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Danilo Bologna

Come sarà l'intelligenza artificiale nel 2030?

Come sarà l’intelligenza artificiale nel 2030?

I ricercatori della Stanford University hanno pubblicato un interessante studio sul futuro dell’intelligenza artificiale (IA). Il titolo è “One Hundred Year Study on Artificial Intelligence“, ovvero un studio di 100 anni sull’IA.

Si tratta di un’indagine a lungo termine sull’IA e sull’impatto che avrà sulle persone, sulla comunità e sulla società. Il rapporto indica i potenziali futuri sviluppi di questa tecnologia, le sfide tecniche che ci attendono, le opportunità da cogliere e i problemi etici, economici, politici e sociali che dovremo affrontare.

Come sarà l’intelligenza artificiale nel 2030? Quali saranno le sue applicazioni? Quali i possibili ostacoli?

Consiglio di leggere il documento perché puoi scoprire dati sorprendenti. Quelli che ho ritenuto particolarmente importanti li ho riportati di seguito.
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Antrorobotica: qual è il confine tra umano e macchina?

Le relazioni uomo-macchina sono destinate ad aumentare e a cambiare in modo profondo alcune delle nostre abitudini. Ogni anno sviluppiamo tecnologie sempre più all’avanguardia. Tra queste, l’intelligenza artificiale (IA) sembra sia quella che affascina di più. La sua capacità di elaborare, identificare e categorizzare le informazioni ci dà l’impressione che stia sviluppando una propria forma di intelligenza.

Siamo ancora lontani dal poter sviluppare un’IA di questo livello, ma è utile fare alcune distinzioni. Il filosofo portoghese Luis de Miranda e i suoi colleghi dell’Università di Edimburgo hanno creato l’Anthrobotic Cluster. Si tratta di una piattaforma di ricerca multidisciplinare. Il suo scopo è indagare sul rapporto tra umani, robot e sistemi intelligenti.

Ho già avuto modo di parlare del concetto di antrorobotica proposto da Luis de Miranda. Ora abbiamo l’opportunità di approfondire l’argomento grazie a un’intervista pubblicata su Futurism. Il filosofo spiega perché è importante esplorare le relazioni che instauriamo con le macchine,
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Hannes Sjoblad sul biohacking

Hannes Sjoblad: il biohacking ci farà collegare a qualsiasi cosa

I cyborg sono già tra di noi. Solo che non sempre ce ne accorgiamo. La maggior parte di loro ha impianti cocleari e pacemaker. Qualcuno ha chip sotto pelle per connettere i dispositivi in casa e in ufficio. Ed è probabile che in futuro altre persone decideranno di ricorrere al biohacking.

Anche il biohacker Hannes Sjoblad è convinto che già viviamo nell’età dei cyborg. Lo ha ribadito in un suo intervento intitolato “Biohacking and the Connected Body“, che ha tenuto presso il Singularity University Global Summit.

Sjoblad è cofondatore della rete di biohacker Bionyfiken, un’organizzazione in cui hacker, maker, biologi e artisti di body art esplorano nuove forme di integrazione uomo-macchina. Nel suo intervento ha spiegato in generale cos’è il biohacking, in che ambiti viene adottato e cosa ci permetterà di fare in futuro.
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Alan Winfield

Alan Winfield: la robotica avrà un impatto positivo sull’economia

I robot avranno un impatto positivo sulle economie? Miglioreranno le società? La ricchezza da loro prodotta verrà condivisa? Alan Winfield, professore presso il Bristol Robotics Laboratory ed esperto di etica legata alla robotica, ha risposto a queste domande in un’intervista per Robohub.

Alan Winfield è stato anche invitato dal World Economic Forum, dalla Royal Society e dalla Royal Academy of Engineering per discutere il ruolo dei robot nella società. La sua opinione, quindi, merita attenzione. Soprattutto in un periodo come questo dove non facciamo altro che chiederci quale sarà il nostro futuro insieme ai robot.

Di seguito trovi la traduzione dell’intervista. Buona lettura!
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