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Droni

Robot killer: esperti si incontrano per discuterne

Tra il 13 e il 16 avranno luogo degli incontri informali tra esperti che discuteranno dei robot killer. I meeting si terranno presso la sede delle Nazioni Unite di Ginevra, durante la UN Convention on Certain Conventional Weapons ( CCW ). Tranquilli, non è stato avvistato alcun terminator. Almeno per ora. Ma qualcuno ha ritenuto interessante affrontare un tema delicato come quello relativo a robot che potrebbero fungere da potenziali assassini.

I professori Ronald Arkin e Noel Sharkey, esperti di robotica, discuteranno dell’efficacia e della necessità di robot killer e nel mese di novembre verrà presentata una relazione durante la riunione del CCW. Il robot killer è un’arma completamente autonoma, in grado di selezionare e combattere un bersaglio senza che vi sia l’intervento umano. Per ora è solo fantascienza, ma grazie allo sviluppo tecnologico possiamo aspettarci un giorno di vedere questi tipi di robot in azione nelle zone di guerra. Naturalmente, ci sono esperti a favore di un loro futuro impiego ed esperti completamente contrari. Il professor Sharkey ha sottolineato: “Le nazioni non si confrontano su questo, il che è un grande rischio per l’umanità“. Invece, di pensiero opposto è il professor Arkin, il quale spera che i robot killer, un giorno, sostituiranno i soldati, in modo da ridurre il numero di vittime in guerra. Le sue dichiarazioni ricordano molto quelle riguardo l’utilizzo dei droni nei conflitti contemporanei. E quindi ci si può chiedere: ma i robot killer allora esistono già? I droni sono velivoli teleguidati a distanza, quindi lo zampino dell’uomo, in un modo o nell’altro, c’è sempre. Non possono essere definiti propriamente come dei robot, perché mancano di quella autonomia (più o meno sviluppata) che invece i robot possiedono. L’intervento dell’uomo, nei confronti di un robot, inizia dalla fase di progettazione, passa per quella della costruzione e finisce con quella dell’avvio della macchina. Questo è uno dei punti cruciali su cui si concentreranno gli esperti durante le loro discussioni: l’autonomia dei robot, seppur non possiamo immaginarla priva di limiti.

Perciò, non si tratta solo di evidenziare gli aspetti positivi o negativi di un possibile futuro utilizzo dei robot killer. Si tratta anche di capire a che punto siamo, a cosa stiamo andando incontro, che problemi dobbiamo affrontare adesso per evitarne altri in seguito e ipotizzare, in base ai dati raccolti fino ad ora, gli scenari che si prospettano per il futuro. Per fare questo e per farlo bene, le nazioni si dovrebbero confrontare e dovrebbero condividere le proprie esperienze in materia. 

Droni sottomarini prevederanno il meteo mesi prima

Il drone Slocum
Foto da stem-worksblog.com

Secondo gli scienziati della marina militare americana, tra circa un decennio sarà possibile effettuare le previsioni meteo fino a 90 giorni prima grazie allo sviluppo di modelli matematici, satelliti e droni sottomarini. Si, perché i droni, generalmente associati a particolari velivoli di dimensioni ridotte e teleguidati a distanza, ora possono anche attraversare i mari degli oceani senza tanti problemi.

Il mini sottomarino Slocum (nella foto) rappresenta attualmente il drone più riconosciuto che la marina militare americana utilizza per la ricerca. Questo tipo di drone sottomarino lungo solo 5 metri può raggiungere i 1200 metri di profondità e raccogliere informazioni sull’ambiente da loro attraversato, come la salinità e la temperatura. Queste informazioni sono utili per prevedere la formazione di vortici e di grandi correnti oceaniche, ma si spera che in futuro si potranno utilizzare tali dati per fornire delle previsioni meteo in anticipo di alcuni mesi. Lo scopo della progettazione dei droni sottomarini sembra abbastanza evidente: agevolare le operazioni strategiche militari navali per evitare incidenti di percorso durante particolari missioni. Secondo gli scienziati, questa tecnologia risulterà molto utile nel prossimo futuro, considerando i problemi che invece avranno i mezzi dello spazio: infatti, 6 dei 13 satelliti della NASA non saranno più operativi entro il 2016. Quindi, molto probabilmente, tra qualche anno avremo più droni e meno satelliti per raccogliere dati meteoreologici.

Potrà allora questa tecnologia, un giorno, sostituire quella dei satelliti per quanto riguarda la previsione meteo? Per ora è difficile immaginare una cosa del genere. I satelliti rappresentano una delle tecnologie più sofisticate in merito alla raccolta, al monitoraggio e alla elaborazione dei dati ambientali. D’altra parte, però, la situazione della NASA fa riflettere: i costi sono molto elevati, ed è difficile che vengano implementati altri satelliti a distanza di pochi anni (pare che potrebbero essere pronti entro il 2020). Sarà interessante notare se ci sarà un cambiamento radicale nell’utilizzo degli strumenti tecnologici per scopi scientifici.

Fonte: defenseone

Sviluppati droni che volano autonomamente in stormi

Stormo di droni
Foto da www.npr.org

Un gruppo di ricercatori ungheresi ha costruito 10 droni che volano in modo coordinato. Per il COLLMOT Robotic Research Project, gli scienziati hanno effettuato uno studio sul volo degli uccelli che volano in stormi compatti muovendosi con una coordinazione tale da farli sembrare un unico corpo autonomo. Questi droni sono dotati di quattro rotori , GPS, processori e radio che consentono loro di volare in gruppo rispettando una determinata formazione o seguendo un componente leader.

Lo stormo di droni, come i tipici animali gregari di uccelli e pesci, segue un regolamento di volo ben preciso. Tamas Vicsek, un fisico che insegna alla Eötvös Loránd University di Budapest ha detto: “Siamo giunti alla conclusione che uno dei migliori modi per capire come gli animali si muovono insieme è quelli di costruire robot, robot volanti“. I droni possono adottare percorsi difficili come spazi ristretti, e quando questo accade alcuni di loro stazionano in aria aspettando il loro turno per non scontrarsi tra loro. Tutto questo senza fare affidamento a un computer centrale o a dispositivi di controllo, ma attraverso un algoritmo particolare. Il gruppo di ricerca ungherese spera di mostrare il progetto all’International Conference on Intelligent Robots and Systems, che si terrà dal 14 al 18 settembre di quest’anno a Chicago. Gabor Vasarhelyi, colui che si è occupato della fase robotica del progetto, ha dichiarato: “I droni sono più comunemente associati con la guerra, il terrorismo, e gli attacchi cibernetici, ma i droni possono essere utilizzati per applicazioni più pacifiche e civili. Con uno stormo di droni, puoi creare un sistema aereo di monitoraggio auto-organizzato, o puoi anche spedire cibo o posta“.

Come ha detto Vasarhelyi, i droni sono più conosciuti dal punto di vista militare, purtroppo. Come al solito ci troviamo di fronte a una tecnologia che ha tutte le potenzialità per fare sia del bene sia del male. Qui c’è l’articolo di riferimento che contiene un video descrittivo del progetto nel quale si può osservare inoltre il volo dei droni in stormi. Buona visione.

La US Air Force lavora su un nuovo drone: RQ-180

Ancora un nuovo progetto per quanto riguarda i droni, ovvero quei velivoli privi di pilota e guidati in remoto attraverso particolari tecnologie. Stavolta l’idea è targata US Air Force, l’aeronautica militare degli Stati Uniti. Le principali notizie a riguardo sono state pubblicate da Aviation Week, uno dei più grandi fornitori di informazioni inerenti al commercio mondiale, la difesa, la manutenzione, riparazione e revisione in campo aeronautico. Il drone in questione, tuttora in fase di sviluppo, è denominato 
RQ-180: la sua particolarità consisterebbe nel risultare invisibile ai radar per un lungo raggio d’azione e potrebbe essere utilizzato per missioni di ricognizione, sorveglianza e di intelligence entro il 2015. Per ora è in fase di prova presso la base aerea superiore di Groom Lake in Nevada, la famosa “Area 51” dove la Air Force ha già sperimentato degli aerei spia chiamati U2 negli anni ’50. Il drone RQ-180 è stato costruito dalla Northrop Grumann, la stessa società statunitense che si è occupata del Global Hawk e dei droni X-47B. Secondo Aviation Week, la società suddetta avrebbe firmato un contratto segreto nel 2008 che prevedeva un premio di circa due miliardi di dollari per la costruzione di quest’ultimo drone. RQ-180 può volare per 24 ore e percorrere 2000 km partendo dalla sua base; le migliorie più importanti sono state applicate ai dispositivi anti-radar, proprio perché i modelli precedenti di droni erano troppo vulnerabili rispetto alle ben organizzate difese antiaeree in Afghanistan e in Iraq: quindi meglio essere invisibili in campo nemico. 
Un altro mostro tecnologico, quindi, si prepara a fare il suo ingresso nei campi di battaglia. Secondo i calcoli del team US Air Force, ci vorranno ancora 2 anni prima di vedere in azione il drone QR-180: speriamo invece che la data d’esordio venga largamente posticipata. Anzi, perché non augurarsi addirittura una sua cancellazione definitiva?

Ariel: primo drone sottomarino targato USA

Un drone
Il drone è un velivolo non pilotato dall’uomo, ma da un computer di bordo tenuto sotto controllo in remoto da un navigatore o da un pilota che si trova comunque nella stessa area di azione ma lontano dal centro operativo. Ci sono diversi tipi di droni: cambiano in dimensioni e peso in base all’utilizzo che se ne fa. L’applicazione più frequente di questa tecnologia è in ambito militare: gli aeromobili sono attrezzati con armi o con videocamere per il monitoraggio di zone pericolose. Ma possono essere utilizzati anche in ambito civile: monitoraggio ambientale, sicurezza delle frontiere e per la “battaglia” contro i narcotrafficanti; rilevamento di oggetti e operazioni di ricerca e salvataggio.
La marina militare USA, dopo sei anni di pianificazione, ha lanciato il primo drone sottomarino chiamato Ariel e soprannominato “Sea Robin“, in riferimento alla famiglia dei pesci dei Triglidae che possiedono grandi pinne pettorali le quali si muovono come fossero delle ali di uccello. Ariel è utilizzato principalmente per operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione, ed è in grado di rimanere in volo per sei ore anche autonomamente. Quella dei droni è una tecnologia che viene sempre più utilizzata: la Federal Aviation Administration (FAA) prevede infatti la produzione di circa 7.500 droni commerciali nei prossimi cinque anni. Anche Jef Bezos, amministratore delegato di Amazon, è propenso nel lanciare sul mercato un drone per la consegna dei prodotti entro il 2015.
La tecnologia fa passi da gigante, ma a volte sono dei passi che schiacciano e distruggono anche tutto ciò che c’è di buono e innocente: è il caso dell’impiego militare. I civili morti nelle zone interessate dalla guerra con gli aeromobili a pilotaggio remoto ammontano ormai a 900 e sono destinati ad aumentare. Consiglio di dare un’occhiata a questa infografica per meglio rendersi conto di cosa siano i davvero i droni della guerra.
Fonti: infowars