Freddom Act: sorveglianza americana limitata

Approvato il Freedom Act: sorveglianza limitata

D’ora in poi, la raccolta indiscriminata di tabulati telefonici spetterà ai tribunali e non sarà più una competenza esclusiva della National Security Agency (NSA). È stato approvato il Freedom Act, ovvero la legge che limita, ma non elimina, la sorveglianza di massa. Se siamo arrivati a questo risultato lo dobbiamo anche ad Edward Snowden, il quale poco tempo fa ha detto che comunque la riforma dell’NSA è solo l’inizio.

 

Qualcosa cambierà?

Grazie al Freedom Act, le archiviazioni delle conversazioni degli utenti spetteranno agli operatori telefonici. Solo dopo l’autorizzazione di un tribunale federale i dati potranno essere consultati dalle agenzie governative come la NSA. Gli agenti federali potranno consultare il materiale telefonico solo se il sospetto sarà provato e giustificato. La legge è passata con 67 voti contro 32. Ma secondo il candidato repubblicano alle primarie Rand Paul esiste ancora un livello particolarmente preoccupante di invadenza nei confronti dei cittadini americani.

C’è anche chi è ancora più critico nei confronti del Freedom Act. Il giornalista di The Intercept Glenn Greenwald, sostiene che la legge “non fa assolutamente nulla per restringere la vasta maggioranza della sorveglianza intrusiva rivelata da Snowden“. Greenwald si riferisce ai programmi di sorveglianza della sezione 702 del Fisa Amendements Act che non interessano i cittadini americani, ma che comunque raccolgono conversazioni che avvengono negli Stati Uniti.

Qualcun altro, invece, è un po’ più ottimista. L’American Civil Liberties Union (ACLU) ha commentato così la notizia: “Questo è il disegno di legge di riforma di sorveglianza più importante dal 1978, e il suo passaggio è un’indicazione che gli americani non sono più disposti a dare alle agenzie di intelligence una cambiale in bianco. È una testimonianza del significato delle rivelazioni di Snowden e anche al duro lavoro di molti legislatori. Eppure, nessuno dovrebbe confondere questo disegno di legge per una riforma globale. Il disegno di legge lascia intatti molti dei poteri più intrusivi e overbroad del governo, e stabilisce solo regolazioni molto modeste agli obblighi di comunicazione e trasparenza.”

 

Un piccolo passo avanti

Forse sia Paul, sia Greenwald, sia l’ACLU hanno ragione. C’è ancora molto da fare per limitare le operazioni di sorveglianza di agenzie come l’NSA e pe tutelare la privacy dei cittadini. Ma il Freedom Act rappresenta un piccolo passo avanti, una piccola vittoria. Da quando Snowden rivelò lo scandalo del Datagate (era il 2013) si può dire senza alcun dubbio che ci sono stati dei progressi.

Prima della pubblicazione dei documenti da parte di Snowden, i cittadini americani erano disposti a sacrificare una parte della loro libertà per maggiore sicurezza. E questo sacrificio era sempre più ben visto quando repubblicani conservatori e democratici moderati insistevano sul pericolo del terrorismo. Ma quando Snowden ha deciso di svelare i retroscena delle operazioni di sorveglianza del governo americano, lo stato d’animo dei cittadini americani è cambiato. Ed è cambiata in generale anche la concezione degli Stati Uniti da parte degli altri paesi.

Snowden è stato accusato di favorire il terrorismo e di indebolire i sistemi di sicurezza degli USA. Ma la verità è che ha mostrato il lato più ingiusto e scomodo dei programmi di sorveglianza di massa del governo americano. Ci ha fatto aprire gli occhi e ci ha spiegato anche l’aspetto etico del suo gesto. Abbiamo fatto un piccolo passo avanti. La strada è lunga, ma almeno abbiamo iniziato a muoverci.

Fonte: wired.it
Immagine: Flickr


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