Ray Kurzweil

Ray Kurzweil: la tecnologia ci renderà più umani

Altro appuntamento con Ray K Q & A, dove l’esperto Ray Kurzweil risponde alle domande sul futuro della tecnologia e dell’umanità. In quest’occasione Kurzweil ha parlato di fondersi con la tecnologia. Nello specifico ha fatto riferimento all’unione del pensiero biologico con quello non biologico, precisando che non si tratterà di un evento immediato e improvviso.

Fondersi con la tecnologia per migliorare la nostra umanità

Se c’è un discorso che non condivido affatto, è quello a senso unico della tecnologia disumanizzante. È il tipico discorso di chi vede tutto nero, di chi estremizza la differenza tra naturale e artificiale, e di chi non vuole affrontare la realtà dei fatti. La realtà ci dice che innesti neurali, protesi bioniche e organi artificiali possono migliorare la qualità della vita. Permettono quindi di vivere una vita più dignitosa: rendono più umani.

La tecnologia col tempo cambia, si trasforma e nella maggior parte dei casi migliora sempre più. Allo stesso tempo cambia anche il nostro rapporto con essa: a volte non ce ne rendiamo nemmeno conto. Se facessimo un paragone tra la routine quotidiana di oggi con quella di 5 anni fa, probabilmente le prime differenze che noteremmo hanno a che fare con le tecnologie che prima non usavamo o usavamo di meno. “Ma che roba è questo Facebook? Cos’è sto Whatsapp?”, chiedevano mamme, papà, zii, zie, nonni e nonne. E così poco tempo dopo, anche loro si sbizzarriscono con app di messaggistica, giochi e applicazioni. Questo è solo un banale esempio.

Secondo il futurista Ray Kurzweil, col trascorrere del tempo, la nostra relazione con la tecnologia diventerà più intima: man mano la integreremo sempre di più in noi. “A un certo punto, saremo letteralmente un ibrido di pensiero biologico e non biologico, ma è una transizione graduale“, ha detto. Ci tiene a precisarlo anche lui: il cambiamento non sarà improvviso. La tecnologia ci aiuterà a migliorare noi stessi in modo costante nel tempo. E non solo esclusivamente attraverso la sostituzione di parti umane perdute a causa di incidenti e/o disabilità, ma anche potenziandole.

 

C’è una preoccupazione, a volte una paura, che emerge quando si affronta questo tema: quella di sfruttare la tecnologia a tal punto da perdere umanità. Sono delle preoccupazioni e delle paure comprensibili, ma spesso nascono perché non conosciamo quella tecnologia, non sappiamo di cosa stia parlando quell’esperto o quello scienziato. È il rifiuto categorico, senza possibilità di dialogo, che fa male al nostro progresso.

La paura più sentita è riassumibile nella seguenti domande: queste tecnologie che saranno dentro di noi, che saranno parte di noi, non ci renderanno meno umani? Non rischieremo di perdere una parte del nostro corpo o della nostra mente durante il processo? Kurzweil risponde così: “Non voglio che si rinunci. Non sto parlando di rinunciare alle cose. Sto parlando di migliorare la nostra esperienza, i nostri corpi e i nostri cervelli.”.

Non si tratta di impiantare una tecnologia così, da un momento all’altro. Kurzweil paragona questo processo alla nostra crescita fisica e mentale. Questi cambiamenti avvengono in modo incrementale, giorno dopo giorno, e non possiamo accorgercene perché non sono evidenti. “Non sei la stessa persona di quando avevi 4 anni – dov’è quella ragazza di 4 anni? È andata, dovremmo piangerla? Beh, no, lei è dentro di te. Hai migliorato te stessa per diventare chi sei oggi“, ha detto Kurzweil rispondendo a una ragazza.

Ciò che è evidente oggi, è che è difficile immaginare una giornata senza servirsi di una tecnologia, in particolar modo di una tecnologia digitale. E in futuro, con il progresso scientifico-tecnologico, il nostro rapporto con questi dispositivi potrebbe diventare più “stretto”. Oggi la neurotecnologia ci permette di ripristinare abilità perdute, diversi impianti neurali aiutano a combattere malattie come la SLA e le protesi bioniche ci permettono di compiere movimenti che altrimenti non potremmo fare.

Queste tecnologie miglioreranno e diventeranno più accessibili, ma soprattutto ci permetteranno di potenziare anche le facoltà mentali. Lo stesso Ray Kurzweil prevede una rivoluzione della nanotecnologia: nanobot inseriti nel nostro corpo combatteranno le malattie e connetteranno il nostro cervello al cloud computing. Così si arriverà alla fusione nel nostro corpo tra componenti biologiche e non biologiche.

Questa è la visione di Ray Kurzweil: piuttosto ottimistica, ma non per questo priva di considerazioni sui potenziali rischi. Il cambiamento sarà graduale e gradualmente potremo valutare i vantaggi, gli svantaggi e i limiti di queste tecnologie.

Di solito, ciò che sfugge quando si parla del futuro di questo tipo di tecnologie è la possibilità di scelta. Diamo per scontato che tra 30 anni l’unico modo per usare le tecnologie sarà inserirle nel nostro corpo. Avremo o no il diritto di scegliere cosa sarà meglio per noi? Mi auguro di sì. Un futuro in cui l’integrazione della tecnologia nel proprio corpo sarà la norma, sarà un futuro in cui le discussioni sui suoi rischi per la salute e per l’identità saranno ampiamente superate.

Cosa ne pensi? Provando a proiettarti 30 anni nel futuro, credi che avremo la possibilità di legarci così intimamente con la tecnologia?

Fonte immagine: Flickr


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