Browse Category

Stampa 3D

2015: cibo stampato in 3D e robot domestici

James Bellini
James Bellini
Fonte: Flickr

E se il 2015 sarà l’anno del cibo stampato in 3D e dei robot domestici? Secondo il futurologo britannico James Bellini, probabilmente sarà così. Il 2014 ha visto una crescita esponenziale dello sviluppo e dell’utilizzo di dispositivi smart e della stampa 3D. Con l’internet of things potranno esserci grandi cambiamenti nel prossimo futuro.

Sempre più connessi

Il futurologo Bellini sostiene che molto presto nelle case ci saranno dispositivi connessi tra di loro e che potremo ospitare sotto il nostro tetto dei robot, senza particolari difficoltà. È una tendenza evidente e sarebbero le stesse case britanniche a suggerircelo. Il futurologo ha commentato la pubblicazione di un rapporto di una società energetica e ha dichiarato:

“La colonna portante del nostro futuro è la casa britannica che sta diventando rapidamente il fulcro digitale per le nostre vite sempre più connesse. Le nostre case sono impostate per essere arricchite ulteriormente di energia; dai gadget e gli elettrodomestici high-tech fino ai dispositivi intelligenti.”.

La casa media si sta trasformando, le abitudini di acquisto dei consumatori sono cambiate. Il rapporto The Home of the Future ha rilevato che nel 2015 i prodotti più ricercati saranno stampanti 3D, dispositivi smart che si collegano ai cellulari (ad esempio termostati e sistemi di sicurezza) e caricabatterie a energia solare.

Una serie di dispositivi smart
Internet of things
Fonte: Flickr

La stampa 3D

Fino a qualche anno fa, la stampa 3D era considerata roba per smanettoni. Ora invece è diventata accessibile a tutti, è in vendita nei negozi e ci sono diverse applicazioni mobile che consentono di creare e comprare oggetti che verranno stampati in 3D. Con questa tecnologia ormai si riesce a stampare un po’ di tutto: oggetti meccanici, accessori moda, protesi, automobili, case e persino il cibo. Perché dovremmo stampare del cibo? Perché, come sostiene anche James Bellini, medici e nutrizionisti potrebbero risolvere alcuni problemi alimentari, soprattutto degli anziani. Ma non solo. La stampa 3D del cibo potrebbe aiutare chi in cucina non ci sa fare oppure ad ottimizzare i tempi.


Robot domestici

Secondo lo stesso rapporto, molte persone non vedono l’ora di avere un robot in casa a loro completa disposizione. E chi è che non desidera avere un robot che sbrighi tutte le faccende di casa? Questo desiderio diventa ogni anno sempre più realizzabile. Basta dare un’occhiata ad Asimo (Advanced Step in Innovative Mobility), il robot a cui la Honda sta lavorando dal 1986. Ora Asimo può salire e scendere le scale, correre, trasportare alcuni oggetti, saltare, riconoscere i volti e le voci di più persone che parlano nello stesso momento. E se sarà felice di conoscerti, ti stringerà anche la mano.

L’anno che verrà

Il 2014 è stato l’anno dei dispositivi intelligenti, un anno cruciale per la tecnologia digitale. Secondo i dati commentati da James Bellini, nel Regno Unito il numero totale dei televisori tradizionali è diminuito notevolmente. Dunque, nel 2015 è molto probabile che assisteremo all’incremento dell’influenza dell'”internet delle cose”, a un’ulteriore aumento dell’uso della stampa 3D e a un notevole sviluppo della tecnologia robotica. Forse dal 2015 qualcuno potrà permettersi di adottare un robot umanoide da tenere in casa.
I dati raccolti da James Bellini fanno riferimento in particolar modo al Regno Unito. Ma queste tendenze sono riscontrabili un po’ ovunque. In casa abbiamo sempre più oggetti che si possono collegare ad internet e che possiamo collegare tra loro tramite il web. Sono quasi completamente d’accordo con la previsione di Bellini. Solo sulla questione dei robot domestici ho qualche dubbio. Forse nel 2015 saranno disponibili in commercio questi tipi di robot, ma non tutti potranno permettersi un Asimo. Un robot in grado di fare almeno la metà di quello che fa Asimo, forse, sarà più accessibile. Ma sarà utile?
Ora vorrei sapere la tua previsione. Sei d’accordo con James Bellini o pensi che nel 2015 ci troveremo di fronte ben altre tendenze e tecnologie?
Fonte: dailymail

La stampa 3D per il trapianto di viso

Un modello stampato in 3D per pianificare un trapianto di viso
Un modello stampato in 3D per pianificare un trapianto di viso
Fonte immagine: RSNA

All’incontro annuale dell’RSNA (Radiological Society of North America), tenutosi l’1/12/’14 a Chicago, è stato presentato uno studio sul trapianto di viso che potrà cambiare la modalità delle operazioni delicate. L’innovazione sta tutta nelle tecnologie adottate: la tomografia computerizzata e la stampa 3D.

Velocità e precisione

Le stampanti 3D ad alta precisione facilitano molto il lavoro dei chirurghi. Infatti, i modelli 3D prodotti in questo modo possono guidare i medici alla pianificazione di un trapianto di viso veloce ed efficace. Questo è possibile perché con i modelli 3D si studiano bene gli innesti ossei, l’inserimento di piastre metalliche e in generale la struttura del cranio.

Il dottor Frank J. Rybicki ha guidato il gruppo di ricerca per il suddetto studio e ha dichiarato: “Si tratta di un complesso intervento chirurgico e il suo successo dipende dalla pianificazione chirurgica. Il nostro studio ha dimostrato che, se si utilizza questo modello e si tiene il teschio in mano, non c’è modo migliore per pianificare la procedura.“. Il dottore ha inoltre affermato che i modelli aiutano enormemente il chirurgo a comprendere meglio l’anatomia del paziente: “La capacità di lavorare con il modello offre un livello senza precedenti di rassicurazione e di fiducia nella procedura.”.

Anche il ricercatore Amir Imanzadeh ha partecipato allo studio e ha voluto evidenziarne i vantaggi: “In alcuni pazienti dobbiamo modificare le ossa facciali prima del trapianto. Il modello stampato in 3D ci aiuta a preparare le strutture facciali, in modo che quando ci sarà il trapianto vero e proprio, l’intervento andrà più agevolmente.“. Insomma, i benefici di questo metodo consistono essenzialmente nei tempi più veloci dell’intervento (che può durare anche fino a 25 ore) e nella precisione.

Tre casi di trapianto del viso

Ci sono un paio di storie che vale la pena conoscere perché ci possono far capire come queste tecnologie possano cambiare positivamente la vita di alcune persone. Non ho voluto pubblicare le foto dei protagonisti di queste storie perché potrebbero recare disturbo. Ma se sei interessato/a, puoi trovarle facilmente sul web scrivendo i loro nomi nel motore di ricerca.

Il 13 novembre 2008 Dallas Wiens, mentre riverniciava il tetto di una chiesa, entrò in contatto con un cavo ad alta tensione che gli bruciò il volto. Rimase cieco, perse il naso, la bocca e le sopracciglia. I dottori dissero che sarebbe rimasto paralizzato dal collo in giù, che non avrebbe potuto più parlare e che non avrebbe potuto più produrre abbastanza saliva per mangiare cibi solidi. Fu in coma per 3 mesi. Dopo il suo risveglio, cominciò a fare dei progressi: nel maggio 2010 riprese a camminare. Ma è nel marzo 2011 che ci fu un evento molto importante: il primo trapianto facciale, guidato da 30 dottori e durato 15 ore. Wiens recuperò l’olfatto e ottenne un nuovo viso che col tempo sentì sempre più suo. Nel marzo 2013 sposò Jamie Nash, una donna che a causa di un incidente automobilistico si ustionò mani, gambe e schiena. La chiesa dove avvenne la celebrazione era quella in cui Wiens perse il volto. Ma da quel momento per lui iniziava una nuova vita. Dal 2008 Wiens ha avuto 12 operazioni chirurgiche e in futuro ne avrà bisogno di altre. Magari grazie a questo metodo con la stampa 3D potrà avere meno difficoltà e i medici potranno operarlo meglio.

Carmen Tarleton subì gravi danni al volto perché l’ex marito la ustionò con della soda caustica, un prodotto chimico spesso utilizzato per la fabbricazione del sapone. Il trapianto di volto avvenne nel 2011 con grande successo grazie alla stampa di tessuto molle. Il tessuto ha ricevuto un’evidente ristrutturazione e il volto della donna non assomiglia né a quello precedente né a quello della donatrice. Ma dopo tre anni i risultati sono evidenti: si potrebbe quasi dire che la donna non abbia ricevuto un trapianto di viso.

Nel 2009 Charla Nash fu attaccata da uno scimpanzé di un amico che le mutilò il naso, gli occhi, le labbra e le mani. Ha ricevuto più di 30 interventi chirurgici, ma il trapianto di viso avvenuto nel maggio 2014 è stato un successo. Le parole di Nash possono farci capire quanto possa essere importante un’operazione del genere: “Questi trapianti non sarebbero stati possibili senza la generosità di una famiglia a me sconosciuta. Mi hanno dato un volto e delle mani. Ora sono in grado di fare cose che una volta davo per scontate. Sarò in grado di sentire l’odore. Sarò in grado di mangiare normalmente. Non voglio più essere sfigurata. Avrò labbra e parlerò chiaramente, ancora una volta. Sarò in grado di baciare e abbracciare le persone care. Sono enormemente grata al donatore e alla sua famiglia.“.

Germoglio di una pianta in un terreno arido
Fonte: Flickr

Incidenti come quelli che hanno subìto Dallas, Carmen e Charla, oltre a evidenti danni fisici, producono conseguenze psicologiche terribili. Non possiamo nemmeno immaginarcele. Queste nuove tecnologie possono offrire un grande aiuto. Ma queste tecnologie non valgono quasi niente senza i donatori, persone di una generosità straordinaria. È soprattutto grazie a loro se altre persone hanno la possibilità di ricominciare a vivere meglio e con dignità.

La stampa 3D in campo medico, ormai, non è più una novità. Ma si sta specializzando sempre più. Quello del trapianto di viso non è un intervento semplice, ma con la stampa 3D potranno cambiare ancora molte cose. Non credi?

Fonti:
livescience.com
rsna.org

NEUROTiQ: cappello stampato in 3D che cambia colore in base all’umore

Il cappello NEUROTiQ indossato da una modella

Se pensi che le espressioni del viso non bastino a comunicare lo stato d’animo, allora l’ultimo prodotto di Sensoree fa al caso tuo. Si chiama NEUROTiQ ed è un cappello stampato in 3D che si illumina con colori diversi in base all’umore di chi lo indossa.

Questione di testa

NEUROTiQ funziona grazie a dei sensori per l’elettroencefalografia (EEG) che scansionano l’attività cerebrale e in base a quest’ultima inviano dei segnali ai led luminosi colorati che si accendono quindi secondo l’umore dell’indossatore/indossatrice. Ogni colore rappresenta uno specifico stato d’animo: rosso quando si è assonnati, arancione quando si è in uno stato di meditazione, azzurro quando si è rilassati, blu quando si è in stato di allerta e viola quando si è eccitati. Riesci a vedere quali led si illuminano alla ragazza nel video?


Diverse tecnologie per diversi scopi

Il cappello NEUROTiQ è davvero un interessante mix di tecnologie. Il dispositivo per la scansione dell’attività cerebrale è un Emotiv Epoc, mentre il tessuto è stampato in 3D. L’unione di queste due tecnologie ha scopi ben precisi: esaltare la extimacy (externalized intimacy), ovvero l’intimità esternalizzata, come le persone comunicano e condividono le proprie emozioni; inoltre, come si può leggere nella pagina “About” di Sensoree, la tecnologia indossabile in questione sarà anche utile per coloro che hanno l’ SPA (Sensory Processing Disorder), un disturbo che non permette al cervello di elaborare correttamente le informazioni provenienti dai cinque sensi.

Al di là delle apparenze

Lo ammetto: prima di approfondire la tecnologia NEUROTiQ, vedevo semplicemente un cappello luminoso, una bravata di qualche stilista, un oggetto poco utile. Ma ho dovuto ricredermi. Questo è decisamente un buon esempio di come le tecnologie possano migliorare la vita delle persone e di come ogni loro piccolo sviluppo possa essere importante. Penso a chi è impossibilitato a comunicare: magari un giorno potrà sentirsi meno a disagio. Magari con un cappello meno appariscente di questo o con un dispositivo diverso, ma altrettanto efficace.
Tu che ne pensi? Eri incredulo anche tu prima di aver approfondito la lettura? E poi, sei riuscito/a a individuare quali led colorati si sono illuminati alla modella nel video? 
Fonti:
sensoree.com
ecouterre.com

Strati: la prima auto creata con la stampa 3D

All’International Manufacturing Technology Show  (IMTS) di Chicago, la Local Motors ha creato un’auto con la stampa 3D. Si tratta della prima auto creata con questa tecnologia: il risultato è davvero interessante.

L’auto
Il nome dell’auto è Strati ed è stato volutamente scelto in riferimento agli strati di materiale utilizzato per la stampa. A differenza della maggior parte delle automobili che sono composte dai 5.000 ai 6.000 componenti, la Strati è costituita da 49 pezzi, incluso il corpo principale stampato in 3D, oltre ad altre parti tradizionali come motore (elettrico), sedili, ruote e parabrezza. La Strati può raggiungere i 65 km/h circa e percorrere 193 km con una sola carica. Non è ancora consentita sulle autostrade, ma la Local Motors sta lavorando anche su questo aspetto.

La stampa
Il processo di stampa della prima fase è durato solo 44 ore. La fase successiva di fresatura è durata un giorno intero. La Local Motors ha costruito poi l’intera auto durante i 4 giorni dell’IMTS. “Probabilmente avremmo potuto farlo in due giorni o meno” ha dichiarato Jay Rogers, amministratore delegato della Local Motors, ma il team ha deciso di sfruttare i 4 giorni per offrire spettacolo al pubblico.


Il futuro dell’auto stampata in 3D
Strati arriverà a costare quanto una berlina, ma Rogers è convinto che l’auto stampata in 3D non diventerà un bene di lusso. Anzi, secondo l’amministratore delegato della Local Motors, le automobili stampate in 3D entro il 2016 avranno prezzi accessibili (tra i 18.000 e i 34.000 dollari) e offriranno molte opportunità di personalizzazione. Ci sarebbero ancora altri dettagli su cui lavorare (tipologia di motore, accesso alle strade cittadine e autostrade, sicurezza, eccetera), ma la stampa 3D ha ormai abbracciato anche il mondo delle auto.

Fonti:
mashable.com
businessinsider.com

J Group Robotics progetta di stampare farmaci

Pillola stampata in 3D dalla J Group Robotics

La società indiana J Group Robotics sta progettando la creazione di un filamento speciale e di un processo per la stampa di pillole farmaceutiche. Secondo i ricercatori, questa invenzione potrà cambiare le modalità di commercio e di somministrazione dei farmaci. La stampa 3D offre nuove opportunità per la medicina.

Il progetto

La J Group Robotics ha prodotto un particolare tipo di filamento di acido polilattico in grado di stampare capsule che possono essere ingerite dall’uomo. I prossimi interrogativi a cui la società indiana dovrà rispondere riguardano il tipo di materiale con cui riempire queste pillole (medicinale liquido o in polvere) e quando riempirle, se prima o dopo il processo di stampa 3D. Le sostanze che costituiranno le capsule pillole dovranno essere approvate dalla FDA (Food and Drug Administration). La società indiana ha dichiarato che una simile invenzione consentirà trattamenti medici personalizzabili e disponibilità di download dei farmaci in qualunque ospedale del mondo.

Modalità di prescrizione mondiale

Un’altra idea della J Group Robotics è quella che riguarda il processo di  prescrizione dei farmaci in 6 fasi che potrà essere adottato in tutto il mondo:

  1. Prendere la prescrizione alla farmacia
  2. Usare la prescrizione per trovare il farmaco di cui si ha bisogno
  3. Aggiungere il farmaco al carrello
  4. Il farmaco verrà confezionato in una cartuccia sicura pre-sigillata
  5. La capsula verrà stampata grazie a un filamento speciale e a un software
  6. Riempito e sigillato, il farmaco sarà pronto per essere acquistato
Questo processo potrà essere eseguito attraverso un software che controllerà il contenuto e il dosaggio del farmaco per evitare errori umani. Infatti, se gli ospedali decideranno di adottare questo metodo dovranno anche assicurarsi che il personale medico sia qualificato per gestire le procedure di stampa in modo sicuro e affidabile.

Stampa 3D e medicina

Ormai l’applicazione della stampa 3D nel campo della medicina non è più una novità. Questa tecnologia è sempre più utilizzata per stampare protesi come 7 finger robot, Cyborg Beast e LIPUS; oppure per stampare organi per le esercitazioni mediche e per gli insegnamenti.
La J Group Robotics è molo ottimista sul futuro della stampa 3D nell’ambito della medicina:

“Tali applicazioni futuristiche nella stampa 3D hanno il potenziale per rivoluzionare l’industria medica”

Fonte: 3dprint.com