Immagine stilizzata di Edward Snowden con la scritta "Hope" (Speranza)

Nuovo lavoro per Snowden: proteggere i giornalisti dalle spie

Circa 4 anni dopo lo scandalo Datagate, Edward Snowden ha deciso di passare alla fase successiva del suo lavoro. Il suo obiettivo ora è trovare una soluzione al problema della sorveglianza di massa. In particolare, sta concentrando i suoi sforzi sul come proteggere i giornalisti e le persone dalle spie.

Non possiamo pretendere che i reporter o chiunque abbia informazioni importanti debbano smanettare con programmi di crittografia. Quindi Snowden si chiede: “Come possiamo preservare la riservatezza in questo nuovo mondo, quando è più importante che mai?

 

Come proteggere i giornalisti?

È passato circa un anno da quando Snowden è diventato presidente di un’organizzazione no-profit chiamata Freedom of the Press Foundation. Lo scopo di quest’associazione è fornire ai media gli strumenti necessari affinché possano svolgere il loro lavoro senza preoccuparsi di hacker o spie del governo. “Le redazioni non hanno il budget, la sofisticazione o l’abilità di difendersi nel contesto attuale“, ha detto Snowden. “Stiamo provando a fornire alcuni strumenti di nicchia per rendere il gioco un po’ più giusto.”

I 10 membri dell’associazione, insieme ad alcuni programmatori, stanno sviluppando degli aggiornamenti di sicurezza digitale per i giornalisti. Un po’ di tempo fa, Snowden e Bunnie Huang spiegarono il loro progetto che consisteva nella modifica dell’hardware dell’iPhone per rilevare malware installati in segreto. Stanno anche sviluppando un software chiamato Sunder per consentire ai giornalisti di crittografare informazioni segrete e recuperarle solo se diversi colleghi uniscono le loro password per l’accesso. I programmatori, invece, stanno sviluppando un software crittografato di video-chat per la comunicazione giornaliera. Lo scopo è quello di fare in modo che i reporter possano installarlo con facilità sui loro server.

Ma la novità più interessante dell’organizzazione si chiama SecureDrop. Si tratta di un sistema basato su Tor che permette di caricare materiale in modo anonimo in stile WikiLeaks. SecureDrop è stato adottato da diversi organi di stampa come il Guardian, il New York Times e il Washington Post.

Edward Snowden, insieme ai suoi collaboratori, sta facendo un gran bel lavoro per proteggere le comunicazioni tra i giornalisti e le loro fonti.

 

La continua lotta contro la sorveglianza di massa

C’è un episodio curioso sulla storia della Freedom of the Press Foundation che vale la pena raccontare per capire quanto Snowden voglia cambiare le cose. Nel 2014 i fondatori dell’associazione, tra cui Glenn Greenwald e Laura Poitras, chiesero a Snowden di unirsi al gruppo come gesto simbolico. Ma Snowden, fin dal primo incontro, mostrò subito che voleva fare di più. Si presentò con una lista dettagliata per i cambiamenti dello statuto di 40 e più pagine. L’anno successivo fu nominato presidente all’unanimità. Inoltre, Snowden ha rifiutato lo stipendio e ha versato all’associazione più di 60.000 dollari raccolti grazie ai suoi interventi dello scorso anno.

E pensare che c’è ancora chi crede che Snowden faccia tutto ciò per la fama e che abbia tradito gli USA. Ma le rilevazioni di Snowden sono state importante e continueranno ad esserlo anche per la fondazione stessa. Vale la pena fare una rinfrescata delle notizie più recenti che hanno fatto luce su operazioni illegali governative.

Nel 2015 Snowden aveva reso noto che le spie britanniche avevano raccolto email dai principali quotidiani e agenzie di stampa.

Alla fine dello scorso anno è emerso che la polizia di Montreal aveva rintracciato le telefonate e i messaggi di un giornalista per identificare le fonti critiche del dipartimento.

Ai primi di gennaio di quest’anno, prima di assumere l’incarico di presidente degli USA, Donald Trump aveva invitato il Congresso a indagare su una fuga di notizie presso la NBC News. Tale fuga di notizie riguardava un rapporto di intelligence sul ruolo avuto dalla Russia nell’influenzare le elezioni americane.

Tra l’altro, Edward Snowden aveva già espresso la opinione sul futuro della privacy con Donald Trump presidente. Trump aveva manifestato il suo pensiero nei confronti di Snowden diverse volte su Twitter definendolo una spia che dovrebbe essere giustiziata, un pezzo di spazzatura che bisogna riportare negli USA per processarlo. È chiaro che la situazione di Snowden, attualmente in asilo politico in Russia, è molto delicata.

Ci sono voci secondo cui il presidente russo Putin possa improvvisamente interrompere l’asilo politico e consegnare Snowden a Trump. Ma nonostante ciò, l’ex tecnico dell’NSA rimane ottimista: “Se la sicurezza personale fosse stata l’unica cosa di cui ero preoccupato, non avrei mai lasciato le Hawaii.”

 

Consapevolezza

Snowden sta continuando con dedizione il lavoro che ha iniziato diversi anni fa. Cioè quello di informare sulle operazioni illegali di sorveglianza e trovare soluzioni per proteggere giornalisti e fonti.

Non possiamo risolvere il problema della sorveglianza da un giorno all’altro“, ha detto. “Ma forse possiamo costruire uno scudo che proteggerà chiunque sarà dietro di esso.”

Aveva già lanciato un appello per una maggiore protezione per i whistleblower. Si spera che quell’appello non rimanga inascoltato perché il solo impegno di Snowden non basterà.

Non è solo questione di quante risorse umane e tecnologiche si possono avere a disposizione. È soprattutto un discorso di consapevolezza. Bisogna diffondere queste storie per mostrare alle persone i pericoli che si celano dietro queste operazioni di sorveglianza. Pericoli che hanno a che fare con l’erosione della privacy e della manipolazione delle informazioni.

Difendiamo il nostro diritto all’informazione.

Fonte: Wired
Immagine: Flickr


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