Un ragazzo prova la Soft Hand.

Una passeggiata al Technology Hub 2016

Robotica, droni, stampa 3D, app, materiali innovativi, realtà virtuale, realtà aumentata, IoT. Ho visto tutta questa tecnologia concentrata all’interno del padiglione 3 di FieraMilanoCity. L’evento, promosso da Senaf, si è svolto tra il 7 e il 9 giugno: Technology Hub 2016 ha ospitato 150 aziende per mostrare le nuove tecnologie al mondo imprenditoriale.

Non potevo perdermi un evento del genere, così sono stato a Milano per un paio di giorni. Non avevo molto tempo a disposizione, ma un pomeriggio e una mattinata sono bastati per rifarmi gli occhi. Ho passeggiato tra gli stand e le aree convegni con la voglia di scoperta tipica di un bambino. La mia prima impressione è stata questa:

E il naufragar m’è dolce in questo mar digital. #TechnologyHub pic.twitter.com/zfhWa9gHbF

— Danilo Bologna (@BoloDanilo) 8 giugno 2016

8 giugno, pomeriggio – Mentre scendevo le scale mobili, osservavo questo enorme spazio riempito da espositori e aree convegni. Ho pensato subito che sarebbe stato impossibile gustarmi tutta quell’innovazione con la calma e la pazienza di chi ha tutto il tempo necessario a disposizione.

L’app di Technology Hub mi ha facilitato le cose: potevo salvare gli eventi preferiti nel calendario, avere la mappa a portata di mano, segnare qualche appunto. Il giorno prima del mio arrivo a Milano avevo sfruttato l’app per programmare al meglio la mia visita alla fiera.

Ma il tempo non è stato il mio unico problema: c’erano così tanti interventi interessanti, anche in contemporanea, che è stato molto difficile per me decidere quali seguire. Alla fine ho deciso di assistere a un paio di convegni sulla realtà virtuale e aumentata perché in quei giorni ero anche in missione per HoloLens Italia.

Ma tra un evento e l’altro non potevo rimanere con le mani in mano: così ho girato e rigirato tra le esposizioni per osservare da vicino queste tecnologie digitali che stanno cambiando il lavoro, l’economia, le nostre abitudini.

Una volta scese quelle scale mobili, mi sentivo un po’ disorientato. Avevo un programma da seguire, è vero, ma in quel mare di tecnologia innovativa è stato difficile evitare di girovagare tra un’esposizione e l’altra per finire di vedere poco e male di tutto.

Il primo intervento che avevo deciso di seguire per HoloLens Italia era: “La realtà virtuale cambierà il Real Estate. Ecco come“. La mattina dopo avrei seguito “AR (e VR) for Business: sarà questo l’anno del boom?“. Se ti interessa sapere di più su questi interventi, puoi leggere il mio resoconto sull’arena della realtà aumentata e virtuale del Technology Hub 2016.

Qui, però, ti racconto tutto ciò che ho visto e scoperto nel tempo trascorso tra quei due interventi, durante la mia piccola passeggiata nei due giorni della mio soggiorno milanese. Una breve, ma intensa esperienza.

Stampa 3D ovunque

Chiunque sia stato al Technology Hub 2016 potrà confermare ciò che sto per dirti. La stampa 3D dominava il palcoscenico. C’erano numerose esposizioni di differenti tipi di stampanti 3D: a polvere, a resina, a filamento, ognuna con caratteristiche ben precise. Mi viene da sorridere pensando a quanti articoli ho letto qualche anno fa sulla delusione generale nei confronti della stampa 3D. Questa tecnologia cresce sempre di più ogni anno e viene adottata nei più svariati settori: architettura, automotive, abbigliamento, odontoiatria, edilizia, giochi, meccanica, medicina, moda, eccetera.

Non è un caso se si parla di artigianato digitale e quindi anche di artigiani digitali. Guarda cosa è possibile creare con le stampanti 3D, in base alle loro caratteristiche e ai materiali adottati.

Accessori di arredamento stampati in 3D

 

Accessori, elementi di arredamento, giocattoli: possiamo creare progetti con software appositi e poi stamparli. Architetti e designer possono stampare i modelli delle loro creazioni per studiarne i dettagli. Oppure possono stampare direttamente i loro progetti definitivi, se rientrano nelle capacità dei dispositivi in termini di accuratezza e dimensioni. Lo stesso discorso vale per gli ingeneri e i medici che possono stampare componenti meccaniche e protesi con un alto livello di personalizzazione.

Di solito, quando spiego ad amici e parenti che la stampa 3D può essere utile anche per l’edilizia mi trovo di fronte ad espressioni di incredulità. “Cioè mi stai dicendo che si possono stampare intere strutture edili ed architettoniche?”, questa più o meno la loro reazione. Sono riuscito a convincerli con immagini e video, ma ora ho anche una testimonianza diretta. Questi qui sotto sono porzioni di elementi architettonici realizzati con una stampante WASP.

Elementi architettonici stampati in 3D

 

Non si può sottovalutare il potenziale della stampa 3D. Ormai è evidente. E ha ancora molta strada da fare, per cui mi aspetto che in futuro arriveranno tante altre innovazioni in questo settore. La buona notizia è che, considerando una panoramica internazionale, stiamo crescendo ogni anno di più. Oggi, ad esempio, con la stampa 3D possiamo creare modelli di vasi sanguigni del cervello e modelli del cuore delle persone per consentire ai medici di intervenire con precisione. Salvare vite umane non è mica roba da poco!

Diverse stampanti 3D
“Mi scusi, sa dirmi dove posso trovare le stamp… Ah ok, trovate!”


Spazio anche alla robotica

Anche per quanto riguarda la robotica ho trovato tecnologie magnifiche. Nella Piazza Robotica Medicale, spazio dedicato alle tecnologie dell’ITIA-CNR (Istituto di Tecnologie Industriali e Automazione, Consiglio Nazionale delle Ricerche), erano esposte macchine per la riabilitazione fisica, come la Jaco 3 Fingers ideata da Kinova Robotics (nella prima foto qui sotto). Distrofia muscolare, lesioni al midollo spinale, sclerosi laterale amiotrofica: sono solo alcuni dei gravi problemi che una tecnologia robotica del genere può aiutare a combattere.

Bere, mangiare, aprire una porta, premere dei tasti, raccogliere oggetti sono movimenti molto semplici, ma non per le persone che affrontano queste disabilità. La robotica è e sarà sempre più importante per fornire loro un adeguato supporto.

La tecnologia robotica di Kinova
Tecnologia robotica medicale di Kinova Robotics

 

Un’altra tecnologia robotica che ha subito catturato la mia attenzione è stata Soft Hand, una mano robotica sviluppata dall’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con l’Università di Pisa. Soft Hand è, guarda caso, stampata in 3D, molto leggera, ma allo stesso tempo resistente. Si indossa come un guanto, quindi il paziente non deve subire alcun trattamento invasivo per usarla. I movimenti sono controllati attraverso degli elettrodi che leggono le contrazioni dei muscoli dell’avambraccio.

La tecnologia di Soft Hand rientra nella categoria della “soft robotics“, la robotica soffice. Significa che la mano robotica è morbida e si adatta molto bene alle caratteristiche degli oggetti con cui interagisce. Una tecnologia che consentirà di afferrare con leggerezza anche gli oggetti più delicati.

La mano robotica Soft Hand
Soft Hand – Foto di Repubblica.it

 

E poi ho visto finalmente dal vivo il robot Kuka in azione. Ma questa volta non svolgeva alcuna attività industriale. Caracol e il fablab WeMake avevano esposto il robot Kuka per il loro progetto Robotrip che consiste nell’applicazione della robotica nell’arte e nel design. E infatti il robot Kuka scriveva qualcosa su un foglio di carta. Quel giorno ero riuscito a leggere solo questo: “Connetti i punti della nebulosa post industriale e organicamente tessi la struttura sensibile della robotica applicata all’arte. Sinapsi digitali generano sistemi di crescita computazionale e vengono plasmati in espressioni materiche atipiche, inedite.”.

Il robot Kuka scrive qualcosa su un foglio di carta

 

Il robot scriveva lentamente, ma ero troppo curioso di sapere cos’altro avrebbe scritto. Così in seguito ho cercato sulla pagina Facebook di Caracol Design Studio e ho trovato il testo completo:

 

La robotica, dunque, può uscire dai confini rigidi dell’industria e rivelarsi molto utile anche per i designer, gli artisti e gli ingeneri. Avresti mai pensato che un robot potesse supportare la creatività di tecnici e artisti in questo modo? Ne vedremo delle belle.

Liberate i droni!

Un drone per il monitoraggio delle polveri

 

Non li ho visti volare all’interno del padiglione per ovvi motivi, ma sarebbe stato un bello spettacolo. Lo segnalo spesso in questo blog: i droni possono essere usati anche per altri scopi oltre a quelli militari.

Al Technology Hub sono stati discussi proprio i diversi utilizzi di questi particolari velivoli. Il succo è che oggi possiamo contare anche su droni per:

  • il monitoraggio ambientale, quindi per la valutazione della salute dei campi agricoli e dei boschi;
  • per la sicurezza delle aree soggette a frane o alluvioni;
  • per la telemetria, ovvero per analizzare la qualità dell’aria e l’inquinamento nelle nostre città;
  • per le riprese aeree che consentiranno di raccogliere informazioni su come procedere per la restaurazione di siti e monumenti di valore storico e archeologico.
  • per le indagini in ambito fotovoltaico;
  • per la fotogrammetria, la topografia e i rilievi geologici;
  • per il giornalismo.

 

I limiti all’utilizzo dei droni sono dettati dai regolamenti imposti da ciascun paese. In Italia, per esempio, ci ha pensato l’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile). Sono sicuro che le regole, col trascorrere del tempo e il progresso della tecnologia, continueranno ad essere modificate, aggiunte e/o limitate per venire incontro anche alle esigenze delle società e dei professionisti. Se ti interessa, trovi qui trovi il regolamento italiano per i mezzi aerei a pilotaggio remoto.

I materiali per la tecnologia del futuro

Infine, ho fatto un giro rapido anche tra i materiali innovativi che reputo molto interessanti, anche se non sempre strettamente collegati alla tecnologia digitale. Il materiale che di recente sta sorprendendo più di tutti è il grafene, un nanomateriale 200 volte più resistente dell’acciaio, ma che è flessibile come pochi altri. In futuro ci permetterà di ridurre di un bel po’ i consumi energetici degli edifici.

L’Istituto Italiano di Tecnologia, invece, sta lavorando sull’elettronica invisibile e stampabile con il progetto PrintFIT. Si tratta di un tipo di elettronica che sarà in grado di integrarsi con altri materiali per renderli più “intelligenti”. L’obiettivo è riuscire a stampare circuiti elettronici su materiali di plastica. Un’applicazione simile permetterà di abbassare i costi e di produrre circuiti elettronici flessibili, trasparenti e riciclabili. Un esempio: pellicole dello spessore di un capello che possono illuminarsi al tocco. Potranno comporre lavagne luminose, tavoli, lampade e altri oggetti di arredo. Questo è solo uno dei materiali innovativi su cui sta lavorando l’IIT.

Anche le celle fotovoltaiche possono essere stampate. È ciò che fanno quelli di Ribes Tech: stampano inchiostri fotovoltaici su fogli di plastica di ogni forma e colore. In sostanza, sono delle pellicole molto leggere e flessibili. Di solito, il compito principale delle celle fotovoltaiche è convertire l’energia solare in elettricità, giusto? Ribes Tech ha scoperto un modo per applicare questa tecnologia negli interni illuminati da luce artificiale. Convertire la luce artificiale indoor in energia significherebbe poter alimentare sensori e dispositivi elettronici: è l’Internet of Things, baby!

Elettronica stampabile
Elettronica stampabile – Foto dell’Istituto Italiano di Tecnologia

E il viaggio continua

Sebbene abbia avuto poche ore a disposizione, il Technology Hub 2016 è stata una delle esperienze più belle che abbia vissuto. Consiglio a chiunque sia interessato al mondo delle tecnologie innovative di farsi un giro l’anno prossimo. Certo, è un evento dedicato soprattutto ai professionisti, ma posso assicurare che vedere da vicino tutte queste tecnologie ti fa meglio rendere conto delle loro potenzialità.

Il viaggio di Technologu Hub può essere di tre tipi: di scoperta, per chi non conosce o conosce poco le nuove tecnologie applicate al business; di aggiornamento delle competenze e del know how per chi con queste tecnologie ci ha lavorato o ci ha avuto già a che fare; e di piacere, per chi semplicemente è appassionato di tecnologie innovative. Su RaiNews c’è un breve servizio che aiuta a completare il quadro.

Technology Hub, quindi, può sorprendere, soddisfare curiosità, informare e formare. Non vedo l’ora di partecipare all’appuntamento dell’anno prossimo e magari di godermelo meglio.

Nel frattempo, rimani collegato su Controcorrente, così commentiamo insieme le ultime novità sulle tecnologie digitali dirompenti. Mi raccomando!


Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.