Diversi robot giocattolo

Un “asilo” per robot per aiutarli a crescere e migliorare

Tra meno di 100 anni i robot saranno amichevoli, ancora più utili per le attività domestiche e per quelle lavorative. Vivremo in un mondo dove le auto senza pilota saranno la normalità, dove controlleremo i nostri avatar robotici e dove i medici saranno affiancati da assistenti-robot. Lo sostiene la professoressa di ingegneria meccanica ed esperta di robotica Elizabeth Croft.

La professoressa conduce i suoi studi in un laboratorio che considera come un asilo per robot. Già, in futuro cresceremo i nostri robot negli “asili” fatti su misura per loro.

Il nostro futuro insieme ai robot

Elizabeth Croft insegna ingegneria meccanica all’University of British Columbia (UBC) e ha pubblicato diversi studi sulla robotica e sull’interazione umano-robot. Secondo Croft, i costanti progressi in questo settore ci permetteranno, un giorno, di convivere con i robot in totale serenità. Ma ci vorrà tempo prima di poter veder realizzata questa previsione.

Saremo in grado di crescere i nostri robot“, ha detto Croft. “Nel 2160 sarò svegliata gentilmente dal mio assistente robot che ha già preparato la mia colazione, che ha informato i bambini del saggio di danza in serata e che dovrebbero prepararsi e portare il cane fuori a fare una passeggiata.“.

Un robot domestico tuttofare, però, è solo una delle possibilità future ipotizzate da Croft. Nel video che puoi vedere qui sotto, la professoressa mostra anche quanto potranno esserci utili gli avatar robotici collegati a un sistema di realtà virtuale. Ad esempio, potremo fare incontri e insegnare senza spostarci di continuo da un luogo all’altro, per gestire meglio gli impegni e avere più tempo libero.

 

Quello che fanno al laboratorio CARIS (Collaborative Advanced Robotics and Intelligent Systems) è molto interessante: “Siamo una sorta di asilo per robot. Quindi insegniamo ai robot a condividere, a riflettere, a girarsi, a muoversi nel laboratorio senza perdersi. Quei comportamenti di base che permettono alle persone e ai robot di operare insieme e che permettono alle persone di capire i robot e di comunicare con loro, e sapere davvero quello che stano facendo.

Degli asili per i robot, dei laboratori in cui fare ricerche per dotare i robot di capacità sempre più precise e utili. Ecco cosa intendeva Croft quando ha detto che un giorno potremo crescere i nostri robot. Faremo enormi progressi e avremo le tecnologie necessarie per fare da maestri ai nostri robot, senza possedere competenze particolari. Meglio evitare che diventino perfetti, però: secondo alcuni ricercatori dell’Università di Lincoln, preferiamo che i robot abbiano i nostri difetti se dovranno farci compagnia. Coloro che avranno un caratteraccio, tra 100 anni, dovranno cercare di trasmettere ai robot il loro lato migliore.

Il futuro? Risponde Elizabeth Croft

Sul sito dell’University of British Columbia è stata pubblica un’intervista ad Elizabeth Croft che ha descritto come vede il futuro della tecnologia, della robotica e del tipo di relazioni che instaureremo con le macchine. Poche domande, ma risposte interessanti: Croft ha presentato le regole dell’impegno tra umani e robot e ha spiegato perché è importante capire questo aspetto. Di seguito trovi l’intervista tradotta.

Quale ruolo avranno i robot nelle nostre vite in futuro?

Saranno ovunque, ad aiutarci in casa e al lavoro. Potrebbero prepararti la colazione al mattino e dare un’occhiata ai tuoi bambini. Potrebbero essere il tuo personale di prima linea per dare indicazioni ai visitatori e rispondere alle domande. Potrebbero essere gli assistenti del tuo medico. Oppure potresti avere un avatar robotico che parteciperà a un meeting per te mentre stai viaggiando dall’altra parte del mondo.

I robot del futuro potrebbero replicarsi da soli, crescere da soli, organizzarsi da soli. L’evoluzione naturale della robotica è rivolta all’incorporamento della biologia. Ora possiamo crescere le cellule intorno a strutture bio-compatibili; ciò apre la porta alla combinazione dei sistemi biologici con intelligenza artificiale incorporata, e infine con la forza lavoro cyber-fisica del futuro.

Quali tecnologie stanno guidando la crescita della robotica?

La potenza di calcolo continua a crescere esponenzialmente e la comunicazione onnipresente è stata resa possibile grazie alla tecnologia wireless. Il deposito di energia densa e le nuove tecnologie di raccolta e di conversione permettono alle macchine di operare nel mondo, scollegate. E infine l’apprendimento automatico: i sistemi di computer collegati hanno accesso a un’enorme quantità di dati che, combinati con la materializzazione robotica, permettono ai robot di conoscere il mondo in modi che imitano e oltrepassano la maniera in cui le persone conoscono il loro ambiente.

Il tuo lavoro all’UBC si concentra sull’interazione umano-robot. Perché è così importante?

Quando i robot diventeranno sempre più parte delle nostre vite, la questione sarà: quali sono le regole del gioco? Cos’è bene che i robot facciano e cosa no? I robot avranno abilità che non possediamo e abbiamo bisogno di definire cosa possono fare con quelle capacità.

Queste sono alcune delle grandi domande etiche da considerare: come la società gestirà la situazione dei droni che possono uccidere, ad esempio. Ma ci sono anche domande quotidiane importanti. Se un umano e un robot stanno accedendo alla stessa risorsa, alla stessa strada, agli stessi strumenti, alla stessa fonte di energia, chi darà la precedenza? La persona avrà sempre la meglio? E se il robot starà facendo qualcosa di più importante, per esempio, un’ambulanza robotica?

In un certo senso, mi piace pensare al nostro laboratorio come a un asilo per i robot. Stiamo insegnando ai robot le basi, gli elementi principali dei comportamenti e le regole fondanti su come devono interagire con le persone: come consegnare una bottiglia d’acqua, come cercare le cose, come voltarsi. Avere questi comportamenti di base al proprio posto ci consente di creare interazioni umano-robot naturali e fluide.

Per raggiungere i nostri obiettivi, il nostro laboratorio dà il benvenuto a ricercatori di diverse discipline – etica, diritto, apprendimento automatico, esperti nelle interazioni umano-macchina – anche di diverse culture internazionali. Culture diverse hanno idee diverse di robot. Impariamo molto da tutti questi punti di vista.


Per Elizabeth Croft, dunque, il nostro futuro insieme ai robot sarà positivo. Non ha fatto riferimenti alla possibilità di macchine killer che prenderanno il sopravvento. Però ha citato la questione dei droni usati in guerra e all’importanza di affrontare i problemi etici legati al nostro rapporto con i robot. A proposito, consiglio di dare un’occhiata a un recente studio di Federico Pistono e Roman Yampolskiy su come costruire un’intelligenza artificiale cattiva, cioè sfruttata egoisticamente o che ci dominerà una volta conquistata l’autonomia.

Ai robot possiamo insegnare come muoversi in determinati contesti. Il prossimo passo sarà insegnare loro i valori umani. Quindi, in un certo senso, costruire robot emotivi: un compito difficile, qualcuno pensa sia addirittura impossibile. La soluzione potrebbe essere quella di avere il controllo delle macchine sempre e comunque. In quel caso, bisognerà affidarle alle mani giuste e questo sarà un altro problema delicato da affrontare. Un problema che la stessa Croft suggerisce di considerare subito, a partire dalla progettazione dei robot.

I progressi nel settore della robotica sono evidenti: li confermano esperti come Rodney Brooks e Alois Knoll. Il futuro previsto da Elizabeth Croft è auspicabile, potremmo sicuramente trarne vantaggi. Sempre se al sano ottimismo affiancheremo anche l’attenzione agli aspetti etici descritti prima. Una cosa è certa: tra 100 anni il mondo sarà molto diverso da quello in cui viviamo oggi.

Fonte immagine: Flickr


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