Un drone

Un drone per ispezionare i reattori della centrale nucleare di Fukushima

La società giapponese Autonomous Control Systems Laboratory Ltd sta sviluppando un drone che sarà in grado di volare all’interno degli edifici 1 e 3 dei della centrale nucleare di Fukushima. L’ispezione del drone aiuterà i tecnici a monitorare lo stato dei reattori e a verificarne le condizioni.

 

Caratteristiche

Il drone è a 6 eliche, ha una fotocamera. un collettore di polveri, diversi dispositivi per rilevare le radiazioni e un laser che gli consentirà di muoversi evitando gli ostacoli. Kenzo Nonami, professore dell’Università di Chiba e CEO della società, ha dichiarato: “Penso che il drone sarà utile in quanto può essere inviato per misurare i livelli di radiazione e contribuire a dare la massima priorità alla sicurezza umana.“.

Gli scienziati potranno ricevere dati tridimensionali del drone in tempo reale. Inoltre, il drone potrà ricaricarsi autonomamente, senza l’ausilio degli operatori. Un requisito fondamentale per compiere operazioni che richiedono tempo e attenzione.

 

Buona la prima

Il drone ha già effettuato un volo di prova nel reattore 5 dell’impianto e lo ha ispezionato dal primo al quinto piano. I ricercatori si stanno preparando al meglio perché la situazione non è affatto stabile. Nonami ha infatti aggiunto: “Una volta che il lavoro si sposta verso la fase di rimozione del combustibile nucleare fuso dai reattori danneggiati, le dosi di radiazioni dovrebbero aumentare nei luoghi di lavoro.“.

Gli sviluppatori non sanno con precisione quando il drone sarà completamente in grado di controllare i reattori guasti. Ma la prima prova, ben riuscita, infonde ottimismo. Tanto è vero che uno degli sviluppatori ha affermato: “Arriverà sicuramente il momento in cui la tecnologia drone sarà di aiuto.“.

 

Non solo droni

Per risolvere alcuni problemi della centrale nucleare di Fukushima sono stati adoperati anche dei robot. Per la precisione, la TEPCO (Tokyo Electric Power Company) ne ha adottati 16 per esplorare l’impianto, molti dei quali erano modelli militari. Solo che non tutti i robot hanno prodotto dei risultati positivi. L’ultimo robot inviato nella centrale, ad esempio, si è rotto dopo 3 ore di escursione. Però era stato progettato per un’ispezione di 10 ore.

Fallire è umano e dagli errori possiamo imparare tante cose. Ma quando si è saputo che per ripulire la centrale nucleare di Fukushima sono stati sprecati milioni di dollari in scarsa tecnologia, allora un po’ di rabbia è più che giustificata. Prima di comprare tecnologie per risolvere problemi gravi come quelli di Fukushima, bisognerebbe analizzare meglio la situazione. Uno degli ultimi robot sviluppati per compiere missioni nella centrale nucleare giapponese è Octopus. Speriamo di vederlo presto in azione e che faccia il suo lavoro senza troppe difficoltà.

La tecnologia potrà davvero aiutarci con l’impianto di Fukushima. Droni e robot potranno analizzare la situazione e riportare i dati sulle radiazioni e sui danni dei reattori. In questo modo sarà più facile trovare una soluzione efficace, una volta per tutte. Il tempo non è amico in questo caso. Ma con decisioni più oculate e con gli strumenti giusti potremo ottenere dei buoni risultati.

Fonte: infowars
Foto: Flickr


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