi con cui non possiamo nutrirci? E come mai questi avvertimenti così chiari e diretti arrivano solo ora, mentre prima non se ne faceva alcun accenno? Trovare risposte esaurenti è difficile.
La Monsanto non è l’unica società che sta agendo in questo modo: l’industria chimica tedesca BASF, molto nota per il trattamento delle sementi con l’insetticida Axcess, ha pubblicato un avvertimento che proibisce, in maniera molto chiara, l’alimentazione con semi trattati e delle piante nate da questi, sia per gli esseri umani e sia per gli animali. In questo modo, l’etichettatura di questi OGM potrà consentire alle persone di pensare per qualche secondo in più prima di acquistare prodotti di questo tipo. D’altra parte, è ormai evidente che prodotti così velenosi, se non destinati direttamente a noi, sicuramente procurano danni notevoli all’ambiente e alle specie autoctone: infatti la Nufarm, un’azienda che produce principalmente fitofarmaci, attraverso un foglietto illustrativo spiega che il prodotto chimico Signet 480 Fs è dannoso per i pesci, gli uccelli, le specie in via d’estinzione e l’ambiente.
Queste etichette e questi foglietti illustrativi, forse, testimoniano che qualcosa sta cominciando a cambiare. Le conseguenze negative relative all’utilizzo di questi prodotti chimici e alla produzione di OGM ora sono in parte rese più chiare. Sta anche ai compratori decidere se avvelenarsi e/o avvelenare o meno. Si spera che questi non rimangano dei rari casi isolati e che invece le procedure di etichettatura vengano adottate da tutte le industrie biotecnologiche.