Scienziati stampano “tessuti” umani e orecchie artificiali

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford ha costruito una speciale stampante 3D per creare un materiale simile al tessuto vivente. Questi scienziati hanno messo a punto una particolare sostanza che potrebbe cambiare radicalmente il registro per la guarigione della pelle umana. Il materiale è costituito da gocce d’acqua simili al caviale  protette da molecole lipidiche.

Sul sito web Oxford University sono state riportate alcune affermazioni del professor Bayley: “I ricercatori non stanno cercando di creare i materiali che somigliano fedelmente ai tessuti, ma piuttosto strutture che possono svolgere le funzioni di tessuti“. Nel frattempo, gli ingegneri biomedici del Weill Cornell Medical College di New York hanno stampato orecchie artificiali che sono identiche a quelle vere, sia nell’aspetto sia nelle funzioni. Utilizzando una stampante 3D, i ricercatori hanno costruito uno stampo a forma di orecchio che è stato poi iniettato con un gel strutturale. Una produzione di un orecchio richiede meno di due giorni: mezza giornata per la costruzione dello stampo, un giorno per la stampa, 30 minuti per iniettare il gel e un finale di 15 minuti per altri tipi di impostazioni. 

Ciò potrebbe aiutare tutti quei bambini nati  con una deformità chiamata microtia che altera l’udito a causa di una sezione mancante dell’orecchio esterno. Quindi, coloro che hanno perso parte del loro orecchio esterno in un incidente o a causa di un cancro possono trarre beneficio da tale innovazione tecnologica. Sono questo tipo di invenzioni a cambiare positivamente la vita di un individuo sfortunato, ostacolato da una malformazione esteticamente e funzionalmente dannosa. Speriamo bene.

Theodore Berger: il codice della memoria a lungo termine è stato decifrato

Theodore Berger è un ingegnere biomedico e neuroscienziato presso la University of Souther California a Los Angeles, il quale da più di 20 anni, si sta dedicando alla progettazione di chip di silicio in grado di imitare il funzionamento dei neuroni nello specifico caso della memoria a lungo termine del cervello umano.

Le protesi neurali non sono state ancora sperimentate su soggetti umani, ma esclusivamente su ratti e scimmie. Il risultato più soddisfacente è stato raggiunto lo scorso autunno tramite un esperimento con il quale Berger e i suoi collaboratori hanno dimostrato di poter aiutare a recuperare, grazie appositi elettrodi, le memorie a lungo termine di alcune scimmie. Se un simile tentativo sembra troppo esasperato, vi sono recenti successi che possono sostenere tale iniziativa: è il caso di alcuni esperimenti in fase iniziale in cui impianti di elettrodi hanno permesso a una persona paralizzata di muovere braccia robotiche attraverso il pensiero.
Per poter proseguire nel suo studio in modo concreto, Berger ha sviluppato teoremi matematici che descrivono la modalità del movimento dei segnali elettrici dei neuroni nell’ippocampo per costituire una memoria a lungo termine. Secono il neuroscienziato, infatti, le sue equazioni “Individuano un evento importante nell’ambiente e calcolano le potenziali azioni“. E inoltre aggiunge: “Credo che saremo in grado di sviluppare un modello che funzioni bene in molteplici condizioni, anche se non tutte. L’obiettivo è di migliorare la qualità della vita di qualcuno che soffra di gravi mancanze di memoria. Se posso fornire loro l’abilità di formare nuove memorie a lungo termine in almeno metà delle condizioni in cui la maggior parte della gente vive, sarò felicissimo, così come la maggior parte dei pazienti”.

Quindi, lo scopo principale di questa ricerca, sarebbe quello fornire delle protesi utili per tutte quelle persone che hanno subìto danni da Alzheimer, lesioni cerebrali, infarti e interruzioni alle reti neurali che impediscono di conseguenza la formazione di una memoria a lungo termine. Per raggiungere questo obiettivo, Berger e i suoi collaboratori stanno testando l’utilizzo di elettrodi impiantati nell’ippocampo per monitorare e prevenire eventuali crisi di epilessia nei loro pazienti. Se questa ricerca continua su questo binario, sia sul piano metodologico e sia sul piano etico, allora i possibili risultati positivi non potranno che essere accettati entusiasticamente.

La Commissione europea propone una legge per controllare la coltivazione dei semi

La Commissione europea ha recentemente proposto una nuova legge tale da non consentire la coltivazione, la riproduzione e il commercio di semi che non sono stati “approvati” da quella macchina burocratica denominata Agenzia delle Varietà Vegetali europeeQuesta legge è chiamata “Plant Reproductive Material Law: i governi si interesseranno della   gestione per la coltivazione di tutte le piante e di tutti i semi da essi catalogati. Quindi, un contadino che decide di coltivare con semi non regolamentari, potrà essere condannato senza tanti problemi. Il progetto di legge può essere letto qui. E ciò che si evince, dopo una lettura approfondita, è che ci troviamo di fronte a un altro caso di controllo governativo.

Questa legge intende interrompere immediatamente la coltivazione professionale di varietà vegetali ad uso di piccoli coltivatori, di coltivatori biologici, e di agricoltori che operano su piccola scala. I piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali – per esempio, coltivano senza usare macchine e non possono o non vogliono utilizzare spray chimici potenti. Non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali. ” Così ha detto Ben Gabel, coltivatore di verdure e direttore del The Real Seed Catalogue. 
Da sottolineare il titolo IV della legge, che recita così: “Le varietà, per essere disponibili sul mercato in tutta l’Unione, devono essere incluse nel registro nazionale o nel registro dell’Unione registrate con procedura da indirizzare all’Ufficio Comunitario della Varietà delle Piante“. Tutti i prodotti devono quindi essere registrati e la maggior parte dei governi saranno contenti di poter attuare una simile iniziativa: se si registra tutto, tutto è sotto controllo. Compresi i coltivatori commerciali, ma molto probabilmente tale normativa verrà successivamente indirizzata anche contro i piccoli coltivatori.

Ciò che non torna, inoltre, è l’intestazione della legge che rende tutto apparentemente semplice e rispettoso della natura. In realtà, più ci si addentra nell’articolo, e più si riscontra il contrario di quanto riportato nell’introduzione. Lo scopo di tale legge è un altro: mettendo fuori gioco i piccoli commercianti e i piccoli contadini indipendenti, le grandi corporations (come ad esempio la Monsanto) ne potranno trarre grandi guadagni. Le imprese monopolistiche si consolideranno sempre più, mentre gli umili e onesti lavoratori rischieranno di ritrovarsi in carcere o di vivere in povertà.
Questa non è democrazia, come molti paesi si vantano di proferire. Questo è il dominio burocratico del settore alimentare (non l’unico) da parte di quei governi che desiderano un accentramento del potere. Un potere che col trascorrere del tempo è sempre più globale.
E le conseguenze di simili tendenze potrebbero essere disastrose sul piano della libertà individuale: i diritti universali dell’uomo sembrano annegare sempre di più nell’oblio…

Google riconosce la Palestina

Qualche giorno fa Google ha cambiato l’intestazione della sua hompage all’indirizzo http://www.google.ps./ da “Palestinian Territories” a “Palestine“.

L’aggiornamento è stato effettuato sulla base della decisione, dell’anno scorso, delle Nazioni Unite dopo una votazione che vide 138 favorevoli, 9 contrari e 41 astenuti per la definizione della Palestina come stato osservatore non-membro.
Il ministro degli esteri israeliano Yiga Palmor ha reagito alla notizia affermando: “Google non è un’entità diplomatica che si chiede perché loro sono coinvolti nelle politiche internazionali e sono schierate dal lato controverso“.
I palestinesi, invece, accettano volentieri questa mossa e il capo delle telecomunicazioni dell’Autorità palestinese di Mahmud Abbas, Sabri Saidam, sostiene che la mossa di Google è “un passo nella giusta direzione” e afferma: “Noi speriamo che anche Google Maps mostrerà il fatto che la terra palestinese è stata rubata dalla colonizzazione israeliana“.

In ogni caso, l’azione di Google ha sicuramente fornito un impatto mediatico non indifferente, soprattutto per il vasto numero di utenti che utilizzano questo motore di ricerca che dal 1997 sta sempre più consolidandosi e assumendo una posizione dominante rispetto ai suoi rivali.

Progetto BRAIN: una mappatura del cervello

Siete a conoscenza del progetto Brain Research through Advancing Innovative Neurotechnologies (BRAIN), comunicato dal presidente Obama lo scorso Febbraio? Si tratta di un progetto molto ambizioso, ma non per questo inattuabile: effettuare una mappatura del cervello analizzando l’attività di svariati milioni di neuroni.

Una tecnologia come questa, secondo la genetista molecolare Miyoung Chun, permetterà di comprendere al meglio le modalità di ragionamento, apprendimento, memorizzazione e molto altro del cervello umano. Insomma, analizzando nel complesso tutti questi aspetti, si potrebbe ricavare una teoria generale del cervello.

Fin qui la cosa sembra molto interessante, ma per quanto riguarda l’aspetto dei vantaggi per la salute ci sono delle incertezze. Infatti, su questo punto, Miyoung Chun non si sbilancia molto e preferisce generalizzare: “Una rete interdisciplinare di scienziati e ingegneri lavorerà per produrre nuove e potenti protesi, trattamenti per violenti disordini cerebrali, strategie educative più efficaci e tecnologie intelligenti per imitare le straordinarie abilità del cervello.”

L’unica certezza, per ora, è la grandissima quantità di fondi che questa ricerca richiede, i quali dovrebbero aggirarsi intorno ai miliardi di dollari; sarà inoltre indispensabile la cooperazione tra le varie agenzie governative e le università.

In sostanza, si tratterebbe di un progetto davvero singolare. Spero si potranno ottenere risultati utili e importanti, che potranno essere condivisi per il bene dell’umanità e non per un suo sfruttamento. Col cervello non si scherza.


Fonte e approfondimento: technologyreview.it