Il robot Chihira

Il robot Chihira della Toshiba sembra ancora più umano

Toshiba ha mostrato la nuova versione del suo robot Chihira all’ITB di Berlino, la fiera sul turismo più grande al mondo. È stato progettato per somigliare il più possibile a una donna giapponese e il risultato è abbastanza impressionante.

 

La nuova versione: Chihira Kanae

Gli aggiornamenti apportati da Toshiba al robot Chihira non riguardano solo l’aspetto estetico, ma anche il software. Gli ingegneri, infatti, hanno aggiunto la lingua tedesca e dei movimenti più fluidi al suo repertorio. L’obiettivo della società giapponese è quello di rendere il robot un prodotto valido per l’industria del turismo. E per dimostrare le sue potenzialità, Chihira Kanae è stata installata dietro una scrivania di un ufficio informazioni. Da lì rispondeva alle domande dei partecipanti della conferenza.

Tuttavia, secondo l’esperto di robotica Noel Sharkey, l’aspetto così realistico del robot non è molto adatto al pubblico occidentale. Questo perché produce l’effetto conosciuto come “uncanney valley“, in italiano “valle perturbante”. Ovvero, l’enorme somiglianza del robot a una figura umana genera nelle persone un calo evidente nelle loro reazioni emotive. Così percepiamo sensazioni di inquietudine e avversione.

 

Ciò sicuramente non fa passare in secondo piano il progresso tecnologico raggiunto da Toshiba. È la prima volta che un robot Chihira va oltre i confini del Giappone. I modelli precedenti erano:

  • Chihira Aico, che aveva debuttato nel 2014 in Giappone nello show di tecnologia del Ceatec;
  • Chihira Junko, lanciata lo scorso ottobre e attualmente in funzione presso un centro di informazioni di un centro commerciale di Tokyo.

 

Come le sue versioni precedenti, Chihira Kanae può interpretare e rispondere alle richieste che le vengono fatte in lingua inglese, giapponese, cinese e attraverso il linguaggio dei segni. Ora, però, può farlo anche in tedesco. Lo specialista presso il centro di ricerca e sviluppo di Toshiba, Hitoshi Tokuda, ha affermato: “Può essere combinato con qualsiasi tipo di sistema di elaborazione di linguaggio, in modo che possiamo farle parlare anche molte altre lingue.“.

Tokuda ha inoltre riassunto i progressi fatti dalla società giapponese nello sviluppo del robot. “Abbiamo migliorato il software e l’hardware per il sistema di pressione dell’aria. Se la pressione dell’aria è instabile, i suoi movimenti vengono influenzati dalle vibrazioni. Quindi, se il flusso d’aria è controllato in modo preciso, i suoi movimenti sono più dolci.“.

 

Dove potremo trovare Chihira Kanae?

Se Toshiba ha presentato il robot Chihira Kanae alla fiera del turismo più importante al mondo, significa che punta a quel settore. Ma sembra che non sia l’unico. Tukoda ha rivelato: “Abbiamo creato Chihira Kanae con un’apparenza simile a quella umana in modo che le persone, in particolare le generazioni più anziane, possano trovare questo aspetto più accogliente e cordiale. Ciò è particolarmente importante in quanto, oltre al suo lavoro nel settore del turismo e dei servizi, Chihira Kanae verrà utilizzata nel settore sanitario per la cura delle persone anziane.”.

Se da una parte c’è il rischio che un robot del genere produca nelle persone un effetto perturbante, dall’altra c’è la possibilità che, in certi contesti, le persone preferiscano interagire con una macchina. Tokuda ha spiegato: “Abbiamo anche scoperto che le persone preferiscono parlare ad un androide per la comunicazione dall’aspetto umano in quanto possono porgli domande tutte le volte che ne hanno bisogno, senza sentirsi in imbarazzo o in disagio.“.

Come accennato prima, il professor Sharkey non è d’accordo con la posizione di Toshiba. “È molto buono per essere un robot, ma ha ancora quel leggero aspetto da killer psicopatico.“. Poi ha aggiunto: “Nelle indagini tra il Giappone e gli Stati Uniti, sembra che i giapponesi vogliano davvero robot che siano indistinguibili dagli umani. Mentre negli Stati Uniti e in Occidente in generale le persone preferiscono sapere di avere a che fare con un robot.”.

Dunque, ci sarebbe una principale differenza culturale di fondo. Ma il discorso può cambiare anche in base ai propri gusti e alle proprie preferenze. Come ammette lo stesso Sharkey: “Personalmente, preferirei sempre sapere che sto avendo a che fare con un robot piuttosto che essere ingannato da una macchina. Si tratta di una questione di fiducia.”.

Già, la fiducia. Uno degli ostacoli più grandi che gli esperti di robotica e intelligenza artificiale devono affrontare. Se lo supereranno, renderanno migliori e desiderabili le interazioni con le macchine. Noi occidentali, allora, preferiremmo robot meno simili agli umani, come RomeoLuna e Pepper. Il motivo, forse, risiede proprio nell’effetto uncanney valley. Se ci troviamo di fronte a un robot dall’estetica estremamente simile a quella umana, ne possiamo subire il fascino. Nel momento in cui però il robot esegue dei movimenti ancora troppo meccanici, allora possiamo avvertire un senso di turbamento.

Ma non vale per tutti, ovviamente. In futuro i tecnici miglioreranno anche questo aspetto. Piuttosto, a questo punto vale la pena porsi una domanda. Tra quanto tempo potremo vedere una Chihira Kanae in un hotel, in un ospedale o una clinica? Difficile dirlo, anche se continuano ad esserci progressi nell’intelligenza artificiale, piccoli ma costanti.

Fonte immagine: bbc


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