Androritmi

Androritmi: un neologismo del futurista Gerd Leonhard

Nel suo nuovo libro “Technology Vs Humanity“, il futurista Gerd Leonhard introduce il concetto di “androrithms“, che possiamo tradurre con androritmi. Una parola che suona in modo molto simile ad algoritmi. E infatti c’è un collegamento tra le due. Scopriamo qual è.

 

Androritmi: un neologismo

Di seguito riporto le parole di Gerd Leonhard sul concetto di androritmi. Ma occorre fare prima una precisazione. Il termine “algoritmo” deriva dal latino “algorithmus“. Il nome d’origine è “al-Khuwārizmī“, dal nome del matematico arabo del IX secolo Muhammad ibn Musa al-Khwarizmi.

Ok, ora passiamo alle parole del futurista.

“È un neologismo chiave nel libro (cioè una parola che ho creato). Uso il termine per descrivere ciò che conta davvero per noi: “ritmi” umani, non ritmi delle macchine, cioè algoritmi. Un super-computer può vincere a scacchi oppure a GO, ma al momento non può parlare a un bimbo di 2 anni. Una persona che mi incontra in un corridoio ha bisogno in media di 1,4 secondi per ottenere una conoscenza base di me, anche senza parlare. Un computer non comprende ancora i miei valori e sentimenti dopo che ha ingerito la mia cronologia di navigazione e di social network degli ultimi 7 anni (circa 200 milioni di dati).

Gli androritmi includono tratti umani come l’empatia, la compassione, la creatività, lo storytelling. E presto saranno relitti come il mistero, il caso, gli errori e i segreti. ‘I computer sono stupidi. Forniscono solo risposte‘ (Picasso). ‘I computer sono per le risposte, gli umani sono per le domande‘ (Kevin Kelly).

Come mi piace dire: per ogni algoritmo stupefacente abbiamo bisogno di rafforzare il nostro androritmo esistente. Ogni avanzamento tecnologico impatta su come interagiamo da esseri umani. E in molti casi futuri avremo bisogno di salvaguardare, contenere, fare tipo ‘parchi nazionali’ per quelle idiosincrasie umane, in modo che non vengano sminuite o sradicate dalla tendenza della tecnologia di presentarsi come la soluzione per tutto.

Un grande esempio potrebbe essere come le persone guardano sempre più verso le tecnologie per risolvere sfide sociali. L’attivismo politico su Facebook (mettere “Mi piace” piuttosto che assicurarsi che vengano votate le giuste persone), o la crescente sorveglianza di sicurezza e digitale per risolvere il terrorismo.”

 

Usiamo la tecnologia, ma con attenzione

Con androritmi Gerd Leonhard si riferisce alla caratteristiche che ci contraddistinguono come esseri umani. Plasmiamo il mondo con le tecnologie e allo stesso tempo queste plasmano noi. È come se ci fosse una sorta di equilibrio tra l’uso delle tecnologie e i suoi effetti. Leonhard ci suggerisce di mantenere intatto questo equilibrio e di comprendere le future trasformazioni digitali.

Altrimenti rischiamo di diventare noi stessi delle macchine o dei prodotti delle tecnologie digitali. Il futurista ci ricorda spesso: “Sfrutta la tecnologia, ma non diventarla“. La tecnologia non è buona di per sé. Non è nemmeno cattiva di per sé. Dipende dall’uso che ne facciamo. Gerd Leonhard ha coniato un’altra espressione per descrivere ciò: “HellVen“, la tecnologia tra inferno e paradiso.

La trasformazione digitale, il progresso esponenziale, il futuro di internet e del lavoro, l’intelligenza artificiale sono delle sfide. Sfide che non riguardano solo scienziati e tecnici. Riguarda tutti coloro che useranno queste tecnologie e/o ne subiranno gli effetti. Sono sfide contemporanee che hanno implicazioni sul nostro futuro. Ma queste sfide hanno una storia. Noi stiamo affrontando la loro evoluzione che a sua volta ci porterà altri punti interrogativi.

Non è un caso se ho fatto una premessa prima di riportare le parole di Leonhard. L’origine e il percorso nella storia del termine “algoritmo” deve farci riflettere. La parola risale al IX secolo. Nel latino medievale algorithmus o algorismus indicava il calcolo numerico con le cifre arabiche. Con l’introduzione delle macchine e dell’informatica abbiamo iniziato a definirlo come un insieme di istruzioni da applicare per risolvere un calcolo o un problema.

Ora il paragone tra androritmi e algoritmi proposto da Leonhard è più chiaro. Dobbiamo evitare di ridurci a pensare come delle macchine. Perché per comprendere alcuni problemi, a volte, i calcoli non bastano. Abbiamo bisogno della percezione, dell’empatia, dei sentimenti, della creatività e dei valori tipicamente umani.

Abbiamo bisogno dei nostri androritmi. Saranno indispensabili anche in futuro quando avremo a che fare sempre più con le intelligenze artificiali.

Fonte: FuturistGerd


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