Il settimo robot usato per una missione nella centrale nucleare di Fukushima

Fukushima: fallisce anche il settimo robot

La situazione dell’impianto nucleare di Fukushima, andato distrutto dopo il maremoto avvenuto nel marzo 2011, continua ad essere complicata. Dopo 6 anni e diversi tentativi di riparazione che hanno visto l’intervento di diversi robot, non ci sono stati grandi miglioramenti.

L’ultimo robot usato per scovare le 600 tonnellate di combustibile nucleare e detriti è durato meno di un giorno.

 

La missione fallita

L’ultimo robot entrato in azione aveva le sembianze di uno scorpione ed era stato costruito dalla Toshiba. Il robot era entrato nel secondo reattore della centrale e si era fermato a 3 metri da una grata. Da lì, la macchina avrebbe avuto una buona panoramica per individuare il punto in cui tutto il combustibile si era raccolto.

Il robot scorpione, lungo 60 cm, era dotato di 2 videocamere e di sensori per misurare il livello di radiazioni e la temperatura. La sua missione era quella di acquisire immagini e di raccogliere i dati del reattore. Ma il risultato non è stato positivo. Secondo la TEPCO, la ruota sinistra del robot aveva subito grossi danni e ciò non ha permesso il proseguimento dell’operazione.

Nonostante il robot scorpione abbia fallito, l’ufficiale della TEPCO Yuichi Okamura ha dichiarato di aver ottenuto un ottimo suggerimento sulla posizione del combustibile. “Lo considero un successo, un grande successo.”. Magari il robot è riuscito davvero a raccogliere informazioni importanti. Ma la breve durato non è di sicuro indice di successo. Anche i 2 robot precedenti avevano fallito: uno era rimasto incastrato, l’altro è stato abbandonato dopo 6 giorni di ricerca che non avevano portato a nulla.

Dal 2011 gli scienziati stanno provando a contenere le radiazioni e a limitare la contaminazione della falda acquifera. Il problema principale è che non hanno ancora abbastanza informazioni per effettuare un’efficace operazione di decontaminazione. Un’operazione che, secondo le stime del governo giapponese, richiederà circa 40 anni e costerà 21,5 trilioni di yen (circa 180 miliardi di euro).

Jacopo Buongiorno, professore di scienza nucleare e di ingegneria presso il MIT, ha confermato la complessità della situazione. “Il piano d’azione per rimuovere il combustibile richiederà molto tempo, dal 2020 e oltre. Il combustibile ri-solidificato è probabilmente attaccato alla parete e alle strutture interne del reattore. Quindi i detriti devono essere tagliati, raccolti e messi in un contenitore sigillato e poi estratti dal recipiente di contenimento. Il tutto fatto dai robot.”.

I robot sono forse l’unica possibilità per risolvere il problema dell’impianto di Fukushima, o almeno per limitarlo. Queste macchine sono composte da parti temprate e da piccolissimi circuiti elettrici per resistere alle radiazioni. Solo che questa resistenza dura solo diverse ore, a quanto pare.

 

La prossima missione

Il robot scorpione ha fallito nel reattore numero 2. Ma nell’impianto di Fuskushima ci sono ben 3 reattori che hanno subìto ingenti danni e che pongono delle sfide diverse.

La Hitachi Corp., specializzata in elettronica, sta pianificando di spedire un altro robot nel reattore numero 1. Anche in quel caso la missione sarà scattare foto del combustibile presente e rilevare le misure delle radiazioni. Il robot avrà le sembianze di un serpente e, posizionandosi sulla grata, sposterà la videocamera in basso per scattare foto e generare modelli 3D del fondo del recipiente di contenimento. Sarà il terzo tentativo con un robot di questo tipo per la Hitachi.

Tuttavia, secondo l’ingegnere della Hitachi Satoshi Okada, il robot serpente riuscirà a trovare solo una parte del combustibile radioattivo. Per questo motivo l’azienda sta già pianificando la prossima operazione robotica che partirà ad Aprile. “Stiamo raccogliendo le informazioni in modo da poter decidere un modo per rimuovere il carburante“, ha detto Okada. “Una volta che abbiamo capito la situazione all’interno, saremo in grado trovare il modo per rimuovere il carburante.

Per il reattore numero 3, invece, è prevista la rimozione del combustibile prima della fine del 2020. È stato il primo dei 3 reattori a fondersi. Ora Toshiba sta progettando lo sviluppo di un altro robot per cercare il combustibile fuso. Il nuovo robot, se tutto procederà secondo i piani, entrerà in azione verso la fine di marzo 2018. La società non ha ancora svelato né il progetto del robot né la strategia.

 

Cambiare strategia

Non è facile trovare una soluzione funzionale al problema dell’impianto nucleare di Fukushima. Bisogna fare attenzione a non sprecare risorse e opportunità. Ma forse le cose potrebbero andare meglio se si diffondessero le giuste informazioni, se ci fosse maggiore collaborazione tra le aziende.

C’è da fidarsi del “successo” descritto da Yuichi Okamura della TEPCO, società che in passato aveva nascosto le informazioni sulle radiazioni? Da una parte è comprensibile che non si voglia generare panico. Ma dall’altra occultare informazioni cruciali non è di grande aiuto. Anzi, può rivelarsi controproducente.

Il robot scorpione della Toshiba è stato il settimo tentativo. La media è di circa un robot all’anno per provare a migliorare la situazione delicata della centrale nucleare. Difficile dire se è troppo poco. Ma un dato rilevato proprio da quest’ultimo robot fa riflettere. Le radiazioni nel recipiente di contenimento primario erano di circa 650 Sievert all’ora. Un livello altissimo, superiore alle precedenti misurazioni.

A questo punto forse è arrivato il momento di cambiare strategia.

Fonte: The Japan Times


Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.