Il robot Myon

Myon: il robot cantante e attore teatrale

Ci siamo chiesti se il nostro lavoro sarà rischio a causa dei robot. Abbiamo visto che i lavori più ripetitivi e monotoni sono quelli più minacciati dall’automazione. I lavori più creativi, invece, sono meno a rischio. Ma ne siamo sicuri? Su questo tema è difficile fare previsioni. Anche perché se all’improvviso spunta fuori un robot che recita e canta in un’opera lirica la situazione cambia. E la recitazione e il canto prevedono anche un pizzico di creatività.

 

Myon recita e canta

Il robot in questione si chiama Myon. È stato sviluppato dal Neurorobotics Research Laboratory della Berlin’s Humboldt University con la collaborazione dell’European Union’s Artificial Language Evolution on Autonomous Robot’s project. È un robot modulare umanoide con un peso totale di 16 kg. Le parti che lo compongono sono tutte completamente autonome. Ognuna di esse possiede la propria alimentazione, potenza di elaborazione e una rete neurale. I 6 moduli corrispondono alle seguenti parti del corpo: testa, 2 arti superiori, 2 arti inferiori e il busto.

Myon è in grado di recitare e cantare nell’opera My Square Lady in scena alla Komische Oper di Berlino. My Square Lady racconta proprio di Myon, un robot che vuole capire cosa significa essere umani e come percepire le emozioni. Eccolo in azione.

Non male per un robot che non è nemmeno controllato dai tecnici situati nel backstage. Gli sviluppatori hanno lavorato due anni per creare Myon, “insegnandogli” a cantare con l’orchestra, a muoversi sul palco e a reagire ai segnali acustici e visivi.

 

E la prestazione?

Un robot che canta e recita sorprende, questo è poco ma sicuro. Ma qual è stato il livello di performance di Myon? Non è andata sempre bene, a dire la verità. Uno dei cantanti dello spettacolo, Bernhard Hansky, ha detto che siccome Myon dipende dalla durata delle sue batterie, una volta ha smesso di funzionare durante una scena e diverse volte durante le prove. Un problema considerevole se pensiamo che le interruzioni delle prove causano problemi agli attori e ai tecnici.

Qualche volta, però, è stato proprio Myon al centro della scena. Nell’ultima parte dello spettacolo, ad esempio, è lui a decidere se cantare insieme all’orchestra e a che ritmo. Lo conferma lo stesso Hansky. “Il problema principale del conduttore è che deve rallentare l’orchestra quando sente Myon decidere di cantare più lentamente rispetto l’orchestra. È una grande sfida per tutti quelli dello show reagire alle sue azioni. Stavamo andando tutti un po’ fuori di testa perché non sapevamo cosa sarebbe successo dopo.“.

E il pubblico ha gradito la performance di Myon? Hansky ha risposto che una parte del pubblico ha gradito, mentre un’altra si aspettava di più. Anche Hansky all’inizio credeva che Myon fosse più intelligente e che rispondesse meglio alle reazioni umane. “Diciamo che anche io mi aspettavo qualcosa di più all’inizio. Quando senti che farai un pezzo con un robot immagini scene di film, ma poi se un po’ deluso quando vedi la realtà.“. E poi ha aggiunto: “Tu pensi che se lo chiami risponderà o che ti riconoscerà o si ricorderà di te. Ma è anche un sollievo sapere che ci vorranno molti anni prima che un robot sia in grado di governare il mondo.“.

 

Robot attori sì o robot attori no?

Governare il mondo. Una prospettiva un po’ apocalittica sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA). Hansky non è affatto contento di lavorare con un robot e lo ammette senza fare troppi giri di parole. “Penso che l’opera e il teatro riguardino le emozioni, un robot non è in grado di mostrarle e un pubblico vuole davvero emozioni reali ed esseri umani sul palco. Ne ho abbastanza con i robot – voglio dire, almeno sul palco.“.

I disagi di Hansky sono comprensibili. Ma bisogna considerare comunque che questi robot hanno ancora molto da “imparare”. I robot come Myon hanno una caratteristica che li rende allo stesso tempo interessanti e difficili da gestire: sono imprevedibili. L’imprevedibilità, quella ricercata dagli sviluppatori per robot da palcoscenico, può sorprendere sia in positivo sia in negativo.

E sono le conseguenze negative che preoccupano molti scienziati ed esperti del campo dell’intelligenza artificiale. I firmatari della lettera aperta sui rischi dell’intelligenza artificiale, ad esempio, sostengono che bisogna essere molto cauti con lo sviluppo delle IA. Ma ci sono anche grandi personalità che credono l’esatto contrario. Lawrence Krauss non ha paura degli effetti del progresso dell’IA. E Ray Kurzweil la considera come un imperativo un morale.

Tutti questi esperti hanno avuto e hanno tuttora qualcosa di interessante da spiegarci. Inoltre, entrambe le parti evidenziano dei punti che non bisogna trascurare. Anzi, comparando e unendo le loro idee, si potrebbe costruire una base solida su cui edificare delle intelligenze artificiali efficaci, efficienti e non pericolose.

Fonti: neurorobotikmotherboard.vice


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