Chris Hables Gray: i cyborg sono ovunque

Chris Hables Gray: i cyborg sono ovunque

La maggior parte dei film più famosi di fantascienza, come Blade Runner e Terminator, ci hanno sempre restituito un’immagine ben precisa del cyborg. L’unione tra elementi artificiali e un organismo biologico che crea diversi problemi all’umanità. Ma la verità è un’altra, come sostiene anche l’americano esperto del settore Chris Hables Gray: i cyborg sono ovunque. Potremmo considerare cyborg chiunque abbia fatto una vaccinazione o chiunque indossi una protesi. Vediamo meglio cosa ne pensa Chris Hables Gray a riguardo.

Chris Hables Gray

 

Origine del cyborg

Secondo Chris Hables Gray, un cyborg è “qualsiasi sistema che ha un’intima interconnessione di elementi sia organici sia delle macchine“. Tuttavia, questa può essere considerata una definizione generale perché in realtà esistono livelli diversi di quella che lui chiama “cyborgizzazione“. In effetti, molti esperti concordano sul fatto che ormai la questione che alcune persone possano essere considerate dei cyborg o meno è superata. Piuttosto, dovremmo iniziare a capire a quale tipologia di cyborg appartengono. Una persona con una protesi bionica come quella di Johnny Matheny potrebbe essere considerata un cyborg di livello superiore rispetto a una persona che indossa una protesi tradizionale.

Hables Gray ha anche detto che il termine “cyborg” appartiene tanto al settore tecnologico quanto al mondo della fantascienza. La parola è comparsa negli anni ’60. È stata usata dalla NASA durante una conferenza sulla modifica degli umani per permettere loro di vivere nello spazio. Eppure i sistemi che consentono una connessione intima tra ciò che è biologicamente evoluto e ciò che è artificiale esistevano già da prima. Alla fine non abbiamo mai modificato l’uomo per consentirgli di vivere nello spazio. Ma Hables Gray ha pensato che nel frattempo il termine “cyborg” è diventato sempre più popolare. Ciò ha prodotto la necessità di ripensare al termine e al suo significato.

 

Un nuovo tipo di cyborg e nuovi scenari

Così Hables Gray ha pensato a un nuovo tipo di cyborg che lui chiama “cyborg abituale” (“mundane cyborg“). Qui l’utilizzo di una tecnologia potente da parte di una persona comprende o esclude la relazione con l’essere un cyborg o meno. Con la crescita e la diffusione di internet, dei droni, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di sorveglianza, il cyborg abituale continuerà a proliferare.

Viviamo in un sistema di cyborg, che ci piaccia o meno. Ecco come la vede Gray Hables. “Anche se sei un militante, un hippie, un californiano e sei già vaccinato, vivi ancora in una società di cyborg. La tua relazione con i sistemi di macchine complicate è molto intima e continua, a meno che non sei totalmente fuori dai guai. Bisogna capire che si vive in questa profonda rete di sistemi di macchine e che la cyborgizzazione va oltre l’essere vaccinati.“.

La tecnologia e la scienza del cyborg ci stanno portando anche verso nuovi scenari. Un ambito che rappresenta allo stesso tempo una grande possibilità di innovazione e un rischio è l’optogenetica. Si tratta di una branca scientifica in cui la luce viene adottata per attivare alcune aree del cervello. Si stanno effettuando diversi esperimenti con questa tecnica. Uno degli ultimi ha permesso agli scienziati di manipolare le cellule del cervello per cambiare i ricordi nei topi.

Può sembrare una tecnica che non ha nulla a che fare con la cyborgizzazione, ma in realtà ci sono delle connessioni interessanti. Come ha spiegato lo stesso Hables Gray: “Quello che vedremo nei prossimi 20 anni è che la tecnologia aiuterà le persone che sono state ferite per avere un corpo che comunichi meglio con il cervello e che possa affrontare lo stress post traumatico. Si possono vedere le tentazioni di modificare i cervelli delle persone per renderle più felici che saranno relativamente grandiose. Vedremo un incredibile miglioramento nell’abilità di intervenire, e di leggere e di scrivere al cervello umano con i sistemi di macchine.”.

La cyborgizzazione, dunque, potrà offrire un grande contributo in ambito medico. Ma Hables Gray non nasconde nemmeno le sue preoccupazioni riguardo tale progresso tecno-scientifico. Il pericolo principale, secondo lui, avrà a che fare con il controllo mentale. Ovvero il pericolo di ricevere memorie falsate o di rimuovere determinati ricordi. Oppure di avere i centri della libido e dell’aggressione controllati da remoto da enti esterni. Sarebbe un livello di sorveglianza molto più invadente di quanto possiamo immaginare. Così invadente che il tecnocontrollo attuale farebbe ridere. Perché non riguarderà più solo le nostre tracce digitali, i nostri dati personali in rete, ma direttamente il nostro corpo.

 

Il bene e il male dell’essere cyborg

Il lato negativo della cybergizzazione è preoccupante. Hables Gray, però, sostiene che all’aumentare della sorveglianza aumenterà anche la cosiddetta sousveillance. Si tratta di un concetto teorizzato da Steve Mann, ricercatore dell’Università di Toronto. Consiste nella partecipazione attiva delle persone che registrano gli eventi al posto di videocamere o dispositivi fissi di sorveglianza installati dai governi o da società private di sicurezza. Forse gli esempi più attuali ed emblematici di sousveillance sono quelli che riguardano la brutalità della polizia immortalata dalle persone attraverso smartphone e droni.

Quindi, secondo Hables Gray l’incremento della sorveglianza ad opera dei mundane cyborg avranno diverse implicazioni per il nostro futuro. Alcune porteranno benefici, altre invece porteranno problemi. “Saremo osservati molto da molti sistemi diversi. Sarà molto complicato. Dobbiamo gestirci come cyborg e ciò include gestire la Terra come una Terra cyborg. Se continueremo ad essere guidati politicamente dal profitto, dove massimizzeremo i profitti a breve termine di poche persone, ciò condannerà l’umanità.“.

Ok, la sua ultima frase è un po’ più agghiacciante rispetto al suo precedente discorso. Ma non allarmiamoci. Siamo ancora agli inizi dello sviluppo dell’IA e prevedere cosa succederà da qui a 20, 30, 50 o 100 anni è molto difficile. La visione di insieme di Chris Hables Gray, però, è molto interessante. I cyborg sono ovunque. E se vogliamo vivere meglio dovremo agire considerando anche il nostro stesso pianeta come un cyborg, un organismo vivente con innesti artificiali che possono migliorarlo o rovinarlo. Chissà se anche lui condivide le intenzioni di OpenAI, la società no profit che vuole supporta ricerche sicure sull’IA.

Una cosa è certa. Chris Hables Gray ha evidenziato sia gli aspetti positivi sia quelli negativi derivanti dall’evoluzione del cyborg. Ci ha avvertiti dei pro e dei contro, la sua non è una posizione assoluta. Come non lo è nemmeno quella di Ray Kurzweil, un altro esperto di intelligenza artificiale che però ha uno sguardo  un po’ più ottimista sul futuro dei cyborg.

L’internet delle cose, i dispositivi digitali indossabili e ingeribili e le nanotecnologie progrediscono ogni anno che passa. Pensare a un mondo popolato da cyborg non sembra essere più un mero esercizio di immaginazione.

Fonte: ieet.org
Immagine: Flickr


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