Marc Goodman e l'hacking oltre il furto di identità.

Marc Goodman: l’hacking oltre il furto di identità

Quando l’hacking è sfruttato per scopi malevoli diventa cracking. Come possiamo proteggere al meglio i nostri dati? Sarebbe utile capire come rendere i nostri dispositivi meno vulnerabili. Marc Goodman, futurista ed esperto di cybersecurity, ci dà qualche informazione tramite Big Think. Vediamo quali.

 

Quando l’hacking è criminale

 

“La tecnologia può essere usata contro di noi in modi che non comprendiamo. Gran parte delle persone della nostra società moderna è diventata esperta della tecnologia. Ma non ha idea di come le cose funzionano davvero. Questo è vero per tutte le generazioni, in modo particolare per i millennial. Le persone pensano che i millennial sono bravissimi con la tecnologia e che sono davvero utenti esperti.

Ma quando si tratta di capire la scienza della tecnologia, dell’ingegneria elettrica e dell’informatica per creare un’app particolare, allora non ne sanno niente. E la sfida è che ci sono persone nel mondo che sanno come funziona la tecnologia. Persone che creano questi strumenti nella Silicon Valley e altrove. E poi altre persone che trascorrono del tempo per formarsi. Persone che l’hanno studiata professionalmente o da sole.

Ma, in particolare, anche i criminali, i terroristi e i governi disonesti hanno lavorato su questi strumenti, li hanno decompilati e destrutturati. E il fatto è che la maggior parte dei criminali capiscono il tuo iPhone meglio di te e possono usarlo contro di te.

Quando le persone pensano alla criminalità informatica, pensano sempre ai concetti base. La mia carta di credito è stata violata. La mia identità è stata rubata. Quel tipo di cose. In questi giorni è così comune entrare nella vita delle persone, ad un certo punto. Ma ci sono tante altre cose che i criminali possono fare con la tecnologia di cui la persona media non si renderebbe nemmeno conto.

Allora, consideriamo il tuo telefono cellulare. Di recente c’è stato un exploit android chiamato Stagefright. Solo inviando un messaggio di testo a una persona su un cellulare android, chi leggeva o apriva i link poteva ritrovarsi con il cellulare violato in un istante. La cosa affascinante è che ha infettato più di un miliardo di dispositivi Android. Quindi, solo un hacker potrebbe aver violato un miliardo di dispositivi android.

E una volta che hanno accesso ai dispositivi, non solo possono leggere tutto ciò che scrivi, entrare nella tua rubrica, vedere ogni foto privata o meno. Possono accedere ai tuoi account dei social media, prendere il tuo indirizzo email, le credenziali e password per le tue app finanziarie, i conti in banca, gli investimenti, eccetera. E possono anche rintracciarti fisicamente nel mondo e sapere dove sei in ogni momento.”


Marc Goodman ci ha descritto con un esempio il lato oscuro dell’hacking. La misura in cui si adotta una tecnologia non corrisponde necessariamente alla sua conoscenza. L’esempio dei millennial calza a pennello. Saper usare app non significa sapere come funziona uno smartphone in tutto e per tutto.

I dispositivi diventano sempre più complessi. Così anche l’hacking deve aggiornarsi e adeguarsi. Ci sono tante domande a cui crediamo di saper rispondere con facilità. Del tipo: come funziona lo smartphone? Che cos’è un router? Come funziona internet? Non tutti sapremmo rispondere con precisione dal punto di vista tecnico. In realtà, possiamo essere degli abili utenti, ma la nostra comprensione della tecnologia ha grossi limiti.

A meno che non possediamo una laurea in informatica o profonde conoscenze di programmazione.

Conoscenze che i criminali possono acquisire col tempo “smontando” i dispositivi. Imparano ad entrare nel tuo smartphone per attivare microfono e videocamera. Per attivare alcune funzioni mentre ce l’hai in tasca o in standby sulla scrivania. Possono fare la stessa cosa con il tuo portatile, senza che ti accorga di nulla.

Ecco perché Goodman ci suggerisce di essere più curiosi sulla tecnologia. Di essere più informati e di pensare anche al sul suo funzionamento. Non dovremmo farci incantare dall’effetto “magia” di quelle app che ci fanno sembrare tutto così facile e immediato. Anzi, quando succede, dovremmo chiederci come fanno a funzionare in quel modo. E soprattutto chiederci se c’è la possibilità di proteggere i propri dati.

Con l’evoluzione di queste tecnologie è sempre più importante fare attenzione alla sicurezza. Soprattutto nell’ambito dell’internet delle cose e dell’intelligenza artificiale. In questi casi anche i dati di industrie e aziende sono a rischio.

Goodman sostiene inoltre che gli hacker saranno tentati dalle vulnerabilità dei cyborg. I cyborg siamo noi umani con dispositivi digitali incorporati. In futuro tenderemo sempre più a incorporare la tecnologia. Quindi dovremo fare ancora più attenzione ai meccanismi di sicurezza: in ballo ci sarà la nostra salute.

Il digitale ha i suoi pregi e i suoi difetti. Un dispositivo connesso è anche vulnerabile. Dobbiamo costruire tecnologie consapevoli del fatto che anche i criminali perfezioneranno sempre più le tecniche di hacking.


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