Ariel: primo drone sottomarino targato USA

Un drone
Il drone è un velivolo non pilotato dall’uomo, ma da un computer di bordo tenuto sotto controllo in remoto da un navigatore o da un pilota che si trova comunque nella stessa area di azione ma lontano dal centro operativo. Ci sono diversi tipi di droni: cambiano in dimensioni e peso in base all’utilizzo che se ne fa. L’applicazione più frequente di questa tecnologia è in ambito militare: gli aeromobili sono attrezzati con armi o con videocamere per il monitoraggio di zone pericolose. Ma possono essere utilizzati anche in ambito civile: monitoraggio ambientale, sicurezza delle frontiere e per la “battaglia” contro i narcotrafficanti; rilevamento di oggetti e operazioni di ricerca e salvataggio.
La marina militare USA, dopo sei anni di pianificazione, ha lanciato il primo drone sottomarino chiamato Ariel e soprannominato “Sea Robin“, in riferimento alla famiglia dei pesci dei Triglidae che possiedono grandi pinne pettorali le quali si muovono come fossero delle ali di uccello. Ariel è utilizzato principalmente per operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione, ed è in grado di rimanere in volo per sei ore anche autonomamente. Quella dei droni è una tecnologia che viene sempre più utilizzata: la Federal Aviation Administration (FAA) prevede infatti la produzione di circa 7.500 droni commerciali nei prossimi cinque anni. Anche Jef Bezos, amministratore delegato di Amazon, è propenso nel lanciare sul mercato un drone per la consegna dei prodotti entro il 2015.
La tecnologia fa passi da gigante, ma a volte sono dei passi che schiacciano e distruggono anche tutto ciò che c’è di buono e innocente: è il caso dell’impiego militare. I civili morti nelle zone interessate dalla guerra con gli aeromobili a pilotaggio remoto ammontano ormai a 900 e sono destinati ad aumentare. Consiglio di dare un’occhiata a questa infografica per meglio rendersi conto di cosa siano i davvero i droni della guerra.
Fonti: infowars

La NSA traccia i cellulari

Edward Snowden ha reso pubblico, attraverso il Washington Post, un altro documento in cui svela altre operazioni della National Security Agency (NSA). Stavolta la denuncia è rivolta alla geolocalizzazione di centinaia di milioni di persone attraverso i loro cellulari. La NSA ha raccolto circa 5 milioni di registrazioni di posizioni geografiche per poi creare un enorme database su cui gli operatori avrebbero lavorato per la ricostruzione di spostamenti, comportamenti e connessioni delle persone tracciate.
La stessa agenzia ha confermato solo una parte della notizia: ha inoltre dichiarato che questo tipo di operazione è del tutto legale e utile esclusivamente per la lotta al terrorismo. Sta di fatto che, se non fosse stato per Snowden, l’operazione sarebbe rimasta nascosta agli occhi di tutti ancora oggi. In merito a ciò, l’associazione American Civil Liberties Union ha dichiarato di essere sorpresa di un simile livello di sorveglianza: un’operazione del genere richiedeva una precisa discussione con  la popolazione americana per ovvie ragioni di privacy. Le rivelazioni di Snowden, con il trascorrere del tempo, destano sempre più preoccupazioni per i cittadini che non sanno più a chi rivolgersi per la difesa dei propri diritti. Lo stesso presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha affermato che anche lui deve fare attenzione nell’utilizzo di determinati strumenti per la comunicazione ai fini di una maggiore sicurezza: non può usare l’Iphone, ma solo un BlackBerry appositamente modificato per ogni evenienza.
Una situazione paradossale, della quale però i cittadini americani vogliono e dovrebbero saperne di più. I motivi legati al terrorismo assumono sempre più le sembianze di una giustificazione infondata. D’altronde, si sa, ci piace considerare che la NSA abbia tracciato o stia tracciando solo gli stessi americani; ma la realtà, forse, è ben diversa. Il potere di controllo di questa agenzia si sta dimostrando enorme e non è detto che nel resto del mondo sia stato solo di passaggio.

Una fotocamera che scatta foto 3D anche al buio quasi totale

Alcuni scienziati del MIT (Massachusetts Institute of Technology) hanno progettato una fotocamera in grado di ricostruire immagini 3D anche al buio. Uno sviluppo successivo potrebbe portare alla costruzione di particolari videocamere spia per missioni delicate o anche per rendere più efficace il trattamento per gli occhi che possono subire danni a causa di luci forti. Ma la prima possibilità sembra che sia uno dei primi obiettivi dell’istituto, se non il principale. 
L’ingegnere ideatore si chiama Ahmed Kirmani e insieme ai suoi colleghi ha spiegato che la fotocamera funziona nel seguente modo: viene effettuata una scansione dell’oggetto attraverso impulsi laser a bassa intensità; ogni impulso di luce viene creato finché un fotone riflesso viene registrato da un rilevatore situato stesso all’interno della fotocamera; a questo punto entra in gioco un algoritmo che abbina ad ogni spazio illuminato un pixel; una serie di pixel genereranno l’immagine; infine, il tempo impiegato dai fotoni riflessi dagli impulsi laser sull’oggetto in esame indica la profondità dello stesso.
Le immagini riprodotte saranno in bianco e nero: le zone più score degli oggetti necessitano di più impulsi di luce per essere riflesse come si deve. Il progetto è solo alla fase iniziale, immaginate cosa potrebbe uscirne fuori tra circa 5 anni.
Fonte: dailymail

La NSA ha spiato 50.000 PC attraverso dei malware

Edward Snowden, l’ex tecnico della CIA ormai divenuto famoso per ciò che in Italia è stato definito  scandalo Datagate, attraverso il quotidiano olandese NRC, ha rilasciato dei documenti che riguardano altre operazioni della NSA (National Security Agency). L’agenzia statunitense, infatti, avrebbe usato dei malware (software ostili) per spiare circa 50.000 PC in tutto il mondo. Il numero dei PC in questione è relativamente basso se si pensa al numero totale delle connessioni che ci sono nel mondo; però Snowden, in un altro documento, precisò che i computer spiati spesso rientrano nella rete delle principali aziende di telecomunicazioni, come ad esempio la Belgacom Network, in cui avvengono numerosi scambi comunicativi.
Snowden ha spiegato diverse volte i metodi utilizzati dall’NSA per spiare i propri bersagli e in questo caso ha descritto come l’agenzia ha infettato dei computer grazie a dei trojan (un tipo di malware) trasmessi attraverso delle false email di conferma dei dati. Tali malware sono anche definiti “cellule dormienti“, cioè possono anche essere trasferiti nei PC assumendo uno stato passivo, non pienamente funzionante, per poi essere attivati con un comando remoto e quindi per controllare il computer infettato nei momenti ritenuti più opportuni. Inoltre, nel documento si fa riferimento ad altre agenzie di sicurezza considerate privilegiate per quanto riguarda la condivisione delle informazioni recuperate: sono quelle degli Stati Uniti, dell’Australia, del Canada, della Nuova Zelanda e del Regno Unito. Si tratta di una vera e propria rete denominata “i cinque occhi“.
Intanto, le proteste aumentano non solo da parte dei cittadini, ma anche da parte di alcune aziende molto famose, come Google ed Apple; anche Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, ha condannato l’operato della NSA ed ha chiesto maggiore trasparenza; Tim Berners-Lee, inventore del World Wide Web, ha dichiarato che simili livelli di sorveglianza possono uccidere la democrazia. Insomma, lo scandalo Datagate continua a sorprendere e a far riflettere: non possiamo fare altro che aspettare qualche altra notizia dal buon Snowden.
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La storia della Monsanto

La Monsanto è una multinazionale americana che si occupa di biotecnologie agricole. È una delle principali produttrici di sementi geneticamente modificate e del glifosato, cioè la componente chimica primaria  in grado di distruggere o inibire la crescita delle piante. RoundUp è solo uno dei prodotti che questa società commercializza. Recentemente molti cittadini, venuti a conoscenza delle pratiche dell’azienda americana, si stanno ribellando. Ma la storia della Monsanto inizia nei primi anni del ‘900: fare luce sul suo oscuro passato fornisce migliori spiegazioni per quello che sta accadendo in questi ultimi tempi.
Uno dei primi prodotti messi sul mercato dalla Monsanto è la saccarina, ovvero un dolcificante artificiale che poi è stato venduto alla Coca-Cola. La saccarina non ha alcun valore alimentare: anzi, alcuni studi degli anni ’70 hanno dimostrato un collegamento con lo sviluppo del cancro della vescica nei roditori. Fu solo applicata un’etichetta di avvertimento nei prodotti contenenti il dolcificante e nulla di più. Nel 2000 queste etichette furono rimosse perché gli scienziati avevano specificato che i roditori possedevano una combinazione di ph, livelli di fosfato di calcio e di urine elevati che hanno consentito alla saccarina di danneggiare le loro vesciche.
Nel 1935 Monsanto acquisì la Swan Chemical Company, azienda produttrice di PCB (policlorobifenili), cioè composti organici che vennero utilizzati come fluidi dielettrici e refrigeranti nei trasformatori, condensatori e motori elettrici. Si sapeva già da allora che il PCB fosse tossico, ma la produzione continuò senza sosta essendo stato considerato un problema trascurabile. Il contatto con PCB causava cancro al fegato, problemi di sviluppo dei feti soprattutto per quanto riguarda gli organi sessuali. Il commercio nazionale del PCB fu vietato solo nel 1979:
Nel 1944 la società americana introdusse nel mercato l’insetticida DDT, ampiamente utilizzato dagli Stati Uniti nella seconda metà della seconda guerra mondiale per il controllo della malaria e del tifo tra la popolazione civile e i militari. A guerra conclusa, il DDT fu reso disponibile anche come insetticida per l’agricoltura tradizionale: il suo utilizzo aumentò, insieme ai problemi. Nel 1962 Rachel Carson pubblicò il libro “Primavera silenziosa“, nel quale denunciò l’impatto ambientale che l’insetticida in questione provocava attraverso le sue sostanze chimiche. Il libro ebbe molto successo, la popolazione si indignò e nel 1972 l’uso del DDT fu vietato negli Stati Uniti. Solo nel 2004, dopo la Convenzione di Stoccolma, l’insetticida fu vietato a livello mondiale. Pare che il DDT fosse associabile al diabete,  all’asma, al parto prematuro, al morbo di Parkinson e a problemi di sviluppo del feto durante la gravidanza.
Sempre nel 1944, iniziò anche la produzione di sematotropina bovina ricombinante (rBST) per aumentare la produzione di latte delle mucche. Il latte prodotto in questo modo conteneva livelli leggermente più alti di alcuni ormoni e le mucche che subivano questo trattamento, molto spesso, avevano più probabilità di contrarre la mastite, un’infiammazione delle mammelle la cui cura prevedeva l’utilizzo di antibiotici.
Tra gli anni ’60 e ’70 fu la volta dell’Agente Arancio, un erbicida utilizzato soprattutto negli anni della guerra del Vietnam. Le autorità vietnamite stimano che, a causa dell’utilizzo di tali sostanze chimiche, circa 400.000 persone furono uccise o mutilate e che circa 500.000 bambini nacquero con malformazione e diversi difetti genetici; inoltre la Croce Rossa del Vietnam stima che circa un milione di persone sono disabili proprio a causa dell’Agente Arancio.
Insomma, la Monsanto non sembra essere molto interessata alla salute delle persone, ma piuttosto ai guadagni che può trarre attraverso delle politiche quasi sempre ingiuste. Come ho ricordato in alcuni post precedenti, negli ultimi tempi molte famiglie hanno iniziato a ribellarsi e a manifestare la propria rabbia nei confronti dell’azienda americana che sembra disinteressarsi di tutto e di tutti. Il problema non riguarda solo gli USA: i prodotti della Monsanto circolano in tutto il mondo. Quindi, se doveste trovarvi di fronte un loro prodotto, pensateci su. Io non comprerei del veleno, perché alla fine di questo si tratta.
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