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L’intelligenza artificiale aggrava la diseguaglianza economica?

Stavolta esploriamo le implicazioni dell’intelligenza artificiale (IA) da un altro punto di vista. Immaginando le innovazioni in questo settore, spesso siamo portati a pensare che in futuro tutti potranno beneficiare di questa tecnologia. Alcuni esperti, invece, sostengono che per ora l’IA sta amplificando la diseguaglianza economica.

In un articolo dell’Huffington Post sono stati evidenziati i pareri di coloro che supportano questa tesi. Le loro riflessioni sono nate anche grazie all’Alisomar Conference dove si sono discussi i 23 princìpi per un’intelligenza artificiale benefica.

Vediamo cosa ne pensano questi esperti sul rapporto tra l’IA e l’aumento delle diseguaglianze economiche e sociali.

 

Pareri condivisi

La disparità di reddito è un problema che riguarda diversi paesi. Il divario tra ricchi e poveri è aumentato negli ultimi decenni e si è aggravato dopo la crisi finanziaria del 2008. È in corso una discussione sul ruolo della tecnologia in questa disuguaglianza globale. E secondo alcuni esperti, in questo caso la tecnologia sta avendo un impatto negativo.

L’economista Erik Brynjolfsson disse in un’intervista del MIT Tech Review: “La mia lettura dei dati è che la tecnologia è il fattore principale dei recenti aumenti della disuguaglianza. È il più grande fattore.”. Cosa succederebbe allora se le tecnologie di automazione e di IA diventassero ancora più avanzate?

L’intelligenza artificiale può procurarci tanti vantaggi in diversi settori dal punto di vista della produzione, dei servizi, della raccolta e dell’analisi dei dati. Ma c’è la paura che con il progresso possa esserci un aumento della disparità tra i ricchi e il resto del mondo.

L’esperto di IA Yoshua Bengio crede che l’eguaglianza e i benefici condivisi tramite tale tecnologia potrebbero essere fondamentali per il suo sicuro sviluppo. “In una società dove c’è molta violenza, molta ineguaglianza, il rischio di abuso di IA o di avere persone che la usano irresponsabilmente, in generale, è molto maggiore. Rendere l’IA vantaggiosa per tutti è molto centrale per la questione della sicurezza.”. Bengio sostiene inoltre che il progresso costante nel settore dell’IA è evidente, ma che al momento le nostre macchine sono stupide. Ecco perché è importante preoccuparsi sin da ora del loro corretto sviluppo.

Bart Selman, professore di informatica presso la Cornell University, ha affermato che “dovremmo condividere i benefici tra più persone nella società“. “Penso che ora sono 8 persone a possedere tanto quanto la metà dell’umanità. Questi sono numeri incredibili e, naturalmente, se si guarda quella lista sono spesso i pionieri tecnologici che possiedono quella metà. Quindi dobbiamo fare in modo innanzitutto di educare le persone su ciò che sta causando questa disuguaglianza e riconoscere che la tecnologia è parte di quel costo. E poi la società deve decidere come procedere.”

Guruduth Banavar, vice presidente di IBM Research, è d’accordo sul principio di prosperità condivisa discusso durante l’Alisomar Conference. “Deve essere riformulato. Questo è più generico del lavoro dell’IA. Ogni prosperità dell’IA dovrebbe essere disponibile per l’ampia popolazione. Tutti dovrebbero beneficiare e tutti dovrebbero trovare le loro vite cambiate per il meglio. Questo dovrebbe applicarsi a tutte le tecnologie – nanotecnologie, biotecnologie – tutto dovrebbe rendere la vita migliore. Ma lo scriverei così: ‘ la prosperità creata dall’IA dovrebbe essere disponibile come un’opportunità per la popolazione più ampia’.”

Anche Francesca Rossi, ricercatrice presso IBM, ha condiviso il suo parere su questo principio. “Penso sia molto importante. E si lega anche con lo sforzo e l’impegno generale di IBM di lavorare molto sull’istruzione e sulla riqualificazione delle persone per farle entrare in contatto con le nuove tecnologie nel migliore dei modi. In questo modo la gente sarà più capace di approfittare di tutti i potenziali vantaggi della tecnologia di IA. Ciò si lega anche con l’impatto dell’IA sul mercato del lavoro e su tutte le altre cose che sono in discussione. E sono molto care a IBM, per aiutare davvero le persone a trarre i maggiori benefici dalla tecnologia di IA e da tutte le applicazioni.”

Stefano Ermon, assistente professore di informatica presso la Stanford University, crede che proprio attraverso la ricerca garantiremo maggiore eguaglianza. “È molto importante che ci assicuriamo che l’IA sia davvero per il bene di tutti, che non beneficerà solo una piccola frazione della popolazione mondiale o solo poche grandi imprese. E penso che ci sia molto che possa essere fatto dai ricercatori di intelligenza artificiale semplicemente lavorando su problemi di ricerca molto concreti in cui l’IA può avere un impatto enorme. Mi piacerebbe davvero vedere svolto più di quel lavoro di ricerca.”

Gli esperti sono tutti d’accordo su un punto: l’IA non deve beneficiare solo poche persone.

IA e diseguaglianza economica-sociale: una grande sfida

Le applicazioni di intelligenza artificiale diventano sempre più importanti e diffuse. Il loro successo ci porta ad affrontare una sfida importante che ha a che fare con disparità sociali e trasformazione del mercato del lavoro. Dan Weld, professore di informatica presso l’Università di Washington, ha confermato: “L’IA è destinato ad aumentare drammaticamente la disparità di reddito, forse più di altre tecnologie che sono arrivate di recente. Se una percentuale significativa della popolazione perde l’occupazione, ci saranno gravi problemi, giusto? Abbiamo bisogno di pensare a dei modi per affrontare questi problemi, molto seriamente e presto.”

Anca Dragan, professoressa di ingegneria elettronica e informatica presso la UC Berkley, ha evidenziato anche il problema del controllo. “Se tutte le risorse sono automatizzate, allora chi controlla effettivamente l’automazione? Tutti o un paio di persone selezionate?“. Anche Bengio si è espresso al riguardo: “Sono molto preoccupato per il peggioramento degli effetti da parte dell’IA e per la concentrazione di potere e ricchezza che abbiamo visto negli ultimi 30 anni.”.

Il controllo dei sistemi di IA è un tema importante che in futuro potrebbe procurarci dei grattacapi. A tal proposito suggerisco di dare un’occhiata allo studio di Federico Pistono e Roman Yampolskiy su come creare un’intelligenza artificiale cattiva. I due esperti descrivono chi potrebbe sfruttare l’IA in modo egoistico e dannoso e per quali motivi. Lo stesso Yampolskiy, in merito alla disucssione sul rapporto IA-ineguaglianze, ha detto: “Dato che tutti i lavori (fisici e mentali) scompariranno, [la prosperità condivisa] è l’unica possibilità che abbiamo.”.

Toby Walsh, professore presso l’Università tecnica di Berlino e l’University of New South Wales, è d’accordo sull’aumento delle diseguaglianze. “È qualcosa che dobbiamo principalmente affrontare. Ma ancora una volta, non mi sembra sia qualcosa di davvero specifico dell’IA. Credo davvero che si possa dire questo per la maggior parte delle tecnologie… Anche se l’IA amplificherà alcune di queste disparità in aumento. Se toglie i lavori alle persone e lascia la ricchezza solo nelle mani di quelle persone proprietarie di robot, allora aggraverà alcune tendenze che si stanno già verificando.”

Anche Kay Firth-Butterfield, direttrice esecutiva di AI-Austin.org, è preoccupata dell’aggravarsi delle disuguaglianze a causa dell’IA. “L’IA è una tecnologia con una grande capacità di procurare beneficio a tutta l’umanità, ma è anche la possibilità di esacerbare le divisioni tra il mondo sviluppato e quello in via di sviluppo, tra ricchi e poveri. A mio parere questo è inaccettabile e quindi abbiamo bisogno di assicurare, come ha detto Elon Musk, che l’IA sia veramente democratica e che i suoi benefici siano a disposizione di tutti.”

La discussione è avviata, sono stati proposti dei princìpi: non rimane che continuare a confrontarsi e cercare soluzioni.

 

Ricerca, sperimentazione, risposte

Il dibattito sulle potenzialità e sui rischi legati all’IA sta diventando sempre più centrale e interessante. Le preoccupazioni di questi scienziati ed esperti non riguardano l’avvento di un’apocalisse robotica. Riguardano piuttosto problemi che stiamo vivendo già oggi e che riguardano le diseguaglianze sociali, le possibilità di accesso alle tecnologie e la disoccupazione tecnologica.

Bisogna continuare su questa strada del confronto e della collaborazione se vogliamo sviluppare IA sicure e fermare la crescita dei divari economici e sociali. Le previsioni più ottimistiche che vedono i sistemi di IA come portatori di vantaggi economici e sociali per tutti non sono esercizi di fantasia. Possiamo davvero sfruttare queste tecnologie per migliorare le società. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre seguire un percorso comune basato sulla trasparenza e la partecipazione.

Le domande su cui bisogna iniziare a concentrarsi sono queste: come possiamo sin da subito evitare l’aggravarsi di queste diseguaglianze? Come possiamo fare per promuovere la condivisione della ricchezza al fine di risolvere almeno i problemi più urgenti dei paesi meno sviluppati? Come possiamo fare per evitare che il controllo venga affidato a poche aziende padroni del mercato?

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Foto copertina: Flickr


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