Kevin Kelly

Kevin Kelly: “Il nostro compito è creare alieni artificiali”

La domanda di Edge del 2015 è: “Cosa pensi delle macchine che pensano?“. Kevin Kelly, studioso della cultura digitale, scrittore e co-fondatore di Wired, ha risposto alla domanda sostenendo che l’intelligenza artificiale (IA) è molto diversa rispetto a quella umana e che esistono tanti tipi diversi di intelligenze artificiali. Il nostro obiettivo, secondo Kelly, è e sarà quello di creare macchine che pensino in modo diverso dal nostro e che possano risolvere problemi che noi umani non riusciremmo mai a risolvere da soli.

 

“Chiamiamoli alieni artificiali”

La cosa più importante riguardo la creazione delle macchine che possono pensare è che loro penseranno diversamente.

A causa di una fissazione nella nostra storia evolutiva, stiamo viaggiando come l’unica specie senziente sul nostro pianeta, lasciandoci con l’idea errata che l’intelligenza umana è singolare. Non lo è. La nostra intelligenza è una società di intelligenze. E questa suite occupa solo un piccolo angolo di molti tipi di intelligenze e coscienze che sono possibili nell’universo. Ci piace chiamare la nostra intelligenza umana “multiuso” perché, comparata agli altri tipi di menti che abbiamo incontrato, può risolvere più tipi di problemi. Ma quando costruiamo menti sempre più sintetiche arriveremo a renderci conto che il pensiero umano non è generale dopo tutto. È solo una specie di pensiero.

Il tipo di pensiero compiuto dalle emergenti intelligenze artificiali nel 2014 non è come il pensiero umano. Mentre possono svolgere compiti – ad esempio giocare a scacchi, guidare auto, descrivere i contenuti di una fotografia – che noi una volta credevamo che solo gli umani potessero fare, loro non lo fanno in modo simile a quello umano.

Facebook ha la capacità di incrementare una IA che può iniziare con una foto di qualsiasi persona sulla terra e identificarla correttamente tra circa 3 miliardi di persone online. I cervelli umani non possono scalare fino a questo punto, il che rende questa capacità molto poco umana. Siamo messi notoriamente male col pensiero statistico, quindi stiamo creando intelligenze con ottime abilità statistiche, in modo che non pensino come noi. Uno dei vantaggi di avere le IA che guidano le nostre auto è che queste non guidano come gli esseri umani, con le nostre menti facilmente distratte.

In un mondo pervasivamente connesso, pensare diversamente è fonte di innovazione e ricchezza. Essere solo intelligenti non basta. Gli incentivi commerciali renderanno la forza industriale delle IA onnipresente, incorporando intelligenza economica in tutto ciò che facciamo. Ma un profitto più grande arriverà quando inizieremo a inventare nuovi tipi di intelligenze e modi del tutto nuovi di pensare. Non sappiamo al momento qual è la piena tassonomia di intelligenza.

Alcuni tratti del pensiero umano saranno comuni (comuni come lo sono  la simmetria bilaterale, la segmentazione e le viscere tubolari in biologia). Ma lo spazio di possibilità di menti vitali probabilmente conterranno tratti di gran lunga al di fuori di ciò che abbiamo evoluto. Non è necessario che questo tipo di pensiero sia più veloce degli esseri umani, più grande o più profondo. In alcuni casi, sarà più semplice. Le nostre macchine più importanti non sono macchine che fanno ciò che gli umani fanno meglio, ma macchine che possono fare cose che noi non possiamo. Le nostre più importanti macchine pensanti non saranno macchine in grado di pensare in modo più veloce e meglio di ciò che pensiamo noi, ma quelle che penseranno ciò che noi non potremo pensare.

Per risolvere davvero gli attuali problemi della gravità quantistica, dell’energia oscura e della materia oscura avremo probabilmente bisogno di altre intelligenze accanto agli esseri umani. E le questioni estremamente complesse che verranno dopo di loro possono richiedere intelligenze ancora più lontane e complesse. Invece, possiamo aver bisogno di inventare intelligenze intermedie che possono aiutarci a progettare intelligenze ancora più raffinate che non potremmo progettare da soli.

Oggi, molte scoperte scientifiche richiedono centinaia di menti umane per trovare soluzioni. Ma in un prossimo futuro ci potranno essere classi di problemi così profonde che richiederanno centinaia di differenti specie di menti per trovare soluzioni. Questo ci porterà a un limite culturale perché non sarà facile accettare le risposte da un’intelligenza aliena. Già lo vediamo nel nostro disagio nell’approvare prove matematiche fatte dal computer. Avere a che fare con intelligenze aliene richiederà una nuova abilità, e ancora un’altra espansione di noi stessi.

L’IA potrebbe benissimo stare per intelligenza aliena. Non abbiamo nessuna certezza che contatteremo esseri extra-terrestri provenienti da uno dei miliardi di pianeti nel cielo simili alla Terra nei prossimi 200 anni, ma abbiamo quasi il 100% di certezza che fabbricheremo un’intelligenza aliena da quel momento. Quando affronteremo questi alieni sintetici, incontreremo gli stessi benefici e le stesse sfide che ci aspetteremmo dal contatto con extra-terrestri. Ci costringeranno a rivalutare i nostri ruoli, le nostre credenze, i nostri obiettivi, la nostra identità. Perché esistono gli esseri umani? Credo che la nostra prima risposta sarà: gli esseri umani esistono per inventare nuovi tipi di intelligenze che la biologia non potrebbe evolvere. Il nostro compito è creare macchine che pensano diversamente – creare intelligenze aliene – chiamiamoli alieni artificiali.

Foto: Flickr


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