Andrew McAfee

La creatività è al sicuro dall’automazione?

Lo sentiamo dire spesso da alcuni esperti del settore dell’intelligenza artificiale (IA): i lavori creativi difficilmente verranno svolti dalle macchine. Ma sarà davvero così?

Stiamo già assistendo alla nascita di applicazioni di IA per la musica, il design e l’architettura. Ma quando si tratta di riprodurre la condizione umana o di instaurare una relazione emotiva con gli umani, l’IA fallisce. Però è anche vero che in molte attività lavorative gli umani esercitano la propria creatività attraverso i computer.

Andrew McAfee, direttore associato del MIT Sloan School of Management’s Center for Digital Business, ha esplorato il concetto di IA creativa. Vediamo cosa ne pensa e qual è la sua risposta alla domanda che fa da titolo a questo post.

 

Gli scrittori, i musicisti e gli artisti sono rimpiazzabili dalle macchine?

“Ogni volta che mi occupo di una discussione o di una conversazione sul progresso tecnologico e su come può portare via il lavoro alle persone, su come possa automatizzare le cose che la gente fa, una delle prime cose di cui le persone parlano come l’insostituibile abilità umana è la creatività. Sta emergendo come una sorta di eureka. Credo sia allo stesso tempo corretto e non corretto. Lascia che ti parli prima di come non sia corretto.

Ci sono molte differenti definizioni di creatività. Una di queste che condivido è la capacità di trovare un’idea potente o utile legittimamente nuova. Penso che queste siano le persone creative, che siano innovatori, imprenditori, investitori, musicisti o pittori. Molto di ciò che considero creatività è questa eureka, questo uscirne fuori con qualcosa di valore o valorizzato e anche abbastanza nuovo.

Le macchine ora possono fare ciò, sotto tutti i punti di vista. Possono farlo in molti settori diversi. C’è un settore in rapida crescita chiamato generative design: significa che se inserisci in un moderno pezzo di tecnologia le specifiche che desideri che questo edificio sia in grado di gestire, o uno scambiatore di calore, o un telaio di un’auto, o di qualche parte nel mondo fisico che deve soddisfare alcune specifiche di prestazione o inserirsi in una gamma di prestazioni, abbiamo il software che genererà un pezzo che lo farà in modo ammirevole.

E ciò che è interessante è quando si collega quel software a una stampante 3D. Si stampano queste forme arbitrariamente complesse che fanno esattamente quello che vuoi che facciano. In genere sono molto, molto performanti, in genere sono molto efficienti. Molto spesso sembrano diverse da quello che un progettista umano avrebbe pensato. Quando guardo le parti che vengono scolpite dal software di generative design, sembrano i teschi, gli scheletri o gli esoscheletri che si vedono in natura e all’inizio ero sorpreso di questo.

Non penso che dovrei sorprendermi, le forme che la natura produce sono per definizione molto utili e molto efficienti perché sono sopravvissute a tutte le sfide evolutive della storia fino ad ora e sono arrivate a questo punto. Sono oggetti davvero bellissimi. Il software di generative design può trasformare oggetti come questi. Ciò mi ricorda molte cose che vediamo nel mondo naturale. Performano meglio in molti casi rispetto a quelli che presentano i progettisti umani. Definirei il lavoro di design uno sforzo molto creativo. Ora abbiamo una tecnologia buona a fare ciò.

C’è anche una tecnologia che può comporre la musica in quasi tutti gli stili che suggerisci. E c’è un fenomeno interessante: quando la gente sa in anticipo che stanno per ascoltare la musica generata dal computer, spesso la respingono perché superficiale, o banale, od ovviamente perché non proveniene dalla mente e dal cuore di un compositore umano. Quando non sanno in anticipo che ascolteranno musica generata dal computer, spesso la trovano evocativa, bella, commovente, qualsiasi cosa possa venire in mente a un essere umano.

Credo che non dovremmo sorprenderci molto di questo. Il gusto musicale umano non è poi così sconosciuto. Conosciamo alcune regole su cosa gli occidentali ascoltano, ad esempio, su cosa trovano interessante nella musica. Si possono inserire queste regole nel software, premere invio e generare molta musica. Questo è un tentativo che avrei pensato come creativo e i computer stanno facendo almeno un lavoro adeguato, forse un lavoro veramente buono.

Comunque, ciò che non abbiamo ancora visto sono i computer che presentano testi sulla musica. Ciò sembra tutto tranne che davvero sciocco o completamente senza senso o ridicolo. E se si guarda alla prosa più lunga che generano i computer – questi possono generare un nuovo racconto arbitrariamente lungo, un gruppo di prose, qualsiasi cosa – è sconcertante, è assurdo, scavare in queste cose fa male alla testa.

E la mia spiegazione del perché è così è che i computer non sanno nulla della condizione umana. Non sono umani. Non si sono evoluti in questo mondo. Non vivono con le altre persone in questo mondo. Sono bellissime imitazioni di molte cose, ma quando penso a cosa fanno gli scrittori e poeti veramente creativi, loro comprendono la condizione umana, la illuminano e in qualche modo la riflettono verso di noi in modo che reagiamo. Non ho ancora visto alcuna tecnologia fare questo.

C’è un concetto linguistico che ritengo utile per comprendere la creatività del computer. Il concetto di linguistica è chiamato intuizione del madrelingua. Significa che siccome sono un madrelingua inglese, posso esaminare immediatamente una frase inglese e, anche prima che il mio cervello abbia elaborato il suo significato, so se è grammaticalmente corretta o no.

Posso esaminare in questo modo prima di sapere quello che sto facendo e posso sapere se è una frase in inglese correttamente costruita o no. Non posso farlo per nessun’altra lingua e le persone che imparano l’inglese come una lingua successiva non possono farlo nel modo più affidabile, non tanto velocemente quanto posso farlo io. Quindi noi madrelingua costruiamo questa intuizione sulle lingue che parliamo.

Il modo in cui applico ciò a questa nozione di creatività digitale… Noi umani abbiamo l’intuizione del madrelingua sulla condizione umana, sul mondo umano, sull’ambiente sociale che tutti noi creiamo.

Sono scettico, [ma] sono un grande ottimista della tecnologia. Sulla base di ciò che ho visto finora, sono molto scettico [sul fatto] che saremo in grado di trasmettere con successo questa intuizione, anche a un pezzo veramente sofisticato di tecnologia o a un sistema di apprendimento automatico. Penso che se quel giorno arriverà mai, sarà molto molto lontano.”

 

Per la creatività digitale ci vorrà tempo

Andrew McAfee è stato molto chiaro. La musica, il design, l’architettura seguono determinate formule. Per questo l’intelligenza artificiale riesce a creare nuove composizioni e nuove progettazioni anche migliori rispetto a quanto riusciremmo a fare noi umani. Il problema, però, è che l’IA al momento non può replicare emozioni e sentimenti in modo così preciso da poter confrontarsi con la condizione umana.

Ecco perché secondo McAfee esistono macchine creative e macchine non creative. Le sue 2 definizioni di creatività ci aiutano a comprendere meglio la situazione. Da una parte, definisce la creatività come l’abilità di affrontare un problema in modo nuovo, di trovare qualcosa che offra valore. Dall’altra, la definisce come la comprensione della condizione umana, con la capacità di “illuminarla” e “rifletterla” verso le altre persone.

Nella prima definizione rientrano i software in grado di creare musica e progetti di design a partire da alcuni dati. Quindi queste macchine possono essere considerate creative. Per la seconda definizione, invece, non possiamo citare alcun esempio perché non esistono al momento delle IA in grado di comprenderci davvero, in tutti i nostri aspetti.

Intanto stiamo creando IA in grado di diagnosticare malattie, sistemi che possono raccogliere e analizzare enormi quantità di dati sanitari, veicoli autonomi e assistenti virtuali in grado di aiutarci a trovare risposte e ad attivare applicazioni domestiche.

Più attività lavorative vengono automatizzate, più nascono preoccupazioni sulla perdita di posti di lavoro. I più ottimisti, come il futurista Ray Kurzweil, sostengono che la disoccupazione tecnologica permetterà di scatenare la potenza creativa in tutto il mondo. Ciò ci consentirà di lavorare di meno e di trascorrere più tempo nel seguire le nostre passioni.

C’è anche chi sostiene che l’IA creerà nuove categorie di lavoro, anziché eliminarli del tutto. Melonee Wise, CEO di Fetch Robotics, sostiene persino che per un primo periodo le macchine non ci sostituiranno, bensì creeranno più lavoro anche per noi. Ma forse in futuro l’automazione non ci lascerà molte attività lavorative da svolgere.

Chi invece è più pessimista crede che arriverà il giorno in cui ci sentiremo inutili. Le macchine faranno tutto e di più. Ci renderanno obsoleti perché rinunceremo a un’altra delle qualità che ci differenzia dalle macchine e che ci rende umani: la creatività.

L’IA apprenderà le qualità umane che ci rendono creativi? Dovremmo permettere che ciò accada?

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Foto: Flickr


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