Cascata di codice alla Matrix.

L’universo è una simulazione?

Che cos’è la realtà? Per secoli scienziati e filosofi hanno tentato di dare una risposta a questa domanda. Ma tutt’oggi non esiste una definizione univoca di realtà. Non me ne vorranno i grandi scienziati e filosofi, ma per meglio farmi comprendere semplifico il discorso. Considererò la realtà come opposto di fantasia e immaginazione, realtà come tutto ciò che si può vedere, toccare e sentire.

Con l’avvento delle nuove tecnologie digitali, però, il concetto di realtà è diventato ancora più complesso. La realtà è diversa dalla realtà virtuale? La mia identità reale è diversa dalla mia identità digitale? Si può fare davvero una netta distinzione tra mondo reale e mondo digitale? Possiamo affermare che viviamo all’interno di una simulazione? In questo caso, soprattutto per quanto riguarda l’ultima domanda, ci sarebbero pareri discordi.

E proprio riguardo l’ultima domanda, credo sia molto interessante osservare il punto di vista di alcuni grandi esperti dell’innovazione della tecnologia digitale. Mi riferisco a Nick BostromRay Kurzweil, Marvin Minsky e Martin Rees. Tutti loro sono stati intervistati da Robert Lawrence Kuhn in “Closer to Thruth“, un programma televisivo in cui spesso sono invitati i più grandi pensatori del momento.

 

Nick Bostrom

 

Secondo Nick Bostrom, la nostra situazione è come quella rappresentata nel film “Matrix“, ma con una differenza. Invece di avere cervelli alimentati in vasche tramite dei simulatori, i cervelli stessi farebbero parte della simulazione. È come se ci fosse un unico grande computer che simula tutto, persino i nostri neuroni e le nostre sinapsi.

Discorso troppo astratto? Proviamo ad andare più nei dettagli. Bostrom non dice che viviamo in una simulazione. Piuttosto, sostiene che almeno uno dei seguenti 3 scenari è vero.

  1. Tutte le civiltà si sono estinte prima di diventare tecnologicamente mature.
  2. Tutte le civiltà tecnologicamente mature perdono interesse nella creazione di simulazioni.
  3. L’umanità sta letteralmente vivendo all’interno di una simulazione di un computer costruito da una civiltà avanzata.

La sua idea è che o tutte le civiltà scompaiono (a volte autodistruggendosi) prima di diventare tecnologicamente capaci, oppure tutte non decidono di creare simulazioni nel mondo per motivi etici, filosofici, morali, eccetera. La parola chiave è “tutte”. Perché anche se una sola civiltà decide di sviluppare una simulazione, allora i mondi simulati si moltiplicherebbero rapidamente. Di conseguenza, di sicuro l’umanità farebbe parte di uno di questi.

In passato Bostrom aveva già espresso le sue preoccupazioni circa il momento in cui i computer diventeranno più intelligenti di noi. Nel suo libro “Superintelligence” ha descritto l’impatto che l’intelligenza artificiale ha e avrà sulla società. Una superintelligenza che potrà essere considerata come una vera e propria specie. Quando arriverà, dovremo farci trovare pronti.

 

Ray Kurzweil

 

Questo universo potrebbe essere stato creato da qualche superintelligenza proveniente da un altro universo. Quindi forse tutto il nostro universo potrebbe essere l’esperimento scientifico di un qualche super studente di una scuola media di un altro universo. E visto come stanno andando le cose, potrebbe non ottenere un buon voto“. C’è dell’ironia nelle parole di Kurzweil, ma più avanti il discorso si fa più serio.

La visione di Ray Kurzweil si basa su ciò che accade nel corso del tempo quando la potenza di calcolo dei computer aumenta in modo esponenziale. Secondo il tecnologo, una simulazione non è tanto diversa dalla realtà. Kurzweil afferma che “le leggi fisiche sono insiemi di processi computazionali” e che “l’informazione è in continua evoluzione, manipolazione, in esecuzione su qualche substrato computazionale“. Ciò che chiamiamo particelle, atomi, protoni, elettroni potrebbero essere manifestazioni di strutture di informazioni.

L’informazione è la realtà fondamentale“, conclude Kurzweil. Lui è convinto che entro il 2029 il computer saranno intelligenti quanto noi. E da quel momento ci vorrà poco prima che l’intelligenza artificiale ci superi in tutto e per tutto. Perché l’accelerazione tecnologica procede a ritmi esponenziali. Quando ci sarà questo salto, che Kurzweil descrive nel suo libro “La singolarità è vicina“, gli esseri umani ne usciranno potenziati.

 

Marvin Minsky

 

L’idea che il mondo sia una simulazione forse proviene dalla prima fantascienza dove alcuni degli scrittori hanno immaginato persone giocare. E ad un certo punto dentro al mondo del gioco appaiono delle creature per preoccupare i giocatori. È perfettamente possibile che noi siamo la produzione di qualche complicato potente programma eseguito da qualche grande computer da qualche altra parte e non c’è nessun modo per distinguerlo da ciò che chiamiamo realtà.“. Va dritto al punto Marvin Minsky, informatico specializzato nel campo dell’intelligenza artificiale.

Kuhn ha chiesto a Minsky di distinguere tra 3 tipi di simulazione: cervelli in vasche, simulazione dell’universo come puro software e simulazione dell’universo come reali oggetti fisici. Minsky ha risposto: “Sarebbe molto difficile fare una distinzione tra tutti questi, a meno che un programmatore non abbia fatto qualche sbaglio – se si nota che alcune leggi della fisica non sono abbastanza giuste, se si trovano errori di arrotondamento, si dovrebbe percepire un po’ di sgranatura mostrata dal computer.“.

Se fosse così, secondo Minsky l’universo sarebbe più facile da comprendere rispetto a quanto hanno pensato finora gli scienziati. E si potrebbe trovare anche un modo per cambiarlo grazie ai progressi della fisica. Ma scoprire che il nostro universo è una simulazione significherebbe anche capire che la vera realtà è un’altra. Su questo così si è espresso Minsky: “Potrebbe essere una grande cosa perché altrimenti dovremmo dire ‘È questo tutto quello che c’è?’. Quindi non sarebbe bello sapere che siamo davvero parte di un universo più grande?“.

 

Martin Rees

 

L’astronomo e cosmologo inglese Martin Rees inizia con il sottolineare l’importanza dei computer. “Mi sono reso contro dell’importanza dei computer perché non possiamo fare esperimenti sulle stelle e le galassie se non abbiamo un universo virtuale su un computer.“. Proprio grazie ai computer, infatti, è possibile simulare scontri tra galassie e stelle per studiarne le conseguenze. E con il passare del tempo i computer diventano sempre più sofisticati. Cosa riusciranno a simulare in futuro?

Secondo Rees, l’idea che il nostro universo sia una simulazione è un po’ debole, ma sicuramente affascinante. “Non è folle credere che in qualche tempo nel futuro potranno esserci computer che potrebbero fare una simulazione di una frazione alquanto larga di un mondo“. Forse uno scenario ancora lontano, ma non impossibile.

La discussione si è poi incentrata sulla coscienza: uno dei presupposti principali della teoria della simulazione è che questa può essere simulata. Rees ha risposto: “Potrebbe essere il tipo di domanda che richiederebbe un’intelligenza superumana per rispondere. Potrebbe essere per sempre oltre la nostra capacità.“. Dunque, Rees è un po’ più scettico rispetto ai suoi colleghi, ma non è l’unico.


Sebbene i punti di vista degli esperti qui sopra (e non solo) siano diversi tra loro, restano comunque tutti molto interessanti. Come ho accennato prima, definire la realtà è complesso. Quando poi subentrano altri elementi di contrapposizione come realtà virtuale, realtà mista e simulazioni, allora la faccenda si fa ancora più complicata.

L’intellettuale e intervistatore Robert Lawrence Kuhn, infine, prova a fare delle ipotesi. Supponendo che:

  • altre civiltà intelligenti esistono;
  • le loro tecnologie crescono esponenzialmente;
  • non tutte si estingueranno;
  • non esistono divieti per eseguire queste simulazioni e che
  • la coscienza può essere simulata

allora probabilmente l’umanità sta vivendo all’interno di una simulazione. Se non si accetta o non si vuole accettare questa conclusione, allora bisogna eliminare almeno una delle premesse elencate. Ciò potrebbe aver senso. Oppure no. Tu cosa ne pensi?

Fonte: space
Immagine: Flickr


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