Gerd Leonhard

Gerd Leonhard: la tecnologia tra paradiso e inferno

Il futurista Gerd Leonhard è quell’esperto che può descriverti tutti gli straordinari benefici della tecnologia digitale rimanendo però con i piedi per terra. La tecnologia può procurarci enormi vantaggi se usata nel modo corretto, altrimenti ne paghiamo le conseguenze in termini di salute, economia e privacy.

La tecnologia può portare il paradiso in terra o creare l’inferno: è questo il succo del pensiero di Gerd Leonhard. Infatti, spesso adotta il termine Hellven, una combinazione tra inferno (Hell) e paradiso (Heaven). Curiosando sul web, ho trovato un’intervista del 9 gennaio 2016 condotta dallo IEET (Institute for Ethics and Emerging Technologies). L’ho riportata di seguito perché ci fornisce altre interessanti informazioni sulle sue previsioni, idee e valori.

Puoi espandere il commento che fai nel video [Umanità vs Tecnologia], dove dici “vedremo più cambiamenti nei prossimi 20 anni rispetto ai 300 anni precedenti”?

È una frase che uso per semplificare la natura esponenziale in aumento di ciò che oggi stiamo vedendo nella tecnologia: è sempre più vero che quasi tutto ciò che era “impossibile” o “lontano” ora sta diventano sempre più fattibile; infatti, testimoniano l’ingegneria genetica, i veicoli autonomi, il computing cognitivo e quantistico, l’ascesa dell’energia solare, le batterie potenti, eccetera.

Il lasso di tempo per l’occorrenza di molti di questi sensazionali punti di svolta non è nemmeno delle decine di anni – forse è UNA decina di anni – e molti sono già palpabili. L’avvento del motore a vapore è stato un affare enorme, sì, e così è stata l’invenzione di internet, ma si confronti ciò con la computazione quantistica e con la possibilità di “ri-programmare” il genoma umano, e l’ordine di grandezza è ovviamente tanto più grande.

Inoltre, i cambiamenti non sono solo esponenziali, ma sono anche combinatori (cioè la combinazione di effetti) e interdipendenti. (Vedi questo video) Una confluenza senza precedenti! Un’enorme sfida #Hellven.

Puoi dire al nostro pubblico cosa prevedi per quanto riguarda la nostra privacy e la sorveglianza?

È chiaro che gli strumenti e la potenza di calcolo per monitorare ogni punto di dati, ogni movimento, ogni immagine, ogni parola e possibilmente ogni pensiero che abbiamo esisterà in un futuro molto prossimo – per tutti i 10 miliardi e oltre di persone che possiamo avere sulla terra. Ci sono anche molte cose buone a riguardo, ma se non c’è controllo, ciò potrebbe portare all’abuso di massa, alla manipolazione diffusa attraverso i media digitali e una “grande spintarella*”, a un sistema assolutamente totalitario di monitoraggio perfetto e sorveglianza senza limiti (vedi la nuova legge di sorveglianza e Credit Sesame in Cina), e in breve, a una società assolutamente disumana dove l’anonimato, i segreti, le sorprese, le deviazioni dalla norma e, ovviamente, la democrazia non potrebbero esistere.

La potenza delle tecnologie esponenziali dei dati, del cloud, dell’IoT, e della computazione quantistica e dell’intelligenza artificiale (entrambe sia di base sia generale, anche l’IA) avranno urgente bisogno di essere controbilanciate con le regole, contratti sociali, trattati e regolamenti che bilanciano tutti gli algoritmi con quello che io chiamo humarithms – vale a dire ciò che rende la vita degna di essere vissuta per gli esseri umani (per la maggior parte dei quali non si tratta di “dati” e logica). Vedi qui. Credo che una società che non consente più l'”imperfezione” e l’umanità generale durerebbe poco (e anzi… probabilmente sarà la nostra “ultima invenzione”).

Il tuo filmato cita la “connettività” diverse volte. Puoi spiegare come ciò impatterà la nostra vita quotidiana tra 10 e 20 anni?

La connettività sta diventando come l’acqua o l’aria: semplicemente esisterà, ovunque, in ogni momento, in ogni caso – e non sarà limitata ai dispositivi. Alla fine trascenderemo l’uso di qualsiasi interfaccia; ad esempio, dopo le interfacce cervello-computer saremo in grado anche di connettere elettronicamente gli umani. La realtà aumentata e la realtà virtuale sono solo un altro passo nell’evoluzione del computing mobile.

La connettività è anche un enorme punto di svolta perché rende abbondanti tutte le informazioni, tutti i dati, tutti i mezzi e tutte le altre risorse digitali e quindi abilita un’intera nuova serie di collaborazioni umane e di imprese, ma ci sfida anche a causa della nostra abilità limitata (ovvero lineare) di iperconnettere allo stesso modo delle macchine; in altre parole, la connettività è un buon pensare, l’iperconnettività potrebbe diventare un peso per noi, e una connettività eccessiva potrebbe portare a un crollo inevitabile – Qualche volta lo chiamo spostamento da MAGICO a MANIACALE a TOSSICO – la connettività al suo estremo potrebbe essere tossica per noi perché, come disse una volta il famoso psicologo Daniel Kahnemann, “la cognizione è incorporata – pensiamo con il corpo, non con il cervello“.

In questo momento stiamo ancora lottando per la connessione ad alta velocità, ovunque, ma tra 10 anni la battaglia sarà su come DISCONNETTERE perché il nostro sistema biologico ha bisogno di “digestione”, cioè contemplazione e riflessione.

Prevedi che un’intelligenza artificiale svilupperà una coscienza entro il 2027. Puoi dirci cosa ti porta a stabilire questa data e come una IA consapevole impatterà l’umanità?

In realtà non prevedo ciò e nemmeno lo proporrei come [obiettivo] da perseguire. Ho solo preso in prestito il tema della “singolarità” di Ray Kurzweil – l’evento chiave è che un singolo computer abbia la stessa “potenza di elaborazione” del cervello umano; il quale credo possa essere raggiunto anche prima del 2025 considerando i recenti progressi e le nuove tecnologie sui cui stanno investendo IBM, Google, Baidu ed altri.

Non credo che le macchine raggiungeranno la consapevolezza a causa di questo, comunque definiamo noi questo termine. Ma saranno in grado di simulare i sentimenti umani – e forse questo sarà abbastanza buono per alcune funzioni di intelligenza artificiale generale. Per essere chiaro, non credo sia una buona idea o una strada auspicabile quella delle macchine che diventano consapevoli, o quella degli umani che diventano macchine per essere più potenti. Il mio messaggio chiave è “sfrutta la tecnologia, ma non diventarla“.

Ci ricordi che “noi creiamo il futuro”. Puoi dare qualche consiglio o avvertimento su come creare il futuro migliore?

Creiamo il futuro perché inventiamo strumenti che qualche volta “inventano noi” (McLuhan), o che almeno ridanno forma alla nostra intera realtà (vedi la fissione nucleare). Oggi il punto chiave è che abbiamo bisogno di mettere in discussione il presupposto che tutti gli strumenti, conosciuti anche come tecnologie, siano buoni da usare solo perché possono essere trasformati in realtà. In molti casi, il nostro futuro “migliore” o desiderabile può in realtà significare NON fare qualcosa. Secondo il mio parere, un grande ruolo ricade sul pensiero ecosistemico e su una visione olistica del mondo: quando creiamo il futuro, non creiamo solo tecnologia, ma anche SOCIETÀ. Prendendo spunto un po’ da Honegger: “La tecnologia non è cosa cerchiamo, ma COME cerchiamo”.

Il tuo filmato si conclude con vari argomenti futuristici in maiuscolo e grassetto. Puoi darci qualche dettaglio in più su questi termini?

Singolarità: Paradiso o Inferno” si riferisce al meme hellven che è una grande parte della mia visione: è chiaro che queste tecnologie potrebbero portare il paradiso in terra (infatti risolvono molti problemi per noi), ma le loro conseguenze involontarie potrebbero anche creare l’inferno. Immagina sconfiggere il cancro ma poi avere umani geneticamente modificati come “il nuovo normale”.

Verso l’Abbondanza” è preso in prestito dal libro di Peter Diamandis e in sostanza significa che proprio come ora abbiamo abbondanti mezzi di comunicazione (del 90% più economici e del 9000% in più), avremo abbondanti servizi finanziari, assistenza sanitaria e anche energia nel prossimo futuro – ciò scuoterà nel profondo i nostri sistemi economici capitalisti.

Capitalismo Sostenibile” è ciò che avremo bisogno di inventare quando quasi tutto diventerà abbondante, cioè non un mondo basato sulla scarsità. Vedi Jeremy Rifkin e “La società a costo marginale zero“.

Robot Love” è solo un accenno al fatto che le simulazioni di umani saranno fattibili e ampiamente usate nel prossimo futuro: prima assistenti digitali intelligenti, poi robot e poi umanoidi. Come interagiremo con loro sarà un enorme problema etico (e “amore” o sesso saranno alcuni di questi punti cruciali).

Da Ego ad Eco” è uno dei meme principali nel mio lavoro. In sostanza descrive come tutto sta diventando collegato e quindi interdipendente. Non c’è alcun futuro negli “egosistemi” – tutto dipende da una visione olistica.


*l’espressione originale è “big nudging” e fa riferimento alla teoria dei nudge.


Secondo Gerd Leonhard, dunque, in futuro saremo sempre più connessi e faremo a meno delle interfacce che oggi siamo abituati ad usare. Saremo in grado di raggiungere qualsiasi tipo di informazione in qualsiasi momento. Ma sorgeranno anche diversi tipi di problemi che vanno dalla sorveglianza digitale fino all’iperconnettività. Una situazione che definisce addirittura tossica per il nostro che rischierebbe di diventare un mero contenitore di tecnologie.

E a proposito di corpo, si è espresso anche sul potenziamento degli umani attraverso le macchine. Cosa che in parte già succede: come sostiene anche Chris Hables Gray, i cyborg sono ovunque. Solo che il futurista Gerd Leonhard evidenzia il rischio di diventare noi stessi delle macchine. Non se lo augura e non augura nemmeno che le macchine diventino consapevoli: gli estremi possono produrre conseguenze spiacevoli. Ci consiglia quindi di sfruttare la tecnologia senza diventarne schiavi.

E infine sottolinea un concetto molto importante. Creare il futuro non significa necessariamente sviluppare nuove tecnologie, sommare il nuovo a quello che già possediamo. A volte il progresso è rinuncia: fare a meno di uno strumento, una tecnologia, un approccio, per il bene comune, per il bene della società. Ad esempio, fare a meno della logica del profitto che può crearci più problemi che benefici; per questo motivo bisogna considerare l’impatto di una tecnologia da diversi punti di vista: sociale, biologico, economico, politico e culturale.

Ecco cosa possiamo imparare: la tecnologia è come cerchiamo. Le domande giuste ci portano verso soluzioni adeguate per la società nel suo insieme. Le tecnologie digitali possono risolvere numerosi problemi e allo stesso tempo crearne. La tecnologia può trasformare il nostro mondo in un paradiso, se vogliamo. Ma può anche renderlo un inferno. Sta a noi decidere cosa vogliamo farne e dobbiamo essere pronti ad affrontare il cambiamento esponenziale.

Fonte: IEET

Fonte immagine: Flickr


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