Browse Category

Intelligenza Artificiale

11 tecnologie per le città del futuro

Su wired.com è stato pubblicato un articolo in cui sono elencate 11 tecnologie futuristiche che miglioreranno le città. Questo sguardo verso il futuro potrebbe riguardare tutte le città, ma sappiamo benissimo che ogni città è diversa e ha problemi diversi. Proviamo quindi ad evidenziare qualche punto critico o di approfondire qualche aspetto.

Immagine descrittiva della città del futuro
Immagine di Chris Philpot

Leggi

Il futuro dell’intelligenza artificiale: il parere di alcuni esperti

Le macchine diventeranno più intelligenti degli esseri umani. Questo è lo scenario futuro che molti esperti di tecnologia prospettano per la nostra società. E alcuni di loro stanno cercando di capire cosa succederà nei prossimi anni, cosa cambierà e se l’intelligenza artificiale ci fornirà più problemi che soluzioni. C’è chi è più ottimista e chi, invece, raccomanda di prestare attenzione.

Nate Soares

Programmare per sopravvivere
La tecnologia spesso semplifica la vita dell’uomo; alcune volte la salva. Per questo il futuro dell’umanità dipende anche dallo sviluppo delle tecnologie. L’ex ingegnere di Google e ora ricercatore presso il Machine Intelligence Research Institute (MIRI), Nate Soares, è uno di quelli che si preoccupa delle conseguenze che potranno esserci quando l’intelligenza artificiale raggiungerà quella umana, per poi superarla. Soares è uno dei pochi esperti al mondo che si sta occupando della programmazione di macchine super-intelligenti per assicurarsi che queste rimangano “amiche” dell’uomo. Si, perché il ricercatore sostiene che le macchine un giorno saranno così intelligenti da riuscire a riprodursi da sole e non aver più bisogno dei loro creatori, cioè noi. Un finale tipo quello di Frankenstein di Mary Shelley andrebbe evitato, giusto?

Peter Diamandis
Fonte immagine: Flickr

Le macchine “vivranno” in autonomia
Poi c’è chi è semplicemente ottimista per il futuro dell’intelligenza artificiale. Peter Diamandis (fisico, ingegnere, imprenditore, fondatore dell’X PRIZE Foundation e cofondatore della Singularity University) ritiene che il sorpasso dell’intelligenza artificiale su quella umana sarà un evento da celebrare. Secondo Diamandis le macchine non potranno mai farci del male perché avranno altro a cui pensare: “Non c’è motivo per loro di rimanere qui e combattere contro di noi – possono scappare alla velocità della luce se vogliono“. Quindi, secondo Diamandis non dovremo preoccuparci di un’eventuale pericolosità delle macchine, perché probabilmente saranno così intelligenti rispetto a noi che ci troveranno interessanti quanto “i batteri nel terreno fuori il cortile di casa“. Il pensiero di Diamandis sembra quasi più che ottimistico ed è incentrato soprattutto sulla cultura dell’innovazione. Non possiamo stupirci se scopriamo che uno dei suoi progetti è quello di estrarre minerali dagli asteroidi.

Elon Musk
Fonte immagine: Flickr

L’estinzione del genere umano
La tecnologia è “potenzialmente più pericolosa delle armi nucleari“. Lo ha detto Elon Musk, CEO di SpaceX e Tesla Motors. Musk è convinto che sarà proprio la tecnologia lo strumento attraverso il quale l’uomo provocherà un’estinzione auto-indotta. Questo tipo di dibattito ha suscitato molto interesse di recente, così tanto che l’università di Cambridge ha creato il Centre for the Study of Existential Risk (Centro per lo Studio del Rischio di Estinzione). Per Musk non si tratta di un futuro in cui le persone non potranno lavorare perché sostituite dalle macchine. Piuttosto, si tratta di un futuro in cui il genere umano verrà spazzato via. Sembra strano che un appassionato di tecnologia prospetti uno degli scenari peggiori tra quelli che potranno scaturire dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, anche per uno come Musk esiste un briciolo di ottimismo: uno dei suoi progetti è quello di colonizzare Marte. E meno male che è tra quelli che vedono un demone nella tecnologia.

Certezze e incertezze
A quanto pare, gran parte degli esperti sono concordi nel prevedere che l’intelligenza artificiale raggiungerà quella umana e la supererà. Ma non tutti sono d’accordo sulle conseguenze che ne deriveranno. Alcuni, come Peter Diamandis e Ray Kurzweil, sono del tutto ottimisti. Altri lo sono un po’ meno. L’equilibrio sta nel mezzo. Non si può che essere entusiasti per lo sviluppo di tecnologie che porteranno dei benefici per l’uomo, ma è anche vero che bisognerà sempre prestare attenzione ai possibili effetti di tutte le applicazioni tecnologiche. In fondo, anche i pessimisti pensano che potrà esserci un futuro ricco di speranza grazie a strumenti più precisi, immediati ed efficaci.
E tu cosa pensi del futuro dell’intelligenza artificiale? Sei ottimista o pessimista?

Fonti:
ft.com
punto-informatico.it

Il mondo visto con gli occhi dei robot

Fonte immagine

In un futuro non molto lontano, i robot entreranno a far parte della nostra vita quotidiana e ci abitueremo alla loro presenza. La convivenza, secondo gran parte degli scienziati, sarà possibile nel momento in cui le macchine impareranno ad analizzare e memorizzare perfettamente gli ambienti attraverso i loro occhi che sono un po’ diversi rispetto ai nostri.

Osservazione dell’ambiente

Hai presente i veicoli automatizzati di Google? Anche quelli sono tipi particolari di robot: auto senza pilota capaci di percorrere autonomamente diversi chilometri, senza creare problemi. Queste auto spesso sono dotate di videocamere e di sensori di parcheggio, ma recentemente sono state adottate anche altre tecnologie: ultrasuoni, radar, laser e infrarossi. Robot di questo genere inviano lampi di luce invisibile e onde sonore per osservare l’ambiente circostante (pedoni, ciclisti e altri veicoli). Ma osservare è diverso da comprendere. L’obiettivo degli scienziati come Peter McOwan è quello di replicare la funzione del cervello umano (ancora misteriosa) nei cervelli dei robot:

“L’intero sistema visuale spezza le immagini, le riduce a mappe di colori, mappe di movimento, e così via, e in qualche modo le organizza per reintegrarle”

 I robot potrebbero non avere problemi con le illusioni ottiche, ma hanno difficoltà nel riconoscere le ombre. Infatti, molto spesso i robot considerano le ombre come se fossero degli oggetti: un problema non da poco se si considera che durante la giornata le variazioni di luce possono avvenire più o meno spesso anche in base al meteo.

Gli occhi dei robot

I robot devono ricevere maggiori informazioni per comprendere l’ambiente circostante rispetto a quanto ne abbiamo bisogno noi. Ecco perché hanno in dotazione strumenti come laser e radar: non devono riconoscere solo oggetti. Per essere davvero efficienti, devono riconoscere le persone e le loro intenzioni. Il direttore esecutivo del Center for Automotive Research a Standford, Sven Beiker, ha spiegato con un buon esempio tale questione rimanendo in tema di veicoli automatizzati: una palla di plastica rotola per strada; la maggior parte degli automobilisti si aspetta che un bambino possa inseguirla, per cui rallentano; anche il robot può rallentare, ma a causa dei numerosi algoritmi e sensori, sarebbe molto difficile per esso distinguere una palla da una borsa di plastica.

Verso il futuro

L’intelligenza artificiale raggiunge ogni anno ottimi risultati: i problemi come quelli descritti prima verranno risolti, prima o poi. Un’altra questione che gli scienziati sperano di risolvere in fretta riguarda anche la delinquenza, ovvero i possibili tentativi di sabotare un robot per commettere dei crimini. Ma McOwan è tranquillo:

“Dipende da cosa faresti e da cosa ti aspetteresti che un robot faccia. Alla fine della giornata, se entri in un veicolo auto-pilotato sei in balia dei sistemi che ti circondano”

Con questo, lo scienziato non ha voluto dire che non ci si preoccupa della sicurezza. Piuttosto, ha voluto sottolineare l’importanza della necessità di consapevolezza quando si vuole adottare una tecnologia, soprattutto se si tratta di una tecnologia emergente.

Fonte: bbc.com

Prendere ordini da un robot è diverso

All’università di Manitoba, in Canada, è stato condotto uno studio sull’obbedienza dell’essere umano nei confronti di un robot nel contesto lavorativo. I risultati dello studio evidenziano la complessità dell’obbedienza e dimostrano come le persone siano propense a completare compiti anche molto noiosi quando assegnati da un robot. Ci sono delle differenze tra prendere ordini da una persona e prenderne da un robot. Le reazioni dei partecipanti sono state diverse.

Gli attori dell’esperimento

Per condurre lo studio sono stati impiegati due attori: un ragazzo di 27 anni nei panni dello scienziato e un robot Aldebaran Nao, alto 58 centimetri e controllato da remoto in una stanza adiacente. I partecipanti sono stati avvertiti del fatto che il robot necessitava di un breve tempo di risposta e che la sua presenza era dovuta a un test di ingegneria sull’intelligenza artificiale. Ai partecipanti è stato anche detto che avrebbero potuto abbandonare il test in qualsiasi momento.

L’esperimento

Al test si sono sottoposte 27 persone, tra cui 18 maschi e 9 femmine provenienti dalla città locale e dall’università, con un’età compresa tra i 18 e i 54 anni. Qualcuno ha dovuto obbedire agli ordini dell’attore-scienziato, qualcun altro invece al robot. Le reazioni sono state diverse: nel video sono mostrati alcuni spezzoni dell’esperimento e altri dettagli.


I risultati

Prendere ordini da un robot è dunque diverso. Nonostante l’aspetto infantile, il robot aveva una presenza sociale così autorevole da convincere il 46% dei partecipanti a rinominare file per 80 minuti. Le proteste ci sono state, ma alla fine i partecipanti hanno obbedito al robot. Coloro che invece hanno lavorato con l’attore-scienziato non hanno manifestato particolari dissensi.

Sarà importante capire come le persone interagiscono con i robot perché ogni anno si fanno progressi in questo campo della tecnologia e probabilmente un giorno potremo lavorare a contatto con loro. Per questo motivo tali esperimenti sono interessanti: l’uomo potrà lavorare con un robot umanoide al suo fianco? Lavorerà meglio, peggio o sarà indifferente? Per trovare risposte a queste domande bisognerà eseguire altre ricerche di questo tipo.

Fonti: rapporto completo dell’esperimento
techswarm.com

Robot futuri assassini?

Futurologi, scienziati ed esperti di tecnologia spesso si ritrovano a discutere sui progressi nel campo dell’intelligenza artificiale. Una questione che recentemente è stata dibattuta diverse volte riguarda i robot: in futuro potremo affidarci a loro senza mettere a rischio la nostra incolumità? Alcuni scienziati sono ottimisti, altri un po’ meno considerando i progressi tecnologici soprattutto nel campo militare.
Nell Watson, ingegnera e amministratrice delegata olandese di Poikos, è intervenuta alla “Conference by Media Evolution” in Svezia per mettere tutti in guardia su eventuali problemi che i robot del futuro potranno procurare.

I robot potranno ucciderci con gentilezza a meno che…
A meno che non venga insegnato loro il valore della vita umana. Questo è il pensiero espresso da Nell Watson alla conferenza in Svezia in merito al futuro dei robot. Secondo l’ingegnera olandese non basterà insegnare alle macchine ad essere “gentili” visto che i robot potrebbero decidere che la più grande compassione verso gli esseri umani sarà quella di sbarazzarsi di tutti per porre fine alla sofferenza. Insomma, degli assassini quasi romantici.

“Il lavoro più importante della nostra vita è quello di assicurarsi che le macchine siano capaci di comprendere il valore umano. Si tratta di quei valori che assicureranno che le macchine non finiranno con l’ucciderci per gentilezza”

La signora Watson è anche sicura che  presto i chip dei computer potranno raggiungere livelli tali che permetteranno ai robot di analizzare le situazioni sociali e l’ambiente. Google già sta lavorando su questo: le sue auto senza pilota sono in grado di rilevare automaticamente ostacoli durante il percorso, regolare la velocità e la direzione.

Ma potranno anche aiutarci
L’avvento dei robot potrebbe costituire anche un vantaggio e non solo in termini di lavoro e assistenza. Watson sostiene che le macchine potranno aiutarci a capire chi siamo, a conoscerci meglio.

“Non posso fare a meno di guardare a queste tendenze e a immaginare come vivremo. Quando inizieremo a vedere l’intelligenza artificiale super-intelligente, sarà amichevole oppure ostile?”


Amichevoli oppure ostili?
La domanda della signora Watson se la pongono tutti coloro che sono affascinati da questo tema, ma anche da coloro che sono più scettici. Considerando il presente, la risposta è: tutti e due. Nell’ambito militare simili tecnologie vengono già utilizzate, basta dare un’occhiata alle invenzioni della Boston Dynamics e della DARPA (Defense Advanced Reserch Project Agency). Ognuno ha un personale giudizio sulla guerra, ma sicuramente il robot che si troverà dalla parte opposta del proprio schieramento non verrà visto come un amico.  Esisteranno ed esistono anche i robot buoni, come quelli per aiutare i bambini autistici. I robot saranno sempre sia amichevoli oppure ostili perché dietro il loro sviluppo ci sarà sempre un essere umano, che potrà avere una coscienza o meno. Almeno fino ad ora. Chissà se un giorno robot umanoidi costruiranno loro simili.

Fonte: dailymail.co.uk