Render 3D di un cervello umano su sfondo nero

9 aziende che vogliono entrare nel tuo cervello

Chip cerebrali, neurotecnologie, interfacce cervello-computer. Sono tecnologie che circolano da un bel po’ di tempo, ma negli ultimi anni stiamo assistendo a un loro potenziamento.

Diverse aziende sono sempre più interessate ad esplorare il cervello umano e a sviluppare applicazioni basate sul suo funzionamento. Alcune di queste sono al lavoro sulla tecnologia che un giorno potrebbe renderci più intelligenti, veloci, forti e concentrati.

Vediamo quali sono e qual è il loro obiettivo.

 

1. Neuralink

Partiamo da una delle più giovani: Neuralink. Il fondatore è Elon Musk, noto imprenditore e CEO di SpaceX e TeslaMotors. L’obiettivo della startup è “sviluppare interfacce cervello-computer ad altissima larghezza di banda per connettere umani e computer“.

In sostanza, Neuralink vuole fare in modo di connettere milioni o miliardi di persone e consentire loro di comunicare con il pensiero. Una sorta di telepatia che ci permetterebbe di rimanere in costante contatto con chi desideriamo.

Proprio perché è nata da poco, non ci sono altri dettagli sul progetto. Ma la meta che si è prefissata è a dir poco ambiziosa. Staremo a vedere.

 

2. DARPA

La Defense Advanced Research Project Agency, agenzia del Dipartimendo della Difesa USA, fa ricerca in questo settore da anni. Al momento sta lavorando a un sensore da inserire nel cervello che possa aiutare a recuperare la memoria.

Il nome del programma è “Restoring Active Memory“, che significa recuperare la memoria attiva. Il sensore legge i segnali del cervello e stimola i neuroni per combattere la perdita della memoria.

Secondo la DARPA, dal 2000 più di 270.000 soldati hanno dovuto affrontare traumi al cervello. Per questo motivo gli scienziati stanno lavorando al dispositivo impiantabile. Un altro progetto simile della DARPA è il Neural Engineering System Design.

 

3. Kernel

Un’altra azienda che crede nelle potenzialità del cervello umano è Kernel. La startup sta progettando una protesi per la memoria che possa permetterci di richiamare qualsiasi ricordo a piacimento. Tutto è iniziato grazie all’imprenditore di OS Fund, Bryan Johnson, che ha messo a disposizione ben 100 milioni di dollari.

All’inizio l’obiettivo era concentrarsi sulle applicazioni mediche. Ma ora Johnson intende ampliare le aspettative per aumentare la nostra intelligenza. Una vera e propria fusione umani-macchine che inaugurerà la prossima fase dell’evoluzione umana.

Ma Kernel avrà considerato la possibilità della nascita di divergenze tra chi avrà accesso alla tecnologia e chi no? Questo è solo uno degli aspetti controversi del potenziamento umano.

 

4. Neurable

Questa startup sta lavorando a una piattaforma basata sul funzionamento del cervello per controllare con la mente gli oggetti nella realtà virtuale e nella realtà aumentata. Quindi, invece di usare tradizionali controller o comandi vocali, forse in futuro interagiremo con i dispositivi direttamente con i nostri pensieri.

Le applicazioni vanno al di là dei videogiochi e dell’intrattenimento in generale. Questa tecnologia, infatti, potrà essere adottata anche per regolare i dispositivi in casa, come condizionatori, luci, elettrodomestici e così via.

 

5. Muse

Una fascia intorno alla testa non ci renderà superintelligenti o chissà cosa. Ma la fascia di Muse magari ci aiuterà a rilassarci senza ricorrere a sostanze particolari.

Per 300 dollari Muse ci aiuterà a ridurre lo stress e l’ansia in pochi minuti attraverso una serie di segnali cerebrali. Userà il feedback del segnale per mostrarci quanto calma o attiva diventa la nostra mente nel tempo. Poi inserirà queste informazioni in un programma sul tablet o sullo smartphone in modo da tenere traccia di come siamo migliorati col tempo.

 

6. Thync

Un dispositivo simile al Muse è Thync. La funzione di questa tecnologia, infatti, è aiutarci a rilassarci e ad allontanare lo stress.

Basta collegare il modulo triangolare sulla fronte e sul collo con una striscia monouso e regolare l’intensità elettrica. In questo modo Thync aiuta a raggiungere uno stato di calma o ad aumentare l’energia tramite semplici comandi su smartphone.

Un’altra alternativa per evitare di assumere sostanze chimiche.

 

7. Emotiv

Spostare oggetti con la mente: è possibile con Emotiv. La startup ha costruito un caschetto che permette di direzionare i pensieri verso un dispositivo connesso.

Funziona grazie alla scansione dei segnali cerebrali. Semplificando il processo, basta pensare un’azione e l’oggetto connesso reagirà di conseguenza. Un’applicazione che si dimostra utilissima soprattutto per chi ha disabilità motorie.

Forse un video renderà più chiaro il suo funzionamento.

 

8. Halo Neuroscience

Passiamo allo sport. Halo Neuroscience ha sviluppato delle cuffie che permettono agli atleti di migliorare le funzioni cerebrali, la sicurezza e le prestazioni. L’azienda afferma che la sua tecnologia migliora la funzione del corpo stimolando la corteccia motoria del cervello attraverso una serie di impulsi luminosi.

 

9. BrainsGate

Per quanto riguarda invece l’ambito medico, BrainsGate ha sviluppato una tecnologia per aiutare coloro che soffrono di cefalea. Il dispositivo effettua la neuro-stimolazione del ganglio sfenopalatino, un ganglio che contiene nervi autonomici e sensoriali che invia informazioni alle ghiande della cavità nasale, ai seni paranasali, al palato e alla faringe superiore. Queste sono aree che gli scienziati credono siano collegate alle emicranie.

BrainsGate crede che questa tecnologia abbia il potenziale per trattare disturbi del sistema nervoso centrale come la sclerosi multipla, l’Alzheimer, il Parkinson, l’epilessia e l’ictus. Attualmente la società si concentra sul miglioramento dei risultati delle terapie per i pazienti affetti da ictus ischemico in una finestra di 24 ore dopo l’inizio dei sintomi.

 

Il rischio hacking

Sono tutte tecnologie molto interessanti e alcune di queste hanno grandi margini di miglioramento. Ma è bene specificare che non è tutto rose e fiori. Una delle preoccupazioni più inquietanti è la possibilità di hackeraggio del cervello. E non si tratta di uno scenario da fantascienza.

I criminali del futuro potrebbero escogitare tecniche per analizzare le onde cerebrali e ottenere numerose informazioni personali. Proprio poco tempo fa, Facebook ha reso noto che l’azienda lavorerà a un’interfaccia cervello-computer che ci permetterà di comunicare con il pensiero.

Ora immagina uno sconosciuto intrufolarsi illegalmente nel tuo profilo. Su Facebook, oltre ai nostri dati, condividiamo parte della nostra vita. C’è chi condivide di più e chi condivide di meno, ma il pericolo è sempre lo stesso. Anche le stesse aziende che forniscono queste tecnologie potrebbero sfruttarle a proprio vantaggio, costruendo pubblicità mirate e personalizzate.

Perciò sarà importante sviluppare questi dispositivi considerando soprattutto i rischi per la privacy. A tal proposito è interessante lo studio dell’Institute for Biomedical Ethics dell’Università di Basilea in cui viene proposto di riconsiderare 4 diritti umani per l’impatto delle neurotecnologie.

Perché nella nostra mente risiede la personalità e la sua protezione contribuisce a renderci liberi.

In futuro riusciremo ad essere tutelati anche da questo punto di vista? Per ricevere aggiornamenti periodici su queste tecnologie e i loro impatti, iscriviti alla newsletter.

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Fonte: Tech Crunch
Immagine: Freepik


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