Due scienziati lego

Chip nel cervello ed editing genetico: le paure degli americani

Un nuovo sondaggio del Pew Research Center ha rivelato che una buona parte degli americani sono preoccupati dei chip impiantabili nel cervello e dell’editing genetico. Ma c’è stata anche un’altra fetta di intervistati che si è espressa in modo favorevole sulla potenzialità di alcune tecnologie. Vediamo più nel dettaglio questi dati.

Paure e tendenze

C’è un aspetto che rende il sondaggio del Pew Research Center molto interessate. Le domande erano incentrate su tecnologie che ancora devono essere inventate. Tecnologie che in futuro potenzieranno gli umani dal punto di vista fisico e mentale. Ma i risultati mostrano che la maggior parte degli intervistati, 4.700 americani, non sono ancora pronti per affrontare un futuro di questo tipo.

Il sondaggio era incentrato su 3 tipi diversi di possibili interventi biomedici del futuro:

  1. editing genetico, per evitare che i bambini sviluppino malattie;
  2. chip impiantabili nel cervello, per migliorare le capacità cognitive;
  3. trasfusioni di sangue sintetico, per dare alle persone più velocità, forza e resistenza.

I risultati, in generale, sono stati i seguenti:

  • il 68% è “molto” o “abbastanza” preoccupato dell’editing genetico;
  • il 69% è “molto” o “abbastanza” preoccupato dei chip nel cervello;
  • il 63% è “molto” o “abbastanza” preoccupato delle trasfusioni di sangue sintetico.

Public expresses more worry than enthusiasm about each of these potential human enhancements
 

Sulla questione dell’editing genetico, però, c’è stata una notevole divisione. Il 48% ha risposto che ricorrerebbe alla tecnica di manipolazione genetica, mentre il 50% ha risposto di no.

Qualche tempo fa, forse, le risposte negative sarebbero state maggiori rispetto a quelle positive. Può darsi che negli ultimi anni ci sia stato un cambiamento di opinioni dovuto al fatto che si sta parlando molto della tecnica CRISPR. L’anno scorso, infatti, alcuni scienziati cinesi sono riusciti per la prima volta ad usare questa tecnica ed a modificare il genoma di embrioni umani.

Ma qual è la fonte di preoccupazione degli americani intervistati? Da quanto emerge dal sondaggio, sono preoccupati dell’eventuale incremento del divario tra ricchi e poveri, ovvero del gap incolmabile tra chi potrà permettersi di ricorrere a queste tecniche e chi no.

Più precisamente, il 73% sostiene che la disuguaglianza sociale aumenterà quando gli impianti nel cervello inizieranno ad essere accessibili solo alle persone ricche. Più di 7 intervistati su 10 ritiene che queste tecnologie saranno disponibili prima di essere rese totalmente sicure.

Cosa ancora più interessante è che molti di loro credono che queste tecnologie prima o poi arriveranno indipendentemente dalle loro opinioni. Quasi la metà crede che il potenziamento dell’essere umano tramite tecnologie di questo tipo sarà possibile tra 50 anni.

Ma i risultati del sondaggio non mostrano solo la paura e la preoccupazione degli americani. La religione e la morale hanno avuto come sempre un peso enorme sulle loro risposte. La maggioranza degli intervistati ritiene che questi potenziamenti siano moralmente inaccettabili. Solo il 36% sostiene che l’editing genetico avrà più benefici che svantaggi.

A majority of highly religious Americans consider these potential enhancements to be meddling with nature
 

Il direttore associato della ricerca presso il Pew Research Center, Cary Funk, ha spiegato: “La religiosità sicuramente spicca come spartiacque fondamentale sul modo in cui le persone stanno pensando a questi problemi.“. I dati parlano chiaro. Circa 6 persone su 10 impegnate religiosamente sono d’accordo sul fatto che queste tecniche sono contro natura e che ci sia una linea che non deve essere oltrepassata.

Al contrario, la maggior parte delle persone che si sono dichiarate non religiose sostiene che queste tecnologie non sono poi così diverse rispetto ai diversi modi in cui gli umani provano a migliorare loro stessi e la loro salute. Insomma, che piaccia o meno, la religione ha un impatto notevole sulle idee che le persone si fanno in merito alla tecnologia per il potenziamento delle capacità fisiche e cognitive umane.

Un’altra tendenza evidente: più il potenziamento è estremo, e meno sono le possibilità che venga supportato. Ad esempio, quasi la metà degli intervistati ha affermato che accetterebbe una trasfusione di sangue sintetico se gli impatti su forza, resistenza e velocità raggiungessero le capacità massime di una persona. Ma se le conseguenze degli interventi dovessero superare di gran lunga le capacità umane finora conosciute, allora per loro il discorso cambia. Infatti, solo il 28% crede che in questo caso la tecnologia venga adottata in modo appropriato. Risultati simili sono stati evidenziati anche per gli impianti di chip nel cervello.

Fewer Americans see enhancements that would bring extreme change as an appropriate use of technology
 

I focus group e altre conclusioni

Per completare la ricerca, la società Pew ha organizzato una serie di focus group. La maggior parte di coloro che ha partecipato riteneva che bisognerebbe fare tutto ciò che è possibile per aiutare i malati. Ma che allo stesso tempo la società dovrebbe fare attenzione per evitare la creazione di “superumani” o robot umanoidi.

Dai focus group, inoltre, è emerso un fatto curioso: alcune persone che si definivano religiose non ritenevano un problema la possibilità di “giocare a fare Dio”. Sostenevano che Dio vuole che gli umani ottengano il massimo dalle loro possibilità e che migliorino l’umanità stessa. C’è stata quindi un po’ di incoerenza con quanto hanno espresso nel sondaggio. Ma si sa: negli incontri faccia a faccia gli atteggiamenti e le opinioni possono cambiare.

Durante i focus group sono stati discussi anche altri temi come la necessità di supervisione e regolamentazione, insieme all’importanza del non imporre a nessuno l’uso di queste tecnologie contro la propria volontà. Anche questi aspetti sono molto importanti. Possiamo considerarli come un’alternativa allo scenario in cui lo sviluppo di queste tecnologie causerà estreme disuguaglianze sociali.

Il direttore dell’Institute for Ethics and Emerging Technologies (IEET), James Hughes, ha commentato i risultati del sondaggio. Lui è un bioeticista a favore del potenziamento umano, ma appoggia queste idee sostenendo rigorose condizioni. Ecco cosa ne pensa degli esiti dell’intevista:

Gli intervistati avevano perlopiù una visione positiva dell’effetto della scienza e della tecnologia sulla società, e le loro preoccupazioni sul potenziamento erano incentrare sulla sicurezza e sull’ineguaglianza. La sicurezza e l’eguaglianza sono cose che possono essere affrontate dalle politiche pubbliche. Quindi anche se fossero più preoccupati che entusiasti dei chip impiantati nel cervello o dell’editing genetico, queste preoccupazioni possono essere alleviate.”

Hughes sostiene che le paure legate ai chip impiantabili nel cervello sono meno negoziabili. Ma tale questione di sicuro non preoccupa gli atei e gli agnostici. Secondo il bioeticista, tutte queste tecnologie richiedono tempo per poter essere davvero accettate: “È un processo, e l’evoluzione dell’opinione pubblica verso l’accettazione è abbastanza prevedibile. Il pericolo è che nuove tecnologie possano essere legate ad ansie irrazionali – al terrorismo, ad esempio, o al crimine o agli immigrati – prima di essere normalizzate.“.

Riassumendo:

  • la maggior parte dei 4.700 americani intervistati preferisce non avere a che fare con la manipolazione genetica, i chip impiantati nel cervello e il sangue sintetico;
  • pensano che queste tecnologie porteranno numerosi cambiamenti nelle società, ma saranno perlopiù negativi
  • la religione ha avuto una grande influenza sulle opinioni;
  • i potenziamenti con effetti più estremi sono percepiti come meno accettabili;
  • tuttavia, la maggioranza considera positivi gli effetti della scienza e della tecnologia in generale sulla società.

 

L’opinione pubblica conta

Fa davvero piacere osservare come negli ultimi tempi ricerche di questo tipo vengono condotte sempre più spesso. Ne abbiamo vista un’altra simile condotta da MG Insight/ YouGov sulle tecnologie che avremo nel 2036 secondo gli americani. Ormai i robot, le neurotecnologie, le protesi bioniche, eccetera fanno parte della realtà. Pensare alla manipolazione genetica, ai chip nel cervello e al sangue sintetico non significa più fantasticare.

Lo dimostrano gli esperimenti a cui ho accennato prima riguardo il CRISPR e i dispositivi impiantati nel cervello che permettono a paralitici di muovere braccia o mani. Sono chip diversi da quelli descritti nel sondaggio della società Pew, i quali miglioreranno le nostre capacità cognitive: attenzione, concentrazione, precisione. Ma è probabile che svilupperemo anche quelli. Abbiamo già questi strumenti. Si tratta solo di potenziarli e migliorarli.

Gli intervistati temono gli effetti di 3 specifiche tecnologie, ma allo stesso tempo ritengono che la scienza e la tecnologia miglioreranno la società. Come possiamo tradurre questo dato apparentemente contraddittorio? Magari i partecipanti hanno fiducia nella scienza e nella tecnologia, ma pensano che ci siano e ci saranno determinati strumenti che dovranno essere studiati nel modo giusto, regolamentati e limitati. Si tratta proprio di quel famoso confine che non bisogna superare. Altrimenti la natura ci farà pagare le conseguenze.

Potenziarci sì, ma nella giusta misura. Ovvero, non dovremo trasformarci in superumani o in esseri che siano in grado di compiere azioni che vadano molto oltre ciò che possiamo già fare. Difficile stabilire quale sia questo limite: ognuno potrebbe averne una precisa idea. Ed proprio qui che la necessità di conoscere l’opinione dei cittadini in modo più approfondito assume tutta la sua importanza, insieme al discorso sull’accessibilità alle tecnologie e sulla loro indesiderata imposizione.

Il potenziamento umano, tra l’altro, è l’argomento cardine del Transumanesimo, un movimento che spesso viene criticato e non compreso a pieno. Il potenziamento delle capacità fisiche e mentali dell’essere umano non è un traguardo che bisogna raggiungere a tutti i costi a discapito della sua libertà, condizione e autodeterminazione. Al contrario, le tecnologie dovranno migliorare la salute e sostenere l’uguaglianza.

Il dibattito pubblico è indispensabile affinché si raggiungano questi obiettivi. Come sostiene anche Cary Funk, “questi sono problemi pubblici – i problemi scientifici sono problemi civici, e chiaramente le tecnologie come CRISPR e altre stanno sollevando dibattiti sociali ed etici più ampi, e il pubblico è parte di ciò. Si tratta di un primo sguardo per scoprire da che parte sta il pubblico su questi temi, e penso che questo abbia un’importanza per la nostra più ampia riflessione”.

Speriamo verranno proposti altri sondaggi come questo proprio per scoprire le opinioni su questi temi a livello globale.

Intanto, però, mi piacerebbe conoscere la tua di opinione su questa ricerca in particolare. Cosa ne pensi dell’editing genetico, dei chip nel cervello e della trasfusione di sangue sintetico? Sei preoccupato sull’impatto che avranno sulla società o sei fiducioso?

Fonte: IEET

Fonte immagine: Flickr


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