Hong Kong illuminata da luci di edifici, strade e auto.

Come sarà il traffico stradale nel 2030?

Immagina un futuro in cui i mezzi di trasporto cittadini sono tutti autonomi e collegati tramite app. Un futuro in cui le cose sono un triste ricordo del passato e dove i parcheggi grigi sono diventati spazi verdi.

Secondo Catharina Elmsäter-Svärd, presidente di Drive Sweden e membro del Global Future Council on Mobility, questo potrebbe essere lo scenario del 2030. Vediamo in dettaglio la sua opinione grazie all’intervista di Robohub.

 

Nel 2030 il traffico in città sarà solo un brutto ricordo?

– Perché dovremmo pensare al futuro della mobilità?

In tutto il mondo le città stanno crescendo. In genere, gli abitanti delle città vivono, producono, consumano e socializzano in diversi quartieri. Uno dei maggiori fattori nel determinare se ci godiamo attivamente la vita quotidiana in una città, o semplicemente dobbiamo vivere lì perché è lì che c’è lavoro, è quanto tempo trascorriamo nel traffico o in piedi alle fermate degli autobus.

La qualità della mobilità urbana è anche parte integrante di molte altre questioni che ci stanno a cuore: la salute, a causa delle emissioni e degli incidenti. La crescita economica, attraverso la riduzione al minimo del tempo perso per avere i lavoratori e i prodotti al posto giusto. E la disuguaglianza – tutti hanno la possibilità di muoversi, o solo chi può guidare?

– Come potrebbe essere diversa la mobilità umana nel 2030?

Da allora, invece di possedere e guidare le nostre automobili, potremmo abitualmente chiamare i veicoli autonomi attraverso una piattaforma di share-economy ogni volta che ne abbiamo bisogno. Ci verranno a prendere, ci lasceranno alla nostra destinazione e andranno a prendere qualcun altro, controllati da un sistema di gestione intelligente del traffico. È il concetto di “mobilità come servizio” – una funzione di automazione, digitalizzazione ed economia condivisa.

Ma questo dovrebbe essere solo una parte di come la mobilità cambierà entro il 2030. Prevedo che avremo sistemi di trasporto completamente automatizzati in cui varie forme di trasporto – automobili, treni e autobus autonomi, andare in bicicletta, passeggiare – sono perfettamente integrati con la tecnologia.

Sposteremo le merci in modo diverso, così come le persone. Forse avremo piccoli robot che effettueranno consegne dell’ultimo miglio, o reti sofisticate di punti di scarico merci per consentire alle persone di avere la loro spesa consegnata presso un luogo comodo dove possono ritirare a loro piacimento.

Tutto questo dovrebbe rendere il lavoro di trasporto urbano più efficiente, dandoci un minor numero di veicoli sulle strade, aria più pulita e meno inquinamento acustico. Avremo bisogno di un minor numero di parcheggi che potrebbero diventare aree verdi o altre strutture, rendendo le città sempre più vivibili e gradevoli.

A cosa somiglierebbe un sistema di trasporto automatizzato perfettamente integrato?

Immagina un’app che, in tempo reale, ti dà informazioni sulle opzioni di porta a porta per il tuo viaggio: ad esempio, il tempo di percorrenza e le indicazioni per la città più vicina di city bike; o dov’è il veicolo autonomo più vicino e il tempo di percorrenza previsto date le condizioni di traffico attuali; quando è previsto il prossimo autobus o treno; o le combinazioni di queste opzioni, scelte in base al prezzo, al tempo o all’impatto ambientale. Ed è possibile utilizzare l’applicazione per chiamare un’auto, sbloccare la bici o acquistare il biglietto del treno.

– Quali sono i potenziali ostacoli nella realizzazione di questa visione?

Ovviamente, le persone avranno timori legati alla tecnologia. Alcune avranno preoccupazioni sulla privacy per un sistema online che sa sempre dove sei, dove stai andando e dove sei stato. Altre si preoccuperanno per la sicurezza informatica: i veicoli autonomi saranno al sicuro dalla pirateria informatica?

I leader politici dovranno anche alzare la mano ed essere disposti ad essere in prima linea per lo sviluppo di queste nuove soluzioni per la mobilità. Gran parte di questa visione del futuro rimane teorica e le persone spesso hanno paura di essere le prime ad agire: vogliono imparare dagli errori degli altri.

– Cosa dovrebbero fare i governi?

Abbiamo bisogno di accelerare i progressi sulle normative. La tecnologia dei veicoli autonomi sta procedendo più rapidamente dei dibattiti su come dovrebbe funzionare l’assicurazione e su chi dovrebbe assumersi la responsabilità in caso di incidenti. I governi della città tendono a pianificare il budget di anno in anno, quindi hanno bisogno di trovare modi più creativi per sbloccare gli investimenti necessari nelle nuove infrastrutture.

Ogni città deve affrontare anche sfide locali a seconda della loro situazione. La situazione più semplice è quando si sta costruendo una nuova area in una città, o un’intera nuova città, perché si possono pensare a soluzioni di mobilità mentre si pianificano nuove abitazioni. Ma la maggior parte delle città devono esercitarsi su come adattare i loro sistemi di trasporto di massa esistenti o gli ambienti urbani che si sono evoluti per essere adeguati per le auto piuttosto che per le passeggiate.

– Ci sono esempi attuali di città che stanno facendo da esempio?

Molte ci stanno provando, ma il trasporto è un settore molto conservatore. Ciò che si tende a vedere ora sono città che si stanno concentrando sui progressi compiuti in un settore particolare. Per esempio, Copenhagen ha il ciclismo come priorità, mentre Oslo sta rivolgendo più attenzione alle auto elettriche, e così via.

L’organizzazione che dirigo, Drive Sweden, sta riunendo le parti interessate di tutti i settori del Paese – governo, industria, mondo accademico – per affrontare le sfide dei sistemi di trasporto automatizzati per città del paese. L’anno prossimo designeremo aree a Stoccolma e Göteborg per fare dei test in ambienti reali con tutti i tipi di soluzioni basate su digitalizzazione e automazione, creando un laboratorio politico che ci auguriamo possa essere di interesse internazionale.

Dobbiamo riconoscere che questo è molto più di un problema di trasporto. Dobbiamo individuare le implicazioni per ogni settore – ambiente, commercio, salute – e cercare i vantaggi.

Grafico sulla percentuale di crescita dei veicoli autonomi.
Secondo il Boston Consulting Group, entro il 2035 le automobili a guida autonoma rappresenteranno il 25% del mercato globale.

 

Le strade per il 2030 sono tante e diverse

Catharina Elmsäter-Svärd ha descritto chiaramente quali potrebbero essere i vantaggi e gli ostacoli per lo sviluppo di città con sistemi di trasporto intelligenti. Quando si ha a che fare con una città, il discorso diventa molto più ampio di quanto si possa inizialmente immaginare. Un sistema di trasporti autonomo non solo richiede un certo livello di tecnologia, ma anche delle specifiche strutture che devono adattarsi a un preciso ambiente cittadino. Bisogna quindi considerare l’impatto ambientale, la potenza delle infrastrutture, l’urbanistica, le norme e così via.

Proprio in merito alle norme, la politica svedese ha sottolineato come il progresso della tecnologia avanzi più rapidamente sulle discussioni legali che la riguardano. Sia chiaro, gli aspetti legali ed etici della guida autonoma sono altrettanto importanti. Ma ci troviamo in una situazione in cui rischiamo di fossilizzarci su uno specifico problema per poi essere travolti da una valanga di punti interrogativi in breve tempo.

Quale potrebbe essere la soluzione? Catharina Elmsäter-Svärd suggerisce di velocizzare le procedure per stabilire nuove normative. Ma è l’iniziativa di Drive Sweden che risulta particolarmente interessante perché è l’aspetto pratico di tutta la faccenda. Attraverso i test è più facile ottenere risposte precise e indicative. Una delle soluzioni per poter realizzare il sogno della mobilità connessa e intelligente è sperimentare. Se non si sperimenta, è difficile stare al passo dell’innovazione e adeguarsi. Anche perché qui non si tratta di fare test su una sola tecnologia come un veicolo autonomo, ma di verificare il funzionamento della viabilità e della connessione di una città con le sue strade e i mezzi di trasporto che la percorrono.

Tuttavia, ogni città è una storia a sé. Ogni città ha i suoi problemi, le sue caratteristiche, la sua percorribilità, le sue risorse. Per questo ha ancora più importanza concentrarsi sul sistema di mobilità connessa di una città e sulla tecnologia dei veicoli autonomi nel loro insieme. Sono due elementi che vanno progettati insieme perché si influenzano a vicenda. Non a caso architetti e urbanisti hanno visioni diverse sul futuro dei veicoli autonomi e delle città.

Una città con una rete stradale ben connessa ai sistemi di trasporto richiede grandi investimenti in infrastrutture e tecnologie, un approccio innovativo e particolare attenzione alle preoccupazioni dei cittadini. Infatti, la privacy e la sicurezza dei sistemi autonomi sono elementi che avranno un peso enorme sullo sviluppo della mobilità smart. Non riusciremo a costruire o a trasformare una città super efficiente dal punto di vista tecnologico con sistemi non sicuri.

Per osservare la complessità di un apparato cittadino potresti dare un’occhiata alle 11 tecnologie per le città del futuro elencate da Wired. Quanto deve essere bello e comodo vivere in città che offriranno tecnologie e servizi del genere?

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