Come sarà l'intelligenza artificiale nel 2030?

Come sarà l’intelligenza artificiale nel 2030?

I ricercatori della Stanford University hanno pubblicato un interessante studio sul futuro dell’intelligenza artificiale (IA). Il titolo è “One Hundred Year Study on Artificial Intelligence“, ovvero un studio di 100 anni sull’IA.

Si tratta di un’indagine a lungo termine sull’IA e sull’impatto che avrà sulle persone, sulla comunità e sulla società. Il rapporto indica i potenziali futuri sviluppi di questa tecnologia, le sfide tecniche che ci attendono, le opportunità da cogliere e i problemi etici, economici, politici e sociali che dovremo affrontare.

Come sarà l’intelligenza artificiale nel 2030? Quali saranno le sue applicazioni? Quali i possibili ostacoli?

Consiglio di leggere il documento perché puoi scoprire dati sorprendenti. Quelli che ho ritenuto particolarmente importanti li ho riportati di seguito.

 

Frammenti del futuro dell’IA in diversi settori

Negli ultimi 60 anni l’intelligenza artificiale ha fatto progressi. La visione artificiale, la pianificazione, l’elaborazione del linguaggio naturale prima non erano possibili. Tuttavia, queste applicazioni per ora sono ancora destinate ad usi specifici.

L’intelligenza artificiale nel 2030 verrà applicata per i veicoli autonomi, le diagnosi sanitarie, l’assistenza fisica per gli anziani e per trattamenti medici mirati. Insieme alla robotica, si dimostrerà utile nell’agricoltura, nell’industria alimentare e nei centri di distribuzione.

Lo studio, iniziato nel 2015 e basato su una tipica cittadina del Nord America, ha preso in considerazione 8 aree di applicazione.

  1. Trasporto
  2. Robot per servizi
  3. Sanità
  4. Istruzione
  5. Comunità con scarse risorse
  6. Sicurezza pubblica
  7. Lavoro e occupazione
  8. Intrattenimento

Per ognuna di queste aree, il documento riporta i progressi compiuti negli ultimi 15 anni e ne anticipa gli sviluppi per i prossimi 15. Ecco i passaggi che mi sembrano meritevoli di attenzione.

L’IA sta cambiando anche come le persone interagiscono con la tecnologia. Molte persone si sono già abituate a toccare e a parlare con gli smartphone. Le future relazioni delle persone con le macchine diventeranno sempre più sfumate, fluide e personalizzate quando i sistemi di IA impareranno ad adattarsi alle personalità e agli obiettivi individuali.

Le applicazioni future di IA ci permetteranno di sviluppare veicoli autonomi precisi e puntuali. Le driverless car ci verranno a prendere e ci trasporteranno a destinazione senza alcun problema. Ciò varrà anche per il trasporto delle merci. Ci saranno conseguenze positive in termini di traffico e di parcheggio.

“A lungo termine, l’IA potrebbe essere pensata come un meccanismo radicalmente differente per la creazione della ricchezza dove tutti dovrebbero avere il diritto a una porzione del tesoro prodotto dall’IA.”

L’intelligenza artificiale sta già facendo alcuni dei nostri lavori, come il tassista o il trasportatore. Tuttavia, in molti settori l’IA tenderà più che altro a rimpiazzare parte delle nostre attività lavorative piuttosto che il lavoro stesso. Ma al contempo creerà anche nuovi tipi di lavori, anche se ora facciamo fatica ad immaginarli. Infine, l’IA farà abbassare i costi di beni e servizi.

“Ora, mentre diventa una forza centrale nella società, il settore dell’intelligenza artificiale si sta spostando verso la costruzione di sistemi intelligenti che possono collaborare efficacemente con le persone, e che in generale sono più informati sugli umani, compresi i modi creativi per sviluppare modi interattivi e scalabili che consentono alle persone di insegnare ai robot.”

Qui gli esempi sono indispensabili per comprendere il livello dei progressi. Il deep learning (apprendimento approfondito) è migliorato nel riconoscimento degli oggetti nelle immagini. Ora sta perfezionando l’elaborazione di segnali audio, del discorso e del linguaggio naturale.

Ci sono state anche importanti innovazioni nel settore della robotica. Stiamo allenando i robot affinché possano interagire con noi nel miglior modo possibile e adattarsi all’ambiente in cui operano. L’IA ci permetterà di potenziare la visione artificiale e di dotare le macchine di altre forme di percezione.

L’internet delle cose avrà un ruolo altrettanto importante per il futuro dell’IA. L’interconnessione tra dispositivi come videocamere, veicoli, elettrodomestici, eccetera permetterà la raccolta di dati. Questi potranno essere sfruttati per applicazioni di IA. Ad esempio, un’IA per la casa renderà gli ambienti più caldi o freschi Oppure più o meno luminosi. Lo farà in base alle informazioni raccolte con sensori esterni e alle nostre abitudini d’uso dei dispositivi.

Il settore della sanità è uno di quelli dove le applicazioni di IA promettono davvero bene. Avremo a disposizione sistemi per il monitoraggio della salute, per il supporto alle decisioni cliniche e agli interventi chirurgici, per la gestione delle banche dati degli ospedali, eccetera.

“Nei prossimi anni, le applicazioni basate sull’IA potrebbero migliorare la salute e la qualità della vita di milioni di persone. Ma solo se guadagnano la fiducia di medici, infermieri e pazienti.”

E pensare che una quindicina di anni fa l’IA e la robotica per la medicina erano solo fantascienza. Oggi abbiamo macchine come il robot da Vinci che permettono al medico di fare operazioni chirurgiche con estrema precisione. L’intelligenza artificiale nel 2030 ci permetterà di operare in totale autonomia. O almeno consentirà ai sistemi robotici di trasportare oggetti e pazienti nelle sale giuste.

“Il problema della medicina non è riconoscere cosa c’è nell’immagine – è un fegato o un rene? – ma piuttosto farne un giudizio dettagliato. Regolamenti rigorosi disciplinano questi importanti giudizi.”

Il mobile e i dispositivi indossabili (wearable) stanno già plasmando le nostre vite. In futuro queste tecnologie saranno ancora più presenti, soprattutto per usi di assistenza alle persone più anziane. L’IA ci permetterà di avere i valori sotto controllo. Di condividere questi dati con i nostri cari e con i medici. Di personalizzare i trattamenti in base agli impegni e alle necessità.

E a proposito di trattamenti, ecco alcuni esempi di come l’IA ci aiuterà attraverso i dispositivi intelligenti.

  • Migliori apparecchi acustici e dispositivi di assistenza visiva allevieranno gli effetti della perdita dell’udito e della vista, migliorando la sicurezza e la connessione sociale.
  • Riabilitazione personalizzata e terapia domestica che ridurranno il bisogno dei ricoveri in ospedale.
  • Dispositivi di assistenza fisica (deambulatori intelligenti, sedie a rotelle ed esoscheletri) che estenderanno il raggio di attività di un infermo.

Anche l’istruzione avrà sempre più a che fare con l’intelligenza artificiale. Dove andranno a finire le interazioni sociali umane nelle scuole e nelle università? Scompariranno del tutto? Lo studio chiarisce anche questo aspetto.

“Anche se un’istruzione di qualità richiederà sempre un coinvolgimento umano attivo da parte degli insegnanti, l’IA promette di migliorare l’istruzione a tutti i livelli, in particolare fornendo personalizzazione su larga scala.”

È un trend che non possiamo fare a meno di notare anche oggi. Ormai sono centinaia le piattaforme che forniscono corsi online, a volte anche gratuiti. Il passo successivo sarà quello di fornire lezioni in base al proprio percorso didattico e ricevere supporto da assistenti digitali. Tali sistemi (robot dotati di IA o programmi) dovranno essere sviluppati avendo considerato la complessità dell’interazione uomo-macchina.

L’istruzione in questo modo non diventa solo più efficace, ma anche più diffusa.

“Si può sostenere che l’IA sia l’ingrediente segreto che ha abilitato gli istruttori, in particolare quelli dell’educazione superiore, a moltiplicare la dimensione delle loro classi. Non sono infrequenti classi di decina di migliaia di studenti.”

Attraverso incentivi e finanziamenti mirati, anche le comunità con scarse risorse potranno beneficiare dell’intelligenza artificiale. I governi adotteranno modelli predittivi per dare priorità ai problemi più gravi che potranno essere risolti senza sprechi. Assistenza alle donne incinte e ai bambini a rischio, distribuzione corretta del cibo, diffusione di informazioni sulla prevenzione di malattie e sulla sicurezza pubblica. E così via.

Uno degli usi di più successo di analisi tramite IA è la rilevazione del crimine da colletto bianco, come le frodi con le carte di credito. La sicurezza informatica (incluso lo spam) è una preoccupazione ampiamente condivisa e l’apprendimento automatico sta avendo un impatto.”

Le preoccupazioni sulla sicurezza digitale e sulla privacy ci sono oggi e ci saranno anche domani. In alcune città americane già adottano droni per la sorveglianza di aree cittadine, portuali, aeroportuali e industriali. Il Dipartimento di Polizia di New York è stato tra i primi ad adottare una tecnologia predittiva per i crimini.

“Come drammatizzato nel film Minority Report, gli strumenti di polizia predittiva alimentano lo spettro delle persone innocenti che vengono ingiustificatamente prese di mira. Ma se ben usati, gli strumenti di previsione basati sull’IA hanno il potenziale di rimuovere o ridurre davvero i pregiudizi umani, invece di rinforzarli. La ricerca e le risorse dovrebbero essere indirizzate allo scopo di garantire questo effetto.”

Con i dati personali non si scherza. Per vivere avventure del genere è preferibile divertirsi con i videogiochi. E a proposito di videogiochi, anche il settore dell’intrattenimento verrà investito dall’ondata innovativa dell’IA. Social network, comunità virtuali, videogiochi: come verranno trasformati dall’intelligenza artificiale nel 2030?

L’IA consentirà sempre più un intrattenimento interattivo, personalizzato e coinvolgente. La ricerca dovrebbe essere indirizzata verso la comprensione di come sfruttare questi attributi per il beneficio degli individui e della società.”

E ancora:

“Strumenti ed app più sofisticati diventeranno disponibili per facilitare la produzione di contenuti di alta qualità. Ad esempio per comporre musica o per creare una coreografia usando un avatar.”

Ma il futuro dell’intrattenimento incentrato sull’IA potrebbe essere anche qualcosa di più di questo. Potremo interagire con sistemi intelligenti capaci di imitare emozioni, empatia e di adattarsi ai ritmi di diversi ambienti. Penso alle idee del regista Chris Milk sulla realtà virtuale. Riusciremo a vivere e condividere storie, sensazioni ed esperienze come se fossero quelle della vita reale. Riuscirà l’intelligenza artificiale nel 2030 a raggiungere un simile livello di capacità?

 

Come sarà il rapporto tra IA e politica?

Nel rapporto si legge: “La misura del successo delle applicazioni di IA è il valore che creano per le vite umane“. Dovremo quindi costruire IA che siano sicure e di cui potremo fidarci. Le politiche pubbliche dovranno facilitare l’adattamento alle applicazioni di IA, diffondere i suoi benefici e alimentare il dibattito sulle sue modalità d’uso, potenzialità e rischi.

Proprio sulle modalità d’uso dell’IA si concentrano le sfide più difficili. L’intelligenza artificiale nel 2030, infatti, potrebbe essere usata anche per scopi egoistici, con conseguenze dannose per le comunità. Quindi avremo il compito di sviluppare IA sicure. IA che abbiano un ridotto margine di errore e che siano libere dai pregiudizi per evitare discriminazioni razziali, sessuali e culturali.

Altrimenti, inizieremo ad avere diversi problemi.

“Malintesi su cosa sia o non sia l’IA potrebbero alimentare l’opposizione alle tecnologie con il potenziale di dare benefici a tutti. Un’attività regolatoria inappropriata sarebbe un tragico errore. Una regolamentazione con scarse informazioni che soffoca l’innovazione o che la trasferisce ad altre giurisdizioni potrebbe essere controproducente.”

Le politiche sull’uso dell’IA dovranno essere valutate in base alla concreta possibilità di promuovere valori democratici e di condividere benefici. Se i vantaggi dell’adozione dell’IA si concentreranno nelle mani di pochi che se la potranno permettere, allora quello non sarà un uso giusto e appropriato.

Nei prossimi anni la presenza dell’IA aumenterà nei settori del trasporto e della sanità. Dovrà quindi essere introdotta solo se rispetterà i diritti civili e umani. Il messaggio è chiaro: incoraggiamo l’innovazione, ma prestiamo attenzione. Le politiche dovranno affrontare le implicazioni sulla privacy, la sicurezza e l’etica. Allo stesso tempo, dovranno assicurare che i benefici derivanti dalle applicazioni di IA verranno condivisi sui territori.

 

Per una futura IA buona

Lo studio “One Hundred Year on Artificial Intelligence” trasmette un’informazione chiara. Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale ha un enorme impatto sulla società. Più la integriamo nelle nostre vite e più dovremo fare i conti con l’etica, la politica e la sicurezza.

Tuttavia, nel rapporto i ricercatori non hanno fatto particolari riferimenti a scenari apocalittici o comunque pessimistici.

“Nessuna macchina autosufficiente con obiettivi e intenti a lungo termine è stata sviluppata, né è probabile che venga sviluppata nel prossimo futuro.”.

Anzi, gli scienziati della Stanford University si aspettano grandi cose per il futuro dell’IA. Sostengono che, tra oggi e il 2030, svilupperemo applicazioni di IA sempre più utili e con un’influenza sempre più positiva sulla società.

E se la società si avvicina a queste tecnologie con paura e sospetto, rallenteremo l’innovazione. Oppure non saremo in grado di sviluppare queste tecnologie garantendo sicurezza e affidabilità. Nel peggiore dei casi, potremo arrestare del tutto il progresso.

Se invece la società approccerà all’IA con una mente più aperta e serena, allora sarà più facile assistere a una trasformazione positiva. Un’evoluzione digitale che ci procurerà solo vantaggi in termini economici e sociali.

Sarà davvero inutile, allora, avere paura di un’eventuale apocalisse robotica, come suggerisce Bill Nye? No, non è inutile. Perché pensare agli esiti negativi può comunque aiutarci a costruire applicazioni migliori e a considerare aspetti tecnici rilevanti. Parte della fantascienza è diventata scienza di fatto. Ma una buona parte di fantascienza rimane ancora tale. Per ora.

E tu, invece? Come la vedi l’intelligenza artificiale nel 2030?


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