Gerd Leonhard: 5 nuovi diritti umani nell’era digitale

In questo momento di progressiva innovazione digitale, il futurista Gerd Leonhard ha individuato 5 nuovi diritti umani. Li descrive nel suo libro “Technology vs Humanity” a partire dalla pagina 140.

Leonhard suggerisce che questi 5 nuovi diritti umani potrebbero far parte di quello che chiama Manifesto dell’Etica Digitale. Vediamo quali sono e perché secondo lui sono così importanti.

 

5 nuovi diritti umani nell’era digitale

Ecco i 5 nuovi diritti umani suggeriti da Gerd Leonhard per affrontare questa nuova era digitale in continua trasformazione.

“1. Il diritto a rimanere naturale, cioè “puramente” biologico e organico. Dobbiamo continuare ad avere la possibilità di esistere in uno stato non potenziato. Abbiamo bisogno di mantenere il diritto di lavorare o di avere un lavoro, di usare i servizi pubblici, comprare le cose e funzionare nella società senza la necessità di implementare la tecnologia con, sul o – cosa più importante – all’interno del nostro corpo. Varie espressioni di quello che mi piace chiamare #WiredOrFired, paure che sono già un problema con i dispositivi mobili e i social media.

Ma si può facilmente immaginare un futuro in cui possiamo sempre più essere costretti a indossare occhiali per la realtà aumentata o la realtà virtuale, visori o caschetti per qualificarsi per l’impiego oppure, peggio ancora, essere costretti a usare o a farsi impiantare specifiche “wetware app” o delle BCI (interfacce cervello-computer) come una condizione non negoziabile del rapporto di lavoro. Presto i semplici esseri umani potrebbero non essere più abbastanza bravi e in qualche modo non credo che questo sia un futuro molto desiderabile.

2. Il diritto di essere inefficiente se, quando e dove si definisce la nostra umanità di base. Dobbiamo avere la possibilità di essere più lenti e meno capaci rispetto alla tecnologia e non dovremmo mai rendere l’efficienza più importante dell’umanità.

Mentre molto presto potrebbe essere di gran lunga più efficiente e molto più conveniente usare la diagnostica digitale per la salute tramite piattaforme come Scanadu, piuttosto che vedere un medico ogni volta che ho un problema o bisogno di un controllo, ciò non dovrebbe diventare l’unico modo “approvato” di agire.

Credo che queste tecnologie siano per lo più una buona cosa e possono essere una delle chiavi per ridurre il costo della sanità, a livello globale. Tuttavia, questo significa che dovremmo penalizzare le persone che scelgono di fare altrimenti o imporre l’obbedienza su quelli che non vogliono i loro dati sanitari nel cloud?

3. Il diritto di disconnettersi. Dobbiamo conservare il diritto di disattivare la connettività, di “spegnerci” nella rete o di mettere in pausa la comunicazione, il monitoraggio e il controllo. Consideriamo la probabilità che molti datori di lavoro e aziende siano certi di rendere l’iper-connettività (AR, VR e anche BCI) un requisito di base in un prossimo futuro, o che i guidatori possano diventare responsabili per “la disconnessione non autorizzata” se non possono più essere rintracciati sulla rete.

Credo che ai tempi della nostra scelta essere indipendente, autonomo e scollegato sia un diritto di fondamentale importanza perché la disconnessione ci permette di concentrarci sul nostro ambiente non mediato e di “essere nel momento”, il che è essenziale per il benessere umano. Si riduce anche il rischio di obesità digitale e riduce la portata della sorveglianza. L’offline può infatti essere il nuovo lusso, ma dovrebbe anche essere un diritto digitale di base.

4. Il diritto di essere o di rimanere anonimo/a. Anche in questo imminente mondo esponenziale e iperconnesso dovremmo avere ancora la possibilità di non essere identificati e rintracciati, come ad esempio quando si usa un’applicazione, un bot o una piattaforma, o commentando o criticando, a condizione che sia innocuo per gli altri e non violi i diritti di chiunque altro.

Certo, ci sono alcune occasioni in cui l’anonimato reale sarebbe impossibile e probabilmente irragionevole da aspettarsi, come ad esempio con l’online banking e le transazioni finanziarie. Tuttavia, dobbiamo fare in modo che rimangano spazi protetti in cui non è richiesto il monitoraggio completo, come ad esempio quando si esprimono opinioni politiche, si condividono immagini personali o si ottiene consulenza medica. L’anonimato, il mistero, il caso [“serendipity“] e gli errori sono attributi umani fondamentali che non dovremmo cercare di rimuovere con mezzi tecnologici.

5. Il diritto di assumere o di coinvolgere persone invece che macchine. Non dobbiamo permettere che le imprese o i datori di lavoro siano svantaggiati se scelgono di ricorrere alle persone invece che alle macchine, anche se è più costoso e molto meno efficiente. Invece, dovremmo considerare di fornire crediti d’imposta a quelli che lo fanno, o di imporre tasse di automazione (robot) per le aziende che riducono drasticamente il numero dei dipendenti a favore delle macchine o dell’IA. Questi nuovi fondi potrebbero poi essere messi a disposizione per riqualificare le persone che sono diventate vittime della disoccupazione tecnologica.

Quanta libertà siamo disposti a sacrificare per essere più efficienti o più sicuri?”

 

Questione di scelta

Questi 5 nuovi diritti umani proposti da Gerd Leonhard hanno un punto in comune: quello della scelta. Nel primo nuovo diritto umano, il futurista suggerisce di tutelare la scelta di non ricorrere a tecnologie digitali, qualsiasi siano l’ambito e lo scopo. Inventiamo nuove tecnologie comodissime, efficienti e vantaggiose? Benissimo, dovrei avere il diritto di scegliere se adottarle o meno, senza imposizioni esterne.

Il secondo diritto è quasi una conseguenza del primo. Dovremmo avere il diritto di rinunciare a delle tecnologie se il loro uso implica conseguenze non gradite. L’esempio di Leonhard è calzante: in futuro potremmo potenziare i servizi sanitari attraverso il cloud. Ma se ritenessi uno servizio di cloud poco sicuro e non volessi condividere i miei dati sanitari? Dovrei essere libero di non adottare quel servizio.

Il terzo diritto riguarda la scelta di scollegarsi come e quanto desideriamo. Gerd Leonhard accenna a uno scenario non desiderabile dove la conoscenza e l’uso di alcune tecnologie dirompenti siano requisiti fondamentali per avere un lavoro o adottare un servizio. Ciò significherebbe, innanzitutto, porre un divario di accesso a determinate tecnologie. Ma potrebbe diventare anche una strategia delle aziende Big Tech per guidare il mercato, avere maggiore controllo e informazioni. Avere la possibilità di disconnettersi sarà quindi sempre più importante, una scelta che ci aiuterà ad essere più indipendenti.

Il quarto diritto proposto da Leonhard trova terreno fertile di discussione anche oggi. Il diritto all’anonimato, però, non sempre è e sarà possibile. D’altra parte, saranno sempre più necessari degli spazi protetti per la condivisione di informazioni. Penso subito all’idea di Snowden per proteggere i giornalisti o alle attività di WikiLeaks volte a denunciare le manipolazioni politiche. In questi casi, l’anonimato sarà tanto importante quanto indispensabile.

Il quinto e ultimo diritto è forse quello più controverso. Tant’è vero che proprio di recente è esploso il dibattito sulla tassa sui robot e sulla personalità elettronica.

Secondo Bill Gates, ad esempio, una parte dei soldi delle tasse sui robot dovrebbe finire in un fondo per la riqualificazione delle persone che hanno perso il lavoro proprio a causa dell’automazione. E pare che anche Gerd Leonhard sia d’accordo su questo punto.

In ogni caso, in quest’era digitale la relazione uomo-macchina si trasforma di continuo. Stare al passo del progresso tecnologico è difficile e in futuro lo sarà ancora di più. Con questi 5 nuovi diritti umani, Gerd Leonhard ci suggerisce ancora una volta che la tecnologia digitale non deve essere un fine, ma solo un mezzo. E ciò che ci permetterà di non farci travolgere da questo flusso in modo passivo sarà la possibilità di scegliere.

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Fonte: Futuristgerd
Foto: Flickr


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