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Stampa 3D

LIPUS: un tutore stampato in 3D che utilizza ultrasuoni

Presto si potrà fare a meno delle ingessature scomode, ingombranti e antiestetiche. Oppure no. La stampa 3D ci ha mostrato diverse volte la sua utilità in ambito medico producendo componenti di tutori e/o di protesi. Nel caso di LIPUS, un tutore creato grazie alla stampa 3D, confortevole, elegante e in grado di produrre pulsazioni ultrasoniche per accelerare la guarigione, ci sono stati diversi risultati.

LIPUS sta per Low-Intensity Pulsed Ultrasound ed è stato progettato da Deniz Karasahin per accelerare la fase di guarigione delle ossa dopo aver subito fratture o traumi. Infatti, è stato dimostrato che gli impulsi di onde sonore ad alta frequenza aumentano l’incorporazione di ioni di calcio nelle colture di cellule cartilaginee ed ossee. Tuttavia, LIPUS non è stato adottato diffusamente perché i benefici misurati sono variati nel corso degli studi e in alcuni casi sono risultati poco significativi. Concentrandoci sugli aspetti positivi, però, possiamo notare alcune caratteristiche interessanti. È leggero, traspirante ed esteticamente risulta più piacevole del comune gesso.

Non si conoscono ancora i costi, ma siccome si tratta di un prodotto di una stampante 3D, sicuramente non saranno eccessivamente elevati e saranno destinati a diminuire nel tempo. Insomma, LIPUS oggi non rappresenta una certezza. Però è uno dei primi validi tentativi nel trovare una soluzione alternativa al gesso, un tipo di fasciatura famoso per non essere molto comodo. Rompersi un osso non è affatto una bella esperienza. Magari in futuro si proverà a rendere almeno l’esperienza della terapia/guarigione meno stressante e più efficace proprio con tecnologie di questo tipo.

Fonte: www.iflscience.com/

Armi create con la stampante 3D: dovremmo preoccuparci?

Immagine da popularmechanics.com

La Liberator è stata la prima arma ad essere creata grazie alla stampa 3D (5 maggio 2013). Si è discusso molto di questa pistola, soprattutto in America. Le maggiori preoccupazioni erano legate alla possibilità di creare facilmente una pistola in casa attraverso una stampante 3D con componenti di plastica. La mancanza di pezzi metallici avrebbe reso le pistole così costruite non rilevabili dai metal detector. Inoltre, avrebbero facilitato la vita ai criminali, i quali avrebbero iniziato a prodursi le armi da soli senza molte difficoltà. Quindi, a distanza di un anno, è giusto chiedersi: si sono rivelate esatte queste ipotesi?

La situazione americana

Innanzitutto, la pistola Liberator contiene un piccolo pezzo di metallo, proprio per attivare l’allarme dei metal detector nel caso in cui un malintenzionato volesse provare a fare una rapina. Ciò in America è regolamentato da uno statuto federale che vieta la produzione di pistole non rilevabili dai metal detector. In ogni caso, i proiettili inseriti all’interno del caricatore di una pistola verrebbero comunque rilevati. Inoltre, non c’è necessariamente bisogno di una stampante 3D per costruire una pistola di plastica. D’altra parte, non tutte le armi stampate in 3D sono di costituite da materiale plastico: esistono anche stampanti che utilizzano direttamente dei metalli; ovviamente i costi di queste tecnologie sono più elevati e solitamente queste non possono essere installate in una cantina, un garage o un seminterrato. Comunque, in America bisogna possedere una licenza appropriata per possedere un’arma e il fatto che sia stata fabbricata in casa è irrilevante.

E per quanto riguarda le persone che non rispettano la legge?

Per un criminale esistono metodi molto più semplici per procurarsi un’arma, anche di qualità molto superiore. Di sicuro non vi è alcuna garanzia che un’arma stampata in 3D non venga utilizzata per scopi illegali. Ma le probabilità che vengano commessi atti criminali con questa tipologia di armi sono davvero scarse, proprio perché poco affidabili rispetto alle armi tradizionali, considerando la presenza di alcuni difetti che ancora non sono stati risolti.

E in Italia?

In Italia pare che non si è ancora seriamente preoccupati della questione. Certo è che la detenzione di armi è punita dall’articolo 697 del Codice Penale con l’arresto da tre a dodici mesi o con l’ammenda fino a € 371 la condotta di “Chiunque detiene armi o munizioni senza averne fatto denuncia all’Autorità, quando la denuncia è richiesta”. E ancora: “Chiunque, avendo notizia che in un luogo da lui abitato si trovano armi o munizioni, omette di farne denuncia alle autorità, è punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda fino a € 258”. Quindi, se la pistola stampata in 3D venisse considerata come un’arma, allora anche solo possederla sarebbe illegale.

Personalmente credo che per ora non bisogna preoccuparsi eccessivamente, ma al tempo stesso bisogna fare attenzione all’evoluzione di questa tecnologia. Ogni sviluppo sarà importante per il progresso scientifico-tecnologico. E voi che ne pensate? Ritenete sia giunto il momento di discutere approfonditamente dell’aspetto legale o considerate questo prodotto semplicemente come un altro passo verso una maggiore comprensione delle potenzialità della stampa 3D?

Un’enorme stampante 3D è in grado di costruire 10 case prefabbricate in meno di 24 ore

In Cina hanno realizzato un’idea “gigantesca”: una stampante 3D in grado di costruire case, o meglio delle strutture prefabbricate in calcestruzzo. Non è la prima volta che si prova a compiere un’impresa del genere. La novità consiste, piuttosto, nei tempi di fabbricazione.
L’azienda che sta coraggiosamente seguendo questo percorso di innovazione è WinSun Decoration Design Engineering Co. I recenti risultati ottenuti sono davvero sorprendenti: sono riusciti a costruire 10 case prefabbricate di 60 metri quadri in meno di 24 ore. La stampante 3D che consente questo tipo di costruzione è lunga 105 metri, larga 33 e alta 21. Funziona come tutte le altri stampanti 3D solo che, ovviamente, il materiale utilizzato per la costruzione è differente. Infatti, viene adoperato un tipo particolare di cemento pre-miscelato composto da materiali riciclati che poi l’ugello della stampante pomperà seguendo il design progettato dagli ingegneri, strato dopo strato. Questa stampante 3D cancella la necessità dell’impiego di operai, per questo motivo tali case prefabbricate sono molto economiche ( 4800 dollari per una casa da 60 metri quadri ).
Foto da digitaltrends.com

La stampante 3D dimostra ancora una volta di possedere delle grandi potenzialità. Stampare qualsiasi tipo di oggetto potrà aiutare a trovare nuovi mercati e a cambiare alcuni modelli di produzione. Il campo della medicina sta già traendo alcuni significativi vantaggi grazie a questa tecnologia, soprattutto per quanto riguarda la creazione di protesi. Pertanto, la stampante 3D ha suscitato grande interesse sin dalla sua prima comparsa e continuerà a farlo nel corso degli anni, considerando le sue ultime applicazioni.

Fonte: www.digitaltrends.com

Stampanti 3D aiutano i mutilati in Sudan

Foto da inhabitat.com

Le stampanti 3D sono in continuo sviluppo e proseguono verso la produzione di buonissimi risultati: aumentano gli oggetti possibili da stampare e calano i prezzi della macchina. Mick Ebeling, CEO e fondatore di Not Impossible Labs, una società che effettua ricerche per cambiare positivamente la vita di persone in tutto il mondo, ha creato una tecnologia indossabile grazie a una stampante 3D per aiutare quelle persone del Sudan che hanno subito delle mutilazioni.

Attualmente ci sono più di 50.000 mutilati nel sud del Sudan, regione in cui l’amputazione è adottata come forma di punizione. Così Ebeling ha viaggiato tra i monti Nuba portando con sé stampanti 3D, plastica e computer portatili con l’intenzione di aiutare queste persone. Ha quindi insegnato alla popolazione locale determinati metodi di produzione, in modo che questa potrà fare a meno di lui quando ripartirà. Gli arti prodotti con questa tecnica sono poco costosi, circa 100 dollari per produzione, e la stampa avviene in circa sei ore. In Sudan la situazione, tra l’altro, è molto delicata: nel dicembre 2013 il presidente Salva Kiir, del gruppo etnico Dinka, accusò il suo ex vice presidente Riech Machar, del gruppo etnico Nuer, di aver tentato di rovesciare il governo. Da quel momento in poi ci sono stati saccheggi, atti di vandalismo, feriti e morti: il rischio di una guerra civile si fa sempre maggiore.

La stampa 3D, soprattutto nei contesti più poveri dove è quasi impossibile utilizzare apparecchiature e tecnologie sofisticate, sta fornendo ottimi risultati per quanto riguarda la produzione a scopo medico: tessuti, garze, sacchetti e diversi tipi di protesi si stanno dimostrando di grande aiuto. Molto probabilmente questa tecnologia continuerà a svilupparsi sempre più, garantendo la possibilità di una produzione quasi illimitata di oggetti utili in diversi campi di applicazione.

Fonte: http://www.exposingthetruth.co/3d-printers-helping-amputees/#axzz2vNjGrgM2

La stampa di cellule dell’occhio per risolvere problemi alla vista

La stampa a getto d’inchiostro potrebbe essere utile per la creazione di tessuti che possano limitare problemi alla vista, come ad esempio quello della cecità. L’idea è di alcuni ricercatori dell’Università di Cambridge che, tramite una classica stampante a getto, hanno creato strati di due tipi differenti di cellule dell’occhio presenti nei ratti: è la prima volta che vengono stampate cellule appartenenti al sistema nervoso di un animale adulto. Keith Martin, professore di oftalmologia e capo della ricerca, ha dichiarato: “La nuova tecnica a getto permetterebbe di posizionare cellule retiniche in maniera precisa e organizzata“.

Inoltre, egli sostiene che dovranno effettuarsi altri test per essere sicuri che le cellule non subiscano danni e/o modificazioni durante le operazioni di stampa.
Se si procede lungo questo percorso ci sono buone possibilità che in futuro alcune malattie dell’occhio potranno essere curate. La sfida più grande sarebbe quella della ricostruzione della retina ma, secondo Joel Schuman, capo del dipartimento di oftalmologia di Pittsburgh, “bisogna ricostruire quello che, in sostanza, è un piccolo computer“, quindi un’operazione alquanto complessa che richiede ulteriori passi avanti nel campo scientifico-tecnologico. Bisogna essere ottimisti e incoraggiare questo tipo di ricerca se si vogliono ottenere dei buoni risultati.

Fonte: technologyreview