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Stampa 3D

Organi stampati in 3D per sostituire i cadaveri nelle esercitazioni mediche

Immagine da abc.net.au

Un gruppo di medici di Melbourne ha creato un kit anatomico di organi stampati in 3D che potrà rivoluzionare la medicina. Le parti del corpo stampate dal team sono molto simili ai nostri organi e potranno essere utilizzati per sostituire i cadaveri nelle esercitazioni mediche.

Cambiare il futuro della medicina

Il professor Paul McMenamin, della Monash University di Melbourne, spera che il kit anatomico possa un giorno cambiare il futuro dell’educazione medica:

“Non tutti hanno il lusso di avere accesso a reali cadaveri umani per tutti a causa dei problemi riguardo il maneggiare i cadaveri, il sistemare i cadaveri e usarli ripetutamente per scopi educativi”

McMenamin ha aggiunto inoltre che alcuni ostacoli possono provenire anche dalla religione: alcuni gruppi di credenti, infatti, sostengono la sacralità del corpo anche dopo la morte.
Il processo iniziale per la creazione del kit non è semplice. Sono necessarie diverse TAC di un vero corpo umano e 12 ore per la stampa 3D. Ogni singola parte degli organi è colorata in maniera differente per aiutare gli studenti a localizzare i vasi sanguigni, i muscoli e i legamenti.


Stampare per insegnare e imparare

Il professor McMenamin non trascura l’impatto commerciale che potrà avere questa modalità di utilizzo della stampa 3D. Il gruppo di medici prevede di mettere in vendita il kit tra sei o nove mesi circa. Grazie a questo tipo di stampa 3D, le scuole e gli ospedali potranno comprare i singoli organi oppure l’intero corpo. Ciò rappresenta un’ottima opportunità per alcuni lavoratori ( maker, medici, insegnanti, disegnatori, informatici ) e per i giovani che hanno voglia di imparare.

Fonte: abc.net.au

La BAE Systems progetta gli aerei del futuro

Gli ingegneri della BAE Systems, società inglese che opera nel settore aerospaziale, stanno lavorando su alcune tecnologie futuristiche che potranno essere applicate agli aerei entro il 2040. Si tratta della possibilità di stampare droni, di rigenerare componenti danneggiate, di un’arma ad energia diretta e di raggruppare più aerei insieme. Vediamo più nello specifico in cosa consistono.

Aerei che stampano droni

Nel 2040 le stampanti 3D saranno così tecnologicamente avanzate che potranno consentire a un aereo di stampare dei droni. Questi droni potranno essere utili per missioni di sorveglianza prolungata o di salvataggio. In base al tipo di situazione, i droni verranno stampati con in dotazione uno specifico set di strumenti.

The Survivor: rigenerare le ferite

Questa tecnologia permette gli aerei rigenerare le parti che hanno subìto danni. Consiste in un fluido adesivo contenuto in un campione di nanotubi di carbonio che agisce nel momento in cui si verifica un guasto. Il meccanismo è simile alla guarigione da una ferita: cellule danneggiate vengono sostituite da cellule dello stesso tipo. Solo che in questo caso il materiale è diverso e il processo di risanamento avviene molto più velocemente.



Arma ad energia diretta: neutralizzare l’attacco nemico

Quest’arma spara un fascio concentrato di energia alla velocità della luce. Potrà essere adottata per proteggere le truppe di terra dal fuoco nemico, ma non è escludibile l’ipotesi di un utilizzo più offensivo. Armi del genere non sono del tutto nuove per gli appassionati di giochi d’azione ambientati nel futuro. Ma se i calcoli degli ingegneri della BAE Systems sono esatti, questo futuro non è poi così lontano.
 


The Transformer: come i famosi robot, o quasi.

Si tratta di un sistema aereo flessibile che è composto da velivoli più piccoli. Grazie all’unione di questi velivoli verrà risparmiato tempo per le operazioni di coordinazione in volo e anche carburante. Durante il volo poi, i piccoli velivoli potranno sganciarsi e agire in maniera indipendente per svolgere ognuno un determinato compito. A missione ultimata potranno riagganciarsi e tornare alla base. Montaggio e smontaggio: è inevitabile pensare ai robot giocattoli giapponesi e alle saghe che ne sono derivate.


Le idee agli ingegneri della BAE Systems non mancano. Chissà se riusciranno a raggiungere l’obiettivo entro la data prestabilita. Tra trent’anni potrebbe succedere di tutto e magari potremo andare anche oltre ciò che hanno in mente oggi i nostri scienziati.

Fonti: baesystems.com
theguardian.com

Arriva il drone che stampa in 3D

La fusione tra un drone e una stampante 3D è possibile. Lo ha dimostrato Mirko Kovac insieme al suo team dell’Imperial College London, costruendo il primo drone con tecnologia di stampa 3D. Siamo ancora agli inizi, ma i primi risultati promettono bene.

L’ispirazione è stata fornita dalla natura: così come i rondoni costruiscono i loro nidi utilizzando la propria saliva, i droni progettati da Kovac sono in grado di creare strutture mentre sono in volo. Infatti, il drone contiene due elementi chimici che, combinati, producono poliuretano, ossia delle schiume flessibili. Questa tecnologia ibrida può trasportare pesi fino a 2.5 Kg, ma secondo Kovac col tempo potrà arrivare anche a sostenere 40 Kg. Il drone con stampante 3D è alimentato con una batteria tradizionale, ma per il futuro è prevista una ricarica attraverso dei pannelli solari. Tutti i comandi sono controllati grazie a un computer che fornisce le istruzioni al drone tramite un sistema wireless. Le applicazioni di questa tecnologia potranno essere varie, dalla sostituzione di componenti di edifici, all’estrazione di scorie nucleari. Insomma, operazioni che per gli uomini risultano essere più rischiose potranno essere effettuate, in parte, da questi particolari droni, “al volo”.

Fonte: www.newscientist.com

Cyborg Beast: l’economica mano protesica stampata in 3D

Foto da thinguniverse.com

Jose Delgado Jr. era nato senza la mano sinistra. Durante i suoi 53 anni, ha avuto diverse esperienze con protesi che lo aiutassero a svolgere determinati compiti. Per più di un anno, Jose ha utilizzato una mano protesica del costo di 42.000 dollari: questo dispositivo rilevava i segnali delle fibre muscolari del suo avambraccio e li trasformava in segnali meccanici e quindi gli consentiva di muovere le dita in modo quasi del tutto simile a quelle di una vera mano. Un successo. L’unico difetto era riscontrabile nel prezzo. D’ora in poi però le cose potranno cambiare e di parecchio.

Il grande appassionato di stampa 3D e amministratore del sito 3DUniverse.org, Jeremy Simon, ha deciso di incontrare Jose e di stampargli una Cyborg Beast, una particolare mano protesica che ha aiutato oltre 200 persone per la sua versatilità, facilità d’uso e soprattutto per il prezzo contenuto. Infatti, facendo un semplice calcolo, i 42.000 dollari della prima mano protesica di Jose corrisponderebbero a 840 Cyborg Beast. 50 dollari per questa protesi stampata in 3D. Non male vero? Lo stesso Jose Delgado era dubbioso riguardo le potenzialità di questa mano protesica, ma col tempo ha cambiato idea: ormai la considera migliore del costoso dispositivo che utilizzava in precedenza. Ovviamente, la Cyborg Beast necessita di ulteriori miglioramenti. Qualche pezzo può rompersi ogni tanto, ma non c’è problema: si ristampa quello specifico elemento per sostituire quello danneggiato. Un processo economico, semplice e veloce.

Jeremy Simon sta continuando a collaborare con Jose Delgado per stampare una nuova mano protesica costituita da un materiale più resistente, il nylon Taluman Bridge. Intanto, date uno sguardo a Jose mentre è alle prese con la Cyborg Beast.

Giapponese arrestato per armi stampate in 3D

Poco tempo fa ho citato la Liberator, un’arma creata grazie alla stampa 3D, sollevando anche alcuni interrogativi. Qualche giorno fa Yoshitomo Imura, un giapponese ventisettenne, è stato arrestato con l’accusa di fabbricazione e possesso illegale di armi. Le armi in questione erano proprio delle Liberator.

Si è trattato del primo arresto in Giappone legato ad armi stampate in 3D. Il ragazzo aveva scaricato da Internet un modello 3D della pistola per poi stamparla. Ingenuamente, ha caricato un video su Youtube in cui spara con l’arma ed è stato beccato dalle autorità, le quali hanno successivamente raggiunto casa sua e sequestrato 5 pistole stampate in 3D, 10 armi giocattolo, ma nessuna munizione. Imura ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’illegalità della stampa domestica di armi, ma in Giappone ci sono regole molto rigide per quanto riguarda il loro possesso.

Questo episodio, insieme ad altri avvenuti nel Regno Unito e negli Stati Uniti d’america, dimostra che l’argomento andrebbe discusso più approfonditamente dal punto di vista legale. Ci sono molti aspetti ed eventualità da prendere in considerazione e le leggi che regolano il possesso e l’utilizzo di armi ovviamente fanno riferimento a quelle tradizionali. Quindi, bisognerebbe affrontare la questione iniziando a chiedersi: entrambe le tipologie di armi possono essere considerate allo stesso livello? Le munizioni sono pericolose allo stesso modo? Quanto può essere davvero pericolosa una pistola stampata in 3D? Sono domande che fino ad ora non hanno risposte definitive.

Fonte: punto-informatico.it