Concept di Audi sul futuro dei veicoli autonomi

8 previsioni sul futuro dei veicoli autonomi e le città

Alcuni esperti hanno espresso un parere sul futuro dei veicoli autonomi. L’evoluzione dei veicoli driverless avverrà insieme all’evoluzione tecnologica della città. Senza l’una non può esserci l’altra.

Tesla, Google, Audi e Uber sono solo alcune delle aziende che stanno investendo in questo settore. Ognuna di esse prevede che prima o poi i veicoli autonomi saranno i padroni delle strade.

Vediamo quali sono le idee di alcuni urbanisti e futuristi intervistati da Wired.

 

1. Carlo Ratti, architetto e direttore del MIT Senseable City Lab

Ratti sostiene che l’automatizzazione dei veicoli richiederà l’80% di auto in meno per ogni autostrada. “In generale, meno auto potrebbe significare tempi di viaggio più brevi, minore congestione e minore impatto ambientale. Vaste aree del territorio urbano che ora sono occupate da parcheggi e da strade potrebbero essere reinventati per una nuova intera gamma di funzioni sociali.

Le auto potrebbero diventare anche delle estensioni delle nostre case. Ma Ratti guarda anche l’altra faccia della medaglia. “Possiamo avere anche degli scenari da incubo. Per esempio, se la guida autonoma diventasse così economica che le persone preferiranno andare in auto invece di prendere la metropolitana. In quel caso, le nostre città potrebbero diventare facilmente intasate.

Quindi, secondo Ratti, da una parte potremmo diminuire il traffico e sfruttare meglio le zone occupate da parcheggi e strade non più necessari. Potremo servirci di quelle aree per costruire parchi, spazi pubblici e così via. Dall’altra parte, però, potrebbe esserci un rischio: rendere la città più caotica. Un rischio legato in primis alla possibilità di acquistare veicoli autonomi a prezzi più che accessibili.

Per questo è importante pensare a delle soluzioni efficaci. Non vogliamo mica che i veicoli autonomi del futuro rimangano un prodotto esclusivo delle classi più ricche?

 

2. Erick Guerra, professore di pianificazione urbana e regionale presso l’Università della Pennsylvania

Erick Guerra sostiene che la tecnologia dei veicoli autonomi ci porterà a guidare di meno e a sfruttare meglio lo spazio urbano. Quindi crede che in futuro saremo ben disposti ad adottare questa tecnologia.

Allo stesso tempo, però, non crede che grazie ad essa staremo tutti meglio. “Se si vive in una comunità suburbana a bassa densità, la scoperta [della tecnologia] aumenterà i viaggi quando si useranno modelli di viaggio esistenti.

Ovvero, secondo Guerra ci sono ancora molte incognite. “È una cosa davvero difficile da prevedere quantitativamente. C’è una buona dose di incertezza in termini di come influenzerà la forma urbana.

 

3. Anthony Townsend, direttore del settore della tecnologia presso l’Insistute for the Future

Anthony Townsend studia gli impatti della tecnologia sulle città e sulle persone che le abitano. Sostiene che molti si concentrano troppo sulle autovetture private, tralasciando gli altri tipi di veicoli. “In realtà sono i camion della spazzatura, i rimorchi, i furgoni i taxi e altri veicoli ad occupare gran parte dello spazio nelle città.“. La tecnologia dell’automazione cambierà il trasporto di massa rendendo le città densamente popolate più vivibili ed efficienti.

Ma tale tecnologia potrebbe anche incrementare l’espansione urbana con conseguenze non sempre positive. “Quando si rende un input economico più conveniente, l’effetto netto non è usare di meno. È usarne di più. Quindi, senza restrizioni o disincentivi, avremo più automobili.

Townsend cita anche un aspetto molto positivo di questa tecnologia. Il software di un veicolo autonomo può essere aggiornato in ogni momento e adattato col tempo. “Ci sono molte più possibilità di farlo bene perché possiamo cambiarlo man mano.

 

4. Kinder Baumgardner, direttore di SWA

L’architetto Kinder Baumgardner sostiene che una riduzione del numero di auto trasformerà i nuclei urbani. Gli imprenditori reinventeranno i parcheggi e i garage trasformandoli in abitazioni, negozi al dettaglio e spazi pubblici. “Chissà, i garage potrebbero diventare un bel posto in cui vivere? Improvvisamente si ha un’opportunità di spazio dove prima non esisteva.

I garage, i passi carrai, i vicoli ciechi diventeranno spazi comuni. Ciò significa che nei centri urbani potremo evitare di usare l’auto e andare a piedi. I veicoli autonomi verranno adottati solo per percorrere distanze più lunghe. Le periferie diventeranno meno isolate e più desiderabili: “L’unico inconveniente, guidare, sparirà. Ci sarà più richiesta per vivere in quei posti.

Un concept urbano di Kinder Baumgardner
Un concept urbano di Kinder Baumgardner

 

5. David Ory, direttore della progettazione presso la San Francisco Metropolitan Transportation Commission

David Ory crede che i progettisti dovrebbero pensare a come la tecnologia sta trasformando e trasformerà il paesaggio urbano. “Invece di pensare a un futuro, possiamo pensare radicalmente a diversi futuri?“. L’evoluzione della tecnologia dei veicoli autonomi e del territorio urbano sono difficili da prevedere. Per questo suggerisce di pensare a più soluzioni.

Lo scenario ideale, secondo Ory, è una grande riduzione dei terreni dedicati ai diversi tipi di veicoli. Una riduzione da effettuare in base alle risorse a disposizione del territorio. Ma anche lui ci va piano con le previsioni. “Ci sono tante rivoluzioni che non avvengono. La guida autonoma è la più promettente, ma è ancora qualcosa di speculativo.

 

6. Jarrett Walker, presidente di Jarrett Walker + Associates

Anche il consulente per la circolazione dei mezzi di trasporto Jarrett Walker ci va piano con il futuro dei veicoli autonomi. Anzi, è abbastanza scettico sulla questione. Ci mette in guardia sulla domanda indotta. “Se rendi qualcosa più facile, la faranno più persone. Quindi si deve pensare alle conseguenze di quando la fanno più persone.

Ci sarà bisogno dunque di regole e interventi per gestire al meglio il processo. La questione non sarà solo ed esclusivamente tecnologica, ma anche politica. Bisognerà “creare uno spazio in cui la domanda non è come prepararci per i veicoli autonomi, ma che tipo di città vogliamo.

 

7. Lisa Futing, project manager di Audi Urban Futures Initiative

Lisa Futing ha invece le idee chiare. “Il cambiamento più grande nel tessuto urbano sarà alle infrastrutture di parcheggio. Il parcheggio verrà spostato all’interno e all’esterno dei centri urbani, liberando molte aree all’aperto per lo sviluppo e lo spazio pubblico. Molti di questi saranno in grado di accogliere il 60% in più di auto grazie alle corsie più piccole, a una maggiore manovrabilità e alla mancanza di necessità di scale e ascensori.

 

8. Brooks Rainwater, dirigente del Center for City Solutions

Anche Brooks Rainwater ha una preoccupazione. Secondo lui, sono davvero poche le città che stanno pensando al futuro dei veicoli autonomi. Rainwater prevede che i confini tradizionali della forma urbana scompariranno. Si riferisce, ad esempio, agli elementi separatori tra le strade, ai marciapiedi, ai guard rail, eccetera.

Grazie alla tecnologia non avremo più bisogno di semafori o di una chiara distinzione tra le strade e i marciapiedi. Le nostre città saranno più intense a livello di dati e centrate sull’essere umano. La forma urbana si sposterà in modi difficili da immaginare. In particolare nelle nostre città più dense.

 

L’imprevedibile futuro dei veicoli autonomi

Dalle idee espresse da questi esperti si evince che il futuro del settore driverless non è facile da analizzare. Se confrontiamo i loro concetti chiave, notiamo che ci sono sia elementi comuni sia elementi opposti.

C’è chi ha previsto una riduzione del numero di auto e chi invece un aumento. C’è chi sostiene che avremo centri urbani più vivibili e chi invece è preoccupato di un sovraffollamento.

In generale, però, concordano sul fatto che l’anatomia urbana è destinata a cambiare. E gran parte di loro concorda anche sul fatto che avremo bisogno di precise regolamentazioni.

Nessuno di loro, però, ha accennato al problema di come le auto senza pilota affronteranno i problemi morali. Sono architetti e urbanisti, quindi non sarebbe proprio il loro campo. Ma se facciamo riferimento alle regolamentazioni, dobbiamo pensare anche all’evoluzione dell’intelligenza artificiale.

Comunque, un punto su cui siamo tutti d’accordo c’è. È molto difficile fare una previsione sul futuro dei veicoli autonomi. In ballo ci sono diversi fattori: le tecnologie di IA e robotica, la pianificazione urbana, le normative e le economie. Altre incognite riguardano se mai un giorno adotteremo solo veicoli autonomi e con quale velocità assisteremo a questa trasformazione.

Forse Elon Musk è troppo ottimista nello sperare di vedere veicoli autonomi nel breve termine un po’ dapperttutto? Vedremo.

Fonte: Wired


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