Gerd Leonhard e il suo rapporto con Facebook

Gerd Leonhard abbandonerà Facebook?

Il futurologo CEO di The Future’s Agency, Gerd Leonhard, ha espresso la volontà di abbandonare Facebook. Per quale motivo? La piattaforma sta diventando sempre più cattiva. Il suo disappunto è dovuto alla raccolta di dati e alla poca chiarezza sulle operazioni per la loro gestione da parte della piattaforma di Mark Zuckerberg. Gerd Leonhard va dritto al punto e ha chiesto l’opinione di tutti coloro che lo seguono per prendere la decisione finale.

Gerd Leonhard ha intenzione di lasciare Facebook e ha spiegato le sue perplessità fornendo una lista ricca di motivazioni. Il problemi principali riguardano i dati personali e la privacy. Ecco l’introduzione del suo post.

Facebook ora genera il 35% del mio traffico a questo sito e al mio canale YouTube, ma sto seriamente pensando di porre fine ai post e ai contributi su Facebook, e potrei cancellare del tutto il mio profilo e le mie pagine.“.

Subito dopo inserisce una lista delle ragioni per cui, secondo lui, conviene abbandonare Facebook una volta per tutte. E non si fa troppi problemi nel scrivere ciò che pensa. Ecco le sue ragioni.

 

Addio Facebook?

1) Il tracciamento sofisticato e il sistematico trascinamento in rete dei nostri dati personali da parte di Facebook è diventato il suo scopo principale. E gli sta sfuggendo di mano. Facebook è davvero bravo ad aspirare dati e ad estrarre pezzi di informazioni su di noi, ovunque. E almeno per me, sta cominciando ad essere sempre più raccapricciante.

E una volta che FB proseguirà davvero con la sua cosa dell’intelligenza artificiale, inizieranno per davvero a bollire le loro 1,6 miliardi di rane (e sì, tutti quei nuovi gratuiti utenti indiani di base che si uniranno alla festa). Facebook monitora, conosce e analizza tutto ciò che faccio e traccia le mie abitudini di navigazione attraverso l’intera internet usando il suo onnipresente pulsante “Mi piace” e il suo codice tipo spyware.

Facebook sa quali siti visito e qualsiasi cosa faccio online, a meno che faccio il log out e cancello i loro cookie. Uso l’estensione del browser per la protezione della privacy o altri diversi browser (tutto ciò lo faccio già). E se uso Facebook su mobile… Oh mio Dio. Non ne parliamo nemmeno. Semplicemente non mi fido di Facebook con tutti quei dati perché so quanto possa essere allettante usarli per qualsiasi cosa che promette di fare soldi seri. E non è grato a nessuno.

È evidente che Facebook ci venderà agli offerenti più grandi o più potenti. Che inserzionisti, brand e società di data mining, o governi e agenzie di sicurezza possano o non possano avere ragioni legittime (non importa se etiche) per azzerarci in ogni momento. La mia conclusione è: Facebook ci sta vendendo – e non abbiamo nessun aiuto, nessun diritto e nessun controllo.

2) Facebook è un maestro nella manipolazione algoritmica di ciò che vedo e di quello a cui faccio attenzione. Facebook sta usando algoritmi molto potenti e intelligenti, sistemi di auto-apprendimento, e molto presto, intelligenza artificiale. Per capire chi sono, come sembro, cosa mi fa arrabbiare, cosa mi piace, quali sono le mie opinioni, cosa potrei comprare – e peggio ancora, come potrei agire in futuro.

Diventerà un dilemma HellVen* per noi. Ricordate che le ‘analisi predittive’ sono un affare molto grande (guarda questo keynote del CEO di IBM al CES 2016 per capire perché). E una volta che Facebook ha più di 2 miliardi di utenti sui dispositivi mobili e ottiene i feed di dati dai dispositivi indossabili e i flussi di dati dall’internet delle cose… Il cielo è il limite.

E questo per Facebook è un modo sicuro come la morte per fare una gran quantità di soldi. Nel frattempo, siamo propriamente controllati da Facebook per vedere questo o non vedere quello, e non abbiamo idea del perché o del come. Se Facebook è davvero una società leader dei media a livello globale (e non un mero “Siren server” come dice Jaron Lanier), deve iniziare a comportarsi da tale. La mia conclusione: Facebook ha bisogno di accettare le responsabilità che derivano dall’essere una media company. E ciò comprende la salvaguardia contro gli errori, prevenire la manipolazione automatica e non il favorire un ‘filtro-gorgogliante’ sempre migliore.

3) Il patto faustiano di Facebook si sta sempre più inclinando su se stesso (promemoria: Facebook è un’enorme multinazionale). Noi, gli utenti, stiamo diventando meri motori di dati. L’accordo dovrebbe essere che noi, gli utenti, abbiamo una potente piattaforma gratuita per connetterci gli uni con gli altri. Mentre Facebook arriva ad usare la nostra presenza, i nostri contributi e le nostre connessioni per venderci altre cose, per esempio per usarci come ‘contenuto’. Abbastanza cattivo ma… almeno un po’ ragionevole.

Ma ora, a causa delle sue dimensioni e delle sue profonde tasche, Facebook sta davvero costruendo un ‘cervello globale’. O dovremmo dire una sorta di sistema operativo-cloud, basato su gran parte dei nostri dati personali, su tutte le nostre briciole digitali e su tutti i nostri contributi sempre più automatizzati. E siccome la tecnologia (e ora il cognitive computing) sta diventando esponenzialmente migliore nel tagliare e sminuzzare questi oceani di dati, il valore di ciò che stiamo fornendo a Facebook è davvero gigaenorme (per la mancanza di un’altra parola). I dati sono infatti il nuovo petrolio – e i dati intelligenti sono la nuova benzina. La mia conclusione: questa impresa ha bisogno di essere regolata. E fin quando non lo sarà, dovremmo probabilmente moderare il nostro coinvolgimento.

4) Facebook sta inavvertitamente (o volontariamente?) trasformando l’amicizia (e quindi, la vita) in un algoritmo, una macchina. La visione del mondo di Facebook basata sulla tecnologia, dati, algoritmi, intelligenza artificiale sta diventando dannosa per la nostra società perché ne trae energia. E quindi volutamente amplifica la nostra pigrizia naturale e il desiderio per convenienza. Facilita la graduale erosione delle nostre innate e più olistiche capacità comunicative. Ci spinge a dequalificare noi stessi e i nostri bambini, porta ad aumentare l’abdicazione delle nostre responsabilità sociali e politiche e promette scorciatoie (quelle che mi piace chiamare ‘condotti spazio-temporali’**), in cui nessuno può esistere.

In sostanza, Facebook ci sta furbescamente suggerendo che ciò che succede lì è in realtà più importante di ciò che succede nella ‘vita reale’ o (più appropriatamente) nel meatspace. Allo stesso tempo, centinaia di studi continuano a dirci che ‘i rapporti stretti e le connessioni sociali ci rendono felici e sani… Gli umani sono collegati per le connessioni personali. Probabilmente non dovremmo trascorrere più tempo sulla costruzione di relazioni con le macchine (o con gli sconosciuti attraverso le macchine) di quanto lo facciamo con gli umani. La mia conclusione: Facebook ci sta tentando nel rimpiazzare le relazioni vere con i suoi amici algoritmici e le simulazioni di news. E non è più solo un gioco.

5) Facebook sta tranquillamente costruendo una gigantesca trappola per topi basata sull’apprendimento automatico per l’automazione delle relazioni umane. Facebook ci permette di modellare le nostre identità online per presentarci in un modo del tutto nuovo e spesso artificiale. Certo, c’è un po’ di me, ma solo nel modo in cui i miei contributi su FB mi fanno apparire bene… In modo che possa essere apprezzato. Per alcuni di noi ciò potrebbe essere liberatorio o un interessante gioco di ruolo. Ma quando beviamo davvero il nostro Kool-Aid e iniziamo a credere alle nostre congetture su chi siamo, virtualmente, siamo ne guai.

Ricordiamo che FB deve trasformare tutto in algoritmi, deve applicare il ‘machine thinking‘ perché è l’unico modo in cui FB può estrarre tutti i dati-petrolio. Tutto ciò che non può essere espresso come un algoritmo è inutile per loro. E ciò risulta essere il 95% di quello che ci rende umani. Si tratta di relazioni strette e reali (ad esempio incorporate) connessioni sociali che ci rendono felici. Gli umani sono collegati per le connessioni personali. La mia conclusione: sono stufo di compiacere inavvertitamente gli algoritmi di Facebook perché a qualcuno là fuori piace la mia esca e mi scopre. È corrosivo per la costruzione di relazioni reali.

Facebook
 

6) Recentemente ho realizzato che il mio comportamento online è stato manipolato dal fatto che mi piace “essere piaciuto” su Facebook. Conoscete la storia. Ogni volta che qualcuno clicca sul pulsante “Mi piace” al tuo post, le endorfine iniziano ad attivarsi, e ti senti apprezzato. Mi chiedo se, come l’edizione umana di un piccione di Skinner o un cane di Pavlov, ci stanno lentamente “programmando” per fare praticamente qualsiasi cosa per ottenere quelle affermazioni positive.

Questa è diventata una forza trainante di ciò che faccio su Facebook. Ed è un po’ patetico. La mia conclusione: Facebook conosce davvero come sfruttare al massimo le debolezze umane. Ma inseguire solamente i “Mi piace” non dovrebbe essere il futuro del social networking.

7) Per me, Facebook è diventato “solo marketing”, chiaro e semplice. E mi sto stufando. C’è di più nella vita (professionalmente e non) rispetto alla compra-vendita di te stesso (anche come futurista professionale e keynote speaker). Certo, non c’è nulla di sbagliato nell’usare Facebook come strumento di marketing, di per sé. Ma almeno per me, questa costante ruota per criceto ha preso troppo la mia attenzione.

La tecnologia non deve essere ciò che cerchiamo, ma come cerchiamo! FB sta diventando molto brava nel rendersi assolutamente indispensabile come una piattaforma di “social marketing”. Soprattutto sulle piattaforme mobile (che sono, ovviamente, il futuro). E non mi piace l’idea di essere agganciato a un’altra piattaforma dominante di aggregazione che ho bisogno di alimentare (il gioco delle parole chiave di Google è già abbastanza malvagio).

La miscela di FB di matte richieste di amicizia, profili falsi e pagine manipolate, bot che decidono quali contenuti vanno dove e brand che fanno le cose più bizzarre per avere più “Mi piace” stanno diventando la parodia più bizzarra di ciò che significa davvero ‘amicizia’. La conclusione: Facebook è nel processo di creazione di un globale sistema operativo sociale, una struttura alimentata da un’intelligenza artificiale per la comunicazione che sarà più dominante e manipolativa di ogni altra piattaforma multimediale che abbiamo mai conosciuto. E la “prosperità umana” sarà un ripensamento.

8) La mancanza di trasparenza di Facebook e la sua generale mancanza di volontà nel dare un reale controllo per gli utenti è sempre più seriamente fastidiosa. FB è ora una tipica impresa ‘dati-petrolio’, e sta generando enormi profitti da quella posizione. Come accennato prima, FB è l’Exxon Mobil dei dati personali – ma è completamente non regolamentata. FB sta operando così in profondità nelle ombre dei nostri cloud di dati che non abbiamo nemmeno un indizio su cosa sono capaci di fare con i nostri dati. E sembra che intendano continuare così.

La responsabilizzazione dell’utente va bene – fin quando tutto avviene sulla piattaforma FB e se non sgonfia l’importanza di FB. La mia conclusione: ho trovato il desiderio di FB di controllare le nostre briciole digitali e le nostre risorse sempre più sgradevole. Come e quando Fb ha ottenuto il permesso di agire come “mission control” sulla mia vita digitale?

9) La posizione tecno-imperialista di Facebook sulla neutralità della rete, e il suo approccio feudale ad internet in generale, sta diventando un vero problema. Certo, fornire “un po’ di internet ai poveri” potrebbe essere meglio di niente, in India. Ma il risultato sarà che quegli “utenti liberi” penseranno a Facebook come internet. Punto. Questo è semplicemente sbagliato e crea dipendenza e distorce cosa quegli utenti pensano del mondo.

Ciò che FB vuole che l’India faccia (accesso ai “servizi di base”) non significa responsabilizzazione per quegli utenti. Li porterà solo in una prigione più elaborata e li cullerà in un falso senso di connettività. La mia conclusione: Facebook non sta facendo la cosa giusta per il futuro di internet. I dirigenti di Facebook hanno bisogno di ricevere il messaggio, forte e chiaro.

10) La potenza di Facebook sta crescendo “gradualmente, poi improvvisamente”. Penso sia importante notare che mentre la potenza e la portata di Facebook è già enorme, oggi, spesso falliamo nel comprendere che siamo davvero al punto di svolta del cambiamento tecnologico esponenziale. “Non abbiamo visto ancora niente” secondo la dannosità*** di Facebook. La mia conclusione: su una scala da 1 a 100, gran parte dei problemi elencati di seguito sono attualmente a 7 od 8. Questo è solo l’inizio!

* Una fusione delle parole “Hell” (“Inferno”) ed “Heaven” (Paradiso);
** “Wormholes”;
*** “Evilification”


Gerd Leonhard ci va giù pesante sulla questione Facebook. Credo che abbia ragione su gran parte delle cose, soprattutto per quanto riguarda le tecniche di marketing. Alla sua domanda “come e quando Fb ha ottenuto il permesso di agire come ‘mission control’ sulla mia vita digitale?” è molto difficile rispondere. Forse il problema è che quando scopriamo una nuova piattaforma per creare connessioni, condividere parte della nostra vita e sentirci apprezzati tendiamo a non dare peso agli aspetti più tecnici che ci riguardano direttamente. Altre volte invece, purtroppo, è questione di possedere o meno conoscenze, essere o non essere informati e consapevoli.

E Facebook non fa un gran lavoro per chiarire queste dinamiche. Nella pagina sulle condizioni d’uso, ad esempio, nel paragrafo relativo alla sicurezza possiamo leggere: “Ci impegniamo al massimo per fare in modo che Facebook sia un sito sicuro, ma non possiamo garantirlo.”. Capito? Loro non possono garantirlo, lo hanno scritto chiaramente. Quindi molto dipende da noi.

La normativa dei dati è forse un po’ più limpida. Ovvero Facebook ci spiega quali dati vengono raccolti, come e perché. È una pagina che tutti coloro che sono iscritti al servizio dovrebbero leggere perché ne vale davvero la pena. Ci si rende conto di quanto Facebook sia ficcanaso. Ma possiamo proseguire in 2 modi per rimediare:

  1. cambiare le impostazioni della privacy scegliendo il livello di visibilità delle nostre informazioni e dei nostri contenuti (privato, solo amici, pubblico). Quindi nascondendo la lista degli amici, impedendo ad altre persone di trovarci tramite i motori di ricerca e l’email. E vietando la pubblicazione di qualsiasi contenuto sulla propria bacheca.
  2. Non iscrivendosi o cancellandosi da Facebook.

È probabile che Gerd Leonhard non scompaia del tutto da Facebook. Forse limiterà la sua presenza e i suoi contributi. Alla fine del suo post fa qualche accenno anche ad altri social network. Gli ultimi cambiamenti apportati da LinkedIn nemmeno gli sono piaciuti tanto. Come ad esempio la rimozione della possibilità di inviare email a gruppi di persone. Ma per lui “il patto faustiano di LinkedIn è ancora molto sostenibile“. Anche con Twitter possono esserci problemi relativi al monitoraggio e alla profilazione. Rispetto a Facebook, però, è un problema di minor rilievo.

Infine, Leonhard chiede la nostra opinione: dovrebbe abbandonare Facebook oppure no? Il sondaggio che ha lanciato sul suo blog, al momento, ha ricevuto 186 voti. Il 62% si trova d’accordo con lui e quindi dovrebbe abbandonare Facebook. Il 26% si trova più o meno d’accordo con lui, ma ritiene che abbandonare Facebook non sia una grande idea. Il 5% crede che la situazione da lui descritta sia inverosimile e che dovrebbe rassegnarsi a rimanere sulla piattaforma. E per il 7% i punti critici evidenziati dal futurologo meritavano altre risposte, alcune delle quali sono rintracciabili nei commenti.

La mia opinione è che questa: alla fine sarà una decisione esclusivamente personale. Posso usare Facebook per motivi diversi. Per restare in contatto con gli amici, per condividere le mie opinioni, per lavoro, per svago, per leggere le notizie. Ho la possibilità di tutelare, in parte, la mia privacy. Mi basta? Ok, va bene così. Non mi basta? Allora devo pensarci su, magari trovare qualche compromesso. Altrimenti la soluzione è la numero 2: non iscriversi o porre per sempre fine alla connessione con il social network.

La posizione di Gerd Leonhard sulle tecnologie emergenti si trova nel bel mezzo tra i vantaggi e gli svantaggi che ci offriranno. Lo possiamo notare in uno dei suoi ultimi video chiamato “Umanità vs Tecnologia“. Il progresso ci porterà tante cose positive. L’importante è fare attenzione anche ad alcuni elementi che metteranno seriamente a rischio la nostra privacy.

Leonhard di recente si è anche espresso sul futuro della tecnologia e di come questa influenzerà il mondo del lavoro. Anche in quel caso, secondo il futurologo, avremo grossi benefici. Ma anche una preoccupazione in più nei confronti di una disoccupazione causata dall’incremento delle macchine in vari settori di impiego. Riusciremo a tenere il passo con il progresso e ad adeguarci al cambiamento? Questa è una sfida che riguarda tutti e che tutti dobbiamo affrontare per il bene comune.

Fonte immagine: Flickr


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