Il robot NAO

Quando i robot aiutano i bambini autistici

I robot potrebbero aiutare i terapeuti a interpretare il comportamento e a personalizzare la terapia per i bambini autistici.

Lo studio appartiene a un team internazionale di ricercatori del MIT Media Lab, della Chubu University, dell’Imperial College di Londra e dell’Università di Augusta.

Vediamo di cosa si tratta.

 

Autismo: terapia personalizzata con i robot

I bambini con autismo spesso hanno difficoltà a riconoscere gli stati emotivi delle persone che li circondano. Alcuni terapeuti, quindi, hanno pensato di usare un robot a misura di bambino per mostrare le emozioni e per coinvolgere i bambini nell’imitarle e nel rispondere in ​​modo appropriato.

Il team di ricerca del MIT ha rilevato che il deep learning permetterebbe ai robot della terapia di percepire il comportamento dei bambini in modo più naturale.

La personalizzazione è importante nella terapia dell’autismo, secondo Rosalind Picard, professoressa del MIT che conduce la ricerca in informatica affettiva.

La sfida dell’uso dell’IA [intelligenza artificiale] che funziona nell’autismo è particolarmente irritante, perché i soliti metodi di intelligenza artificiale richiedono molti dati simili per ogni categoria appresa“, ha spiegato Picard. “Nell’autismo, dove regna l’eterogeneità, l’approccio tradizionale all’IA fallisce.

 

Come funziona la terapia

La terapia per l’autismo assistita da robot spesso funziona in questo modo: un terapeuta mostra ai bambini delle foto o delle schede didattiche con volti diversi che mostrano emozioni diverse per insegnare loro come riconoscere paura, tristezza o gioia.

Dopodiché il terapeuta programma il robot per mostrare queste stesse emozioni al bambino e lo osserva mentre interagisce con il robot. Il comportamento del bambino fornisce un prezioso feedback che il robot e il terapeuta tengono in considerazione con il proseguimento della terapia.

I terapeuti dicono che coinvolgere il bambino anche solo per pochi secondi può essere una grande sfida per loro. [Ma] i robot attirano l’attenzione del bambino “, ha affermato l’autore principale dello studio Ognjen Rudovic, ricercatore postdottorato del MIT Media Lab.

Inoltre, gli umani cambiano le loro espressioni in molti modi diversi, ma i robot lo fanno sempre nello stesso modo, e questo è meno frustrante per il bambino perché impara in modo molto strutturato come verranno mostrate le espressioni.

I ricercatori hanno adottato robot umanoide NAO per questo studio. Il piccolo robot è alto quasi un metro e trasmette emozioni diverse cambiando il colore dei suoi occhi, muovendo i suoi arti e cambiando il tono della sua voce.

Tuttavia, secondo i ricercatori, questo tipo di terapia funzionerebbe meglio se il robot potesse anche interpretare senza problemi il comportamento del bambino anche durante il trattamento. Per testare questa ipotesi, i ricercatori del MIT Media Lab e della Chubu University hanno sviluppato una rete personalizzata di deep learning che aiuta i robot a stimare l’impegno e l’interesse di ogni bambino durante queste interazioni.

Hanno costruito un sistema personalizzato che potrebbe imparare dai dati raccolti su ogni singolo bambino. Hanno registrato video di espressioni facciali, movimenti della testa e del corpo, pose e gesti di ogni bambino, registrazioni audio e dati sulla frequenza cardiaca, la temperatura corporea e la risposta del sudore della pelle.

La maggior parte dei bambini nello studio ha considerato il robot non solo come un giocattolo, ma anche come “qualcuno” a cui legarsi rispettosamente, come se fosse una persona reale. Un dato che fa riflettere perché ci dice che una macchina può avere un certo tipo di influenza sui bambini e sui loro comportamenti.

 

Sempre più robot tra noi?

Lo studio dell’interazione uomo-macchina è di fondamentale importanza, soprattutto se consideriamo che i robot faranno sempre più parte delle nostre vite. È interessante vedere come questi sistemi robotici, in alcuni casi, possano arrivare dove gli umani non possono. Tuttavia, per il momento, le macchine da sole non possono fare granché.

Ma cosa succederà tra 20 anni? Faremo sempre più affidamento ai robot e all’intelligenza artificiale nel settore della medicina e della ricerca scientifica? Queste tecnologie avranno un ruolo centrale per le politiche, come sostiene Pedro Domingos? Oppure la situazione non cambierà poi così tanto rispetto ad oggi?

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Fonte: Kurzweilai.net


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