La tecnologia (non) ci distruggerà

Un robot giocattolo che pone la mano sul viso
Fonte: Flickr

Recentemente sul web sto leggendo articoli dove la tecnologia viene descritta come un male, una malattia di cui bisogna liberarsi immediatamente, prima che sia troppo tardi. Un articolo in particolare mi ha fatto riflettere. È intitolato “LA TECNOLOGIA CI DISTRUGGERÀ“. Non credo sia corretto generalizzare, soprattutto quando si parla di tecnologie. L’articolo mi offre un’occasione per fare alcune precisazioni. Ecco perché ho scritto questo post riportando le parti più critiche e offrendo il mio punto di vista.

 

Che cos’è la tecnologia?

Sono sicuro che saresti in grado di rispondere alla domanda più o meno correttamente. Ma sono altrettanto sicuro che quando leggi “tecnologia” pensi principalmente a computer, smartphone, robot, tablet, lettori mp3 e dispositivi di questo genere. Se ho indovinato, allora potrai trovare interessante questa breve premessa.

“Tecnologia” è una parola composta che deriva dal greco tékhne-loghìa e significa “discorso sull’arte”. In passato con arte si intendeva la tecnica, ovvero il “saper fare”, dei metodi organizzati per raggiungere uno scopo o svolgere un’attività. L’uomo, da sempre, ha dovuto acquisire delle tecniche per sopravvivere. Di conseguenza la tecnologia è nata nel momento in cui l’uomo, non potendo avere a disposizione particolari oggetti in natura, provò a costruirseli da sé. Ebbene sì, la tecnologia è nata milioni di anni fa, solo che oggi siamo abituati a contestualizzare e a usare questa parola nel suo senso più moderno.

Credo sia stato importante fare questa piccola precisazione perché l’articolo che voglio commentare è basato interamente sull’accezione moderna della parola “tecnologia”. Ma ora bando alle ciance e iniziamo.

 

Tecnologia e lavoro

L’introduzione dell’articolo non necessita di particolari commenti. Secondo l’autore Anacronista, “siamo in preda a un febbrile raptus suicida“, cioè compriamo smartphone, computer e automobili di ultima generazione anche se non possiamo realmente permettercelo. E agendo in questo modo, non facciamo altro che alimentare lo sviluppo di quelle tecnologie che ci toglieranno il lavoro

“Certo, la tecnologia elimina il lavoro umano, lo soppianta. Questo è il suo scopo intrinseco, fin dall’inizio della rivoluzione industriale. I luddisti che distruggevano le prime macchine avevano probabilmente la vista molto lunga. Dapprima le macchine hanno sostituito il lavoro manuale, poi quello impiegatizio, e ora si insinuano anche in quello dirigenziale. Non si illuda nessuno: non esiste professione al riparo dall’automazione; i prossimi a sparire saranno gli autisti e i vigilantes, ma verrà il turno anche di insegnanti, giornalisti, chirurghi e ricercatori.”

Non c’è dubbio che alcune professioni sono destinate a scomparire, ma forse non è necessario farne un dramma. Perché ne stanno nascendo altre e probabilmente verranno richieste nuove specializzazioni. Secondo Erik Brynjolfsson, professore al M.I.T. e autore di The Second Machine Age, la tecnologia “ha sempre distrutto posti di lavoro, ma ne ha sempre creati altri diversi. Rispetto al passato, oggi tutto questo sta avvenendo a ritmi molto più veloci. È possibile che tutta questa innovazione alla fine crei maggiore prosperità, ma non c’è nessuna legge economica che garantisce che questa prosperità sia per tutti.“. E poi aggiunge: “Quando la rivoluzione industriale ha automatizzato il lavoro agricolo, molti contadini non sono semplicemente rimasti disoccupati. Hanno trovato nuove industrie in cui lavorare. Ma questi nuovi lavori richiedevano nuove competenze.“.

Nuove competenze, dunque. Per stare al passo coi tempi è fondamentale istruire. Questo compito spetta alle scuole e alle università. Se l’istruzione non innova, è ovvio che le persone non acquisiranno le competenze necessarie per destreggiarsi nel mondo del lavoro e dimostrare di essere indispensabili per la società. Quindi: la tecnologia sta eliminando i posti di lavoro? Si. Abbiamo lanciato l’allarme? Certo. Stiamo facendo qualcosa di concreto per trovare soluzioni? No, stiamo facendo poco. Ragioniamo poco sul modello socio-economico attuale e offriamo poche soluzioni, la maggior parte delle quali basate su presupposti arcaici. L’intervento di Anacronista riportato sopra è proprio questo: segnala un problema con tono catastrofico e individua un’unica soluzione (alquanto discutibile, te lo dimostrerò a breve) che è quella di liberarsi dal “male”, cioè di fare a meno della tecnologia.

Per avere una buona panoramica sulla faccenda tecnologia-lavoro posso suggerire il libro “I robot ti ruberanno il lavoro, ma va bene così: come sopravvivere al collasso economico ed essere felici” (2012), di Federico Pistono. In questo libro viene messo in discussione il modello socio-economico attuale e viene proposto un rinnovo dell’istruzione basato su aggiornamenti costanti delle competenze da fornire ai bambini e ai ragazzi. In generale, secondo Pistono una soluzione potrebbe essere quella di spostarsi verso un differente sistema che lui chiama società open-source: “È un sistema in cui tutta la conoscenza umana – medica, tecnologica e altro – viene resa ad accesso pubblico, rilasciata tramite una licenza libera. Questo ci serve per far sì che nel 2030 nessuno dovrà più lavorare per vivere una vita dignitosa“. Il libro ha ricevuto molti pareri positivi da parte di diversi esperti del settore, tra cui Peter Diamandis.

Fonte: Flickr

 

Tecnologia e inquinamento

Anche qui generalizzare crea solo altra confusione:

“Senza contare che ha stravolto il millenario equilibrio tra l’umanità e il pianeta, sottoponendo quest’ultimo a sfruttamento e distruzione selvaggia. Sono patetici, i promotori turistici, quando ci vogliono far credere che quell’isola o quel monte siano rimasti magicamente “incontaminati” dall’inquinamento che permea ogni angolo del globo. Il suolo è depauperato e pieno di veleni; altrettanto il mare; l’aria è satura di inquinanti da combustione, lavorazioni industriali e geoingegneria, tanto che siamo tutti intossicati da metalli pesanti.”

Concordo sul fatto che molte industrie non ci pensano due volte a estrarre materie prime o a smaltire rifiuti senza badare alle conseguenze sull’ambiente. Oppure a sfruttare l’energia nucleare che forse è quella più pericolosa per la nostra salute e per l’ambiente (vedi Fukushima). Ma allo stesso tempo non possiamo indicare la tecnologia come grande e unica fonte di inquinamento. Il motivo è semplice: ci sono anche tecnologie che si basano sulle energie rinnovabili. Possiamo sfruttare l’energia solare, eolica, idroelettrica, geotermica con un impatto minimo sull’ambiente.

Dobbiamo sempre ricordare che dietro la tecnologia c’è l’uomo. E sono le scelte dell’uomo ambizioso, egoista, criminale e dedito esclusivamente al business che possono portare all’inquinamento o addirittura a disastri ambientali. Questo discorso si collega molto bene al tema della geoingegneria, citato dallo stesso Anacronista nel suo articolo e questo mi fa davvero piacere. La geoingegneria è un argomento delicato e spesso chi ne parla negativamente è etichettato come complottista/cospirazionista. Tempo fa ne parlai in un post cercando di esporre alcuni dati significativi. Il mio era un avviso del tipo “Guarda, esiste anche la geoingegneria e ci sono documenti ufficiali che ci dicono che qualcosina nei nostri cieli effettivamente avviene”. Ognuno può avere la sua opinione a riguardo, sono qui proprio per sapere la tua e discuterne.

Concludendo il discorso tecnologia-inquinamento: no, non possiamo dire che la tecnologia inquina. È un’affermazione troppo generale e quindi sbagliata. Ma possiamo dire che esistono alcune installazioni che sono più aggressive delle altre, che molte aziende gestiscono male l’estrazione di materia prima e lo smaltimento dei rifiuti, che alcune energie da sfruttare sono più pericolose e che ci sono tecnologie che potrebbero risolvere gran parte di questi problemi. Non sarà la tecnologia a distruggere il verde del nostro pianeta, ma sarà l’uomo cattivo e individualista che ho citato prima. Come possiamo impedire che ciò avvenga? Abbiamo bisogno di una politica ambientale attenta, pronta e incisiva, non solo a livello locale. E dobbiamo essere noi per primi, nel nostro piccolo e nella nostra quotidianità, a non inquinare il nostro ambiente e a proteggerlo.

Pale eoliche
Fonte: Flickr

 

Biotecnologie

Arriva poi il momento delle biotecnologie e anche in questo caso sono d’accordo solo in parte.

“Dobbiamo difenderci dalle nostre stesse “biotecnologie”. Bio-tecnologia: quanti folli bisogna essere, per rendere tecnologia anche la vita? E invece in quelle facoltà mandiamo i nostri giovani: a studiare come manipolare i DNA per Monsanto e le altre ditte farmaceutiche, a rendere il mondo sempre più artificiale e pericoloso, come se i disastri combinati finora non bastassero. E pensare che, fino alla rivoluzione industriale, l’uomo abitava in un pianeta dove poteva bere l’acqua dei fiumi, cogliere i frutti dagli alberi, cacciare i cinghiali e coltivare il grano senza timore di veleni e senza dover studiare per anni, ma in modo spontaneo o avvalendosi del sapere delle generazioni precedenti. Egli interagiva in un ambiente del quale era parte armonica, organica.”

Con bio-tecnologie si intendono quelle tecnologie dove gli esseri viventi sono usati come strumenti di trasformazione e costruzione. Già nell’antichità l’uomo ricorreva alla biotecnologia con l’allevamento del bestiame e la selezione delle piante da coltivare. Altri tipi utilizzi di biotecnologie risalgono all’uso di lieviti per il pane e poi ai processi di fermentazione per il vino e la birra. Grazie ad approfonditi studi scientifici siamo poi riusciti ad applicare le biotecnologie nel biorisanamento che consiste nell’utilizzo di microrganismi per la bonifica di rifiuti. Insomma, ci sono delle applicazioni delle biotecnologie utili e non dannose che non vanno trascurate.

C’è però anche un aspetto più controverso delle biotecnologie e che riguarda in particolare l’ingegneria genetica. La manipolazione del DNA può portare a nuove scoperte interessanti sul funzionamento di determinate proteine e ad individuare malattie genetiche attraverso diagnosi prenatali su embrioni. Il problema è quando non ci sono abbastanza studi che confermino, ad esempio, la non pericolosità di un organismo geneticamente modificato (OGM). Spesso gli unici studi esistenti sono proprio quelli finanziati dalle aziende che vendono questi prodotti e non credo possiamo fidarcene ciecamente. E a proposito di questo (condivido la sua critica), Anacronista ha citato Monsanto, una società americana che vende diversi prodotti biotecnologici e di cui spesso ho parlato nel mio blog per evidenziare alcuni suoi comportamenti molto discutibili. Molti dei suoi prodotti sono dannosi per la salute delle persone e degli animali. Ci sono studi indipendenti che lo confermano. Per saperne di più, puoi consultare i miei post sull’argomento.

Il pensiero si conclude con il malinconico richiamo dello stato brado dell’umanità. Del tipo “Si stava meglio quando si stava peggio”. Non credo sia possibile e che possa funzionare. Se l’uomo costruisce tecnologie è soprattutto perché ne ha sentito il bisogno. Alcune tradizioni continuano ad essere tramandate e se altre scompaiono non è a causa della tecnologia. Anzi, la stessa tecnologia ci ha aiutati e continuerà ad aiutarci, anche in questo caso. Un piccolo esempio tra tanti: l’uomo non poteva memorizzare tutto e ha trovato una soluzione nella scrittura e nel libro. Negli ultimi anni queste due tecnologie si sono potenziate tantissimo grazie a internet e al web. Inoltre, possiamo ripristinare l’armonia con la natura proprio attraverso la tecnologia, come ho scritto anche nel paragrafo precedente. Quindi, non demonizziamola. Potrebbe salvarci, altro che distruggerci.

Un uomo occidentale immerso nella natura selvaggia
Fonte: Flickr

 

Per i transumanisti

Nell’articolo c’è anche un breve riferimento al Transumanesimo che ho voluto evidenziare perché è un tema che sto approfondendo da poco e che trovo molto interessante. Ecco le parole di Anacronista:

“Se diamo retta ai transumanisti, lo scopo pare quello di fondere l’uomo con le macchine, così da conferirgli immensa intelligenza di calcolo, infinità di informazioni e, ovviamente, vita eterna (dopotutto il transumanismo è la trasposizione fantastica in chiave tecnologica delle religioni). Ma non sarebbe questa la distruzione totale dell’essere umano, la sua trasformazione in qualcosa di completamente diverso? Cosa c’è che non va bene nell’uomo, nella sua vita naturale, da volerlo trasformare in un fantomatico essere indefinito? Di nuovo, lo scopo più o meno dichiarato dei transumanisti è di trasformare l’uomo in Dio: immortale, onnisciente e onnipotente.”

Questo è la classica interpretazione di chi non ha avuto modo di approfondire direttamente il tema. Poco tempo fa ho avuto l’occasione di partecipare all’intervento “Transumanesimo: la Singolarità è vicina?” al Congresso Nazionale di Futurologia svoltosi a Città della Scienza (Napoli). In quel panel furono esposte idee molto lontane da quanto è sostenuto in questo articolo. In sintesi, i pensieri espressi furono i seguenti:

  • recupero della centralità dell’uomo
  • rischi
  • estensione della vita (non immortalità)

I transumanisti non “giocano a diventare Dio”, vogliono migliorare la condizione umana attraverso un approccio scientifico e considerano l’uomo come soggetto libero. Ci sono molte interpretazioni sbagliate sul movimento transumanista, ecco perché ritengo che ci sia bisogno di maggiore confronto e di maggiore circolazione delle conoscenze. E come sarebbe possibile senza la tecnologia? Preferisco avere la possibilità di informarmi piuttosto che vivere senza avere l’opportunità di capire cosa sta accadendo nel mondo. Questa possibilità può offrirla solo la tecnologia.

 

Altri brevi pareri

Ora vorrei commentare brevemente le ultime espressioni estrapolate dall’articolo.

Siamo passati dal giocare in cortile con gli amici alle giornate solitarie davanti ai monitor; dallo scrivere lettere personalizzate e personali alle email digitate e intercettabili“.

Questo è un esempio del significato moderno e negativo che si attribuisce alla parola “tecnologia”. È vero che molti giovani oggi preferiscono il pc e le console piuttosto che fare una passeggiata fuori con gli amici, ma non è corretto generalizzare. Il contatto umano non è destinato a estinguersi. Le comunicazioni digitali ci permettono, d’altra parte, di trasmettere messaggi con immediatezza e di entrare in contatto con persone, aziende e organizzazioni che altrimenti sarebbero irraggiungibili. Per quanto riguarda le email, siamo liberi di scriverle o meno e siamo liberi di ricorrere alla carta e alla penna, se lo vogliamo. Nessun problema.

Cosa deve capitarci, ancora, per capire che la tecnologia non ci fa bene?

Gli strumenti per le operazioni chirurgiche hanno salvato la vita di molte persone. Sono tecnologie anche quelle.

Non ci servono nuove tecnologie[…]ci serve solo tanto buon senso in più, per tornare a vivere in modo consono alla nostra natura biologica“.

Ci servono nuove tecnologie per vivere meglio, per aiutare chi è in difficoltà, per migliorare le condizioni economiche e sociali della nostra società.

Con o senza olocausto tecnologico, se continuiamo su questa strada dell’uomo non resterà più nulla. In altre parole, la tecnologia ci distruggerà.“.

Se continuiamo verso questa strada, siamo messi davvero male, è vero. Ma non a causa della tecnologia, ma a causa di alcune scelte dell’uomo che non sempre mette a disposizione la sua intelligenza per il bene di tutti e della natura. Se ce la prendiamo con la tecnologia, allora vuol dire che siamo destinati a sparire prima del previsto. Siamo in una situazione in cui la maggior parte dei problemi si risolvono con la tecnologia, con l’acquisizione delle tecniche, con il “saper fare” per risolvere. Se ci spogliamo di tutto, non risolveremo un bel niente.

Uno scenario apocalittico che nessuno si augura
Fonte: Flickr

 

Analizziamo, scegliamo, evitiamo

Credo che nell’articolo pubblicato su Controinformazione ci sia dunque un eccesso di catastrofismo dovuto essenzialmente dal significato più moderno attribuito alla parola “tecnologia”. La tecnologia dei telai, delle macchine a vapore, della siderurgia, della fonderia, delle grandi vie di comunicazione, oggi è quella dei computer, degli smartphone, del web e di tutto ciò che è elettronico, digitale. Queste evoluzioni non sono avvenute esclusivamente per arricchire i grandi proprietari, ma anche perché col tempo sono emerse nuove necessità.

Adoro la tecnologia (nel senso più ampio del termine), ma sono convinto che in quest’ambito generalizzare significa perdere di vista le opportunità di progresso e i rapporti causali delle trasformazioni sociali. Credo sia giusto analizzare ogni tecnologia singolarmente per evidenziarne pregi e difetti.

Ciò che non condivido è la visione univoca e apocalittica che spesso si adotta nei confronti di essa. Come si può negare il fatto che molte persone grazie alle tecnologie siano sopravvissute o continuino a vivere dignitosamente?

Sin dal paleolitico l’uomo acquisiva tecniche e costruiva tecnologie: lance, capanne, pietre e pelli lavorate per coprirsi e così via. Gli occhiali: un oggetto oggi considerato banale, ma in realtà indispensabile per molte persone. Chi ha problemi di vista in che condizioni vivrebbe senza un paio di occhiali? Gli occhiali sono una tecnologia.

No, la tecnologia non ci distruggerà. Fin quando ci consentirà di aiutare persone come Nigel Ackland e i mutilati in Sudan non ci distruggerà. Perderemo ogni speranza solo quando distruggeremo la tecnologia intesa come “saper fare” e come “acquisire tecniche”. In quel caso non ci rimarrà più niente per migliorare le nostre condizioni di vita e addirittura per sopravvivere. Sto adottando anche io un tono troppo drammatico? Ci do subito un taglio con un po’ di ottimismo.

Ho detto la mia. Tu cosa ne pensi riguardo la tecnologia e il modo di usare questa parola? Dimmi la tua opinione e discutiamone. Non c’è modo migliore per chiarire le idee.

Fonti: lastampa.it, tomshw.it, federica.unina.it


10 Comments

  • Fabrizio

    09/01/2015

    Un grande plauso per quanto espresso in questo illuminante articolo! Per trattare un fenomeno talmente complesso credo siano necessarie considerazioni di più ampio respiro, a 360°, rispetto a quelle espresse nell'apocalittico testo de l'anacronista. Per modesto e personale parere reputo il peso specifico dei benefici delle tecnologie (intese in senso generale) essere di gran lunga superiore a quello di eventuali, e pur tangibili, inconvenienti.

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  • Danilo Bologna

    09/01/2015

    Grazie Fabrizio, mi ha fatto piacere conoscere la tua opinione. Si, il tema è complesso e anche per questo credo che non si possa generalizzare. Magari mettendo a confronto due tecnologie in particolare potremmo dire quale è più vantaggiosa, più discutibile o più pericolosa, descriverne pregi e difetti. Inoltre, prospettare uno scenario apocalittico per evidenziare rischi e possibilità va pure bene, ma indicarlo come unico futuro possibile penso sia un approccio sbagliato.

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  • Gil

    09/03/2017

    Bel post, si. Scusami se te lo dico, ma a me sembra che non hai fatto altro che elencare esempi scontati e anche un pò banalotti, rigirandoli a modo tuo; ho trovato, poi, i tuoi ragionamenti un pò sterili e di parte, dato l’argomento. E sai perchè di parte? Perchè è semplicemente poco credibile, perchè questa tecnologia che tanto lodate non è altro che l’espressione di una sola classe ricca; e qui noi, ora, non siamo altro che i discendenti dei famosi capitalisti affermatisi già nel tempo che fu.
    La verità è che il capitalismo è nato non da un ordine naturale delle cose, ma solo perchè i più ricchi avevano bisogno di costruire macchine per rendersi più concorrenziali, produrre sempre di più e cercare di predominare sugli scenari economici. Noi non facciamo altro che seguire la scia dei nostri stupidi antenati. Diciamo che siamo nell’era del progresso, ma io ti dico: è questo secondo te il vero progresso? Fare due macchine solo per poi poterle vendere? Perchè io questo vedo. Pubblicità super moderne che ci spingono a dover acquistare e ad acquistare; messaggi inseriti nei film e anche in molti altri spot o programmi che alimentano il nostro immaginario collettivo; gente che se ne sta col viso abbassato sui loro smartphone, e quando li alzano lo fanno solo per vedere se anche tu sei uno come loro o se sei invece rimasto un pò indietro, magari giudicandoti da barbone, o pezzente, nel caso. E’ questa la democrazia? Quali sono i valori che stiamo costruendo? I più ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri restano in fogne senza dignità. La verità è che questo mondo da voi tanto voluto perchè globalizzato fa schifo, e la gente in realtà ne soffre. Abbiamo solo innalzato una società di disagiati: i cinesi, che sono i primi ad essere schiavi di un sistema in cui se non parli adeguatamente rischi davvero di morire, sono così repressi perchè non conoscono la Vita, nè un pò di affetto nè un pò d’amore, e finiscono per concretizzare le loro frustrazioni costruendo un mondo sempre più tecnologico ma freddo, freddo come tutta la ferraglia e il vuoto che si portano dentro; lo stesso Zuckenberg ha creato Facebook solo perchè ad una festa non aveva il coraggio di andarci a provare con le ragazze, creando cioè un sistema con cui poter parlare ma, alla fine, in un modo da vigliacchi; infine, noi stessi non riusciamo a vivere se non abbiamo sempre con noi tutti questi aggeggi (che non so poi a cosa dovrebbero servire alla fine, nel senso che nella loro apparente utilità sono inutili, e ingombranti), e che alla fine non ti permettono di vivere in maniera pura e genuina la vita. E’ un mondo orrido, questo. Un groviglio di ferro e cemento che si espande in ogni dove.
    Io vorrei vivere in un mondo veramente libero. Non voglio gente che per forza di cose deve mettere le sue mani dappertutto, credendosi padri eterni. Chi lo dice che noi abbiamo il diritto di intrufolarci nelle vite degli altri? E lo facciamo solo per mettere in funzione il nostro ultimo aggeggio tecnologico. Io questo dico: è facile costruire macchine, perchè tanto avranno sempre appoggi economici, ma non è questo il progresso. Siamo nel 2017 e più andiamo avanti e più facciamo errori che avremmo dovuto evitare. Chi lo dice che il futuro è per forza robotico, cybernetico, con ufo, magari, che svolazzano nei nostri cieli? Cerchiamo invece di progredire in altri aspetti. Apriamo i nostri occhi, e cerchiamo di evitare i soliti copioni da film. In più ti dico sul fatto delle energie rinnovabili: perchè? Alle tecnologie cattive è nata l’esigenza di queste altre tecnologie, ma solo perchè altrimenti avremmo avuto un mondo davvero sporco e straziato dai fumi e dai ferri di questo bel “progresso”. Per me la tecnologia toglie agli uomini la possibilità di vivere liberamente, di lavorare e di fare tutto il resto. Chi lo dice che è davvero indispensabile? Una volta, allora, la gente non viveva? Certo che viveva: ma viveva libera e forse moriva anche bene.
    La verità, mio amico, è che siamo tutti comodi: credo che, innanzitutto, dovremmo rivalutare il concetto di Vita. Ma quella con la V maiuscola, appunto. Siamo troppo presi dalle nostre cose che dimentichiamo che non portiamo più rispetto nè per noi, ne per la natura, nè per gli altri, finendo per vivere una vita di espedienti, fingendo ogni volta solo perchè ci sembra la soluzione più giusta, perchè il contesto lo richiede; intanto nascono nevrosi e altri problemi mentali. Non crediamo più in Dio ma abbiamo paura della morte: come mai? Non abbiamo bisogno della natura ma ogni volta poi abbiamo bisogno di mangiare cose buone: come mai? Pensate su questo, e cominciate a ragionare con la vostra mente. E non fatevi fregare da questi teatrini, con spettacoli sempre più frequenti e ormai “mortalmente” noiosi. Cominciate a pensare che la verità non è lì dove lo dicono loro. La verità è sempre dall’altra parte

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    • Danilo Bologna

      10/03/2017

      Non ti devi scusare perché sei libero di esprimere il tuo parere e questo blog serve proprio per discutere e condividere idee, sempre nel rispetto del prossimo. Mi dispiace, però, che trovi i miei esempi banali, perché in questo post ho fornito le mie spiegazioni sul perché la tecnologia non ci distruggerà, per commentare le opinioni (a mio parere discutibili) di una persona che si firmava “Anacronista” (eri tu?). Secondo me, invece, c’è banalità nel tuo modo di vedere le cose.

      Prima di tutto, una curiosità: a chi ti riferisci con “che tanto lodate…”, “questo mondo da voi tanto voluto”, eccetera? Questo “voi” a chi è riferito? E poi, non ho capito di quale gruppo farei parte secondo te 🙂

      Io trovo invece nelle tue parole un atteggiamento arrendevole e passivo, a tratti così generalista che confonde un po’ le idee. “Il capitalismo è nato a un ordine naturale delle cose”: cosa significa? Le nostre azioni sono predeterminate? Come può esistere un ordine naturale delle cose se ogni giorno facciamo delle scelte? Quale sarebbe, allora, lo scopo della nostra vita?

      Mi domandi se questo è il vero progresso: sì. Ovviamente ci sono aspetti positivi e negativi, come ho scritto anche nel post. Ma non si costruiscono macchine solo per venderle. Si costruiscono anche per facilitare attività lavorative, comunicare con chi è lontano, per migliorare la qualità della vita, per salvare la vita. Uno degli ultimi esempi più straordinari: stampanti 3D che consentono di facilitare trapianti di volto. Non direi che è banale.

      Cosa c’entra la democrazia con la storia dei messaggi pubblicitari, dei volti sempre sugli smartphone, dei film e tutto il resto? Non riesco a trovare il collegamento. Il tuo discorso qui è generalista, e generalizzare qui è davvero controproducente. Mica tutti sono così alienati dalla tecnologia che non riescono più a valutare il valore delle persone, della cultura e della politica? Ci sono molte persone in grado di adottare un atteggiamento critico nei confronti di tutto ciò che hai elencato. Purtroppo non tutti sono portatori e promotori di grandi valori e probabilmente sarà sempre così. Ma per piacere, non diamo la colpa solo alla tecnologia e/o ai suoi produttori. La “tecnologia cattiva”, come l’hai definita nel commento, non esiste. Esistono modi sbagliati di usare determinate tecnologie.

      Di conseguenza, non sono assolutamente d’accordo quando affermi che “la tecnologia toglie agli uomini la possibilità di vivere liberamente”. E le persone prima non vivevano meglio né “morivano bene”: la storia e i dati ormai smentiscono questa convinzione. Hai una visione esclusivamente deterministica della tecnologia, e per di più negativa.

      La mia confusione aumenta quando poi scrivi con il “noi” e poi torni ad usare il “voi” nella parte finale del tuo commento. Il concetto di vita ha così tante sfaccetatture che è impossibile mettere tutti d’accordo. Perché è un concetto che lambisce svariati campi, dalla biologia all’etica. Per non parlare della religione che da sempre, nella maggior parte dei casi, è stato più motivo di divisione che di unione.

      Concludo sottolineando che non è un caso se ho chiamato questo blog Controcorrente. Benché dal nome non si possa evincere subito il tema centrale (tecnologie digitali dirompenti), risulta invece evidente l’intenzione di voler mostrare anche le questioni più scomode. Le tecnologie, in particolare quelle digitali, possono avere un impatto positivo per le società, ma non bisogna sottovalutare i loro potenziali effetti negativi. Effetti che, ci tengo a ribadirlo, derivano dal modo in cui le adottiamo.

      Rispondi
  • Gil

    10/03/2017

    Cerchiamo di capirci bene. Ti rispondo subito dicendoti che no, non sono quell’ “Anacronista” che ha scritto l’articolo. Il suo articolo l’ho letto proprio ieri sera, così come ieri stesso ho letto anche il tuo e volevo solo introdurmi nella discussione. Cercherò di ragionare in maniera più coerente possibile.
    Premetto, innanzitutto, che la questione “tecnologia” mi interessa da molto tempo, ormai, e sto cercando di valutare tutti i suoi aspetti, vedendo quelli positivi che quelli negativi.
    Il mio punto di partenza, come per l’appunto richiede, è situato agli inizi del secolo precedente, laddove la prime grandi industrie stavano lavorando e hanno apportato un radicale cambiamento nella vita di quel tempo. Il progresso… il progresso io l’ho concepito bene nella misura in cui le persone hanno potuto far fronte a diverse problematiche, facendo si che tutti quanti potessero usufruire di servizi di cui ora non possiamo vivere senza. I servizi sono stati la luce, il gas in casa, la possibilità di lavarsi, i primi mezzi di trasporto (treni, macchine e aeroplani) e, infine, il telefono in casa: tutte cose che, dopotutto, ci hanno davvero aiutato a svolgere meglio la nostra esistenza. E ora invece? Ora credo molto ingenuamente che ne siamo coperti fino alle ossa, dove lo stesso concetto di “Vita” viene ad essere rivalutato; nella misura in cui non siamo più noi, come un tempo, a vivere comunque una vita dove eravamo padroni delle nostre azioni, ad usare i giusti mezzi senza abusarne, a viverla anche più liberamente (nonostante tutti gli schifi che comunque c’erano). Ora succede praticamente il contrario: non facciamo niente se non abbiamo con noi il telefonino, non siamo tranquilli se non abbiamo le notizie tutte a portata di mano, crediamo in questa “globalizzazione” pensando di poter costruire un futuro unico distruggendo però le singole individualità ed identità, alimentano l’inconscio con messaggi che ci spingono a dover comprare e a fare non so poi mai bene cosa (se, alla fine, le nostre esigenze erano state già soddisfatte nel secolo precedente), col risultato che non abbiamo mai soldi ma per comprare queste cose li abbiamo. In altre parole, noi non lo pensiamo, ma siamo dentro a qualcosa di cui non immaginiamo.
    I transumani (anche ieri li ho scoperti per la prima volta) credono di voler essere delle divinità, sconfiggendo la malattia e la morte: ma è impossibile. Come già diceva Gautama Siddharta (ovvero il Buddha storico) la morte è mera illusione; così come anche tutti i filosofi greci sostenevano l’illusorietà della stessa. Benjamin Franklin diceva, fra l’altro, che l’uomo non potrà mai definirsi tale se non quando morirà. Ora sto divagando.
    Comunque: vita, morte…entrambe facce della stessa medaglia. Dicevo, i transumani, ma così come noi, ce ne stiamo restando semplicemente nel nostro “calduccio” tecnologico, che ci difende bene dall’istintività e dalle emozioni umane. Per questo le nostre azioni sono sempre filtrate attraverso questi aggeggi, tanto che le persone poi risultano essere alla fine “fredde”, o apatiche, o addirittura robotiche. Noi, come i transumani, non abbiamo altro che paura della malattia o della morte: ma abbiamo paura della vita. E allo stesso tempo, non si può sperare che si viva una vita piena sperando di usare queste “schermate”, queste maschere.
    Per questo credo che la tecnologia sia una grande bufala. La gente si illude e basta. Almeno una volta la tecnologia non aveva preso il sopravvento come ora. Se lì, prima di tutto (e lo sottolineo), si viveva ma allo stesso tempo si giocava ingenuamente con quelle poche cose a disposizione, ora succede il contrario. Per questo dicevo che la nostra è una società di disagiati.
    Poi: ordine naturale. Noi abbiamo l’arroganza di poter stravolgere le cose, di distruggere un’armonia fra noi e la natura. Questa armonia era stata già distrutta, va bene, ma forse forse un pò di dignità era rimasta. Ora, proprio, non abbiamo più rispetto per nulla. Posso darti ragione nel dirti che attualmente l’uomo, dato che ha una stupidità congenita, si, rispetta il suo ordine e il suo tempo: quello della stupidità, appunto. Hawking ha affermato – e parliamo di Hawking, la più grande mente vivente – che ciò che rovinerà proprio l’uomo è la sua stupidità, insieme all’inquinamento e all’intelligenza artificiale. E lo dice Hawking, il più grande scienziato di tutti i tempi. Inoltre, proprio da una fresca notizia sulla sua idea di “governo globale”: <>. Eccetera eccetera.
    Il problema è chiaro a tutti, solo che noi siamo dei poveri illusi, disadattati e con molta rassegnazione che pensiamo che coprendoci di ferraglia possiamo vivere meglio. L’uomo è stupido: è il famoso “animale sociale” di Aristotele. Ma è pur sempre animale: e conserva tutte le sue istintività, le sue pulsioni, il suo senso di libertà primitivi in un luogo così remoto del nostro inconscio, che ha bisogno comunque di sfogare, o sublimare. Quindi questa tecnologia ci doveva servire solo fino ad un certo punto. Come mai l’uomo è rimasto sempre lo stesso nel corso degli anni? Il suo comportamento razionale io vedo che è rimasto immutato nel corso dei secoli: abbiamo solo cambiato gli “abiti” (cioè tutto il percorso tecnologico fatto dai greci in poi) ma, in sostanza, siamo delle bestie.
    Dici che questo blog è controcorrente: controcorrente sarebbe mettersi a studiare tutte le cose per vedere qual’è la più giusta, ma pochi davvero lo fanno. Controcorrente sarebbe provare a conoscere ciò che davvero il resto non ti propina, a pensare con la propria testa e vedere se effettivamente questo mondo è quello in cui abbiamo chiesto di vivere o no. Io non sono d’accordo affatto. Dai miei studi sono arrivato a pensare che la verità è sempre dall’altra parte.
    In ultimo, voglio dirti questo sulla tecnologia: i benefici che ne possiamo trarre saranno sempre minori (molto minori) e illusori rispetto a quelle che sono le esigenze vere dell’uomo. Inoltre, essendo molto stupidi, è facile dire che tutto sta in base a come utilizziamo le cose: è ovvio che gli uomini, fin quando non tireranno da soli le cuoia, non capiranno mai e poi mai, non rinunciando a questa buona dose di eccesso.
    La tecnologia non è altro che illusione. Le immagini pubblicitarie, gli schermi dei telefoni, le luci artificiali, computer, robot e tutto quello che riguarda queste cose non sono che mere illusioni, dove gli uomini sperano di trovare qualche cosa di bello ma che, subito dopo, se ne stancano. Finiscono cioè dentro un vortice in cui si illudono di poter trovare qualcosa che li appaghi definitivamente.
    Giusto per ri-citare i nostri cari filosofi greci: essi sostenevano che la realtà che vivevano loro – e parliamo di millenni ormai – era tutta un’illusione, un qualcosa di effimero. E parliamo della loro realtà, che non era la nostra. Pensa tu come siamo distanti millenni, noi, noi che siamo immersi in strati di illusioni provenienti da ogni dove.
    Il problema rimane nella misura in cui noi restiamo inglobati in questo sistema globale. Fino a quando non si riuscirà a vederlo da fuori, tutti i nostri giudizi saranno condizionati. Ti voglio salutare lasciandoti con un pezzo tratto dal “Walden” di Henry David Thoreau: <>.
    Ecco qui. Se ti sembra che non ti abbia risposto in maniera adeguata al tuo post, rileggi tra le righe quello che ho voluto dirti. Così come per tutto il resto, se sembra che non ho risposto in maniera “accademica”, o “intellettuale” non è affar mio. E’ proprio questa “intellettualizzazione” delle cose che ci sta uccidendo.
    Ciao, amico. Siate controcorrenti davvero. Siate più onesti possibili e sinceri con voi stessi e avrete già la Verità con voi: vedrete che bella sensazione.

    Rispondi
  • Gil

    10/03/2017

    Non so perchè ma i pezzi citati non me li ha segnati. Te li riscriverò appena posso.
    A presto

    Rispondi
  • Gil

    11/03/2017

    Rieccomi. Ecco qui il primo pezzo di Hawking: “Il fisico britannico infatti ha spiegato che senza un governo mondiale la tecnologia ci distruggerà. O meglio, la razza umana sarà distrutta da guerre nucleari o biologiche, e per evitarlo l’unica strada è controllare la tecnologia e gli istinti di chi la detiene. Soprattutto questi ultimi, perchè come ha spiegato Hawking “dall’inizio della civiltà l’aggressività è stata utile perchè ha portato dei vantaggi nella sopravvivenza”. Ora però la tecnologia è avanzata a un ritmo tale che questo istinto potrebbe distruggere tutti noi con una guerra nucleare biologica. Per evitarlo dobbiamo “controllare questa aggressività e usare la logica e la ragione”.
    Volevo giusto aggiungere qualcosina, ora che ti sto riportando la questione di Hawking (perchè lui diceva questa cosa) sui benefici che la tecnologia effettivamente porta: che si arriverà ad un punto in cui questi “famosi” benefici arriveranno a superare noi stessi, ovviamente arrivando ad inglobarci e, nel peggiore dei casi, ucciderci. E’ facile ora non pensarci a queste cose; ma è importante, e piangere dopo o dire “io lo sapevo” non serve a nulla. E’ un copione già visto in altre occasioni e circostanze ma con la stessa idea di fondo. Per questo sarebbe bello valutare correttamente ciò che si fa, estraniarsi e poi vedere. Dovremmo educarci davvero; non in senso dittatoriale del termine, ovviamente, ma nel senso più giusto, anche se può far male o non piacere agli inizi. Tutto qui. Ma non voglio più stressarti con queste parole; ti illustro il bel passo di Henry David Thoreau e ti lascio ragionare nel modo che ritieni più giusto.
    Ecco qui: “Con le parole necessità della vita intendo tutte quelle cose, create dall’uomo, diventate, fin dal principio o negli anni, così importanti per la vita umana, da consentire a pochissimi – selvaggi, poveri o filosofi – di farne a meno. In questo senso, per molte creature c’è una sola necessità nella vita: il Cibo. Al bisonte occorrono un pò d’erba e dell’acqua da bere, a meno che non cerchi il Riparo della foresta o l’ombra della montagna. Alle creature animali bastano il Cibo e un Riparo. Le necessità della vita per l’uomo in questo paese possono essere classificate come segue: Cibo, Riparo, Vestiti e Combustibile; perchè, fino a quando non abbiamo provveduto a questi bisogni, non siamo pronti ad affrontare liberamente e con qualche speranza di successo i problemi della vita. L’uomo non ha soltanto creato le case, ma i vestiti e la cottura dei cibi, e probabilmente dalla scoperta accidentale del fuoco e dal suo uso è derivata la necessità, che prima era un lusso, del riscaldamento. Lo dimostra il fatto che anche i gatti e i cani domestici acquistano la stessa seconda natura. Grazie a un Riparo e ai Vestiti noi conserviamo il nostro calore interno; ma con la loro sovrabbondanza e con l’eccesso di Combustibile, cioè con un calore esterno più alto di quello interno, non si comincia anche a cuocere?”.
    Spero rifletta in tanti modi quanti ne conosci su quest’ultima frase.
    Grazie

    Rispondi
    • Danilo Bologna

      17/03/2017

      Ciao, chiedo scusa se rispondo solo ora ma non mi era arrivata alcuna notifica e negli ultimi giorni sono stato molto occupato. Grazie per avermi fornito altre motivazioni. Però, continuo ad essere d’accordo solo in parte con il tuo pensiero. Siamo d’accordo sui lati positivi e negativi della tecnologia. Concordo sul fatto che negli ultimi anni stiamo assistendo a un’invasione di questi dispositivi che in alcuni casi possono creare dipendenze e illusioni. Ma non si può generalizzare: c’è chi adotta e sfrutta la tecnologia con buon senso ed equilibrio.

      Conosco il pensiero di Hawking. Come lui, anche altri esperti e scienziati hanno espresso le loro preoccupazioni sullo sviluppo di tecnologie così potenti. Ma io la penso come Grady Booch: chi avrà intenzione di sfruttare una tecnologia dannosa e in modo egoistico sarà sempre una minoranza. Non dovremo temere un'”IA nelle mani di un lupo solitario” perché tale sistema sarà così complesso che le risorse di un individuo o un singolo gruppo non basteranno a danneggiare intere società. Sei d’accordo con quanto dice Hawking, ma il fisico sostiene anche che sarà necessario un governo mondiale per avere maggiore controllo. Quindi auspica una sorta di globalizzazione che tu stesso respingi. Per me, invece, è più pericoloso un governo mondiale. Si potrebbero stabilire delle linee guida sull’uso etico delle tecnologie senza instaurare alcun governo centrale. Gli sforzi di OpenAI e di Ben Goertzel sono un buon esempio.

      I transumanisti non vogliono “giocare a fare Dio”. Sostengono semplicemente che potremmo sfruttare la tecnologia per vivere meglio e più a lungo (estensione indefinita della vita). Come ritengo ormai da un po’ di tempo, alcuni di loro sbagliano quando usano termini/espressioni come “immortalità” e “sconfiggere la morte”. Impossibile. Perché sappiamo benissimo che un incidente può sempre capitare. Se non l’hai già fatto, ti consiglio di dare un’occhiata alla Carta dei Princìpi e al Manifesto.

      Non posso dirti nulla sul fatto che non trovi troppo “Controcorrente” questo blog: è una tua opinione. Ma ti assicuro che quando affronto il tema delle tecnologie digitali cerco sempre di evidenziarne i vantaggi, i limiti e gli aspetti negativi. Propongo riflessioni sulla privacy, sul controllo della tecnologia, su come potrebbe essere il nostro futuro in base all’impatto di determinati strumenti. È chiaro che il tuo approccio è prettamente filosofico (in ciò la filosofia è utile), ma credo bisogna fare attenzione a non perdersi troppo con certi paragoni, soprattutto quelli con il passato, che spesso non sono di grande aiuto.

      La tecnologia è un’illusione? Siamo noi animali sociali e voler illudere attraverso la tecnologia o a farci illudere perché non sempre preparati. Le necessità della vita per l’uomo sono cibo, riparo, vestiti e combustibile. Ma sappiamo bene che quando ci si ammala o si è feriti, quelle necessità non bastano più per vivere dignitosamente. Quindi, se abbiamo la possibilità di migliorare la qualità della nostra vita, ben vengano tecnologie che possano aiutarci in questo (intelligenza artificiale per studiare malattie e trovare una cura efficace, robotica per interventi di precisione, nanotecnologie, eccetera).

      La tecnologia è un ostacolo quando la consideriamo come fine e non come mezzo, come sostiene il futurista Gerd Leonhard. È facile dire che tutto dipende dall’uso che facciamo della tecnologia? Ma è così, c’è poco da fare. Sfruttare la tecnologia come fine è il rischio più grande e per evitare che ciò accada abbiamo bisogno di diffondere maggiore consapevolezza sulle potenzialità, i limiti e le modalità di utilizzo di queste tecnologie. Come hai scritto anche tu, abbiamo bisogno di una maggiore educazione al riguardo.

      Ora, “mettersi a studiare tutte le cose per vedere qual è la più giusta” è un compito impossibile. Non credo si possa avere la conoscenza di tutto in questo mondo, altrimenti avremmo risolto già parecchi problemi. Ma nel mio piccolo, per quanto concerne le tematiche che affronto in questo blog, credo di essere sempre stato fedele alla mia missione, di essere stato anche scomodo qualche volta proprio perché vorrei che le persone fossero più consapevoli di quello che sta succedendo e che non accettassero passivamente tutto ciò che ci propinano. A questo punto, spero che avrai piacere di girovagare un po’ fra i post del blog, così potrai avere conferma di quanto ho detto. O magari potrai essere ancora più convinto del contrario, chi lo sa! 🙂

      La verità è sempre dall’altra parte: se ho capito bene quest’altra parte sarebbe quella che si trova al di là di queste illusioni. Illusioni create da coloro che ricavano profitto da questa situazione di dipendenza e sfruttamento delle tecnologie? Questo discorso in parte lo condivido e l’ho descritto diverse volte in queste pagine digitali. (Correggimi se ho interpretato male questo concetto dell'”altra parte”). Infine, per chiarire, non ho mai preteso risposte “intellettuali”. Anzi, sono per la semplicità e la chiarezza. Avevo solo fatto qualche domanda per capire meglio il tuo pensiero e fornirti una risposta esaustiva. Non sono stato mica io a ricorrere a concetti prettamente filosofici 🙂

      In merito alla verità, anche io voglio proporre una citazione. È di Julian Assange e ha influito sul mio modo di esplorare questo mondo: “Se volete la verità, dovrete cercarvela da soli“. Purtroppo, non è facile. Ma ti aiuta a osservare le cose da diversi punti di vista.

      Rispondi
  • Anonimo

    22/04/2017

    Ascolta, caro Daniele, potremmo stare qui per ore a discutere, vedendo chi poi riuscirà a spuntarla. Non voglio essere frainteso: dalla tecnologia non se ne può uscire, e io stesso non sono in disaccordo con essa. E’ chiaro che ne abbiamo bisogno. Non ho voluto farti un discorso da sinistra ecologica, nè da primitivo. Il discorso sulla tecnologia lo accetto, sia chiaro: ma lo accetto fino ad un certo punto. Io stesso ne ho fatto un grande uso della medesima, e per questo, proprio da come sono arrivato a pensare, sono convinto, così come moltissimi studiosi, che non si può sperare che il nostro futuro sia ascritto alla sola tecnologia. La gente arriverà al punto che se ne stancherà – e già se ne sta stancando. Ma pensi che davvero l’uomo non avrà più voglia di lavorare? Pensi davvero che la gente voglia una macchina che si guidi da sola? Purtroppo certe cose ce le IMPONGONO, ed è per questo che non riusciamo a vedere oltre, e a scambiare le cose veramente belle da quelle, tutto sommato, meccaniche. Pensi che la gente davvero non voglia godersela, col viso al vento, senza avere pensieri legati per forza di cose alla tecnologia? Purtroppo sono tempi bui, e nessuno ha il coraggio di esporsi fino in fondo. E se lo fa, lo fa sempre con qualche mezzo del genere addosso. Io ne ho parlato con tantissimi, e molti alla fine sono d’accordo con le mie parole. Non dico che bisogna rifuggire la tecnologia, assolutamente, ma non farne nemmeno un credo o innalzarla a paladina che ci salverà! Ma cosa vuoi che ci salvi? Quello che doveva fare l’ha già fatto; stiamo solo mettendo più carne ad arrostire. Io, sinceramente, non voglio (e nemmeno gli altri lo vogliono) spendere ore ed ore davanti a schermi, o presi comunque da queste cose, pensando che forse sarebbe stato meglio uscire e godersela un pò di più, vivendo normalmente! Perchè incanalare tutto dentro la tecnologia, persino i propri pensieri? Chi lo dice? Questo è come dire: “vieni con noi, figliolo, che con noi starai al sicuro e ben protetto!” Ma chi lo dice? Io una vita così non la voglio, e non la vorrebbe nessuno, solo che poi non si parla.
    Non voglio fare discorsi filosofici, ma dato che la filosofia parla dello spirito, e noi siamo per l’appunto spirito, non posso prescindere da essa. Il fatto che ti faccio paragoni col passato è per farti rendere conto della vita (anzi, Vita) che in noi scorre e che continuamente cerchiamo ed afferriamo, ma che per un motivo o l’altro stiamo sempre ad ucciderla perchè pensiamo o a questo o a quell’altro! Ed ecco le nevrosi, le ansie e tutti i problemi che ne derivano!
    La differenza fra me e un qualsiasi altro individuo sa qual’è (senza cadere in arroganze varie)? Che io la tecnologia la conosco, ed allo stesso tempo l’ho superata, perchè, oltre alla sua illusorietà, io voglio vivermela questa vita, sulla mia pelle, e con molta libertà, senza vincoli; si, la utilizzerò anche, perchè ovviamente ci sta, ma non ne faccio una questione di vita o di morte! Una volta che si supera la “materia”, si arriva al di là delle cose. Invece gli altri, se non hanno quello che gli serve, non fanno nemmeno due passi che hanno paura e finiscono mangiati dall’ansia! Ma vuoi scherzare? Io le uso, ma i miei obiettivi sono sempre oltre. Stanno sempre oltre. Io ti ho capito: ovviamente devi anche salvaguardare la faccia dato che hai scritto il blog, eccetera eccetera. Ma per me quello che dici non è sufficiente. Io sto dalla parte di quelli che hanno capito che questa tecnologia sfrenata non fa che portare alla deriva del genere umano. Questo solamente dico. Il tuo discorso l’avevo già capito dall’inizio, senza che rispondessi; il mio discorso, invece, l’hai capito ma non lo vuoi accettare per orgoglio, credo. Dico solo qualcosa che va al di là della stessa tecnologia; poi possiamo stare qui a parlare come due professorini, ma a me, francamente, non interessano certe cose.
    Anzi, scusami se sono un pò rude, ma il fatto è che, lo vedi, bisogna sempre che ci ancoriamo a qualche legge retorica, con tanto di citazioni e prese di posizioni di chissà quale scuola accademica, per poter parlare. Io ti dico quello che penso, e quello che ho riscontrato nelle parole di molte altre persone. Il problema sta nel saper decifrare certi concetti che son difficili, specie in contesti del genere e, forse, alla fine, dappertutto.
    Quello che volevo dirti te l’ho già detto. Ti ripeto, se volevi dire delle cose veramente profonde dovevi stare da ambedue le parti. Hai detto delle cose alla fine note a tutti. E’ facile vantare il “vincitore” una volta che ha vinto. Ma siamo davvero sicuri che questo vincitore sia la nostra risposta, sia quello che vogliamo più di tutto? Se ci mettiamo una mano sulla nostra coscienza vediamo che non è così. E’ vincitore solo in piccola parte, per quanto basta. Proviamo a prescindere da essa, e di riscoprire dei valori veri, innanzi a tutto, legati alla terra e al nostro cuore. Tutto qui.
    Non sto più a citare e a ri-citare; rischio che si faccia notte. Ti volevo solo rispondere, e così è stato. Spero solo che tu abbia la possibilità di leggere qualcosa in più e di allargare ancor di più la tua visione.
    Non credo più di rispondere perchè quello che avevo da dire l’ho detto (l’ho riscoperta per caso la tua risposta); ti volevo solo rispondere e l’ho fatto.
    Ciao Daniele

    Rispondi
    • Danilo Bologna

      22/04/2017

      Per me non è un discorso dove qualcuno deve spuntarla. È un confronto di idee che potrebbe generare qualche riflessione importante. È chiaro che su alcuni punti abbiamo opinioni diverse e difficilmente le cambieremo. Però un altro paio di cose ci tengo a dirle, poi possiamo pure concludere qui tranquillamente. Non sto salvaguardando la mia faccia. Su questo blog riporto notizie e scrivo ciò che penso delle tecnologie digitali, i loro pro e contro. Ciò che mi spinge a scrivere è la passione per questo tema e la scrittura stessa.

      Ho capito benissimo la questione di coloro che arrivano a diventare “schiavi” di alcuni tipi di tecnologie, ma non tutti lo diventano. Lo sai bene perché c’è chi riesce a trovare un equilibrio come te. E forse non mi crederai, ma riesco a farne a meno anche io. Ci sono alcuni momenti dove si sente la necessità di “staccare”. Ma il discorso, come ho detto diverse volte, non si può generalizzare perché ci sono tanti tipi diversi di tecnologie che possono essere adottate per scopi diversi.

      Ti assicuro, inoltre, che leggo parecchio. Ma forse non leggiamo proprio le stesse cose. Spero di continuare ad allargare la mia visione, magari un giorno lo farò durante i viaggi in una driverless car, così da poter impiegare meglio il tempo durante i lunghi spostamenti. Perché sì, odio guiare nel traffico e preferirei sfruttare il tempo in auto in modi più utili e creativi: sarà una mia scelta. 🙂

      Infine, il mio orgoglio in questa discussione non è mai entrato. Grazie per aver condiviso il tuo punto di vista e buon proseguimento!

      Danilo

      Rispondi

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