Una donna che indossa dei particolari occhiali tecnologici

Quando si è cyborg per scelta e non per necessità

Tra di noi ci sono già dei cyborg. Sono quelle persone che hanno un impianto cocleare, un pacemaker o valvole cardiache. Sono quelle persone che adottano protesi sensoriali come esoscheletri, neuroprotesi e dispositivi per la stimolazione cerebrale. La maggior parte di loro adotta queste tecnologie per necessità mediche.

Ma ci sono alcune persone che decidono di ricorrere a queste tecnologie per scelta personale. Lo fanno per potenziare le proprie capacità fisiche e sensoriali. Jorge Pelegrín-Borondo (Universidad de La Rioja), Eva Reinares-Lara (Universidad Rey Juan Carlos) e Cristina Olarte-Pascual (Universidad de La Rioja), in collaborazione con il professor Kiyoshi Murata (Università di Tokyo), hanno deciso di esplorare queste possibilità.

Gli studiosi spagnoli hanno pubblicato una relazione sulla rivista scientifica “Computers in Human Behavior” dal titolo “Assessing the acceptance of technological implants (the cyborg): Evidences and challenges“. Scopo della ricerca era quello di valutare il grado di accettazione degli impianti tecnologici.

Vediamo in generale cosa ne è emerso.
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Hong Kong illuminata da luci di edifici, strade e auto.

Come sarà il traffico stradale nel 2030?

Immagina un futuro in cui i mezzi di trasporto cittadini sono tutti autonomi e collegati tramite app. Un futuro in cui le cose sono un triste ricordo del passato e dove i parcheggi grigi sono diventati spazi verdi.

Secondo Catharina Elmsäter-Svärd, presidente di Drive Sweden e membro del Global Future Council on Mobility, questo potrebbe essere lo scenario del 2030. Vediamo in dettaglio la sua opinione grazie all’intervista di Robohub.
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Esplorando il corpo bionico e le sue potenzialità

Ormai sostituire parti del corpo umano con componenti cibernetiche non è più solo fantascienza. Lo stesso discorso vale anche per l’inserimento di dispositivi nel corpo per potenziare alcune capacità fisiche.

Su quest’ultimo caso stanno anche nascendo discussioni etiche. Si rischierà di creare una disparità tra chi potrà permettersi di acquistare tecnologie di potenziamento e chi no? Bisognerà fare una differenza tra interventi per la salute e interventi per il potenziamento? Ci sarà la possibilità che aziende produttrici di tali tecnologie considereranno come priorità il profitto piuttosto che la salute delle persone?

Sono tutte domande giuste su cui bisogna riflettere per poi stabilire delle linee guida. Ma ci sono dei casi in cui ci sarebbe poco da discutere perché la tecnologia bionica ha migliorato la vita delle persone.

Vediamo alcuni esempi di tecnologie che hanno sostituito, migliorato, potenziato alcune parti del corpo umano.
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Ben Goertzel

Ben Goertzel sull’arrivo della superintelligenza artificiale

Stavolta a rispondere alle domande sull’eventuale sviluppo di una superintelligenza artificiale è Ben Goertzel. Esperto in intelligenza artificiale (IA) e scienza cognitiva, Ben Goertzel ha espresso le sue idee attraverso l’intervista di Big Think.

Quale potrebbe essere il potenziale negativo della superintelligenza artificiale? Una volta che l’IA supererà quella umana (singolarità), otterremo dei vantaggi o ci farà fuori perché ci considererà una specie stupida e pericolosa per la Terra?

Secondo Goertzel, il progresso ci aiuta fin quando non ci uccide. La paura di un’IA malevola non può comunque fermarci dal continuare il nostro percorso verso l’innovazione.
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I robot possono fare da modelli di comportamento?

Quando trascorriamo molto tempo con una persona, una parte del suo carattere potrebbe influenzare il nostro comportamento. Ma cosa succede se trascorriamo molto tempo a interagire con un robot o un sistema di intelligenza artificiale (IA)?

I sistemi di IA acquisiscono aspetti sempre più umani col trascorrere degli anni. Di conseguenza, aumenta anche la loro capacità di condizionare le persone. Il New Scientist ha descritto uno studio in cui viene dimostrato che dei bambini che hanno trascorso del tempo con un compagno-robot assimilano elementi del suo comportamento. Altri studi suggeriscono che quando i bambini giocano con un robot “intraprendente” acquisiscono parte dell’atteggiamento costruttivo della macchina.

Ma allora i robot possono fare da modelli di comportamento?
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