Dopo il disastro di Fukushima la situazione è ancora molto critica

Dopo il disastro avvenuto l’11 marzo 2011 a causa di uno tsunami, la centrale nucleare di Fukushima continua ad avere problemi relativi al contenimento dell‘acqua radioattiva. Il problema della contaminazione è iniziato dal momento in cui 300 tonnellate di acqua tossica si sono rovesciate nell’Oceano Pacifico. Inizialmente la TEPCO (Tokyo Electric Power Company) ha pompato centinaia di tonnellate di acqua al giorno nella zona interessata al fine di raffreddare i reattori danneggiati. La stessa compagnia ha ammesso che tra 20.000 e 40.000 becquerel di trizio radioattivo potrebbero essere stati riversati in mare dopo il disastro. Il problema principale, quindi, è dato dalla perdita di questi serbatoi di acqua ma, a distanza di anni, ancora non sono riusciti a capire da dove proviene questa perdita.
L’AEIA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) ha annunciato l’intenzione di inviare una squadra di esperti in Giappone per poter esaminare il processo di pulitura dell’impianto visto che le autorità locali sono state aspramente criticate per il loro atteggiamento superficiale nei confronti della limitazione del disastro. La situazione acquisisce maggiori toni drammatici se si pensa che, probabilmente, entro l’anno prossimo l‘acqua radioattiva potrebbe arrivare fino alle coste degli Stati Uniti. Ciò è confermato da uno studio di un centro di ricerca australiano (ARC) che ha adoperato un simulatore per calcolare i tempi di trasporto dell’acqua contaminata grazie alle correnti del Pacifico. Inoltre, lo scienziato ambientalista David Suzuki ha dichiarato: “Tre dei quattro impianti sono stati distrutti a causa del terremoto e dello tsunami. Il quarto è stato danneggiato così tanto che la paura è che, se ci dovesse essere un altro terremoto di magnitudo 7 o simile, quella struttura cederà e si scatenerà l’inferno… E la probabilità di un terremoto di magnitudo 7 o giù di lì, nei prossimi tre anni, è oltre il 95%“.
La situazione rimane ancora molto critica e non si tratta di essere pessimisti. La TEPCO si sta dimostrando, man mano che il tempo passa, incapace di porre rimedio a questo disastro, o almeno di limitare i danni.  La soluzione della barriera per contenere la perdita di acqua radioattiva si è rivelate totalmente inefficace. Forse è giunto il momento che diversi stati si aiutino reciprocamente perché, se la situazione non cambierà, questo diventerà un problema globale, quindi un problema di tutti. Ciò potrebbe rappresentare una grande opportunità per numerosi studenti, scienziati ed esperti provenienti da diverse parti del mondo di mettersi in gioco e di far valere le proprie capacità.

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