L’importanza della ghiandola pineale

La ghiandola pineale (o epifisi) è una ghiandola endocrina della grandezza di una nocciola ed è situata più o meno al centro del cervello, tra i due emisferi. Essa è stato oggetto di grande considerazione sin dal passato:  per il filosofo francese Cartesio rappresentava il punto principale dove anima (res cogitans) e corpo (res extensa) interagiscono; gli indù la considerano come il “terzo occhio”, in riferimento ad alcune tradizioni spirituali basate sui chakra.
La sua funzione principale è quella della produzione di melatonina, cioè un ormone che regola il ritmo circadiano sonno-veglia reagendo a seconda della quantità di luce o buio nell’ambiente. Inoltre, la produzione di melatonina è fondamentale per l’assimilazione dello zinco, indispensabile per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Eventuali disturbi della ghiandola pineale possono provocare in un bambino pubertà precoce; infatti questa determina l’inizio della pubertà e, forse, anche la fine dell’età fertile.


La melatonina fornisce soprattutto una naturale resistenza al cancro. Questo è sicuramente il punto più interessante e importante, perché il cancro tuttora è un nemico spietato, complicato da annientare. Fino agli anni ‘60, i finanziamenti per la ricerca pubblica riguardo alla ghiandola pineale furono costantemente ostacolati e sottovalutati. Invece, in campo militare fu attentamente studiata dietro il finanziamento “invisibile” della CIA, la quale si è dimostrata sempre interessata all’ambito del paranormale.


Molto probabilmente vi sono tantissime cose (e non solo in questo caso) che non conosciamo proprio per questo regime di segretezza che detiene il controllo di informazioni importantissime, che potrebbero cambiare la vita di migliaia di persone. Magari la cura del cancro esiste da anni, ma non ce lo dicono. Perché gli interessi delle industrie farmaceutiche sono troppo grandi e potenti. Ultimamente sui social network girava la notizia di un giovane ragazzo che aveva scoperto la cura per il cancro, ma non so precisamente se si tratti di una notizia fondata: approfondirò appena posso.

Fonte e approfondimento:

Signoraggio: una vera e propria magia

L’essere umano è sempre stato affascinato dalla magia e dai trucchi di illusionismo. Ma quello del signoraggio bancario è forse il “giochino” più sorprendente e allo stesso tempo ingannevole.
Ad esclusione delle monete, il denaro è prodotto dalle banche centrali praticamente dal nulla per poi essere prestato a chi ne fa richiesta, chiedendo di conseguenza oltre l’importo addebitato anche degli interessi. Quello delle banche, ormai, è un vero e proprio monopolio: è evidente il circolo vizioso che hanno innescato grazie alla creazione del debito pubblico di cui ho scritto nel precedente post “Debito pubblico: l’esempio islandese”. Grazie a questo meccanismo soffocante, le principali banche centrali hanno il controllo su tutto: multinazionali, partiti politici, mezzi di comunicazione e grandi fette dell’industria culturale.
Magdì Cristiano Allam, in un articolo de Il Giornale, descrive in maniera molto comprensibile il funzionamento del signoraggio: 

Il signoraggio è la differenza tra il costo reale e il valore nominale della moneta. Oggi la Bce stampa la banconota da 100 euro al costo di 3 centesimi e la vende alle banche commerciali a 100 euro, più l’1% di interesse, in cambio di titoli di garanzia. Le banche rivendono la banconota allo Stato a un tasso superiore in cambio di buoni del Tesoro che sono titoli di debito. Lo Stato ripaga questi interessi facendoli gravare sulle tasse imposte ai cittadini. Quindi tutto il denaro in circolazione è gravato da interessi percepiti dalle banche e da tasse che gravano sulle nostre spalle. È così che noi siamo indebitati dal momento in cui nasciamo. È il sistema che di fatto corrisponde ad una «fabbrica del debito». Chi è il responsabile? A differenza di quanto si tenderebbe a pensare, la Bce è un’istituzione che svolge una funzione pubblica ma è di proprietà privata, detenuta da banche private, comprese quelle dei Paesi europei che non aderiscono all’euro. Ha la struttura di una società per azione e gode di autonomia assoluta dalla politica pur condizionando pesantemente la politica.

Una soluzione, figlia di un ragionamento semplicistico che accomuna un po’ tutti i “non addetti ai lavori”, potrebbe essere una valuta nazionale emessa direttamente dallo stato. Per questo invito chiunque fosse interessato, ma soprattutto chi ha le competenze necessarie, a riflettere sull’argomento, confrontarsi, trovare una soluzione che possa soddisfare tutti e migliorare questo sistema marcio.

Per la lettura dell’articolo completo di Magdì Cristiano Allam: http://www.nocensura.com/2012/07/bellissimo-articolo-su-signoraggio.html

Debito pubblico: l’esempio islandese

Ho approfondito questo avvenimento grazie alla lettura di “Rivoluzione non autorizzata” di Marco Pizzuti, “Edizioni il punto d’incontro”.

Prima del 2008 l’Islanda era il quinto paese del mondo per reddito pro capite, per bassa disoccupazione e per un’ottima diffusione del benessere. Ma nel 2001 si ritrovò ad affrontare un serio problema causato dal processo di privatizzazione dei principali istituti di credito. Dal 2003 tutte le banche islandesi furono acquisite da banchieri privati che concedevano facilmente prestiti alle famiglie. Così i banchieri iniziarono a costruire delle finte aziende nei paradisi fiscali e ad utilizzare il loro denaro “gonfiato” come una garanzia per ricevere ulteriore denaro da investire. In sostanza, un sistema economico destinato a collassare.

Quando ormai la situazione divenne critica, l’allora presidente Geir Haarde chiese un primo prestito al FMI (Fondo Monetario Internazionale) di 2 miliardi e 100 milioni di dollari per effettuare una parziale nazionalizzazione di alcune banche; il secondo prestito era pari a circa 8 miliardi di dollari che doveva essere poi restituito ai principali investitori (inglesi ed olandesi). Il FMI approvò. La reazione del popolo islandese fu immediata, anche se i principali media non riportarono nulla. Gli islandesi non avevano intenzione di pagare il debito delle banche con i soldi pubblici: quindi organizzarono proteste di massa e migliaia di persone scesero in piazza contro il governo ed occuparono il parlamento per settimane. Haarde rassegnò le proprie dimissioni e il 25 Aprile del 2009 vennero indette le nuove elezioni che furono vinte da Johanna Sigurdardottir, la quale si impegnò da subito a restituire a Gran Bretagna e Olanda più di 4 miliardi di dollari promettendo ai cittadini di legare l’importo dei rimborsi al tasso di crescita economica dell’Islanda. Ma invece chiese un altro prestito al FMI e fece approvare in parlamento una legge che vincolava i cittadini al pagamento del debito delle banche. Tuttavia, il capo di stato Olafur Ragnar Grimsson non ratificò la legge e venne così indetto un referendum: il 93% della popolazione votò contro il pagamento del debito straniero. Nel 2011 Sigurdardottir indisse un secondo referendum, ma il governo venne sconfitto nuovamente.
Da quel momento in poi, l’economia dell’Islanda ha continuato a crescere, fino ad arrivare a un +3% de l PIL nel 2012 e ad un abbattimento del tasso di disoccupazione.

Ora mi chiedo, per quanto tutti gli stati esistenti su questo pianeta possano adottare sistemi economici diversi, possedere culture diverse e porsi obiettivi diversi: perché in tutti gli altri governi democratici (oppure a questo punto dovrei dire “pseudodemocratici) questo non avviene? Il problema è dei cittadini pigri o degli stessi governi? Oppure il vero problema deriva dalla non conoscenza del vero concetto di debito pubblico, e cioè che in realtà ormai ci troviamo in una condizione in cui saldare il conto è praticamente impossibile? Argomenterò questo problema nel prossimo post.

Un codice “nascosto” nel DNA

Foto di ynse (Flickr)

Uno studio, pubblicato lo scorso 16 settembre sul giornale Science, ha mostrato che il codice epigenetico di un organismo (un ulteriore strato di istruzioni biochimiche del DNA) può evolvere più rapidamente rispetto al codice genetico e può influenzare fortemente i tratti biologici.


Per ora lo studio è concentrato unicamente su una singola pianta chiamata Arabidopsis thaliana, molto utilizzata come organismo modello nelle scienze vegetali, ma non si esclude che altri organismi, inclusi gli esseri umani, possano essere sensibilmente influenzati da questi meccanismi biologici.


Joseph Ecker, professore che dirige la ricerca al Salk’s Plant Molecular and Cellular Biology Laboratory, afferma: “Abbiamo scoperto che queste piante hanno un codice epigenetico che è molto più flessibile e influente di quanto immaginavamo. C’è chiaramente una componente di ereditarietà che non comprendiamo a pieno. È possibile che noi umani possediamo un simile meccanismo epigenetico attivo che controlla le nostre caratteristiche biologiche che sono tramandate ai nostri bambini.” Inoltre Ecker afferma che i risultati di questo studio mostrano che il codice epigenetico può essere riscritto velocemente e portare a un sensazionale risultato. “Questo significa che i geni non sono i padroni del destino. Se non siamo affatto come queste piante il nostro epigenoma può anche subìre relativamente un rapido e spontaneo cambiamento che potrebbe avere una grandissima influenza sui nostri tratti biologici.”

Ora che hanno dimostrato il verificarsi delle mutazioni epigenetiche spontanee, i ricercatori del Salk hanno intenzione di rivelare i meccanismi biochimici che permettono questi cambiamenti. Questo codice “nascosto” collegato al DNA delle piante permette loro di svilupparsi e di trasmettere nuovi tratti biologici molto più rapidamente rispetto a quanto si pensasse prima.
Immaginate se un giorno potremo essere in grado di cambiare il nostro aspetto o quello dei nostri figli…

Fonte: http://redicecreations.com/article.php?id=23249