Gerd Leonhard

Technology Vs Humanity: Forbes intervista Gerd Leonhard

Il futurista Gerd Leonhard è stato intervistato da Paul Armstrong per Forbes. La discussione si è incentrata su “Technology Vs Humanity“, tecnologia contro umanità, il nuovo libro di Leonhard. I temi affrontati dall’autore riguardano il futuro dell’umanità e della tecnologia.

La domanda centrale che pone Gerd Leonhard è: “Sei nella squadra degli umani, oppure no…? Siamo a un punto di svolta nella storia umana [e devi scegliere].“. Nell’intervista (qui in lingua originale) emergono gran parte degli elementi trattati nel libro e soprattutto il suo punto di vista.

Di seguito trovi la traduzione. Buona lettura!

Tecnologia Vs Umanità: cosa ci aspetterà in futuro?

Dici che l’umanità cambierà più nei prossimi 20 anni rispetto ai 300 anni precedenti. Perché pensi che questo sia vero quando la maggior parte dei progressi tecnologici sembrano aver avuto poco a che fare con gli umani, piuttosto che l’effetto o i problemi che hanno creato agli umani stessi?

La tecnologia viene sempre creata dagli umani e a sua volta ridefinisce ciò che possiamo fare e che faremo. Ogni singolo cambiamento tecnologico ora sta impattando l’umanità in un modo più profondo rispetto al passato perché, presto, la tecnologia impatterà la nostra biologia, principalmente attraverso l’ascesa dell’editing del genoma e dell’intelligenza artificiale.

La tecnologia non è più solo uno strumento che usiamo per raggiungere qualcosa – in realtà (come predisse McLuhan) noi stessi stiamo diventando strumenti (vale a dire tecnologia). Alcuni dei miei colleghi futuristi lo chiamano Transumanesimo – qualcosa che, personalmente, credo dovremmo esaminare con grande cautela.

Eppure, lo sviluppo tecnologico esponenziale nei settori come quello dell’informatica e del deep learning, delle nanoscienze, delle scienze materiali, dell’energia (batterie!), eccetera significa oltre ogni dubbio che stiamo rapidamente avvicinandoci al punto dove computer, robot e intelligenza artificiale avranno la stessa potenza di calcolo del cervello umano (10 quadrilioni di CPS – connessioni per secondo), la cosiddetta singolarità, probabilmente in meno di 10 anni.

Quando ciò accadrà, avremo bisogno di decidere se vogliamo “fonderci” con le macchine oppure no, e la posizione che prendo in questo libro è chiara: dovremmo sfruttare la tecnologia, ma non diventarla perché la tecnologia non è ciò che cerchiamo, è come cerchiamo!

Cos’è il “future shock” e perché pensi che l’uomo e la macchina si scontreranno? Non possiamo andare tutti d’accordo?

Spero molto che l’umanità possa davvero essere condotta per sedersi in cima alle macchine (anche se non le capiremo più), e in questo momento abbiamo ancora carte abbastanza buone. Ciò di cui abbiamo bisogno è un’amministrazione umana che controlli la transizione in questa nuova età delle macchine.

Tuttavia, è già abbastanza evidente che migliaia di miliardi di dollari vengono spesi per rendere il mondo tecnologicamente “più intelligente” (città intelligenti, agricoltura intelligente, energia intelligente…), ma molto poco viene speso per rendere gli umani pronti per quel futuro – infatti, mentre le macchine diventano più intelligenti, noi possiamo diventare in effetti più stupidi (vedi il problema dell’abitacolo a visori dove i piloti dimenticano letteralmente come volare a causa delle eccessive istanze di automazione).

E sì, per molti di noi sarà scioccante confrontarsi con una realtà dove le macchine svolgono molti, se non la gran parte dei compiti che erano soliti essere svolti dagli umani, come ottenere indicazioni stradali, fissare appuntamenti, trovare compagni e presto fare diagnosi mediche (Future Shock però, ovviamente, si riferisce al libro di Alvin Toffler).

Potrebbe esserci uno scontro NON perché le macchine “diventeranno furfanti” o prenderanno il controllo e ci cancelleranno, ma perché alcuni umani potrebbero diventare sempre più come le macchine (ovvero potenzieranno loro stessi) per competere con esse – questo ovviamente causerà disordini rilevanti nella società e porterà enormi enigmi etici. La tecnologia è moralmente neutrale fin quando non l’applichiamo (William Gibson). Pensa a questa sfida moltiplicata per mille e ottieni i prossimi 20 anni.

“L’uomo e la macchina convergeranno” – quanto siamo lontani davvero dall’unirci, o ciò non accadrà mai realmente?

Oggi usiamo gli smartphone per connetterci al cloud, conosciuto anche come “cervello globale”. Sono estensori del cervello, in fondo. I dispositivi indossabili saranno i prossimi, insieme alla realtà aumentata e alla realtà virtuale che diventeranno così potenti che molte persone non vorranno mai starne senza – vedere il mondo in modo diverso è una cosa molto potente! Il controllo vocale diventerà rapidamente il nuovo normale; in meno di 5 anni la digitazione verrà sostituita dal parlare con qualsiasi dispositivo stiamo usando.

Le interfacce cervello-computer già esistono, ma… una volta che avremo computer con la stessa capacità del nostro cervello (e poi… con un IQ di circa 50.000?), e migliore connessione, migliori batterie… Anche questo potrebbe diventare la “nuova normalità”.

Seguiranno gli impianti (e già sono studiati) per rendere l’interfaccia ancora più uniforme. Il passaggio finale – la seconda neocorteccia (Kurzweil) è ancora molto lontana, anche se, in termini generali, potrebbe essere disponibile tra meno di 50 anni. Avremo bisogno di decidere molto presto dove terminano gli umani e dove iniziano le macchine, e viceversa; e questa è una domanda etica NON una sfida tecnologica.

A mio avviso, gli upgrade tecnologici significativi per gli umani sono davvero molto simili ai downgrade perché in cambio perderemmo tante abilità specificamente umane ed idiosincrasie.

L'”esponenziale” è un argomento molto dibattuto in questo momento – alcuni credono che i limiti dell’elaborazione dei dati stiano per terminare.

Tendo a concordare visto che molte tecnologie esponenziali sono anche combinatorie, cioè una amplifica l’altra (guarda l’immagine sotto). La realtà è che se poni la domanda SE la tecnologia possa fare qualcosa o meno, la risposta sarà quasi sempre “sì” – non vi è praticamente alcun limite a ciò che la tecnologia può fare in un futuro molto prossimo. La domande del PERCHÉ rimpiazzerà la domanda del COME.

Schema delle tecnologie combinatorie di Frank Diana
Fonte: frankdiana.net

Come arriviamo all’utopia digitale o fisica in in mondo controllato e manipolato da sistemi capitalistici?

La tecnologia rende le cose abbondanti perché con la buona tecnologia il prezzo cala drasticamente (vedi la musica digitale o Netflix, ecc.) – e la tecnologia esponenziale renderà le cose esponenzialmente abbondanti. I mezzi di comunicazione, l’informazione, i viaggi, i servizi finanziari, i servizi medici, il cibo, l’acqua, l’energia… in quest’ordine (vedi l’immagine sotto).

In meno di 20 anni possiamo arrivare al punto in cui avremo energia, cibo e acqua abbondanti, mentre la maggior parte del lavoro sarà svolta da macchine o software; il che significa che “lavoreremo” solamente per poche ore al giorno, godendoci lo stesso tenore di vita e il reddito.

Ciò significherà che il consumo e la crescita non potranno essere più considerati i principi che definiscono l’economia – si svilupperà una sorta di post-capitalismo. Il PIL come parametro sarà completamente sparito da allora – e forse troveremo un modo per perseguire più FIL (Felicità Interna Lorda). 🙂

Declino esponenziali dei costi dell'energia solare e del sequenziamento del genoma umano


Hai detto: “La tecnologia non ha etica, abbiamo bisogno di spendere tanto tempo sulle norme, sui valori e sul contesto quanto ne spendiamo sulla tecnologia stessa“. Perché le persone non pensano prima all’etica? Regole di Asimov a parte, cos’altro dovremmo fare?

Come la sostenibilità, l’etica è spesso pensata come una cosa bella da avere, da considerare quando si ha tempo, un lusso, non monetizzabile. Ma ora sta diventando chiaro che quelle cose distintamente umane che non sono misurabili (le chiamo “androrithms” in opposizione agli algoritmi) come le emozioni, l’intuizione, le credenze e l’etica sono ciò che ci distingue dalle macchine.

La sfida è che, naturalmente, trasformare il mondo in una gigantesca macchina (cioè senza corpo, automatizzata, senza anima) permetterà di fare molto denaro, garantendo al contempo che l’umanità sia molto meno di un’opportunità di business. Di sicuro ora sarebbe un momento unico se una società di tecnologia scegliesse di non procedere a causa delle preoccupazioni etiche.

Quello che abbiamo bisogno di fare è:

a) ritenere responsabili delle conseguenze chi fornisce gli strumenti e le piattaforme, in modo volontario o meno, e di averli inclusi in queste “esternalità” nel loro business planning;

b)costruire un quadro globale vincolante di etica digitale (simile agli attuali NPT) e investire in modo pesante in ciò che chiamo “umanesimo esponenziale“, ovvero dare soldi veri per lo sviluppo umano (e sì, al di sopra della tecnologia), salvaguardando la nostra umanità in maniera molto simile a come già salvaguardiamo la natura.

Ci sono cose che probabilmente non dovremmo fare, anche se possiamo.


In questa interessante intervista Gerd Leonhard ha spiegato ciò che troveremo nel suo libro “Technology Vs Humanity” e qual è il suo approccio nell’affrontare il tema. Il futurista è entusiasta dell’innovazione tecnologica digitale, ma al tempo stesso ci avverte dei rischi che dovremo affrontare in futuro.

Come possiamo vincere questa sfida tecnologica? Ovvero, cosa dobbiamo fare per evitare di diventare noi stessi delle macchine? Sono queste, secondo Leonhard, le domande su cui dobbiamo concentrarci e a cui dobbiamo rispondere.

L’intelligenza artificiale, l’internet delle cose, la robotica, le piattaforme online stanno trasformando le nostre vite. Ogni aspetto della nostra quotidianità cambierà in modo graduale.

Leonhard ci ha descritto gli scenari futuri del lavoro, in parte simili a quelli previsti anche da Ray Kurzweil.

Ci ha avvisati del prossimo cambiamento esponenziale e parlato della doppia faccia della tecnologia (paradiso e inferno).

 

Questi discorsi hanno un punto in comune, riassumibile in una delle espressioni di Gerd Leonhard. Ovvero, la tecnologia non è cosa cerchiamo, ma come cerchiamo. Possiamo e dobbiamo sfruttarla, facendo però attenzione a non diventarne schiavi, o peggio, a non diventare noi stessi dei prodotti. Altrimenti ne pagheremo le conseguenze in termini di privacy e di perdita della nostra condizione di esseri umani.

Per evitare disastri di questo genere, Gerd Leonhard propone di agire quanto prima a livello etico e legale. Innanzitutto, bisognerebbe rendere tutti più consapevoli sulle conseguenze di un certo uso delle tecnologie. Dopodiché potremmo stabilire delle norme a livello globale per tutelare i nostri diritti.

Non è facile. Perché quando si ragiona in termini di accordi globali subentrano scontri e differenze culturali, politiche, economiche e sociali. Mica poco. Ma almeno è una proposta con contenuti interessanti.

Tecnologia Vs Umanità, tra l’altro, è un titolo provocatorio. Quante tecnologie oggi possono salvare vite? Quante, invece, possono toglierla? Siamo sempre lì. Dipende tutto da noi.

Fonte immagine: Flickr


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